Terminato lo stramaledetto acquisto della quarta cam…

matita (con un programma di una ditta e la camera di un altra giusto per restar in tema di diversità ) passavo davanti a s. Zeno. Sui gradini della chiesa adiacente (s. Rocco, mi pare) un ragazzo ed una ragazza, fumavano un cannone che non finiva più! Eravamo verso le 18. Il ragazzo dice qualcosa alla ragazza tirando un po’ la bocca. La ragazza risponde tirando un po’ l’orecchio, perché il ragazzo non voleva farsi sentire. 

Da anni sono perseguitato dai messaggi trasversali di chi incuriosisco, non necessariamente per disprezzare e/o denigrare, devo dire. Fatto sta, che la ragazza mi grida dietro: fiiigo!! Il proverbio insegna che dove c’è fumo c’è anche dell”arrosto. Con questo voglio dire, che forse non sarà  stata tutta d’oro quell’affermazione, tuttavia, direi che un forse di giallo luccichio ci può essere stato, quindi, sorrido, accenno con la mano un che di noncurante, e forse, da stronzo, alla ragazza replico: occhio al fumo, invece!

Perché mi capita sempre di allontanare le affermazioni a mio riguardo? Una pessimistica valutazione di me stesso? Può essere, ma può anche essere, che le rifiuto per una chiara visione di me stesso. Non da oggi sostengo che se mi danno dell’imbecille ci trovo più ragioni di quando mi dicono intelligente. E questo, è certamente vero per quanto riguarda la verità  che conosco di me, tuttavia, potrebbe essere certamente falso per quanto conosco della verità . Non di certo di quella divina che non è in oggetto, ma della complessiva di me.

Se consideriamo infatti, che per la gran parte della nostra vita siamo formati dal mondo più che dal nostro, è chiaro che la conoscenza della nostra verità, è ben poca parte, rispetto alla verità  del mondo che ci è stato culla, casa, viaggio, ecc, ecc. Si può dire, quindi, che i parametri di giudizio, vuoi pro, vuoi contro, tutto sono fuorchè attendibili! Per tale pensiero, ogni giudizio di verità  (vuoi negativo e/o positivo, vuoi nei nostri riguardi, vuoi verso altra vita) dovrebbe essere espresso, (da noi espresso) nel solo momento in cui chiuderemo il Capitolo che abbiamo scritto. Il farlo prima, è indubbio bisogno di dare nomi alle cose. Si narra che anche Dio abbia sentito quel bisogno. Si dice anche, però, che sbagliasse di meno.

La logica di Antonio non fa una piega, ed infatti, non era li’ il mio rilievo.

matita No. Definire l’amore non è difficile, anzi, è quasi banale: io lo dico Comunione. Detto questo, però, potrebbe essere tutto fuorché facile il riuscire ad essere in Comunione, e quindi, amare, seguendo la lezione dell’Amore. Secondo il mio pensiero, ognuno di noi è Natura della vita, cioè via. Cultura della vita, cioè, verità; Ed è vita, tanto quanto la sua via porta la sua verità . Detto questo, può essere tutto fuorchè facile, essere via, verità , vita. A differenza di me, che dico tutti, il Cristo disse: io. Può essere perchè di carattere assolutista come in genere lo è la personalità  araba. Può essere perché dato l’ambito di nascita, religioso, e storico, si era ritrovato ad essere l’unico a concepire la sua visione spirituale della vita, e, quindi, ad essere l’unica via, l’unica verità, l’unica vita. Non per ultimo, può anche essere non sua quell’affermazione, ma successivamente addebitata a Lui.

In quanto, ognuno, via della verità  della personale vita, siamo, in quanto essere, insindacabili. Al più, lo è il nostro agire, se, portatori di errore e di dolore. Legittima la via di quelle suore, allora, tanto quanto non porta errore e dolore. Certamente è legittimo opinare su l’efficacia o meno delle loro preghiere e dei lavoretti da sussistenza. Va bèh!

Da, “ma insomma, dire che sarà  lui a giudicarci per decidere il nostro destino eterno”, (eccetera) sino alla fine del tuo pensiero. Io non so se abbia detto una puttanata di questo genere, o se gliel’abbiano messa in bocca. Pensa, che io non credo neanche in un giudizio di Dio, comunque proveniente! Non ci credo perché non sarebbe giusto! Non tanto perché non è fonte di assoluta verità , ma perché, in quanto fonte di assoluta verità, non potremmo capirlo. E un giudizio non capito è un giudizio mancato. A che serve un giudizio, mancato per impossibilità di capirlo? A niente, dal momento che Dio non ha certo bisogno di farci capire che è più intelligente di noi!  

