Terminato lo stramaledetto acquisto della quarta cam…

(con un programma di una ditta e la camera di un altra giusto per restar in tema di diversità) passavo davanti a s. Zeno. Sui gradini della chiesa adiacente (s. Rocco, mi pare) un ragazzo ed una ragazza, fumavano un cannone che non finiva più! Eravamo verso le 18. Il ragazzo dice qualcosa alla ragazza tirando un po’ la bocca. La ragazza risponde tirando un po’ l’orecchio, perché il ragazzo non voleva farsi sentire. 

Da anni sono perseguitato dai messaggi trasversali di chi incuriosisco, non necessariamente per disprezzare e/o denigrare, devo dire. Fatto sta, che la ragazza mi grida dietro: fiiigo!! Il proverbio insegna che dove c’è fumo c’è anche dell”arrosto. Con questo voglio dire, che forse non sarà  stata tutta d’oro quell’affermazione, tuttavia, direi che un forse di giallo luccichio ci può essere stato, quindi, sorrido, accenno con la mano un che di noncurante, e forse, da stronzo, alla ragazza replico: occhio al fumo, invece!

Perché mi capita sempre di allontanare le affermazioni a mio riguardo? Una pessimistica valutazione di me stesso? Può essere, ma può anche essere, che le rifiuto per una chiara visione di me stesso. Non da oggi sostengo che se mi danno dell’imbecille ci trovo più ragioni di quando mi dicono intelligente. E questo, è certamente vero per quanto riguarda la verità  che conosco di me, tuttavia, potrebbe essere certamente falso per quanto conosco della verità . Non di certo di quella divina che non è in oggetto, ma della complessiva di me.

Se consideriamo infatti, che per la gran parte della nostra vita siamo formati dal mondo più che dal nostro, è chiaro che la conoscenza della nostra verità, è ben poca parte, rispetto alla verità  del mondo che ci è stato culla, casa, viaggio, ecc, ecc. Si può dire, quindi, che i parametri di giudizio, vuoi pro, vuoi contro, tutto sono fuorchè attendibili! Per tale pensiero, ogni giudizio di verità  (vuoi negativo e/o positivo, vuoi nei nostri riguardi, vuoi verso altra vita) dovrebbe essere espresso, (da noi espresso) nel solo momento in cui chiuderemo il Capitolo che abbiamo scritto. Il farlo prima, è indubbio bisogno di dare nomi alle cose. Si narra che anche Dio abbia sentito quel bisogno. Si dice anche, però, che sbagliasse di meno. 

afinedue

Definire l’amore non è difficile, anzi, è quasi banale: io lo dico Comunione.

Detto questo, però, potrebbe essere tutto fuorché facile il riuscire ad essere in Comunione, e quindi, amare, seguendo la lezione dell’Amore. Secondo il mio pensiero, ognuno di noi è Natura della vita, cioè via. Cultura della vita, cioè, verità; Ed è vita, tanto quanto la sua via porta la sua verità . Detto questo, può essere tutto fuorchè facile, essere via, verità , vita. A differenza di me, che dico tutti, il Cristo disse: io. Può essere perchè di carattere assolutista come in genere lo è la personalità  araba. Può essere perché dato l’ambito di nascita, religioso, e storico, si era ritrovato ad essere l’unico a concepire la sua visione spirituale della vita, e, quindi, ad essere l’unica via, l’unica verità, l’unica vita. Non per ultimo, può anche essere non sua quell’affermazione, ma successivamente addebitata a Lui.

In quanto, ognuno, via della verità  della personale vita, siamo, in quanto essere, insindacabili. Al più, lo è il nostro agire, se, portatori di errore e di dolore. Legittima la via di quelle suore, allora, tanto quanto non porta errore e dolore. Certamente è legittimo opinare su l’efficacia o meno delle loro preghiere e dei lavoretti da sussistenza. Va bèh!

Da, “ma insomma, dire che sarà  lui a giudicarci per decidere il nostro destino eterno”, (eccetera) sino alla fine del tuo pensiero. Io non so se abbia detto una puttanata di questo genere, o se gliel’abbiano messa in bocca. Pensa, che io non credo neanche in un giudizio di Dio, comunque proveniente! Non ci credo perché non sarebbe giusto! Non tanto perché non è fonte di assoluta verità , ma perché, in quanto fonte di assoluta verità, non potremmo capirlo. E un giudizio non capito è un giudizio mancato. A che serve un giudizio, mancato per impossibilità di capirlo? A niente, dal momento che Dio non ha certo bisogno di farci capire che è più intelligente di noi!  

