Rarefatte visioni: rischio delirio.

Per la desolante dimostrazione di potere che tutte le religioni hanno dato in tutti i tempi, mi domando se non sia il caso di considerare, travolgente l’Io, lo sguardo che l’uomo ha elevato verso l’Alto. L’umanità che suppone di poter vedere oltre la sua realtà è indubbiamente soggetta al delirio. Lo dimostrano infiniti fatti, infinite conseguenze. Per quanto cerchi di trascendere sé stessa, la mente che suppone di “vedere” Dio, altro non fa che vedere un maggior Io. Contenere l’Infinito nel nostro senso di in – finito, quindi, è rientrare in quello che siamo. Quello che la nostra mente è, per quante parole usi, non potrà mai contenere l’Oceano: al più, una goccia. Non per questo non c’è Oceano in quella goccia. ma in quella, si può ciò che si può.

afinedue

Discoteche: città dell’eros e cercato altare per le vittime del fascino. Lettere al Direttore de l’Arena.

Cortese signore: ho iniziato a ballare quando Mina cantava Renato, Renato, e la Pavone, fra una lamentela e l’altra sulla Partita di Pallone, cantava Cuore. Eravamo forse più “normali”, all’epoca, ma normali nel senso di più contenuti all’interno di regole in cui il pensiero e l’educazione borghese (e/o piccolo borghese) ancora riusciva ad imprimere il suo Io nella nostra mente; è ancora così, come è ancora così, che dal lunedì al venerdì ante sera, salga la “febbre”.
Quando ho conosciuto il Gigi dell”Alter Ego, quella febbre, arrivava ai trentasette e mezzo dal si a no; oggi, invece può far delirare. Inevitabilmente giuste, quindi, le opportune tachipirine. Il Gigi è stato accusato di violenza sessuale su minori. Più o meno il Gigi ha la mia età, ed io sono prossimo alla pensione. Non conosco esattamente i fatti, e certamente non è possibile leggere il cuore dell’uomo, tuttavia, quello che conosco del Gigi mi permette di dubitare dell’accusa. Ammesso ma non ancora concesso i fatti, in quale vero ambito sarebbero successi? Se successi, a mio avviso, solo nellambito della febbre. Quali, gli elementi che al venerdì ante sera fanno salire la febbre in una esistenza?
Non elencherò quelli generalmente noti; mi soffermerò solamente su quello che in genere si rimuove: una brama di seduzione che impasta di varia emotività i rapporti fra clienti, e fra clienti e gestore, in una sorta di massificata voglia di conquista. Questa voglia di conquista (brama maggiore, tanto quanto settimanalmente frustrata) è l’adrenalinica estasi in cui il giovane riesce a manifestare la vitalità dei suoi sogni: quella, cioè, che sino a chiusura del locale gli fa dimenticare che durante la settimana si sente vivere più o meno come il rospo della favola: attendendo il bacio della principessa, ma le principesse di oggi, se mai lo sono state, mica sono quelle delle favole! Lo prova il fatto, che per conquistare una donna, molti cavalieri scelgono di cavalcare il drago della violenta passione, piuttosto che combatterlo!
Onde evitare di riconoscersi non sempre adeguata per quanto desidera conquistare, la giovinezza, nella sua totalizzante voglia di principato, “chiama” Giulietta e/o Romeo tutto quello che gli conferma il suo desiderio di signoria: musica, ballo, e una multi motivata ricerca di una gioia erotico – sensuale, vuoi naturale perché sessuale, o vuoi chimica per droghe. Una ricerca, non sempre esclude l’altra.
Ammesso che abbiano senso le definizioni di assoluto, i giovani oggi non sono chi da una parte sessuale e chi dall’altra: si dicono versatili. Non per questo sono sessualmente indifferenziati; e se promiscui, moolto meno di quello che sostengono i ben pensanti che spacciano ignoranze.
Versatili, significa che non sono schematicamente rinserrati nel gusto sessuale di prevalenza: vuoi etero, vuoi omo, vuoi una commistione di quelle due emozioni sensuali e sessuali. Salvo casi di una versatilità sessuale di confermata identità, l’odierna giovinezza, quindi, può con – vivere alterni erotismi, alterne sensualità, alterne sessualità. Con – vivenza, però, che in genere cessa all’uscita, e già al parcheggio rientra nella sua norma, cioè, nella prevalente identità: versatile o no che sia.
Per la voglia di vita e di identitaria conferma delle personalità versatili (ma anche delle non) anche il gestore di discoteca deve diventare il seduttore che si fa sedurre. Il giovane e/o la giovane ignorano il gestore che seduce ma non si fa sentire sedotto. Prima o poi finiscono coll’ignorare anche la discoteca. Guaio professionale che il gestore deve evitare, ovviamente, e lo evita, facendo sentire eroticamente e sensualmente importante la sua clientela. Per tale comportamento, può capitargli quello che generalmente capita alla barista che serve i clienti con grazia, cioè, veder intesa una cordialità professionale come se fosse una simpatia particolare. Il cliente che ha bisogno di sentirsi amato, o quanto meno preferito, rimuove la realtà professionale di quella barista e prende per sincerità quello che in effetti è solo professionalità. Guaio è, che per mantenere il lavoro e/o per non entrare in dissidio con il cliente e/o con il titolare, la barista non può permettersi di disincantare quel vanesio per voglia di possesso; e la storia continua.
Fatti i debiti aggiustamenti, succedono le stesse dinamiche emotiva (e gli stessi equivoci) anche fra clienti e gestori di discoteca. Se il gestore è etero, sarà prevalentemente tentato da femmine. Se il Gestore è omo, sarà prevalentemente tentato da giovani. Nella provetta che è una Discoteca, vi è un tale miscelamento di emozioni, che è pressoché impossibile dire chi è il sedotto e chi è il seduttore, ma, impossibile sino all’uscita, ripeto, che già al parcheggio cessa la magia ed ognuno rientra nel sé che si ritrova: il rospo della favola torna ad essere quello che è, e chi è slegato da ogni favola, anche.
Non ha nessun genere di sussulto psichico, e/o sensi di insufficienza da riparare chi è quello che è.
Può succedere, invece, nelle personalità immature, così, quello che anche di illecito è stato lecito durante la magia da febbre, può tornare solamente illecito a fine magia. Dove non vi è stata effettiva violenza sessuale (e per effettiva intendo stupro fisico e/o psichico di una contraria volontà) al Gigi dell’Alter Ego, al massimo si può imputare di essere la vittima, sia del suo dover sedurre per mestiere, sia, (nel pensiero in ipotesi), di soggetti psicologicamente dipendenti (o tossicodipendenti) del loro generalizzato bisogno di sedurre a scopo di identitaria conferma. Nessuno è in grado di difendersi da quel genere di soggetti. Si pensi solo, che psicologicamente incompiuto si è rivelato persino il sociale quasi tutto, quando, per anni, ha messo alla gogna un padre denunciato per aver sodomizzato la figlia treenne che invece soffriva di una patologia anale. Immaginare il Gigi mentre compie usi forzosi della genialità sua e dei presunti violentati, (a 60 e passa interamente vissuti) a me fa amaramente ridere. Tanto più, perché i giovani e i tempi di oggi, tutto sono fuorché i giovani e i tempi di recenti fatti di violenza perpetrati da ben altri gestori.
Valuterà la magistratura. Nel frattempo, dato il can can che ha rovinato una vita, annientato un’attività, e sfasciato un situazione finanziaria, mi domando che temperatura aveva la Magistratura quando ha aperto il caso dell’Alter Ego. Più di un pensiero me la fa dire: preoccupante!

afinedue

Convivere è necessario. Condividere, non necessariamente.