Su quanto sostengo, metti l’esempio di un Mauro (ex insegnante) che giudica i miei temi dal punto di vista grammaticale e quanto collegato alla grammatica. Io, che non la saprei distinguere da un Ufo, ti pare che potrei capirci qualcosa? E se non ci capisco niente, non è forse mancato in utilità, il giudizio del Mauro? Sul giudizio universale, so che è corrente teologia paolina. Va bèh! Il Saulo ha detto la sua idea. Io dico la mia. Dove è scritto che la sua vale più della mia? E’ scritto da 2000 anni di Storia, ma sopratutto, in ciò che ci hanno educati a pensare vero, al di là di ogni ragione! Il dubbio è diabolico, ci hanno sempre detto! Certo che è diabolico! E’ diabolico per chi domina il nostro spirito in nome di Dio. Ed in questo dominio, Dio non c’entra proprio niente! Non è di Dio che dobbiamo liberarci. Lo dobbiamo dei cattivi operai della Vigna! In particolare modo, del caporalato che si dice incaricato da Dio. 

Il Dio in cui credo.

matita Bello il post, e simpatica la carellata di immagini e di emozioni che mi ha suscitato. Qualcosina a parte: la sfilata dei brutti. Capisco la tua opinione e quando non mi filtro, anch’io tendo a giudicare allo stesso modo. Sarei molto più preoccupato, tuttavia, se me li avessi descritti bruti. Cosa differenzia, un brutto da un bruto? Direi, delle azioni, a più livelli non morali, e/o a più livelli negativi di una cultura, non socialmente e non civilmente e/o intellettualmente comune, sia quando è voluta, sia quando consegue a dei limiti psichici, di conoscenze, ecc, ecc.
Se in quella festa non c’era ombra di bruto, allora, quella parte della festa la possiamo dire brutta solo perché gli antichi greci ci hanno fissato il giudizio con delle norme estetiche (divenute poi culturali) che non necessariamente corrispondono a verità. Non da oggi sappiamo infatti, che un bello fuori può essere brutto e bruto dentro, così come l’opposto. Simpatica anche la speranza in chiusura. Certo è, che non c’è la lasceremo mai alle spalle, sino a quando, continuando a spaventarci di quello che umanamente siamo, ricorreremo a più grandi paure, per consolarci, giustificarci, legittimarci e legittimare, le umane paure.
I Gay, (indipendentemente se bene o male, in modo giusto e/o sbagliato, in modo serio e/o ridicolo) stanno dimostrando che si possono superare. E questo fa paura, “alle Religioni della paura”.
Bella definizione, fra l’altro.  

Non concordo con l’affermazione: Cristo è figlio di Dio se ciò ci esclude dalla stessa paternità.

matita Tutti quelli che credono in un Padre sono figli di Dio. Certamente ci sono figli che conoscono e amano il Padre più di altri, ma questo non cassa il diritto al titolo. Concordo con il Bortocal nel dire intelligente il Cristo. Intelligente al punto, immagino, da poter benissimo sapere quello che ho appena sostenuto: l’universale titolarità di figli del Padre. Allora, o nella sua affermazione, Cristo non è stato intelligente per quanto vero, oppure, è stato tagliato dagli “esecutori testamentari” che si sono succeduti nei secoli. Concordo sul fatto che la ricerca dell’Amore può benissimo sostituire la ricerca di Dio purché non si faccia una baraondica teologia (che già  esiste su Dio) su cosa è, o non è, il vero Amore. 

L’acqua veniva giù che non vi dico! Si vede che il Cielo non paga bollette!

matita Non mi resta che aspettare.
Giunge un giovane. Lo intuisco del Marocco. Dopo me lo conferma.
Ci guardiamo. Ci sentiamo.
Magari, ci fosse nelle parole, la stessa sincerità che c’è negli sguardi non filtrati da tante figate!
Fatalità (vera fatalità che non abbiate a pensar male :>>) avevo l’accendino scarico. Uno di quegli accidenti di plastica non trasparente, che non si vede quando è pieno o quando è vuoto!
Gli offro una sigaretta e gli chiedo il favore di accendere la mia. Non ha accendino. Accidenti!! L’astinenza da fumo è leggera ma c’è.
Stessa leggere astinenza anche da sesso, così, non avevo più di tanta fretta di accertare se aveva di che accendermi anche lì!
Piccolino. Un viso bellissimo.
Di tratti affascinanti, perché l’aspetto maschile dei suoi lineamenti, era continuamente sovrapposto da aspetti femminili (la delicatezza dello sguardo da cucciolo di cerbiatto, il taglio delle labbra, la forma triangolare del volto) in ragione di mobilissime emozioni.
E’ di Casablanca. Con Rabat, Marachesc (chissà come si scrive) Agadir, Tangeri, mi dice, le più occidentali città del Marocco.
Le altre, sono tutte terrone, mi dice.
E’ vestito bene anche se estivamente. E’ pulito. E “nostro”?
Anche se non sa ancora parlar bene l’italiano, non ha le gutturalità della lingua araba. Tantomeno l’arroganza che è in certi toni ed atteggiamenti dei terroni marocchini. Quelli che, sempre a suo dire, sono le personalità peggiori, non solo perché border line qui, ma anche perché border line in Marocco.
Il ragazzo sarebbe tentato dalla mia seduzione, e non mi rifiuta la sua, ma non sa decidere sulla scelta: paglia o fieno?
Finisco con il lasciarlo alla sua fame, ma questo è successo in fine, ora, voglio farvi tornare alla reciproca voglia di fumare.
Passano tre giovani italiani. Venivano dall’Arena, molto probabilmente. Il ragazzo chiede l’accendino. Lo chiede molto cortesemente. Ne riceve sorrisi di circostanza e tentennamenti di testa.
Va bè!
Passa una coppia. Un lui ed una lei sui quaranta. Lo chiede anche a loro. Ne riceve dei tentennamenti di testa e occhiate infastidite. Neanche avesse chiesto la carità!
Va bè!
Passa una giovane marocchino.
E’ indubbiamente terrone. Il ragazzo chiede l’accendino, ed il terrone, sorridendo con simpatia, glielo dà!
C’è una morale, da questa storia? Certo che c’è. Il guaio è, che non riusciamo a cambiarla.