Su quanto sostengo, metti l’esempio di un Mauro (ex insegnante) che giudica i miei temi dal punto di vista grammaticale e quanto collegato alla grammatica. Io, che non la saprei distinguere da un Ufo, ti pare che potrei capirci qualcosa? E se non ci capisco niente, non è forse mancato in utilità, il giudizio del Mauro? Sul giudizio universale, so che è corrente teologia paolina. Va bèh! Il Saulo ha detto la sua idea. Io dico la mia. Dove è scritto che la sua vale più della mia? E’ scritto da 2000 anni di Storia, ma sopratutto, in ciò che ci hanno educati a pensare vero, al di là di ogni ragione! Il dubbio è diabolico, ci hanno sempre detto! Certo che è diabolico! E’ diabolico per chi domina il nostro spirito in nome di Dio. Ed in questo dominio, Dio non c’entra proprio niente! Non è di Dio che dobbiamo liberarci. Lo dobbiamo dei cattivi operai della Vigna! In particolare modo, del caporalato che si dice incaricato da Dio. 

afinedue

L’acqua veniva giù che non vi dico! Si vede che il Cielo non paga bollette!

Non mi resta che aspettare.
Giunge un giovane. Lo intuisco del Marocco. Dopo me lo conferma.
Ci guardiamo. Ci sentiamo.
Magari, ci fosse nelle parole, la stessa sincerità che c’è negli sguardi non filtrati da tante figate!
Fatalità (vera fatalità che non abbiate a pensar male :>>) avevo l’accendino scarico. Uno di quegli accidenti di plastica non trasparente, che non si vede quando è pieno o quando è vuoto!
Gli offro una sigaretta e gli chiedo il favore di accendere la mia. Non ha accendino. Accidenti!! L’astinenza da fumo è leggera ma c’è.
Stessa leggere astinenza anche da sesso, così, non avevo più di tanta fretta di accertare se aveva di che accendermi anche lì!
Piccolino. Un viso bellissimo.
Di tratti affascinanti, perché l’aspetto maschile dei suoi lineamenti, era continuamente sovrapposto da aspetti femminili (la delicatezza dello sguardo da cucciolo di cerbiatto, il taglio delle labbra, la forma triangolare del volto) in ragione di mobilissime emozioni.
E’ di Casablanca. Con Rabat, Marachesc (chissà come si scrive) Agadir, Tangeri, mi dice, le più occidentali città del Marocco.
Le altre, sono tutte terrone, mi dice.
E’ vestito bene anche se estivamente. E’ pulito. E “nostro”?
Anche se non sa ancora parlar bene l’italiano, non ha le gutturalità della lingua araba. Tantomeno l’arroganza che è in certi toni ed atteggiamenti dei terroni marocchini. Quelli che, sempre a suo dire, sono le personalità peggiori, non solo perché border line qui, ma anche perché border line in Marocco.
Il ragazzo sarebbe tentato dalla mia seduzione, e non mi rifiuta la sua, ma non sa decidere sulla scelta: paglia o fieno?
Finisco con il lasciarlo alla sua fame, ma questo è successo in fine, ora, voglio farvi tornare alla reciproca voglia di fumare.
Passano tre giovani italiani. Venivano dall’Arena, molto probabilmente. Il ragazzo chiede l’accendino. Lo chiede molto cortesemente. Ne riceve sorrisi di circostanza e tentennamenti di testa.
Va bè!
Passa una coppia. Un lui ed una lei sui quaranta. Lo chiede anche a loro. Ne riceve dei tentennamenti di testa e occhiate infastidite. Neanche avesse chiesto la carità!
Va bè!
Passa una giovane marocchino.
E’ indubbiamente terrone. Il ragazzo chiede l’accendino, ed il terrone, sorridendo con simpatia, glielo dà!
C’è una morale, da questa storia? Certo che c’è. Il guaio è, che non riusciamo a cambiarla.

afinedue

E’ sucesso nel pomeriggio di ieri. Mi ero dimenticato di raccontarvela.