Constato dal Bortocal, che quello che è chiaro per chi scrive, non sempre è chiaro per chi legge. Con – Convivere è necessario – non intendevo riferirmi a nessun genere di rapporto fra persone, ma fra la persona ed il mondo. Per attuare quella relazione, i modi ed i generi possono essere condivisibili, o non necessariamente condivisibili, l’importante, è fare in modo che si mantenga la relazione fra un Io ed il tutto. Per quale fine? Indipendentemente dal come, dal con chi, e/o per quali mezzi, perpetuare vita con il meno dolore possibile. Il restante riferimento a me, è pura voglia di polemica. No, Mauro, non tu mi hai lasciato “lungo quella sua strada troppo paolina”; io, ti ho lasciato lungo la tua. E ti ho lasciato lungo la tua, Mauro, perché se da un lato, come persona sei molto sensibile, e senz’altro meritevole di amicizia, dall’altro, straripi come bloger, ogni qual volta ti sfugge il dominio sulla ragione altrui; e ti sfugge, a mio avviso, più per motivi inerenti il bisogno di veder confermata la tua personale identità, più che per necessità inerenti le tue non poche conoscenze; sulle quali, si potrà anche opinare ma che nessuno mette in dubbio. Non io, almeno. Non lo saprei, neanche volendolo. Troppo paolina, dici, la mia visione della vita? In questa affermazione, o menti o sei in malafede, o hai dimenticato e/o rimosso che in tutti gli scritti che fra di noi hanno avuto il Saulo/Paolo in oggetto, siamo sempre stati d’accordo sul fatto che è stato una sciagura culturale per l’ambito religioso, ante lui iniziato e da lui deviato. E, allora?
Se ad un fiume dal livello oltre metro ci si premura sollevando gli argini, perché mai non lo dovrei fare io quando straripi oltre metro? E’ successo altre volte, ed altre volte, nonostante sentissi l’errore, ho tolto i sacchetti di sabbia che avevo messo a difesa dei miei campi. Ma, adesso, di te, fiume che passa dalla secca allo straripamento anche nel giro di un fiat, ho deciso di non fidarmi più. Ad ognuno le sue perdite. Ad ognuno i suoi guadagni. E’ la vita.

afinedue

Alla ricerca del padre perduto fra tante parole.

Religioni naturali a parte, per immaginare Dio, ogni conoscenza è partita dall’Io, quindi, “ogni teologia è una psicologia”. O meglio, è la sublimazione, di una psicologia. Si può giungere alla conoscenza della vita umana e divina con altri mezzi dai propri? Tutto è via delle verità della vita. La risposta, quindi, è affermativa. I mezzi ed i passi non propri, però, possono far fare degli inutili giri, o mal che ci vada, condurre a dolorosi gironi.
Pesto nei dolorosi gironi, stufo di inutili giri, e, ad innumerevoli parole, straniero, ho buttato via tutto ed ho ricominciato daccapo. A dirla tutta, non è stata la ragione che mi ha fatto buttare via tutto: ha svuotarmi di tutto è stato un dolore. Le vie della vita saranno anche infinite, ma chissà perché, a me non capitano mai le più semplici. 🙂 Comunque sia, ho iniziato il viaggio di verifica del capo che avevo perso, dal capo che l’ha cominciato: sulla strada per Damasco. Molto di quello che culturalmente, moralmente e spiritualmente sono, infatti, è cominciato su quella via.
Memore di ciò che era accaduto sulla stessa strada, ad un altro viaggiatore alla ricerca di sé e dei sé della vita, (a Saulo di Tarso), l’ho percorsa badando a quello che poteva accecarmi per troppa luce, (gli eccessi di verità), a quello che poteva farmi cadere da cavallo, (nel senso di farmi sbalzare dal mezzo che conduce la mia realtà), a quello che poteva rendermi privo della capacità di parola per ingorgo di emozioni. Ho badato, cioè, a non andar fuori di testa, a non andar fuori dalla mia vita. Ci sono riuscito, come riesce a mantenersi asciutto chi è sorpreso in strada da un temporale: più che altro difendendomi. E’ vero: nel difendersi dai temporali si impara a riuscirci. Nonostante gli anni trascorsi e l’esperienza accumulata, però, per quanto mi riguarda mi pare sempre da ieri, mi pare sempre poco.

afinedue

In amore, la verità è oro: costosa ma incorruttibile. a Filippo P.

Certamente non è per dirti che anche quando penso ai cavoli miei non posso non pensare a quelli fra di noi che ti scrivo questo, ma, per pregarti di verificare una conclusione alla quale sono giunto dopo che ci siamo lasciati. La conclusione potrebbe anche non essere vera ma comunque proseguirò lo scritto partendo dal presupposto che lo sia. Tratta da mie impressioni più che da fatti e/o precisi discorsi ma basata anche su precedenti esperienze e richieste, non tue ma di altri) è presto detta.
Mi pare di capire che la tua massima aspirazione sia quella di essere amato (indipendentemente da chi) senza alcuna condizione nei tuoi confronti da parte sua e ne alcuna condizione nei suoi confronti da parte tua. Per poter soddisfare al meglio la tua richiesta, indubbiamente non possiamo non verificare assieme se, per amore, ambedue intendiamo la stessa cosa. Senza condizioni, ho creduto di aver amato una sola persona nella mia vita.
Mi ci sono voluti anni, dolori, e, detto fra di noi, non pochi pianti, per capire che non era amore quello che provavo ma un desiderio (a dirla tutta, naturale più che culturale) così intenso da sembrarlo. Se in certi stati di intensità sentimentale (tanto più se presi da fortissimo erotismo) si può anche scambiare il desiderio per amore, cosa distingue il desiderio dall’amore? A mio avviso, ciò che distingue il desiderio dall’amore è lo stato della naturale, culturale e spirituale comunione delle personalità in corrispondenza. Nell’amore, dunque, aldilà delle condizioni con le quali si raggiunge la comunione, è lo stato della stessa comunione, la norma che detta le regole per amare. Se la misura dell’amore è data dalla misura della comunione, dati gli stati e la condizione della comunione, non è certo difficile sapere quanto si ama e/o si è amati.
Basta prendere carta e penna 🙂 e scrivere (e descrivere) quanta e di quale stato è la comunione naturale; lo stesso per la culturale e, lo stesso per le motivazioni di vita che, se in comune, permettono la comunione tanto quanto sono in comune. Fatto questo, capirai immediatamente che non l’amore è cieco (non sempre i proverbi sono la saggezza dei popoli che in questo caso è da secoli la sua ignoranza) ma, casomai, è il desiderio quello che lo è. Il desiderio, non volendo che la sua volontà, poco si cura se è o non in comunione con il soggetto che desidera.
Ho ritenuto di precisare cosa intendo per “amore”, non certo per frustrare le tue aspirazioni sentimentali ma per invitarti a vedere non quello che sembra vero (o ti fa piacere credere vero) ma il vero. Potresti anche obiettare che ad una seria verifica potrebbe restarti ben poco di vero. E, allora?
Quantitativamente parlando, l’oro è ben poca cosa rispetto alla totalità del giacimento aurifero, ma, sai perché (oltreché prezioso appunto perché poco) il suo colore è sempre bello? Perché rifiuta di stare in comunione con la materia (il falso) che non fa parte della sua Natura di oro: il vero. Dato l’esempio, la comunione d’amore fra te e me (come fra te e la vita nel suo complesso) non può non essere condizionata dalla ricerca dell’oro (la verità in amore e nell’amare) da mettere in comunione per poter essere comune (perché reciproco) capitale di vita. Chissà mai perché vuoi andare in Africa quando già dentro di te ci sono tutte le miniere di Salomone da scoprire. Misteri della vita! :>>
Stammi meglio, mio caro. Intanto che pensi e decidi come starlo, mettiti nella testona durona che essere amati senza condizioni, come (forse) chiedi tu, è come mettere chi ti ama sulla riva di un mare sempre in burrasca e, pretendere che stia lì, a guardare e basta, mentre vede che le onde ti stanno trascinando lontano. Se le cose stessero così, Filippo, non è amore senza condizioni quello che chiedi: è dolore.

afinedue

Romeo, chi sei tu, Romeo?