E’ sucesso nel pomeriggio di ieri. Mi ero dimenticato di raccontarvela.

matita Vado a fare la solita biscottatura nel solito centro Sole Sicuro. Si fa per dire. Faccio, esco dalla cabina, vado alla cassa.
Mentre pago, la ragazza mi chiede: ma, lei, va in barca?
Gesù! Con mal contenuto terrore (non so nuotare) ho messo piede in una barca (un 30×30 centimetri) sul lago di Garda, a Bardolino. Girava il 1972/73.
Ve la raccomando, l’uscita da un porto mentre vedete venirvi incontro un gigantesco aliscafo che deve entrarvi, e voi non sapete assolutamente da che parte gira quello, e da che parte dovete girare voi per non finirci sotto!
No, gli rispondo!
Strano, mi dice, lei è da barca!
Ora, da cosa abbia ricavato quell’impressione, non ve lo saprei proprio dire.
Dall’affermazione della ragazza, però, io ne ho ricavato che non vediamo con i nostri occhi.
Ora, vediamo con quelli della pubblicità.

Temporalone, stasera. Sono nei pressi della Camera di Commercio. Trovo rifugio nel suo porticato. In un angolo del pavimento, due, dormono.

matita Sono Siri Lanka.
Ci sono abbandonati anche fra di loro.
Le cucine straripano di quegli operai: generici tutto fare, che, con un giro di qualche padella, vuaaaalà, dei cuochi pagati da lavapiatti!
Sono vicini.
Molto vicini.
Sembrano amanti dopo l’amore.
In verità, lo sono perché hanno una sola coperta.
Su di uno, gli si è quasi arrotolata attorno.
L’altro, è pressoché scoperto.
Anche Morfeo ha le sue preferenze.

Per il ben ridere nella vita, e con vita, é necessario porre in corrispondenza…

Il Fare in ciò che siamo;

stati della vita

il sapere in ciò che agiamo; …………………………………… il sentire la forza dello spirito

in ciò che viviamo.

Lo spirito è la forza della vita, sia su l’esistenza di questo piano sia nell’ulteriore. Almeno per chi ci crede. 🙂
Lo Spirito, è principio di verità.
Lo è, quando la sua forza (la vitalità nella Natura della vita, il nostro corpo) è assente il dissidio.
La dove è assente il dissidio, la vita corrisponde in pace con sé stessa e con il circostante mondo, perché senza dolore nel corpo, senza errore nella mente, e con lo spirito in quiete.

p.s. Il dolore, è la voce del male, in ogni genere di errore.

Le lacrime sanno sempre di sale.

matita Venerdì. Le abitudini chiamano. Le seguo. Comincio il giro delle basiliche. S. Zeno rione, le Rigaste, la Bra, via xx Settembre, Porta Vescovo. Verso la Bra ritorno dalla parte della Circonvallazione, e vado verso la Stazione. Sulla panchina di marmo dove in genere mi siedo per una qualche sigaretta d’attesa, giace un tipo. Indossa un abito blu che si vede caro. Bel borsone come cuscino. Pare che dorma. Non mi suscita niente. Proseguo verso il parcheggio delle… spigolature. :>> Ripasso dalla panchina dopo una decina di minuti. Davanti al tipo si è fermata una Mercedes scura. Un Suv. Toh, mi dico, vuoi vedere che anche i neutri attirano le vecchie culandre! :> C’è proprio speranza per tutti!
Dalla stazione rifaccio il giro all’incontrario, e dopo tempo ritorno. Sono ancora lì. Però, mi dico, ne hanno da parlare! Sono nei loro pressi quando sento un grido d’angoscia. Mi allarmo. Guardo meglio. Una figura si alza di scatto dalla panchina e piangendo sale in macchina. E’ agitata, quella figura, ma la partenza, a livello Codice, è senza pecche. Buon segno. E’ una donna. Dell’età del neutro. Anche lei indossa una giacca scura. Porta una sottana beige. Bordo sopra il ginocchio. Forse un tantinello troppo. Non sono femminili, le sottane sopra il ginocchio, su delle gambe solamente gambe. Un taglio più lungo, val bene un piangere più corto. 🙂

Il male di vivere.

matita Depressione, è avere la vita con poche atmosfere. Con altre parole, sgonfia come lo può essere la gomma di una macchina. Con altra immagine, è una forma di anoressia, per anoressia intendendo “mancanza persistente di appetito, talvolta con disgusto per i cibi (dal Devoto – Oli) e per cibo intendendo la vita che siamo ed in cui siamo. Cosa succede in casi come questi? Succede che la macchina non è più sicura, che consuma maggior carburante e di più i pneumatici, che pone rischio nelle tele metalliche della stessa gomma, e quanto un “gommista” ti può suggerire. In questi casi, chi è, malato?
Il malato è chi confida (consciamente o meno) in chi o cosa gli dia le atmosfere che mancano alla sua vita. Qualche volta lo fa un destino. Qualche volta lo fa un “gommista”. Qualche volta non lo fa più niente e nessuno. Giunto a questo, c’è (coscientemente o meno)

* chi adatta il suo viaggiare alle atmosfere che si ritrova;

* c’è chi butta via il suo viaggio;

* c’è chi butta via la sua gomma.