Vado a fare la solita biscottatura nel solito centro Sole Sicuro. Si fa per dire. Faccio, esco dalla cabina, vado alla cassa.
Mentre pago, la ragazza mi chiede: ma, lei, va in barca?
Gesù! Con mal contenuto terrore (non so nuotare) ho messo piede in una barca (un 30×30 centimetri) sul lago di Garda, a Bardolino. Girava il 1972/73.
Ve la raccomando, l’uscita da un porto mentre vedete venirvi incontro un gigantesco aliscafo che deve entrarvi, e voi non sapete assolutamente da che parte gira quello, e da che parte dovete girare voi per non finirci sotto!
No, gli rispondo!
Strano, mi dice, lei è da barca!
Ora, da cosa abbia ricavato quell’impressione, non ve lo saprei proprio dire.
Dall’affermazione della ragazza, però, io ne ho ricavato che non vediamo con i nostri occhi. Ora, vediamo con quelli della pubblicità.

afinedue

Temporalone, stasera. Sono nei pressi della Camera di Commercio. Trovo rifugio nel suo porticato. In un angolo del pavimento, due, dormono.

Sono Siri Lanka.
Ci sono abbandonati anche fra di loro.
Le cucine straripano di quegli operai: generici tutto fare, che, con un giro di qualche padella, vuaaaalà, dei cuochi pagati da lavapiatti!
Sono vicini.
Molto vicini.
Sembrano amanti dopo l’amore.
In verità, lo sono perché hanno una sola coperta.
Su di uno, gli si è quasi arrotolata attorno.
L’altro, è pressoché scoperto.
Anche Morfeo ha le sue preferenze.

afinedue

Le lacrime sanno sempre di sale.

Venerdì. Le abitudini chiamano. Le seguo. Comincio il giro delle basiliche. S. Zeno rione, le Rigaste, la Bra, via xx Settembre, Porta Vescovo. Verso la Bra ritorno dalla parte della Circonvallazione, e vado verso la Stazione. Sulla panchina di marmo dove in genere mi siedo per una qualche sigaretta d’attesa, giace un tipo. Indossa un abito blu che si vede caro. Bel borsone come cuscino. Pare che dorma. Non mi suscita niente. Proseguo verso il parcheggio delle… spigolature. :>> Ripasso dalla panchina dopo una decina di minuti. Davanti al tipo si è fermata una Mercedes scura. Un Suv. Toh, mi dico, vuoi vedere che anche i neutri attirano le vecchie culandre! :> C’è proprio speranza per tutti!
Dalla stazione rifaccio il giro all’incontrario, e dopo tempo ritorno. Sono ancora lì. Però, mi dico, ne hanno da parlare! Sono nei loro pressi quando sento un grido d’angoscia. Mi allarmo. Guardo meglio. Una figura si alza di scatto dalla panchina e piangendo sale in macchina. E’ agitata, quella figura, ma la partenza, a livello Codice, è senza pecche. Buon segno. E’ una donna. Dell’età del neutro. Anche lei indossa una giacca scura. Porta una sottana beige. Bordo sopra il ginocchio. Forse un tantinello troppo. Non sono femminili, le sottane sopra il ginocchio, su delle gambe solamente gambe. Un taglio più lungo, val bene un piangere più corto.

afinedue

Il male di vivere

Depressione, è avere la vita con poche atmosfere. Con altre parole, sgonfia come lo può essere la gomma di una macchina. Con altra immagine, è una forma di anoressia, per anoressia intendendo “mancanza persistente di appetito, talvolta con disgusto per i cibi (dal Devoto – Oli) e per cibo intendendo la vita che siamo ed in cui siamo. Cosa succede in casi come questi? Succede che la macchina non è più sicura, che consuma maggior carburante e di più i pneumatici, che pone rischio nelle tele metalliche della stessa gomma, e quanto un “gommista” ti può suggerire. In questi casi, chi è, malato?
Il malato è chi confida (consciamente o meno) in chi o cosa gli dia le atmosfere che mancano alla sua vita. Qualche volta lo fa un destino. Qualche volta lo fa un “gommista”. Qualche volta non lo fa più niente e nessuno. Giunto a questo, c’è (coscientemente o meno)

* chi adatta il suo viaggiare alle atmosfere che si ritrova;

* c’è chi butta via il suo viaggio;

* c’è chi butta via la sua gomma.

Le nostre gomme non si possono cambiare.

Pare che l’Alleanza non lo permetta.

afinedue

La rivoluzione culturale, personale e sociale nel mio 68.