A domanda risponde il Procuratore Mario Giulio Schinaia.
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Chiudendo la porta su qualsiasi sviluppo giudiziario sulla vicenda che sta coinvolgendo l’Istituto Sordomuti, dichiara: Impossibile indagare su questi fatti!
Perché mai, mi direte? Semplice: perché sono successi più di 25 anni fa. Ma per fortuna, le autorità ecclesiastiche non hanno i tempi di prescrizione come la giustizia ordinaria. Già, non ha i tempi della giustizia ordinaria; ha gli eterni della Giustizia straordinaria, la quale, in attesa del processo, consente, per sua norma, il piede libero a tutti gli accusati.
Il procuratore, inoltre, “esclude, categoricamente, di aprire un fascicolo per far luce sulle parole di Don Zenti, pronunciate due giorni fa.”
Il Vescovo aveva affermato di sentirsi vittima di un ricatto dei vertici dell’Associazione Provolo. Mi avevano minacciato di rendere pubblici questi episodi di pedofilia se non avessi accolto le loro richieste, dice il vescovo. Per il Procuratore, però, mancano gli elementi fondamentali per parlare di estorsione. Che se ne ricava da questo? A mio vedere, se ne ricava che il Zenti non ha denunciato chi dell’Associazione l’avrebbe ricattato, e chi si è sentito diffamato dallo Zenti per tale dichiarazione, non ha denunciato il Vescovo.
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A domanda risponde don Danilo Corradi del Provolo.
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Auspicando voglia di chiarezza, il Corradi dichiara “a parte un seminarista che è stato rimandato in famiglia, mai ho avuto segnalazioni di reali fatti, concreti, accaduti”. E che voleva, il Corradi, per provvedere? Il morto in casa?! Mi meraviglio di lei, don Corradi. Nei corridoi dei Collegi al massimo della concretezza, si sussurra! Concreti, reali, accaduti, al massimo, li si dice nei confessionali, ma lì, cadono come “corpo morto cade”, caro Corradi, perché il segreto confessionale attorciglia nella comune paccia di quel dogmatico silenzio, sia l’animo del confessore che quello di chi si confessa! Il quale, ovviamente, si duole si pente e promette di non farlo più!
Sino alla prossima volta, evidentemente, se ciò che hanno narrato le vittime (due volte vittime perché hanno aspettato più di 25 anni per parlare) è realmente, concretamente accaduto, secondo quanto si aspetta il Corradi! Neanche il Corradi sostiene il bisogno di un’indagine, perché, “padri non ci sono, confratelli non c?è ne sono più, non possono rispondere, non possono parlare.” Tutti buttati fuori dal Provolo? Tutti buttati fuori dalla chiesa? Tutti morti? Non lo dice, ed io non lo so, ma il Corradi che pure pretende fatti, accadimenti, concretezza, quando gli fa comodo lascia affermazioni in sospeso.
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A domanda risponde il patriarca di Venezia.
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“I direttori di giornali che hanno giudicato “che non si poteva non farlo”, si sono mossi sul verosimile o hanno avuto la vera passione alla verità?” Che cacchio significa?! E che altro vuol dire? Che hanno giudicato che non si poteva non farlo, se non che qualcuno ha chiesto loro di non farlo?! Chi, gliel’ha chiesto? L’associazione Provolo? Non direi proprio! Al che, non ci resta che la chiesa! O no?!
“Vera passione per la verità”? Ma che sta dicendo, sto’ Angelo?! Non esisterebbero istituzioni ecclesiastiche, se le chiese avessero vera passione per la verità detta da chi è andato a morire a cavallo di una mula! Ma forse, l’Angelo intendeva passione per le umane verità. E cosa gli fa pensare che i Direttori dei giornali ci provino meno dei preti, o con la stessa possibilitàdi errore in cui possono cadere i preti?! Comunque sia, ai Media gli sta bene questo schiaffo! I Media dovrebbero smetterla di considerarci come clienti da frutta e verdura! Dovrebbero smetterla di presentarci le mele più lucide sopra e sotto quelle meno lucide! Ci diano mele e basta! Ma anche i giornali sono botteghe! Rassegnamoci noi, e si rassegni l’Angelo.
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A domanda risponde il vescovo di Padova.
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“Accusa pesante, infamante, senza nomi e cognomi, non circostanziata, senza approfondimento, senza un’analisi ben chiara”. Auspica, poi, che la stampa tratti la faccenda con “delicatezza” e “voglia di verità”.
Nella cronaca dei fatti pubblicata da l’Arena, a parte il nome del Presidente dell’Associazione, non c’è il nome delle vittime (o presunte tali) tuttavia, c’è la foto di un gruppo di loro. Il che vuol dire, che se non altro hanno avuto il coraggio della loro faccia! Il don Corradi del Provolo, invece, non ha avuto neanche il coraggio di dire se i presunti violentatori sono vivi o morti! Con che faccia il vescovo di Padova, quindi, può dare lezioni di faccia ai Sordomuti del Provolo di Verona?
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A domanda risponde il vescovo di Vicenza.
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“Non commento”. “Spesso ci si trova impotenti davanti a campagne orchestrate per confermare tesi che poi si rivelano fasulle”. Mi par di sentire tutti quelli che gridano al complotto quando i media li prendono in causa quando non in castagna! Parlando del vescovo di Vicenza, il Busi scrittore lo dice “quella”.
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A domanda risponde l’Associazione Provolo.
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Rilanciando le accuse dall’Università, afferma: “è sempre stato difficile farsi ascoltare. Credetemi, so molto bene quanto sia vero! Lo chiedono da anni, e mostrano copie di lettere, di dichiarazioni sottoscritte da decine di firme, di volantini. E raccontano. Riferiscono storie di violenze non solo sessuali. In alcuni casi, vere e proprie torture. Sempre su l’Arena, da un articolo di Giancarlo Beltrame, estrapolo: “Racconta un sordo, che ora ha molti decenni in più: sono entrato al Provolo che avevo otto anni. A 11, un prete, (di cui fa il nome ma che il giornalista non pubblica, forse per tenerezza e voglia di verità) in piedi davanti a tutti noi ragazzi sordo muti, afferra un bastone grosso come un due euro, picchia sulla schiena un nostro compagno sino a che il bastone si spezza, ne prende un altro più grosso e lo picchia sino a che si spezza anche quello, poi prende una cinghia perché “quella almeno non si sarebbe rotta”. Di violenze (all’ordine del giorno) ne racconta anche il Presidente dell’Associazione: picchiato sulle mani con un frustino, schiaffi, pugni, strattoni di capelli, pizzicotti, orecchie storte. Raccontato da un altro, ustioni da ferro da stiro sul dorso delle mani subite da un ragazzo che non voleva studiare. Nelle riunioni dell’Ente Nazionale Sordomuti ne abbiamo parlato più volte. Nessuno può dire di non aver mai saputo.”
Ma non erano creduti! Il Dalla Bernardina aveva detto ai suoi che c’era un prete che gli sparava proiettili di plastica e/o di gomma. Non è stato creduto neanche da loro. Non volevano credere che fatti del genere potessero farli i preti! Così, smise di parlargliene.
Su di una tv locale, reazione da impossibilità a credere, l’hanno avuta anche due pensionati ed una donna sulla quarantina. Impossibile!!!! La signora sulla quarantina ha detto: mi cadrebbe tutto un mondo, se fosse vero! Capite adesso perché quei ragazzi hanno taciuto?
Hanno taciuto perché la vernice di certi sepolcri, comunque sia il morto e/o il tempo di sepoltura, è sempre bianca. E con questo, anch’io ho risposto alla tua domanda, Giulietta.

afinedue

Quando ci si decide di castrarsi (indipendentemente per quale regno lo si fa) il corpo non è mai della stessa idea della mente, amenochè non sia di flebile vitalità, e/o di flebile sessualità.