Le nostre gomme non si possono cambiare.

Pare che l’Alleanza non lo permetta.

La rivoluzione culturale, personale e sociale, nello spirito del mio 68, che poi venne nel mio 65/66 se ricordo bene ma non ci giuro.

matita Non avevo casa e neanche cani, nel mio 68. Trascorrevo l’inverno a Merano (a Maia Alta) in casa del rappresentante italiano della NSU. Macchina che ora non c’è più! Ospite gradito e necessario, devo dire. Ero lì come cameriere. Scusate le rime. Ogni tanto mi prendono la mano! :>> Mirka, era la cagna del proprietario. Del genere, lupo felix. :crazy: Più che una casa, era un castellotto d’epoca. Ex proprietaria, (o una ex proprietaria) fu la sorella della Petacci, se ricordo bene.
Ero già a letto verso le 11 ma non riuscivo a dormire. Avevo caldo. Mi giravo e rigiravo. Ad un certo punto fui preso da una forte ansia. Dovetti alzarmi. Dove andare oltre quel trextre che era la camera?! Chi chiamare che non c’era nessuno? La famiglia del guardiano che abitava sotto? E cosa dirgli, che già c’era ripulsa di me, non tanto come persona ma come italiano? Erano tempi da salto di tralicci, quelli! Che faccio e che non faccio? Non so che fare, e l’ansia non cessa. Da dove mi salta fuori non so, ma sento che devo scrivere! E ti scrivo su la Mirka, la prima delle mie poesie. Sempre ammesso, e non necessariamente concesso, che lo siano. 🙂

Mirka, la xè la cagna de casa mia.
Ghe voio ben,
ma la xè imbambìa.

L’altro giorno,
sul far del mexogiorno
ghe portavo da magnare.
La me xe vegnù incontro
Co’ la so’ voia de sogare
ma a furia de girarme in torno
la mà fato andar par tera
mi, el magnare, el bevare
e anche el contorno.

Me so’ alsà!
Ghe volevo dare
ma cossa vòto
la jer lì che gnanca la se moveva!

Go’ da na gratada fra le rece.
Un legero scapelòto!

Ripensando ad Ewan in Protezione totale. Con Pabloz, ed al Bossi: ripetente, non meno del figlio.

matita Nessun uomo è un’ Isola, intero in se stesso.

Ogni uomo è un pezzo del Continente,
una parte della Terra.

Se una Zolla viene portata dall’onda del
Mare, l’Europa ne è diminuita, come se
un Promontorio fosse stato al suo posto,
o una Magione amica,
o la tua stessa Casa.

Ogni morte di un uomo mi diminuisce,
perché io partecipo all’umanità.

E così non mandare mai a chiedere
per chi suona la campana:

Essa suona per te.

J.Donne

Nel titolo di profeta, c’è un senso elitario che non mi piace.

matita Possono dirsi profeti, tutti i portatori di nuova parola. La parola, è l’emozione della vita che dice sé stessa. Sono profeti, quindi, tutti i portatori di nuove emozioni. Se miriamo la vista solamente verso le grandi parole – emozioni, ovviamente, ne consegue che i profeti non sono mica tanti, ma, siccome, vita è lo stato di infiniti stati di parole – emozioni, non possiamo non ricavarne che infiniti sono i profeti. Giunti al punto, dove è scritto che un grande profeta è più utile alla vita di uno piccolo? A mio cercare, da nessuna parte, quindi, non la Vita dice chi è grande o piccolo profeta. Lo dice solamente la storia che fa scrivere il de – scrittore di vita che abbiamo considerato più importante.

Postata l’ultima scrittura, me la vedo apparire in Italiani all’estero.

matita Cazzo, mi dico! Cosa cavolo ho combinato?! Già con il Michele mi era successo più di una volta la stessa cosa! No, nulla ho combinato di diverso dai miei soliti scombinamenti. Il fatto è, che se non si sa di essere invitati, il post che si mette sul blog personale, automaticamente va a finire su quello d’invito. La mia strada “per Damasco”, mi consente tutti gli sviluppi che credo e/o gli errori che compio, ma, solo sulla mia strada. Quindi, proprio non posso essere il coautore di nessun altro blog. Certamente, posso essere un commentatore di altri blog. Anzi, guai se non lo faccio! 🙂

Lettere al Direttore de l’Arena di Verona. Sua sede in città.