Non avevo casa e neanche cani, nel mio 68. Trascorrevo l’inverno a Merano (a Maia Alta) in casa del rappresentante italiano della NSU. Macchina che ora non c’è più! Ospite gradito e necessario, devo dire. Ero lì come cameriere. Scusate le rime. Ogni tanto mi prendono la mano! :>> Mirka, era la cagna del proprietario. Del genere, lupo felix. :crazy: Più che una casa, era un castellotto d’epoca. Ex proprietaria, (o una ex proprietaria) fu la sorella della Petacci, se ricordo bene.
Ero già a letto verso le 11 ma non riuscivo a dormire. Avevo caldo. Mi giravo e rigiravo. Ad un certo punto fui preso da una forte ansia. Dovetti alzarmi. Dove andare oltre quel trextre che era la camera?! Chi chiamare che non c’era nessuno? La famiglia del guardiano che abitava sotto? E cosa dirgli, che già c’era ripulsa di me, non tanto come persona ma come italiano? Erano tempi da salto di tralicci, quelli! Che faccio e che non faccio? Non so che fare, e l’ansia non cessa. Da dove mi salta fuori non so, ma sento che devo scrivere! E ti scrivo su la Mirka, la prima delle mie poesie. Sempre ammesso, e non necessariamente concesso, che lo siano.

Mirka, la xè la cagna de casa mia.
Ghe voio ben,
ma la xè imbambìa.

L’altro giorno,
sul far del mexogiorno
ghe portavo da magnare.
La me xe vegnù incontro
Co’ la so’ voia de sogare
ma a furia de girarme in torno
la mà fato andar par tera
mi, el magnare, el bevare
e anche el contorno.

Me so’ alsà!
Ghe volevo dare
ma cossa vòto
la jer lì che gnanca la se moveva!

Go’ da na gratada fra le rece.
Un legero scapelòto!

afinedue

Nel titolo di profeta, c’è un senso elitario che non mi piace.

Possono dirsi profeti, tutti i portatori di nuova parola. La parola, è l’emozione della vita che dice sé stessa. Sono profeti, quindi, tutti i portatori di nuove emozioni. Se miriamo la vista solamente verso le grandi parole – emozioni, ovviamente, ne consegue che i profeti non sono mica tanti, ma, siccome, vita è lo stato di infiniti stati di parole – emozioni, non possiamo non ricavarne che infiniti sono i profeti. Giunti al punto, dove è scritto che un “grande” profeta è più utile alla vita di uno “piccolo”?

afinedue

Cosa possiamo fare, ancora, per chi crede che i fuochi fatui sono per questo meno incendiari?

Doveva essere “la Festa dei fuochi”, la tragedia successa alla sedicenne di Rovigo morta al Lido di Venezia per ingerimento di ecstasy mista ad alcol (mortale beverone, consumato in un party dis – organizzato in modo da sfuggire un qualsiasi controllo e responsabilità) invece, una vita ha bruciato sé stessa. Cosa possiamo fare, ancora, per chi crede che i fuochi fatui sono per questo meno incendiari? Cosa possiamo fare, per chi ci vede una lesione alla libertà personale, nella nostra opera di tutela? Che forse possiamo giungere ad operare contro l’altrui volontà di farsi male, credendo di farsi bene? La Legge, lo può, non noi, variamente contro la tossicodipendenza, ma in alcun modo contro il tossicodipendente.Non esiste Legge, signor Direttore, che abbia le maglie così strette da impedire il passaggio degli affascinanti veleni che circolano fra i giovani ed i non più giovani. Se non c’è l’ha la Legge le sufficienti maglie per fermare tutti i veleni – sirena, tanto meno le abbiamo noi. Non per questo ci arrendiamo noi, e non per questo si arrenderà la Legge, ma ci auguriamo anche, che la giovinezza giunga autonomamente a capire (e a vivere!) la libertà che porta alla vita, non la libertà che porta a morire per vita.

afinedue

Sono le 23. Mi siedo su una panchina antistante la chiesa.

