Quando l’abito non fa la monaca.

Stamattina non ero di molta giornata. Avevo fatto le brutte cose ieri sera. Per fortuna c’é chi vede e provvede. L’’operaio di questa mattina, infatti, si dimentica (guarda caso) l’’unica copia di chiavi all’interno del magazzino. Così, pur piangendo come un disperato, altro non posso fare che star a casa. Risolvo il problema gia’ nel primo pomeriggio, ma essendomi già lavato e stirato, col cavolo che mi sono tornate le serie intenzioni. Senza alcun senso di colpa, quindi, cincischio il resto del pomeriggio. Constatando, poi, un ampiamento del mio biancore, vado a rifarmi il bronzè! E’ sera. Il lettino è occupato. Esco dal centro con l’’intento di fumarmi la solita mezza sigaretta. Alla mia sinistra, vedo camminare una suora. E’ vestita completamente di bianco. C’è un qualcosa che mi lascia sorpreso, e quindi perplesso, in quell’immagine: sculetta! Una suora che sculetta?! Sogno o son desto? Impossibile, mi dico! Ri – guardo bene. No, sculetta proprio! Ergo, son desto. Non che la faccenda mi sia tanto canonica; saranno i tempi moderni, mi dico. Continuo a fumare la sigaretta. La vedo tornare verso di me. Non la sigaretta. La suora che ha scombussolato i miei cliscé. E’ filippina. L’accompagna una consorella: italiana, più o meno di pari età. Magra. Quasi secca.
Sapete bene che non sono particolarmente interessato alla femmina, ma se avessi bisogno di assistenza, fra le due, preferirei la presenza della filippina. E non di certo perché Finocchio pentito, ma perché il ramo di quella donna è ancora verde. Dio salvi la Regina.

afinedue