matita Doveva essere “la Festa dei fuochi”, la tragedia successa alla sedicenne di Rovigo morta al Lido di Venezia per ingerimento di ecstasy mista ad alcol (mortale beverone, consumato in un party dis – organizzato in modo da sfuggire un qualsiasi controllo e responsabilità) invece, una vita ha bruciato sé stessa. Cosa possiamo fare, ancora, per chi crede che i fuochi fatui sono per questo meno incendiari? Cosa possiamo fare, per chi ci vede una lesione alla libertà personale, nella nostra opera di tutela? Che forse possiamo giungere ad operare contro l’altrui volontà di farsi male, credendo di farsi bene? La Legge, lo può, non noi, variamente contro la tossicodipendenza, ma in alcun modo contro il tossicodipendente.Non esiste Legge, signor Direttore, che abbia le maglie così strette da impedire il passaggio degli affascinanti veleni che circolano fra i giovani ed i non più giovani. Se non c’è l’ha la Legge le sufficienti maglie per fermare tutti i veleni – sirena, tanto meno le abbiamo noi. Non per questo ci arrendiamo noi, e non per questo si arrenderà la Legge, ma ci auguriamo anche, che la giovinezza giunga autonomamente a capire (e a vivere!) la libertà che porta alla vita, non la libertà che porta a morire, per eccesso di voglia di vita.

Protezione totale.

matita La morte è morte, e i morti sono ben al di la di queste nostre questioni. In questo senso, l’Ewan ha ragione. Tuttavia, dovremmo sempre fare in modo che in noi non muoia il rispetto che dobbiamo all’umanità, indipendentemente dal fatto che sia un percorso finito! Non grandi cose. Nessuno chiede e/o pretende grandi cose. Sarebbe bastato, anche il puro coprirsi per il tempo del passaggio della bara. Sarebbe bastato, anche il puro alzarsi in piedi. Qualcuno ci vede una rinuncia alle ferie?!

E’ di questo che il Gigio dovrebbe occuparsi, non dei grandi sistemi politici, dei quali sappiamo esattamente quello che vogliono farci sapere, cioè, un cazzo!

matita Sono + o – le 11. Mi siedo in una panchina antistante la chiesa. A lato della stessa, un prato, dal quale si alza un grosso vociare nordafricano. Vedo il gruppo. Uno di loro si stacca dalla compagnia e tarlocca con una donna. Quella risponde per le rime. L’insieme della figura di quella donna, la voce sgraziata, e chi frequenta, mi fa pensare che sia una tossica. Raramente sbaglio. Quando una tossica ha a che fare con dei nordafricani, quelli, tutto sono fuorché volontari della Caritas! Arriva una pattuglia della polizia. Si dirige verso i vocianti. Pensate che siano scesi dalla macchina per accertare identità e situazioni? Sbagliato! Alzano i fari. Fanno retromarcia. Se ne vanno. Il vociare li segue. Per quello che conosco della piazza e dei nordafricani, è un vociare derisorio. Non vi è dubbio, che un sessantaquattrenne in bicicletta, con la camicia tutta aperta, ed in ciabatte, alla stessa pattuglia, una decina di minuti prima, deve esser sembrato mooooolto più pericoloso! Tanto è vero, che sono scesi dalla macchina. Tutti e due. Già mi è andata bene che non hanno tirato fuori la pistola. Mi è successo anche quello. Ero in un parcheggio, dove, come disperati, girano di quelli che “grazie a Dio è sabato si mette a bagno il biscotto!!! Ci vado perché mi capita di spigolare. Il capo pattuglia mi domanda cosa ci faccio lì. A prendere il fresco, aggiunge. Non mi guarda in viso. Nessuna ironia nella voce. Gli dico quello che a questo punto è giusto dirgli: un niente! Trovo legittimo la richiesta dei documenti, e mio dovere darglieli. Legittima anche la sgradita ironia? O la devo digerire perché il signore porta la divisa! Mi dicono che posso andare e me ne vado. Fa niente. Ci tornerò. Ora, io cittadino, dovrei stimare gente del genere e collaborare?! Ma neanche per idea! Considerino già molto, e gratuito, che celi il mio disprezzo! Cosa che in genere non fanno gli stranieri quando vedono che le pattuglie se ne vanno in patetiche ritirate che non poco mi è capitato di vedere! Si, raramente la divisa tira fuori l’uomo, e quando lo tira fuori, vuol dire che c’era già prima d’indossarla!

Lettere al Direttore de l’Arena. Sua sede in citta’.