A lato della stessa, un prato, dal quale si alza un grosso vociare nordafricano. Vedo il gruppo. Uno di loro si stacca dalla compagnia e tarlocca con una donna. Quella risponde per le rime. L’insieme della figura di quella donna, la voce sgraziata, e chi frequenta, mi fa pensare che sia una tossica. Raramente sbaglio. Quando una tossica ha a che fare con dei nordafricani, quelli, tutto sono fuorché volontari della Caritas! Arriva una pattuglia della polizia. Si dirige verso i vocianti. Pensate che siano scesi dalla macchina per accertare identità e situazioni? Sbagliato! Alzano i fari. Fanno retromarcia. Se ne vanno. Il vociare li segue. Per quello che conosco della piazza e dei nordafricani, è un vociare derisorio. Non vi è dubbio, che un sessantaquattrenne in bicicletta, con la camicia tutta aperta, ed in ciabatte, alla stessa pattuglia, una decina di minuti prima, deve esser sembrato mooooolto più pericoloso! Tanto è vero, che sono scesi dalla macchina. Tutti e due. Già mi è andata bene che non hanno tirato fuori la pistola. Mi è successo anche quello. Ero in un parcheggio, dove, come disperati, girano di quelli che “grazie a Dio è sabato si mette a bagno il biscotto!!! Ci vado perché mi capita di spigolare. Il capo pattuglia mi domanda cosa ci faccio lì. A prendere il fresco, aggiunge. Non mi guarda in viso. Nessuna ironia nella voce. Gli dico quello che a questo punto è giusto dirgli: un niente! Trovo legittimo la richiesta dei documenti, e mio dovere darglieli. Legittima anche la sgradita ironia? O la devo digerire perché il signore porta la divisa! Mi dicono che posso andare e me ne vado. Fa niente. Ci tornerò. Ora, io cittadino, dovrei stimare gente del genere e collaborare?! Ma neanche per idea! Considerino già molto, e gratuito, che celi il mio disprezzo! Cosa che in genere non fanno gli stranieri quando vedono che le pattuglie se ne vanno in patetiche ritirate che non poco mi è capitato di vedere! Si, raramente la divisa tira fuori l’uomo, e quando lo tira fuori, vuol dire che c’era già prima d’indossarla!

afinedue

Sono in ferie, signor Direttore. Lascio il cantiere alla responsabilità degli operai.

Naturalmente, dopo averli ben guidati nei compiti che devono assolvere. Al proposito, credo di essere una buona guida perché sono riuscito a formare anche di quelli, che per via di lingua italiana glieli raccomando. Dei tanti che nel tempo ho fatto assumere, nessuno di loro si è qualitativamente elevato al punto da poter gestire autonomamente il lavoro. Così, anche se sono in ferie, mi ritrovo a dover fare come i carrettieri di una volta: battere sulle stanghe del carro ogni volta il loro passo operativo tende a procedere a livello sonnolenza quando non incuria. La situazione, non è solo degli operai stranieri: l’indolenza nella volontà, è carattere che non conosce confini. Se poi, a livello produttività, ci mettiamo il passo psichico della cultura di provenienza, dove basterebbe un operaio ce ne vogliono due. Le lascio immaginare che fine fanno gli appalti, che, in genere, sono proposte già economicamente ridotte all’osso. Che può fare un datore di lavoro che si trova ad aver a che fare con operai, generalmente convinti di dover essere pagati anche per il solo fatto di essere presenti sul cantiere? Nulla, se non iniziare delle guerre di posizione, il più delle volte interpretate come atti di razzistica rivalsa, più che delle battute sulle stanghe nel senso dell’esempio detto sopra. Sindacalmente parlando, proteggere i diritti degli operai è, ovviamente, più che giusto, ma ho potuto notare in più di un caso, che i sindacati difendono l’operaio dicendolo grano per partito preso. Più di me, ne sa qualcosa la mia titolare: precisa nel pagare, e di tutto fuorché orco tiranno! Va indubbiamente dato atto ai sindacati di aver formato la classe operaia. Li vedo mancanti, però, perché non sono riusciti a formare l’operaio di classe. Non per questo non ci sono operai di classe. Sono operai, però, del genere fai da te, ed in genere, avviliti dal fatto che ben poco li distingue dalla categoria – faccio l’indispensabile e la do a bere per il resto.

afinedue

Sogno o son desto? Il sindaco di Verona, Tosi, voleva portarmi a letto.

