Le lacrime sanno sempre di sale.

Venerdì. Le abitudini chiamano. Le seguo. Comincio il giro delle basiliche. S. Zeno rione, le Rigaste, la Bra, via xx Settembre, Porta Vescovo. Verso la Bra ritorno dalla parte della Circonvallazione, e vado verso la Stazione. Sulla panchina di marmo dove in genere mi siedo per una qualche sigaretta d’attesa, giace un tipo. Indossa un abito blu che si vede caro. Bel borsone come cuscino. Pare che dorma. Non mi suscita niente. Proseguo verso il parcheggio delle… spigolature. :>> Ripasso dalla panchina dopo una decina di minuti. Davanti al tipo si è fermata una Mercedes scura. Un Suv. Toh, mi dico, vuoi vedere che anche i neutri attirano le vecchie culandre! :> C’è proprio speranza per tutti!
Dalla stazione rifaccio il giro all’incontrario, e dopo tempo ritorno. Sono ancora lì. Però, mi dico, ne hanno da parlare! Sono nei loro pressi quando sento un grido d’angoscia. Mi allarmo. Guardo meglio. Una figura si alza di scatto dalla panchina e piangendo sale in macchina. E’ agitata, quella figura, ma la partenza, a livello Codice, è senza pecche. Buon segno. E’ una donna. Dell’età del neutro. Anche lei indossa una giacca scura. Porta una sottana beige. Bordo sopra il ginocchio. Forse un tantinello troppo. Non sono femminili, le sottane sopra il ginocchio, su delle gambe solamente gambe. Un taglio più lungo, val bene un piangere più corto.

afinedue