matita Sono in ferie, signor Direttore, ed ho lasciato il cantiere che dirigo alla responsabilità degli operai. Naturalmente, dopo averli ben guidati nei compiti che devono assolvere. Al proposito, credo di essere una buona guida perché sono riuscito a formare anche di quelli, che per via di lingua italiana glieli raccomando. Dei tanti che nel tempo ho fatto assumere, nessuno di loro si è qualitativamente elevato al punto da poter gestire autonomamente il lavoro. Così, anche se sono in ferie, mi ritrovo a dover fare come i carrettieri di una volta: battere sulle stanghe del carro ogni volta il loro passo operativo tende a procedere a livello sonnolenza quando non incuria. La situazione, non è solo degli operai stranieri: l’indolenza nella volontà, è carattere che non conosce confini. Se poi, a livello produttività, ci mettiamo il passo psichico della cultura di provenienza, dove basterebbe un operaio ce ne vogliono due. Le lascio immaginare che fine fanno gli appalti, che, in genere, sono proposte già economicamente ridotte all’osso. Che può fare un datore di lavoro che si trova ad aver a che fare con operai, generalmente convinti di dover essere pagati anche per il solo fatto di essere presenti sul cantiere? Nulla, se non iniziare delle guerre di posizione, il più delle volte interpretate come atti di razzistica rivalsa, più che delle battute sulle stanghe nel senso dell’esempio detto sopra. Sindacalmente parlando, proteggere i diritti degli operai è, ovviamente, più che giusto, ma ho potuto notare in più di un caso, che i sindacati difendono l’operaio dicendolo grano per partito preso. Più di me, ne sa qualcosa la mia titolare: precisa nel pagare, e di tutto fuorché orco tiranno! Va indubbiamente dato atto ai sindacati di aver formato la classe operaia. Li vedo mancanti, però, perché non sono riusciti a formare l’operaio di classe. Non per questo non ci sono operai di classe. Sono operai, però, del genere fai da te, ed in genere, avviliti dal fatto che ben poco li distingue dalla categoria – faccio l’indispensabile, e la do a bere per il resto. –

Che orrore!

matita Prima di questo, micro casi bolzanetoria li ha vissuti anche la mia vita. Devo amaramente confessarti, allora, che non ho trovato il caso macro per niente sorprendente. Per niente sorprendente, neanche una sentenza del genere. Limiti dei giudici? Limiti delle leggi? Non so. Vorrei solo vomitarci su. Sono arrivato al punto da pensare che chi conosce il poliziotto non può aver fiducia nella Polizia. Non tutti sono così, è chiaro, ma, a mio vedere, la Polizia non fa quanto basta per farcelo capire! Al che, se trancio totalizzanti giudizi, non mio l’errore!

Una domanda per tutti.

matita Trovare un altro nome per dire fascista, temo sia difficile come trovare un altro nome per dire democratico, ma, che cos’è un nome, diceva la Giulietta? E’ ciò che dice l’insieme di tante cose: vuoi presenti, vuoi passate. Si potrebbe dire, allora, che vi è l’archeofascista, e il demofascista, come si può dire che vi è l’archeocomunista, (e/o socialista, e/o leghista, ecc.) ed il democomunista.
Qui però, sorge un problema: saprà, il demofascista, non essere e/o tornare archeofascista? E lo stesso negli altri casi? Dipende. Dipende dal principio guida che deciderà di adottare, cioè, se quello passato, o se quello aderente allo spirito di questi tempi. Comunque la si metta, la vedo dura, tuttavia, la speranza è sempre l’ultima a morire! O, no? 🙂

Sogno o son desto? Il sindaco di Verona, Tosi, voleva portarmi a letto.

matita E’ notte. Cammino per il piazzale della stazione. Passo davanti ad grosso e grande arbusto di forma tondeggiante. E’ aperto da un passaggio. C’è dell’immondizia in mezzo a quel tracciato. Ci viene odor di orina. Esce una coppia. Guardo. Considero. Prostituzione. Proseguo. Più avanti del cespuglio, un gruppo di persone. Uomini. Guardo. Considero. Sono maschi. Sono babe. Proseguo. In mezzo a loro avevo visto il sindaco Tosi. Non dicono niente ma sento che parlano di quello che vedono. Mentre passavo, il Tosi mi aveva guardato. C’era giovanile curiosità. Attrazione da simpatia. Mi raggiunge. Mi prende sottobraccio. Mi parla. Mi fermo. Mi pongo di fronte. Lo vedo come donna. Pesantemente truccata. Inutilmente truccata. Si vede che è maschio. Non mi chiedo quanto. Non m’interessa. Ci dirigiamo verso il piazzale Città di Nimes. Con un mezzo sorriso, borbotta il suo invito. Del genere, ora che ci siamo possiamo anche andare a letto! Gli dico che è impossibile perché porto una croce pesante: questa sera in modo particolare. Sono un omosessuale, gli dico. Da sotto una parrucca biondo stoppa da vecchia puttana che tenta d’imbellirsi, mi fissa. Lo sguardo gli si è incattivito. E’ perplesso. Non può tornare indietro. Non può proseguire. Non sa cosa fare della sua proposta. Non sa cosa fare di me. Ancora presente, ma distante da me, entriamo in un giardino. Nessun fiore. Qualche aiuola di un verde impolverato. Una vetrata da sul giardino. Di la, un atrio molto illuminato. Ci sono delle persone in quell’atrio. Una donna e tre uomini. La donna tenta la porta. Non riesce ad aprirla. Mi chiede di farlo. Lo faccio. Entrano nel giardino.
Imperiosa, sicura di sé, sovrasta gli uomini. Sono ombre, al cospetto della sua forte risata. Rivolta al suo gruppo dice di essere una scrittrice, “e se non scrivo, cosa faccio?”
Mi sveglio.
Avevo mangiato un po’ di uvetta passa dopo mangiato e prima di andare a dormire. Veniva dalla Turchia. Mi sa che c’era dentro qualcosa di psicotropo! :>>
Bèh! Che dire di questo guazzabuglio di emozioni?
In sintesi, direi che il sogno mi rivela (o che io mi rivelo attraverso il sogno) che sono stato tentato da emozioni di un potere, localistico e localizzante, di spirito leghista, e che ho rifiutato perché amo il simile, non, il potere. Simile detto dal fatto che io non tendo verso alcun potere, e potere detto dal fatto che lo vedo come una puttana.
“Ci dirigiamo verso il piazzale Città di Nimes.”
Potrebbe voler dire che ci dirigiamo (ambedue presenti ma distanti) verso un idea di Europa: ora, giardino trascurato e pieno di polvere del tempo che cade sulle speranze, si potrebbe dire, ma da un atrio illuminato c’è lo stesso chi vuole entrare. Quella donna, in particolare modo.
Chi è e cosa rappresenta, quella Donna, dalla così forte vitalità?
Il sogno non me lo fa capire. E come se mi dicesse: arrangiati! Ed io mi arrangio. Se è vero che tutto è scritto, e che quella donna è scrittice che non può fare altro, allora, quella giovane e vitale Donna è giovane e vitale vita che vuol entrare in Europa, perché, se non fa, cosa fa? E con questo ho anche spiegato perché non scrivo di politica. Lo fanno i sogni, come io non sarei mai capace di fare.

