Fine come una provinciale che si è pisciata addosso, la discoteca in quel di Brescia, stasera.

Non avevo libro migliore, e mica si può leggere sempre, così, con amici sono andato a ballare. Poca gente. Serata di nebbia. Età? Dalla giovinezza ai geronti. Musica orrenda. Velocissima. Da diarrea con la paura di trovare tutti i cessi occupati. O forse, dati i convulsi in pista, non adatta a me. La giovinezza scarica i surplus, mentre io, mi ricarico di ciò che raramente trovo: emozioni, a dirla col Battisti. Al piano superiore, gabbie per ornitologi ridotti al lanternino, da quanto sono ripetenti in… materia. Visto che la musica non mi prendeva, dopo un qualche stentato e velleitario introibo mi sono seduto vicino alla pista. Sotto il sedere, un altoparlante gridava la merce. Chi grida, lo sappiamo, dubita delle sue ragioni. Con ragione. Mi guardo attorno. Nessun seduttore di marca, e marchette in vigilia perché non ne vedo. Evidentemente, non sempre è caviale. Considero e mi considero. A parte il vedere gli interessati alla simila, non c’è niente che mi interessi, e neanche degli interessati a me. Nulla disturba la mia tranquillità, quindi. A parte il piacere di ballare, vado in discoteca per vedere della vita. In mancanza, per godere dell’altrui vitalità. Non si vive con la compagnia di soli ricordi, vorrei dire, ma, non è così. Si vive in compagnia anche con i soli ricordi. Purché, non troppo vicini.

afinedue