Sono in ferie, signor Direttore. Lascio il cantiere alla responsabilità degli operai.

Naturalmente, dopo averli ben guidati nei compiti che devono assolvere. Al proposito, credo di essere una buona guida perché sono riuscito a formare anche di quelli, che per via di lingua italiana glieli raccomando. Dei tanti che nel tempo ho fatto assumere, nessuno di loro si è qualitativamente elevato al punto da poter gestire autonomamente il lavoro. Così, anche se sono in ferie, mi ritrovo a dover fare come i carrettieri di una volta: battere sulle stanghe del carro ogni volta il loro passo operativo tende a procedere a livello sonnolenza quando non incuria. La situazione, non è solo degli operai stranieri: l’indolenza nella volontà, è carattere che non conosce confini. Se poi, a livello produttività, ci mettiamo il passo psichico della cultura di provenienza, dove basterebbe un operaio ce ne vogliono due. Le lascio immaginare che fine fanno gli appalti, che, in genere, sono proposte già economicamente ridotte all’osso. Che può fare un datore di lavoro che si trova ad aver a che fare con operai, generalmente convinti di dover essere pagati anche per il solo fatto di essere presenti sul cantiere? Nulla, se non iniziare delle guerre di posizione, il più delle volte interpretate come atti di razzistica rivalsa, più che delle battute sulle stanghe nel senso dell’esempio detto sopra. Sindacalmente parlando, proteggere i diritti degli operai è, ovviamente, più che giusto, ma ho potuto notare in più di un caso, che i sindacati difendono l’operaio dicendolo grano per partito preso. Più di me, ne sa qualcosa la mia titolare: precisa nel pagare, e di tutto fuorché orco tiranno! Va indubbiamente dato atto ai sindacati di aver formato la classe operaia. Li vedo mancanti, però, perché non sono riusciti a formare l’operaio di classe. Non per questo non ci sono operai di classe. Sono operai, però, del genere fai da te, ed in genere, avviliti dal fatto che ben poco li distingue dalla categoria – faccio l’indispensabile e la do a bere per il resto.

afinedue