p.s. Nel linguaggio gayo, la Baba, è il 50enne donmone dal carattere floreal – budinesco nonostante il fatto che appaia forte perché grande e grosso.

"… mi appare sempre più chiaro che l’eredità di una fede in divinità antropomorfe ci rende, in Occidente, inutilmente difficile il morire."

matita Grande verità. In un commento su di un blog di Repubblica, rilevavo che i più contrari all’eutanasia sono proprio quelli che credono nella vita ulteriore. Ma come?! Ci credete, dice che è eterno riposo, somma quiete, è ci impedite di andarci?! Se questa non è cattiveria. A meno che, non ci si impedisca di andarci, perché non si rassegnano al fatto di dover stare ancora in questa valle di lacrime, mentre gli altri se ne vanno a stare meglio! Se questo non è infantilismo. Questa gente, che dice di credere nell’eternità di Dio, dimostra coi fatti di non credere nell’eternità della sua opera: la vita. E questa sarebbe fede? Mi facciano il piaaacereeee!

Monotonia allontanati da me!

matita Un tempo lo dicevo anch’io, :>> ma anche adesso, qualche volta. In effetti, la differenza fra allora e adesso è solo in questi termini: una volta avevo bisogno di milioni [di emozioni] per sentirmi vivo, mentre adesso, non me la sento più di dover guadagnare quei milioni per sentirmi vivo. Per sentirmi vivo, ora, mi basta… la pensione, :DD perché ho eliminato le spese effimere. Ciao.

La domanda è: è fascista chi si comporta come …, o è fascista solo berlusconi quando impone il suo pensiero, censura e cassa perché padrone dei media?

matita No. Per quanto mi riguarda, ambedue sono quello che sono. Dopo di che, come tutti, ambedue hanno zone chiare, zone scure, zone grigie. Questo, per quanto riguarda l’aspetto personale di entrambi. Per quanto riguarda quello pubblico, direi che il Berlusconi è al di là di ogni politica. Egli è, politica. La sua, ovviamente. Se fosse nato in Russia, sarebbe un comunista: naturalmente, oligarca. Per quanto riguarda il Mauro. Il suo, a mio vedere e sentire, non è un atteggiamento fascista. Al più, ha atteggiamenti, caratterialmente padronali, che non sempre sa limare. Allora, almeno per quanto mi riguarda,il problema è in questi termini: la conoscenza che ci serve il Mauro, compensano quanto basta per sopportare certe asprezze del suo carattere? Per me, si.
Punto!

p.s. E adesso non venirmi a dire che anch’io appoggio i fascisti, vero?! :>>

Il delicato dialogo.

matita Difficile trovare accordi quando un essere approfitta di un sapere per raggiungere (o quanto meno affiancare) un potere. E’ la ricerca del potere (non solo su altro e/o su altri, ma anche su di sé) quello che rende tetragona la mente alle ragioni altrui; e quando un essere diventa potere (sia pure per interposta persona e/o causa) c’è ben poco da fare e/o da dire, se non sperare che lo possa la vita. Speriamo che questa volta non ci impieghi un altro Ventennio. :>>

La politica è Donna, ma non qual piuma al vento.

Politica, per me, è il carattere della sessualità del potere: Determinante la Destra, Accogliente la Sinistra. Naturalmente, (sempre per me) la vita è stato di infiniti stati di vita determinanti ed accoglienti. Politica, pertanto, non può non essere che un amalgama di volontà che trovano e cercano il fine primo ed ultimo, nell’essere fonte di vitalità e, appunto, di vita. Con altra immagine da odierno alunno di Apelle, se la politica è il cammino della vita, ciò che ne permette il passo è la gamba Destra e la gamba Sinistra. Cosa, ci segnala il giusto passo? Il passo è giusto quando la gamba destra non prevarica, e la sinistra non zoppica.