Atti impuri: tarli nella barca di Pietro. Dove vi e’ vitalità integra ma non nutrita, il pastore divorerà le pecore, dice la pastora anglicana Anne Richardson.

asterisco
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In estratto da un dossier in cui la chiesa americana ha cercato di capire in sé stessa (estratto che ricavo dall’articolo “Atti impuri – Quegli abusi nel mondo della chiesa – di Marco Politi su la Repubblica) leggo: “Non è di orientamento omosessuale la maggioranza dei colpevoli, ma l’opportunità che favorisce rapporti con lo stesso sesso.”
Si, riconosco quell’opportunità: si manifesta in tutti gli ambiti, dove la sessualità maschile è costretta a vivere fra simili.
Si, non è omosessuale, perché in genere cessa con l’uscita da quella “galerazione” della sessualità  prevalentemente etero, se etero.
E’ certamente vero che il piacere sessuale con il maschio si può sedimentare anche in questo genere di sessualità, (quella etero) ma, rimane a livello di gusto e/o piacere che, pur toccando l’emozione genitale, non per questo forma, appunto, la personalità omosessuale.
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Non è il celibato in sé (come astensione da relazioni sessuali) a favorire la pulsione all’abuso, ma una concezione del celibato come integrità ossessivamente ideologizzata, e come purezza contrapposta ad una sessualità considerata peccaminosa o di inferiorità.(?)
Si, è chiaro che non è il celibato in sé, che favorisce la pulsione all’abuso, ma il forzoso mantenimento di un voto che non prevedendo valvola di sfogo, finisce col far scoppiare la volontà di chi vorrebbe viverlo secondo il principio che ha scelto; scelto, quando ancora era facile perché il dato sacerdote non l’ha ancora sentito in pieno, vuoi perché neutralizzato dal contenitore “seminario”, (o trutture simili) o da una ancora non provata missione di vita.
Quanto sia pesante da reggere, invece, il dato sacerdote se ne rende conto in pieno quando si trova avviato in un mondo che lo può caricare di stimoli sensuali e sessuali, anche oltre sopportazione.
Sia chiaro che quest’analisi è solamente un’analisi, e che, pertanto, non intende giustificare nulla.
Ora, veniamo ai fatti che leggo su L’Arena di oggi, sabato 24 gennaio 2009. Per forza di cose (l’articolo prende due facciate) estrapolo quello che mi lascia perplesso.
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“Quegli episodi agghiaccianti, (compiuti per decenni) narrati da persone ormai di mezza età  e resi noti a distanza di anni con tanto di nomi, circostanze e fatti, sono una montatura, una menzogna, dice il Vescovo Zenti.” Sentiremo cosa dice la Magistratura, dico io.

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Secondo il Vescovo Zenti, la bomba è scoppiata perché il Presidente dell’Associazione Sordi pretendeva di mantenere l’utilizzo di beni immobili appartenenti alla congregazione. Per l’uso di quei beni immobili, la Santa Congregazione aveva chiesto un affitto di 3000 euro al mese. Mi sa che lo Spirito Santo si deve essere indignato parecchio perché sono scesi a 200!
Il responsabile dell’Associazione Sordi dice di avere 410 soci. Duecento euro diviso 410 soci, + o – sono 50 centesimi al mese per ogni socio. Possibile che abbiamo ricattato il Vescovo minacciandolo con la denuncia contro i preti seviziatori per 50 centesimi pro capite! Quel che a me pare ridicolo, evidentemente no, per il Vescovo Zenti.
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Monsignor Fasani, dice: sostenere che 25 preti su 26 praticassero la sodomia o altro è inverosimile. Neanche una casa di tolleranza avrebbe potuto reggere questo ritmo, ed è impossibile che non trapelasse niente!
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Gli abusi sarebbero avvenuti tra la fine degli anni 50 ed il 1984, nell’Istituto di via Provolo, in quello del Chievo, e anche alla Tenuta Cervi a S. Zeno di Montagna durante l’estate. Dalla fine degli anni 50 sino all’84 sono 34 anni. 34 diviso 25 = 1,36. Il che vuol dire che ogni prete ha avuto a disposizione i ragazzi per un anno e passa a testa. Anche ammesso un solo atto al mese, i ragazzi (almeno i più… meritevoli) hanno subito, almeno una quindicina di rapporti l’anno.

Dove sarebbe l’inverosimile?! A me pare un ritmo di un tal riposo, da portare al fallimento ogni casa di tolleranza degna di quel nome! Pare che uno dei ragazzini (il più meritevole, immagino ) sia stato portato anche in visita al Vescovo Carraro in corsa per la beatificazione, ed in Vescovado, abusato dal Carraro. Per il carattere che aveva il Carraro, leggo, al massimo avrebbe potuto accarezzare la testa del bambino. Può essere come non essere.
Non ho conosciuto quel Vescovo (l’ho solamente sentito cantare una messa di Natale in modo straziante) e neanche c’ero all’incontro. Mi domando, tuttavia, perché mai due preti si siano presi il disturbo di andare dal Vescovo Carraro con un bel bambino? Se escludiamo un desiderio sessuale del Vescovo, quale altro motivo? A mio pensare, per soddisfargli una curiosità, non esente dalla quale, la valenza di un desiderio mai vissuto se non per mezzo della tenerezza in una carezza.
Come mai il Carraro ha saputo di quel bel bambino? Non ci può essere che una spiegazione: l’ha saputo perché ha saputo i fatti! E i fatti, almeno apparentemente, sono cessati nel 1984. Anno di visita di quel bambino al Vescovo? Non so, potrebbe essere.
Ora, ammesso ma non provato quanto ipotizzo, dal 84 in poi si sono succeduti altri tre vescovi, Zenti compreso, e nessuno ha mai saputo nulla, pare. Possibile? Si, è possibile solo se il Carraro ha taciuto! Mi si dirà, ammesso che l’abbia saputo per confessione di quei preti, o per confessione confermata la faccenda, mica poteva rompere il segreto! Il segreto no, ma far capire a nuora perché intenda suocera, si! Quando è capitato a me, l’hanno fatto, ed hanno ottenuto di interrompere il mio rapporto anche amoroso con il prete amante. Interrotto il rapporto con me, ma non interrotto il rapporto con il Collegio, però, e neanche con l’Ordine Don Guanella! Il prete, sempre al suo posto è restato; è stato solamente allontanato dalle mie seduttive grazie!

Hanno chiesto a Zenti: chi sono i deboli in questo momento? Ha risposto: i preti, perché spostarli significa ammettere in qualche modo la loro colpevolezza. Sarà! “Bisogna analizzare e circostanziare gli episodi”, dice il Vescovo. Già! Evidentemente non l’hanno fatto. Bisogna proprio ammetterlo! Sprovveduti, quei ragazzi! Avessero fatto come la Monica che ha messo le prove in frigo! E’ proprio vero: le donne ne sanno una più del diavolo, ma è anche vero però che lo frequentano anche i preti. Per dovere missionario, ovviamente, tuttavia, quando va la gatta al lardo, come minimo si sporca lo zampino, e rischia di sporcare il bambino.

afinedue

Correva l’anno del chissà dove ero con la testa quando scrivevo queste robe: i perché del vivere.