E’ notte. Cammino per il piazzale della stazione. Passo davanti ad grosso e grande arbusto di forma tondeggiante. E’ aperto da un passaggio. C’è dell’immondizia in mezzo a quel tracciato. Ci viene odor di orina. Esce una coppia. Guardo. Considero. Prostituzione. Proseguo. Più avanti del cespuglio, un gruppo di persone. Uomini. Guardo. Considero. Sono maschi. Sono babe. Proseguo. In mezzo a loro ho visto il sindaco Tosi. Non dicono niente ma sento che parlano di quello che vedono. Mentre passavo, il Tosi mi guarda. C’è giovanile curiosità. Attrazione da simpatia. Mi raggiunge. Mi prende sottobraccio. Mi parla. Mi fermo. Mi pongo di fronte. Lo vedo come donna. Pesantemente truccata. Inutilmente truccata. Si vede che è maschio. Non mi chiedo quanto. Non m’interessa. Ci dirigiamo verso il piazzale Città di Nimes. Con un mezzo sorriso, borbotta il suo invito. Del genere, ora che ci siamo, possiamo anche andare a letto! Gli dico che è impossibile perché porto una croce pesante: questa sera in modo particolare. Sono un omosessuale, gli dico. Da sotto una parrucca biondo stoppa da vecchia puttana che tenta d’imbellirsi, mi fissa. Lo sguardo gli si è incattivito. E’ perplesso. Non può tornare indietro. Non può proseguire. Non sa cosa fare della sua proposta. Non sa cosa fare di me. Ancora presente, ma distante da me, entriamo in un giardino. Nessun fiore. Qualche aiuola di un verde impolverato. Una vetrata da sul giardino. Di la, un atrio molto illuminato. Ci sono delle persone in quell’atrio. Una donna e tre uomini. La donna tenta la porta. Non riesce ad aprirla. Mi chiede di farlo. Lo faccio. Entrano nel giardino.
Imperiosa, sicura di sé, sovrasta gli uomini. Sono ombre, al cospetto della sua forte risata. Rivolta al suo gruppo dice di essere una scrittrice, “e se non scrivo, cosa faccio?” Mi sveglio.
Avevo mangiato un po’ di uvetta passa dopo mangiato e prima di andare a dormire. Veniva dalla Turchia. Mi sa che c’era dentro qualcosa di psicotropo.
Bèh! Che dire di questo guazzabuglio di emozioni?
In sintesi, direi che il sogno mi rivela (o che io mi rivelo attraverso il sogno) che sono stato tentato da emozioni di un potere, localistico e localizzante, di spirito leghista, e che ho rifiutato perché amo il simile, non, il potere. Simile detto dal fatto che io non tendo verso alcun potere, e potere detto dal fatto che lo vedo come una puttana.
“Ci dirigiamo verso il piazzale Città di Nimes.”
Potrebbe voler dire che ci dirigiamo (ambedue presenti ma distanti) verso un idea di vita: ora, giardino trascurato e pieno di polvere del tempo che cade sulle speranze, si potrebbe dire, ma da un atrio illuminato c’è lo stesso chi vuole entrare. Quella donna, in particolare modo.
Chi è e cosa rappresenta, quella Donna, dalla così forte vitalità?
Il sogno non me lo fa capire. E come se mi dicesse: arrangiati! Ed io mi arrangio. Se è vero che tutto è scritto, e che quella donna è scrittrice che non può fare altro, allora, che scrivere su di sé, perché, se non lo fa, cosa fa?

p.s. Nel linguaggio gayo, la Baba, è il 50enne donnone dal carattere floreal – budinesco nonostante il fatto che appaia forte perché grande e grosso.

afinedue

Sto andando al supermercato. Dall’altro lato della strada vengono avanti due nordafricani sui trenta. Si tengono per mano.

Sto andando al supermercato. Dall’altro lato della strada vengono avanti due nordafricani sui trenta. Si tengono per mano. Mi conoscono, o meglio, immaginano di conoscermi, ma per quello che so del nordafricano, non è che ci sia sta gran differenza! Li guardo. Staccano le mani. Siccome li vedo tutto il giorno in panchina, (prevalentemente fuori di testa) da tempo ne ho dedotto che vivono d’espedienti, cioè, spacciano, scroccano, e/ quando di necessità, pure, tutto accettano, e fanno, fuorché il farsi vedere accomunati in una amicalità in odor di Finocchio! Lungi da me l’idea di veder tutti quanti liberi di prenderselo nel didietro, ma, signor, è così pauroso, essere e praticare sé stessi? Fa così paura permetterlo, e permetterselo? Evidentemente si, se, a proposito di civiltà maggiore, (che dovrebbe essere la nostra) a Napoli, un padre ha ucciso il figlio che voleva viversi per quello che sentiva di essere, e che il padre ha voluto/dovuto uccidere, per allontanare dal suo albero quell’ombra. Ci sia leggera la terra.

afinedue