Il senso della colpa è croce da temere ma anche maestro da seguire.

Il senso della colpa (peso dell’errore nella Cultura sulla vita della Natura)
è carenza di forza nel corpo, nella mente, nello spirito.
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Certamente è vero, che se l’ascoltiamo troppo, rischiamo di cadere sotto il peso di quella voce. Come in tutte le cose, quindi, è una questione di misura. Cosa ci dice la giusta misura? La dice il bilanciamento dei pesi che compongono l’insieme di ciò che siamo con ciò che conosciamo. Nel ciò che siamo e conosciamo, vi è il ciò che dobbiamo ed il ciò che ci si deve. Vi è felicità di vivere, quando le parti sono in equilibrio. Infelicità, quando vi è squilibrio. Si ottiene l’equilibrio fra le parti, quando vi è parità di baratto fra ciò che dobbiamo (doveri) e ci si deve: piaceri e/o riconoscimenti. Quando il baratto risulta in passivo (cioè, quando diamo più di quello che ci si deve) la forza della felicità di vivere (lo spirito della vita) subisce una flessione. Somatizziamo la carenza di felicità come depressione. In genere, piangiamo sulle nostre depressioni, ma, ne abbiamo tutti i diritti? A mio avviso, no. La depressione da senso di colpa, infatti, (pur potendo diventare la croce della vita di chi ha perso ogni capacità di baratto) non è una malattia e neanche l’errore: è un allarme. Funzione di quell’allarme, è quello di dirci che stiamo posando quello che siamo per quanto conosciamo in luogo e/o modo erroneo. Qual’è, l’universale verità che ci dice il luogo e/o il modo erroneo? Il dolore che subiamo e/o quello che procuriamo. Artificiale, quando non artificiosa, ogni altra voce.

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