Vita: immagine della Natura della Cultura del Principio della forza dello Spirito sia nel Supremo che nell’ultimo. Allo scopo di collocare il nostro spirito nello stato della Vita per essere a Somiglianza della vita originante, la vita originata non può non sapere la sua Immagine. Il trinitario cammino verso il Principio della vita (quello naturale o il soprannaturale) è avvio alla coscienza di ciò che è alla conoscenza del piano di vita nel quale si va (o si viene) alla luce. La conoscenza di ciò che è alla coscienza dice lo stato di somiglianza fra l’immagine umana e quella del Principio. Limitare e/o condizionare la conoscenza di ciò che è alla coscienza è, dunque, limitare e/o condizionare il rapporto di corrispondenza fra la vita del Principio e quella della Somiglianza. Nell’ostacolare il rapporto di corrispondenza fra l’Immagine del Principio (e dei suoi stati, i principi) e ciò che è a loro Somiglianza (la vita umana e i suoi principi) si limita alla nostra vita, la facoltà di porsi con giusto spirito presso l’Origine.

afinedue

Non mi ricordo se le ho già messe sul blog. Sarà l’età?

La “spada” è l’arma che uccide i sogni alla vita.
La tossicodipendenza è il tocco che ferma i tuoi anni a quando li avevi.
La tossicodipendenza ripete all’infinito trenta denari di tradimento.
L’eroina sta agli eroi come una mattina se non ci sei.
Se hai bisogno di un nemico per sentirti amico povero quell’amico che non ti è nemico.
La violenza è estranea agli animali ma non quando si dicono persone.
Le mani che urlano fanno male al cuore.
La violenza è il braccio armato della miseria.

asterisco

Come l’Ignoranza, l’Intolleranza separa vita da vita.
L’Intolleranza verso se separa da noi stessi ciò che ci è proprio.
L’Intolleranza verso l’altro separa ciò che ci è prossimo del se altrui.
L’Intolleranza verso se uccide l’amore di se.
L’Intolleranza verso l’altro uccide l’amore dell’altro.
L’Intolleranza uccide l’amore fra se e l’altro.
L’Intolleranza uccide l’amore perchè uccide la comunione.
asterisco

Le affermazioni su l’intolleranza, prese alla lettera, hanno un risvolto che non mi piace per niente, in quanto rischiano, nonostante l’eccellenza nei propositi, di essere sentite come un carcere. All’epoca non me n’ero accorto, ma all’epoca tiravo la vita coi denti. Tutto potevo, allora, fuorchè lasciare la presa! In effetti, la dove una ricerca di comunione genera una reciproca intolleranza, la divisione può anche diventare questione di una sopravvivenza psichica, la dove non fisica e/o culturale. Come per le tossicodipendenze, allora, si tratta di operare per la riduzione del danno.

afinedue

Serenamente non capisco tutto questo casino! Che ti dice il Povia, se non confermare che la vita è tutta un “famolo strano”?

Questo gay, Luca, è diventato etero per l’intervento di una scuola psichiatrica? Da quello che ho letto, non mi risulta.
Questo gay, è diventato strano per l’intervento della chiesa?
Da quello che ho letto, non mi risulta.
Da quello che ho letto, sembra diventato strano per l’intervento di una donna.
Che sarà mai?!
La vita fa, e per rifare, la vita disfa mica da oggi!
Una sola cosa dovrebbe fare l’ArciGay, a mio vedere, cioè, presentare a Sanremo, una bella canzone su di un puttaniere, che vive felice e contento anche se lo prende nel sedere! Regalo la rima alla causa.  Non verrebbe accettata? E allora tutti a Sanremo!

afinedue

Informare ma non deprimere per non illudere. a Ercole C. Primario di Malattie Infettive in Verona.

Ho iniziato ad occuparmi di tossicodipendenze a livello sociale dopo la morte dell’Amato: accadimento del 91. Tutte le situazioni in Aids, allora, erano tentativi di programma, più che programmi. Fra questi, la paura di informare in modo da non far paura. Quale, la giusta misura? Questa lettera è stata la mia risposta.

asterisco
Mettiamo che la Cultura sia il cuore della vita del pensiero e che l’informazione sia una delle sue vene. Così come succede nel sistema biologico, le informazioni sono vene ottimali all’ossigenazione culturale della Persona, tanto quanto la loro pressione informativa corrisponde al sistema culturale di una data persona. La dove, o in uscita (la fonte informativa) o in entrata (la fonte da informare) non vi è una corrispondente relazione interculturale, nell’incanalazione informativa fra le due fonti succedono delle perdite di qualità che possono anche avere dei pesantissimi effetti collaterali: in alcuni casi sono giunte ad indurre persino al suicidio.

E’ effetto conseguente ad una perdita di qualità della fonte di comunicazione, o la depressione naturale o l’eccitazione culturale (ma non di meno di vita se ad essere offesa è la forza del suo Spirito) della fonte che la riceve. Nella persona, una informazione depressa nella sua qualità perché scadente nei dati per difetto, può ingenerare degli stati di delusione; diversamente, una informazione di qualità eccitata perché scadente nei dati per eccesso, può ingenerare degli stati di illusione.

Non è che presso una personalità mediamente integra (e/o mediamente colta) una informazione non corrispondente allo stato culturale ricevente non ingeneri dei danni, è che la sua pressione culturale è idonea al punto da saper rielaborare, sino alla sua capacità di misura, le perdite della poca qualità che riceve. Però, così non è per le situazioni più carenti e, così potrebbe non essere anche presso personalità non mediamente integre e/o non sufficientemente colte.

In rapporti culturali più quantitativamente contenuti, non solo anche le perdite sono contenute ma anche più immediatamente riparabili. E’ nei rapporti culturali di più vasta estensione che il problema “Informare ma non deprimere per non illudere” si pone con tutta la sua gravità.
Presso le fonti informative che ne hanno il senso più pieno, il problema ” Informare ma non deprimere per non illudere ” è grave al punto da giungere ad inibirle anche sino al silenzio, ma se tacere può anche essere cautelativo, comunque è disinformare per non sapere, non come informare, ma come impedire che una data informazione non venga usata e/o interpretata impropriamente.

Giusto per fare un esempio: se mi si dice che ho fatto tredici, certamente mi si da una informazione che mi fa bene. Se, però, me lo si urla nell’orecchio, mi farà sempre bene quell’informazione, ma assieme al bene, comunque me ne è venuto un irritante fastidio. Lo stesso se mi si dirà la stessa cosa a bassa voce. Direi, allora, che una giusta informazione dipende anche dai decibel culturali che si usano nel porgerla e, amenoché non si sia delle fonti pirata, certamente una informazione non può essere data in decibel da discoteca fuori norma.

Da anni, le esigenze economiche di chi commercia in informazioni hanno insidiato di appariscenza il modo di informare. E’ dovuto venire l’Aids per ricordare a tutti che lo scoop in una informazione nulla aggiunge alla Cultura di chi ha bisogno di essere informato se non il dolore dato dalle grida.

afinedue

Cos’è, vita? Cos’è, uomo? Cos’è donna? Cos’è sessualità? Cos’è, norma sessuale? Lettera a Franco G.

Alle domande che hanno accompagnato il mio crescere (e molte volte assillato) una decina di anni fa ho risposto così: la vita della Cultura sessuale, deforma, se fissa ciò che forma, la vita della Natura sessuale.  a Franco G.