Essere o non essere, questo è il problema! Con Cervo70 in NoiWeb.

Rileggendo la questione posta dal Bardo, direi che il problema non è “essere o non essere” (che volenti o nolenti, comunque siamo) ma vivere o non vivere, è il problema!? Ma, vivere che? Direi, la vita. Ma, vivere chi? Direi noi stessi. Ma, vivere come? Direi, nella corrispondenza di vita fra il nostro mondo ed il Mondo. Ma, vivere perché? Per conoscere la vita del nostro mondo, e quella del Mondo, a mio avviso. Ma, a che pro? Per collocarci più vicini al Principio e hai principi della vita, a mio avviso. Ad ognuno poi, la propria visione.

Berlusconi&Guzzanti. Con Patrizia.

Grande, grande, grande, ma, sai qual’è l’aspetto controproducente della satira politica? L’applauso, la risata. Piangere, dovrebbe farci fare! Tragedia, dovrebbe essere! Ha perso, a mio avviso, la satira che ci mette nelle condizioni di non essere diversi dalle scimmie che con le mani allontanano le mosche, e che, a bocca aperte per la risata, le ingoiano!

Di tutto, ma non cosi ‘.

Sto andando al supermercato. Dall’altro lato della strada vengono avanti due nordafricani sui trenta. Si tengono per mano. Mi conoscono, o meglio, immaginano di conoscermi, ma per quello che so del nordafricano, non è che ci sia sta gran differenza! 🙂
Li guardo. Staccano le mani.
Siccome li vedo tutto il giorno in panchina, (prevalentemente fuori di testa) da tempo ne ho dedotto che vivono d’espedienti, cioè, spacciano, scroccano, e/ quando di necessità, pure, tutto accettano, e fanno, fuorché il farsi vedere accomunati in una amicalità in odor di Finocchio!
Lungi da me l’idea di veder tutti quanti liberi di prenderselo nel didietro, ma, signor, è così pauroso, essere e praticare sé stessi? Fa così paura permetterlo, e permetterselo?
Evidentemente si, se, a proposito di civiltà maggiore, (che dovrebbe essere la nostra) a Napoli, un padre ha ucciso il figlio che voleva viversi per quello che sentiva di essere, e che il padre ha voluto/dovuto uccidere, per allontanare dal suo albero quell’ombra.
Sui nostri errori ci sia leggera la terra.

Per quanto riguarda il Cielo,

non so.

A proposito di trombe, tromboni e trombati, come tromba il Di Pietro? Con Bortocal.

A proposito di Di Pietro, si potrebbe anche dire che non tutti i pastori hanno i cani da pastore che si meritano. Il che, è un po’ quello che succede a me: sono un buon operaio, ma non trovo buoni operai. Certamente, in fatto di conoscenze di lavoro ho di che renderli buoni, ma perché non lo diventano con me, e mi capita di notarlo quando vanno a lavorare altrove? A domanda rispondo: perché non osano “uccidere” il padre. Con ciò intendendo, non osano superarmi. Ma, anche osassero, glielo permetterei sino a che li considero miei “figli”? La dove un Padre non permette che i Figli diventino a loro volta Padri, le pecore dei pastori non possono non produrre che una lana mediocre. Ciò che vale per noi, umanità anche politica, a mio vedere, vale anche per noi, umanità religiosamente credente.

Lettere al Direttore de l’Arena. Sua sede in città.

Abito a s. Zeno da diversi anni, ma solo oggi ho letto la scritta posta sul piramidale memento eretto nel giardino di piazza Pozza. La lapide racconta: “Ai caduti militari e civili di tutte le guerre del Rione di s. Zeno.” Misericordia, mi sono detto! Ma quante guerre sono successe fra militari e civili nel rione di s. Zeno! Non essendone successa nessuna (se non a base di qualche spritz) sarebbe stato più corretto scrivere – Ai caduti militari e civili di tutte le guerre. Il Rione di s. Zeno ricorda.
ps. Il – ricorda – l’ho aggiunto io. Già che ci sono, avrei aggiunto la giusta scritta anche sulle altre tre facciate del memento. Non da oggi, infatti, ripetere giova. Con i miei più cordiali saluti.

Edita il 9 Luglio 2008 con la dicitura “Lettera firmata”

Quanti cretini ci sono su Blog.it?

Per quanto riguarda me, ho solamente sottolinato al Tury che questo suo discorso rivolto alla Firdis, “evidentemente non è una cosa così scontata, se hai dovuto modificare così profondamente il tuo corpo per farlo.” è rovesciabile, ed il Tury lo ha ammesso. Non ho ritenuto necessario difendere Firdis, perché a mio avviso non ne ha assolutamente bisogno, e perché credo che il post del Tury sia puramente provocatorio, quindi, lascia (o prende) il tempo che trova. Il Tury non è nuovo a sparate. Sono buone? Sono a salve? I cretini non lo capiranno. I non cretini, si. Quanti cretini ci sono su Blogs.it? Per quanto mi riguarda, non saprei riconoscerne uno. Allora, se fossi il Tury, comincerei a preoccuparmi. 🙂