La rivoluzione culturale, personale e sociale nel mio 68.

Non avevo casa e neanche cani, nel mio 68. Trascorrevo l’inverno a Merano (a Maia Alta) in casa del rappresentante italiano della NSU. Macchina che ora non c’è più! Ospite gradito e necessario, devo dire. Ero lì come cameriere. Scusate le rime. Ogni tanto mi prendono la mano! :>> Mirka, era la cagna del proprietario. Del genere, lupo felix. :crazy: Più che una casa, era un castellotto d’epoca. Ex proprietaria, (o una ex proprietaria) fu la sorella della Petacci, se ricordo bene.
Ero già a letto verso le 11 ma non riuscivo a dormire. Avevo caldo. Mi giravo e rigiravo. Ad un certo punto fui preso da una forte ansia. Dovetti alzarmi. Dove andare oltre quel trextre che era la camera?! Chi chiamare che non c’era nessuno? La famiglia del guardiano che abitava sotto? E cosa dirgli, che già c’era ripulsa di me, non tanto come persona ma come italiano? Erano tempi da salto di tralicci, quelli! Che faccio e che non faccio? Non so che fare, e l’ansia non cessa. Da dove mi salta fuori non so, ma sento che devo scrivere! E ti scrivo su la Mirka, la prima delle mie poesie. Sempre ammesso, e non necessariamente concesso, che lo siano.

Mirka, la xè la cagna de casa mia.
Ghe voio ben,
ma la xè imbambìa.

L’altro giorno,
sul far del mexogiorno
ghe portavo da magnare.
La me xe vegnù incontro
Co’ la so’ voia de sogare
ma a furia de girarme in torno
la mà fato andar par tera
mi, el magnare, el bevare
e anche el contorno.

Me so’ alsà!
Ghe volevo dare
ma cossa vòto
la jer lì che gnanca la se moveva!

Go’ da na gratada fra le rece.
Un legero scapelòto!

afinedue