Per quello che sente, secondo ciò che sa in ciò che è, è maschile il principio che determina ciò che deve o non deve essere naturalmente, culturalmente e spiritualmente proiettato della vita propria o altra.

Per quello che sente, secondo ciò che sa in ciò che è, è femminile il principio che determina ciò che deve o non deve essere accolto (naturalmente quanto culturalmente e spiritualmente) della vita propria e altra.

In ciò che è Uomo ed in ciò che è Donna, – vita -, è stato di infinite corrispondenze fra gli stati maschili della determinazione e i femminili dell’accoglienza. L’Uomo, dunque, è maschile secondo quanto la sua determinazione proietta (sia essa vita naturale, culturale quanto spirituale) ed è femminile secondo quanto culturalmente e spiritualmente accoglie di ciò che ha determinato. La Donna è femminile secondo quanto accoglie la vita naturale, culturale e spirituale, ed è maschile secondo quanta vita proietta la sua determinante accoglienza.

Se è ben vero che la sessualità si può nominare per generi, è anche vero che nell’essere “vita” vi è il genere universale che contiene ogni particolare. Data l’universalità del genere “vita”, generare vita secondo la Cultura dell’individuale Natura è il principio di vita, del genere della sessualità naturale, culturale e spirituale di ogni vita della vita.

Secondo questo principio, ogni genere di Natura sessuale che persegua la Cultura dell’universale genere della vita, è normale a sé stessa, ed normale al Principio della vita: la vita.

Dati questi principi, ogni Natura che fissi (e/o venga fissata) in un nome particolare, condiziona (o si condiziona) la sua evoluzione. Condizionando una vita di nome particolare, anche fosse allo scopo di tutelare la manifestazione di quel dato particolare, comunque si sosta quell’essere presso quel nome.

Sostandolo, nel contempo si arresta ciò che si vuole e si deve evolvere. Da ciò, non può non conseguire che la Cultura “Gay” della realtà culturale umana di una data tendenza sessuale (lo specifico vale per tutti i generi sessuali) è sostanzialmente e formalmente inficiata dalla negazione che si procura alla universale Cultura della persona, quando la si contiene nei dettami detti da una “normalizzazione” che esprime la sua regola esistenziale sulle basi di un genere sessuale, culturalmente convenzionale se aderente a precostituiti principi.

afinedue

Permessi di soggiorno: ridendo e scherzando Bertoldo si confessava.

Parlavo della faccenda con il mio Arabo. Siamo giunti a questa conclusione. Perché 50 o 70 o 200 euro che è roba da polli! Già che ci siamo, ci siamo detti, facciamoli pagare 3000! Gli diamo viaggio aereo Alitalia, che così lavorerà al posto dei barconi; gli diamo un assicurazione privata per un biennio, che così lavoreranno le Assicurazioni anche presidenziali e allevieremo le spese delle Ulss! Non per ultimo, gli diamo la cittadinanza per cinque anni! Se delinquono entro i cinque anni, fuori dalle palle, ma possono rientrare dopo cinque!
Almeno, le questure lavoreranno meno!
Almeno si saprà chi sono quelli che entrano!
Almeno eliminiamo il problema e le spese dei soccorsi!
Almeno eliminiamo i campi di concentramento!
Almeno eliminiamo la possibilità che muoiano per mare!
Almeno eliminiamo la delinquenza nel settore emigrazione! [Non me ne vogliano i nordafricani (persone e/o stati) che a qualsiasi livello si vedranno ridotte le rendite!]
Non hanno i tremila? E che problema c’è?! Glieli presta lo stato di provenienza, e se li fa restituire come e quando vuole! Anche dai famigliari del richiedente, se proprio non si fida del richiedente. E che cazzo! Ci vuole tanto! Animo, gente della Destra: abbiate il coraggio dei vostri coglioni, visto che li spacciate per duri!
L’Arabo ed io, l’abbiamo detto ridendo, è vero, ma ridendo e scherzando, Bertoldo si confessava.

afinedue

Stavo pulendo i fornelli de La Vaca de to Sia, qualche secolo fa, quando mi sono sentito dire: cercami.

Nessun spirito sotto la cappa. Veniva, l’invito, da un mediocricissimo registratore che un lavorante aveva posato su di un tavolo. Dentro il petto, la voce mi prende! Non posso non piantare tutto lì! Non posso non ascoltare! Più volte.

“Cercami: come quando e dove vuoi.
Cercami, è più facile che mai.
Non soltanto nel bisogno, tu cercami.
Con la volontà e l’impegno, reinventami.
Se mi vuoi,
allora cercami di più,
tornerò
solo se ritorni tu?”

Di chi parla, il Renato? Chi invita, il Renato? Chi è, il Renato?

E se la voce sua diventa la mia, e se l’invito suo diventa mio, e se è un altro io che invita il mio, o se è il mio che invita cosa non si sa più, chi, cerca chi mentre di notte ci si chiede su quello che il desiderio sente, e la vita prova?

afinedue
………………..

Fra qualche mese potrò dire di conoscermi da 65 anni.

Per tale conoscenza (impasto di bene e di male, di giusto e di sbagliato che sia) sono ciò che sono, ed amo quello che sono riuscito ad essere. Non è un amore assoluto. Tanto meno, costituito in pianta stabile; è soggetto, infatti, a costante bisogno di accertamento su quanto amo: la mia identità in sé, in quella altrui, in quella del mondo.
Amo me stesso, più dell’identità altrui, e/o più di quella del mondo? Dove fra la mia identità e quella altrui non vi è corrispondenza di vita e/o di pensiero, comunque l’amo, per quanto so e posso, e/o per quanto la vita altrui mi permette di poterlo. E’ un amore che non grida, il mio; è un amore che tace, ma, è un amore che lo stesso è.
E’ un amore verso la vita, quanto non può esserlo verso una vita; ed è un amore che sa, che amando sé stessa, la vita, sa difendere i suoi interessi molto meglio di quello che potrei fare io anche salendo sulle più grandi barricate, o anche salendo su le più grandi, e molto meno pericolose scrivanie.
Ci salgano quelli che non la pensano come me, perché ad ognuno la sua via, la sua verità, e la sua vita. Certamente si può dire quello che si pensa. E ci mancherebbe! Fa parte dell’amor proprio, quando non è vanesio. L’amor proprio non è vanesio quando opina; vanesio lo diventa, invece, quando sentenzia. Visceralmente parlando, colloco chi sentenzia sulla vita altrui, fra gli imbecilli di bortocaliana memoria.
Per quanto so e posso, non per questo mi rifiuto di stare anche presso di quelli, ma ci sto, sino a che me lo rendono possibile. Dopo di che, ad ognuno la sua via, la sua verità, la sua vita.

asterisco

La lettera è di una decina di anni fa.

afinedue

Qabala – A te no, Israele?

Che dire ad un amico sposato con figli (faccenda di parecchi anni fa) e con su di me una presa erotica finita nel momento stesso che è nata? Ben poco, temo. Così, ospite suo e della moglie, non sapendo più che dire di nuovo, ad entrambi lessi la Bibbia. Gliela declamai, a dire il vero, perché mi prese quell’idea! L’amico, per quanto interessato (non chiedetemi a che e/o a cosa che non l’ho mai capito, e neanche ho mai avuto il coraggio di chiederglielo) mi guardava con un che di sornione. Colsi anche lo sguardo della moglie, ad un dato momento, ma poi non lo feci più. Se uno sguardo vi facesse capire, molto semplicemente, molto serenamente, che sei pazzo, continuereste a guardarlo? Penso proprio di no. Tanto più, se anche a voi, sotto sotto risulta che non tutto quadra! Fatto sta, che la Bibbia ed io riempimmo quella casa di suoni, se proprio non di altro. Comunque sia andata, il mio intento non era religioso. Mi perdoni chi mi deve perdonare, ma fu teatrale, più che altro. D’altra parte, se Pirandello li avesse interessati di più, me l’avrebbero detto, penso.

