Sulla visione di Goethe, concordo. Il male non coopera che con sé stesso.

Sulla visione di Goethe, concordo. Il male non coopera che con sé stesso. Lo direi invece, la necessaria cartina di tornasole che ci fa capire, dove, nel bene, vi è dell’errore. Male, per me, è dolore naturale e spirituale da errore culturale. Leopardi aveva delle ottime ragioni per essere pessimista sulla sua vita, ma, tra il dire “a me la vita é male” e dire che la vita è male, c’è ne corre! Può anche essere, e lo credo, che l’errore non è stato di Leopardi, ma dei suoi “esecutori testamentari” a livello di critica letteraria. Il Leopardi, infatti, precisa “a me”; precisa, cioè, che la sua conclusione è personale, non, universale.

avatarQuesto porta piuttosto a dire con Schopenhauer e Buddha che il male è solo l’individualizzazione.

fotina
Se per individualizzazione intendiamo un egocentrismo pscicotico è certamente vero, ma l’individualizzazione (nel senso di strutturazione di personali esigenze) è pur sempre necessario alla formazione dell’individualità. Il dolore fisico è l’unico male vero perché veramente accertabile da chi lo prova perché lo sente. Dopo di che, quanto lo senta, o quanto lo immagina e via ipotizzando, è tutto un altro discorso e lo avevamo già fatto prima. Si, direi che le tue domande, sono il frutto di una non separazione concettuale fra dolore fisico, e dolore mentale, morale, esistenziale, spirituale, ecc. ecc. Il dolore fisico, e questa volta ci aggiungo anche gli altri dolori, è sempre vero, di per sé, e se comunque permette alla vita di perpetuare il suo principio (la vita) non è frutto del male, ma il frutto del nostro discernimento fra ciò che è bene o male. Come ti ho appena detto, il male è la cartina di tornasole che prova quanto un dato ragionamento è vero, e quindi, giusto.

afinedue