L’avevo letto nella classica età in cui si sa leggere ma non capire, ed ora, ritrovato in un mercatino dell’usato, lo sto rileggendo: L’Ultimo dei Giusti. E’ di Schwarz Bart, edizioni “I Garzanti”. Mai che a me capiti la cosa giusta al momento giusto: mai! Se mi fosse capitato, ai miei amici (e sembrando loro, certamente non pazzo) avrei letto questo:

“… ma, i Giusti, insistè Erni. Quell’insistenza commosse il vecchio, che sospirò: e lo stesso, disse alla fine. Si riferisce al sole che sorge, tramonta, e che non gli si chiede quello che fa. I Giusti sorgono, i Giusti tramontano, ed è bene. Ma s’accorse che le pupille del ragazzino rimanevano fisse sulle sue, e allora, non senza inquietudine, andò avanti: Erni, piccolo rabbino mio, che mi stai chiedendo? Io non so molto, e quello che so è nulla perché la saggezza è restata lontana da me. Ascolta, se tu sei un Giusto, verrà il giorno in cui da solo ti metterai a “far luce”: capisci? Il bimbo stupì: e fino a quel momento? Mardocheo frenò un sorriso. Fino a quel momento, disse, fa il bravo.” A me pare chiaro. A te no, Israele?

afinedue

Si veda

Qabba’lah – Hai dimenticato qual’è stata la tua forza, Israele?

E’ stata quella dell’eletto, disposto a sacrificare il figlio. E che cos’e, un figlio? E’ vita in futuro. E poichè siamo “nati dalla terra”, lo si potrebbe anche dire una promessa di terra, come anche, una terra promessa. Dipende dal punto di vista in cui comincia la tua certezza, o la tua speranza. Devo proprio pensare che l’hai dimenticato?!

p.s. No. Non conosco la Qabbaláh. Conosco solo il mio grano; e quello macino.

afinedue

Rientrando dalla disco, ieri sera mi è capitato di pensare: possibile che nella gioventù di oggi prevalga una indifferenziata imbecillita?

Mi rendevo ulteriormente conto, che stavo pensandoci, come chi vede un panorama dall’alto, cioè, con inevitabile perdita dei particolari. Anche il mio discorso diventerebbe imbecille, senza questa presa di coscienza. M’ha indotto al pensiero, una serie di motorini spinti per terra. Certamente succedono imbecillità molto più gravi: donne gratuitamente aggredite, poveri picchiati, quando non bruciati per noia, ed altri che sarebbe lungo elencare ma che già conosciamo. Perché succedono con così straripante misura? Si parla, di “perdita dei valori”. Sono propenso a pensare, invece, che sia un inascolto dei valori. Va bèh, mi direte, cambiano i fattori ma non il risultato. Vero, cambia però, anche il punto di vista per cui intervenire: l’obbligo dell’ascolto. Chi, è deputato ad obbligare la giovinezza imbecille ad ascoltare dei valori che può dir di non conoscere solamente chi abita su altri mondi? Lo dovrebbero gli educatori: famiglia, stato, religione. Visto che ci sono gli educatori, e visto che ci sono le imbecillità, ne consegue fallimentare l’insegnamento. Perché fallimentare? Mi rispondo, perché manca il rigore e/o la possibilità di applicarlo. Oppure, perché vi sono fattori che rendono molle, quel rigore; perché vi sono fattori che lo rendono valicabile; perché vi sono giustificazioni, che lo rendono, personalmente e/o socialmente eludibile. Ma, è proprio così imbecille, la giovinezza? No. Fatto quattro conti, a mio avviso, no. Cosa, allora, la fa sembrare tale? Direi, la vitalità quando non è contenuta. Cosa contiene la vitalità? Il rigore. Il rigore, è la colla che tiene insieme i contenuti. Quale la matrice che la forma? La certezza dell’obbligo che permette la forma della sostanza. Chi deve formare la sostanza e l’obbligo? Ed anche qui, torniamo da capo: la Famiglia? La temo non bastante. La famiglia, oggi, più che altro mi pare diventata il centro di raccolta di finalità domiciliari per finalità sociali; pur non trascurando, ovviamente, le finalità progettuali dei genitori. La Religione? Già, la religione! Già, i religiosi! Predicatori nel deserto, temo; e non necessariamente a causa del deserto. Non dipende dal deserto, se è arido. Dipende da chi non lo bagna, e/o da chi non lo sa giustamente bagnare. Lo Stato? Lo Stato mi ricorda le madri che hanno un debole per i figli spregiudicati. Perché? A mio vedere, perché ascoltano la loro virilità animale più che la virilità dei figli, famigliarmente e socialmente addomesticati; immagini di quello che molto probabilmente, e necessariamente, è diventato l’uomo che hanno sposato. C’è anche un ulteriore motivo, sempre a mio vedere: sono madri dalla femminilità maschile. Fra quelle madri e quei figli, allora, s’instaura una sorta di amorosa seduzione da riconoscimento della reciproca forza; complicità (non escludo l’erotica, non escludo la latenza sessuale) che rende fluida, quando non vana, ogni possibilità di educativa incisione nell’animo di tale forma di crescenti. Si, perché il padre, mooolto raramente è chiaro educatore. Generalmente, altro non è (e/o dovrebbe essere) che la barriera che ferma (e/o dovrebbe fermare) il travalicamento della giovanile vitalità. Cosa, la fermava, che ora non ferma più? La fermava la paura detta dalla forza fisica, la fermava la paura della forza psichica, la fermava la paura della forza giudice. Esistono ancora, queste paure verso il padre. In potenza si, di fatto, no. O meglio, esistono sino a che il crescente rimane in famiglia, ma vanno cessando non appena il crescente inizia il percorso extra famigliare. Nel percoso extra famigliare, il padre viene sostituito da paternità e/o maternità putative. Non valide? Di per sé, certamente. Cosa le invalida? Direi che le invalida la debolezza che è nel non essere l’educatore di unica referenza. Faccenda che, a sua volta, invalida la forma educativa della famiglia. Ulteriore invalidante della forma che si intenderebbe dare al crescente, poi, è quella “famiglia” allargata che il crescente ritrova nelle amicizie da scuola, e/o in ogni suo multimotivato raggruppamento. Avendo più di un referente di formazione, il crescente, così, si ritrova a poter scegliere chi. Educare, è forgiare. Forgia ideale, è l’amore. Trova amore, in tutto quel marasma di educatori, il più delle volte in conflitto fra loro? No, a mio vedere, trova il dovere di forgiare, ed il dovere di farsi forgiare. Il dovere, è un piacere? Solo nella personalità di costituita identità personale, morale e sociale, direi. Il che vuol dire, in ulteriore età. Nell’età in ragionamento, quanto conta il dovere? Se non obbligato, molto poco, direi. Se non obbligato, nell’età in ragionamento, come forgia conta molto di più, il soggettivo piacere. Il piacere è intelligente? Nella giovinezza?! Gesù, temo proprio di no!
asterisco
p.s. A fine scrittura mi sono accorto di non aver citato altri due educatori: la scuola e le trasmissioni di massa (sia per quantità di informazioni sia per la quantità del seguito) che sono televisione, internet, ed altri collegati mezzi. Per quanto riguarda la scuola, entro nel merito solo per affermare che, nell’educazione, si trova ad essere barchetta in balìa di infinite onde. Sarà anche che con l’età di diventa conservatori, ma ai mezzi di massa che cito, farei fare la fine della Torre di Babele, quando, nella coscienza che inevitabilmente formano, non tengono conto della misura con cui formano. Si, anche quei mezzi, dovrebbero sottostare ad un rigore. Con altre parole, non dovrebbero poter invadere di sé, le menti che non sono pronte a riceverle. Mi domando, infatti, quanto é legittimo informare non tenendo conto della mente in formazione? Il fare in modo di contenere quei mezzi, é censura? Se lo é, allora é censura, anche l’impedire, ad un crescente, di mangiare una trentina di bigné alla volta.

afinedue

Guarda un po’ chi c’è in fila per la questua sociale!

Da l’Arena di Verona, riporto:

“Social card, in fila anche frati e suore. Boom di ritiri nel Veronese. Le Poste: dipende dalla presenza di istituti religiosi Boom di ritiri della social card a Verona, ma a detenere il primato è una piccola località della provincia, Castelletto di Brenzone, dove ne sono state consegnate 50. La ragione di un così massiccio ricorso alla carta acquisti ministeriale, conferma la Direzione comunicazione e relazioni esterne del Triveneto di Poste Italiane, è legata alla significativa presenza nell’’area di istituti religiosi. Dai dati diffusi dalle Poste, come riporta oggi l’’Arena, sono oltre 300 le suore e i frati che, risultando nullatenenti, hanno già ottenuto la card recandosi a ritirarla personalmente negli uffici postali del capoluogo scaligero. Il dato più curioso riguarda però una piccola frazione sul lago di Garda, Castelletto di Brenzone, che da solo ne ha dispensate più di 50. Inevitabile l’’accostamento alla presenza nel paese del’l’Istituto delle Piccole suore della Sacra Famiglia, che ospita molte sorelle anziane.”

Si commenta da sé.

afinedue

Ricetta del giorno: zuppa di Fagioli.

Dice il Fagioli: “mai sostenuto che Vendola, in quanto omosessuale, vada curato, ma se uno ha problemi con la propria omosessualità, io devo intervenire. Faccio lo psichiatra; è un dovere d’ufficio.”
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Un momento! Deve?! E dove è scritto che deve d’ufficio? E’ scritto che deve d’ufficio se un dato bisognoso chiede l’intervento di uno psichiatra, non, che ci sia l’intervento coatto; e se c’è intervento coatto per la gravità in un dato caso, a me risulta che debba cessare non appena cessa la necessità! Secondo la zuppa di Fagioli in oggetto, quali sarebbero i problemi che il Vendola ha verso la sua sessualità? Prendendola un po’ alla larga, consisterebbero in un insieme di contraddizioni.
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Dice il Fagioli: “il cattolicesimo è il contrario del comunismo. Se sei di Sinistra non puoi dichiararti cattolico… Che se poi porti dentro una simile contraddizione irrisolta non puoi fare bene il tuo lavoro politico.”
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Grossa puttanata a mio avviso. Il Fagioli non tiene conto, infatti, della possibilità che un cattolico possa anche condividere delle visioni comuniste, come un comunista possa anche condividere delle visioni cattoliche della vita. Psicologicamente parlando, prima ancora di politicamente parlando, io sono un centro sinistra. Tuttavia, vedo che ci sono parti di bene, di vero, e di giusto, anche in altre visioni politiche. Ammesso questo, quale, l’aspetto schizofrenico del Vendola? Solamente quello di prendere il buono dove lo trova!
Sarebbe questa la scissione che impedirebbe al Vendola di fare bene il suo lavoro politico? Mi faccia il piacere, Fagioli! Ciò può esser vero per le menti divise in due netti colori: bianco e nero! Il che, è tipico di quelle fondamentaliste, come di quelle che hanno paura di guardarsi dentro e di guardar fuori! Una cosa non esclude l’altra, signor Fagioli! E’ tipico anche degli inadatti alla formazione psicologica come psichiatrica, signor Fagioli! Vero è, comunque, che chi è un comunista ideologicamente non flessibile, dovrebbe avere il coraggio di non dirsi cattolico: al più, cristiano. Perché i politici comunisti si dicono cattolici, e non solamente cristiani per la parte non deistica di quella pedagogica spiritualità? Per una questione di voti! Potrebbero perdere, infatti, quelli di chi, pur cattolico, comunque potrebbe essere tentato di votare delle proposte comuniste. Dice ancora, il Fagioli: “secondo me, la pulsione omosessuale non esiste, è pulsione di annullamento. Per me, il desiderio è solo nel rapporto uomo&donna. Gli omosessuali attaccano le mie teorie perchè hanno paura di guardarsi dentro. Ma io sono uno psichiatra, devo farlo per mestiere.”
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Appunto. Si guardi dentro. Non per mestiere, possibilmente. Nel guardarsi dentro controlli bene, perchè sta correndo il rischio di mostrare che lei sta usando il suo mestiere per scalzare una identità politica, scalzando quella umana. Il che è tipico della mente, sia pure comunista, che diventa fascista, anche per mera fame di affermazione. Se ipotesi fosse, si vergogni, Fagioli! Un’ultima cosa, non è scritto da nessuna parte che una laurea in psichiatria, tuteli uno psichiatra da personali imbecillità. A maggior ragione, quindi, si guardi dentro, il Fagioli, con più cura. Ciò non può che migliorare il suo mestiere.

Da la Repubblica del 4 Gennaio 2009, “Non sono il gemello di Fausto, e curare Vendola è un dovere.

afinedue

Non è la politica il mio orticello. Lo è le cose dell’Uomo.

Ne la Repubblica del 2 Gennaio 2009, in questo estratto da Guido Rampolli, però, trovo sia l’una che le altre. Inizia con una domanda.

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“E la rabbia delle piazze arabe? Le adunate furiose che ci mostrano i telegiornali, mentre si bruciano bandiere con la stella di David e manichini nella veste saudita? Dove sono le masse? Nel pomeriggio, la polizia ha sbaragliato in pochi minuti una dimostrazione organizzata dai Fratelli mussulmani, non più di un migliaio di persone. Molte di più sono accorse stanotte davanti all’Hard Rock Cafe, non per dare fuoco ad un simbolo del colonialismo culturale, ma per passarvi il Capodanno: festa sconosciuta al calendario islamico. Tra i cairoti che invece sciamano per la Corniche, molti giovani esibiscono il copricapo, quest’anno di gran moda, il berretto da baseball, tipico gioco egizio. Nei ristoranti, nelle discoteche, arabi ed europei salutano l’anno nuovo nello stesso modo, con la stessa felicità obbligatoria, i brindisi, gli schiamazzi, il rock. Otto anni di ansie identitarie, di narrazioni sulle opposte civiltà e le incompatibili culture, le “radici cristiane” e il “mondo mussulmano”, per ritrovarci a mollo in questo ceto medio globale, indifferenziato, e per la gran parte, forse indifferente. Le rovine di Gaza, non saranno allora, lo sfondo di una crisi dell’identità araba, cominciata molto prima e solo adesso affiorata? E, dove conduce, dove sbucherà?”

fotina

La risposta a quest’ultima domanda, da sempre già l’ha data la Storia. Condurrà la vita a nuovi corsi, a nuovi pensieri, a nuovo Uomo, per quanto, com’è adesso, ancora ombrato dal vecchio. Ad altra meta condurrà: condurrà al superamente del complesso di Edipo. L’uccisione del Padre? No, no! Porterà “all’uccisione” dei Vicari che adesso uccidono in nome del Padre.

Buon anno, vita.  brindisi

afinedue