Quando ci si decide di castrarsi (indipendentemente per quale regno lo si fa) il corpo non è mai della stessa idea della mente, amenochè non sia di flebile vitalità, e/o di flebile sessualità.

Atti impuri: tarli nella barca di Pietro. Dove vi e’ vitalità integra ma non nutrita, il pastore divorerà le pecore, dice la pastora anglicana Anne Richardson.

asterisco
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In estratto da un dossier in cui la chiesa americana ha cercato di capire in sé stessa (estratto che ricavo dall’articolo “Atti impuri – Quegli abusi nel mondo della chiesa – di Marco Politi su la Repubblica) leggo: “Non è di orientamento omosessuale la maggioranza dei colpevoli, ma l’opportunità che favorisce rapporti con lo stesso sesso.”
Si, riconosco quell’opportunità: si manifesta in tutti gli ambiti, dove la sessualità maschile è costretta a vivere fra simili.
Si, non è omosessuale, perché in genere cessa con l’uscita da quella “galerazione” della sessualità  prevalentemente etero, se etero.
E’ certamente vero che il piacere sessuale con il maschio si può sedimentare anche in questo genere di sessualità, (quella etero) ma, rimane a livello di gusto e/o piacere che, pur toccando l’emozione genitale, non per questo forma, appunto, la personalità omosessuale.
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Non è il celibato in sé (come astensione da relazioni sessuali) a favorire la pulsione all’abuso, ma una concezione del celibato come integrità ossessivamente ideologizzata, e come purezza contrapposta ad una sessualità considerata peccaminosa o di inferiorità.(?)
Si, è chiaro che non è il celibato in sé, che favorisce la pulsione all’abuso, ma il forzoso mantenimento di un voto che non prevedendo valvola di sfogo, finisce col far scoppiare la volontà di chi vorrebbe viverlo secondo il principio che ha scelto; scelto, quando ancora era facile perché il dato sacerdote non l’ha ancora sentito in pieno, vuoi perché neutralizzato dal contenitore “seminario”, (o trutture simili) o da una ancora non provata missione di vita.
Quanto sia pesante da reggere, invece, il dato sacerdote se ne rende conto in pieno quando si trova avviato in un mondo che lo può caricare di stimoli sensuali e sessuali, anche oltre sopportazione.
Sia chiaro che quest’analisi è solamente un’analisi, e che, pertanto, non intende giustificare nulla.
Ora, veniamo ai fatti che leggo su L’Arena di oggi, sabato 24 gennaio 2009. Per forza di cose (l’articolo prende due facciate) estrapolo quello che mi lascia perplesso.
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“Quegli episodi agghiaccianti, (compiuti per decenni) narrati da persone ormai di mezza età  e resi noti a distanza di anni con tanto di nomi, circostanze e fatti, sono una montatura, una menzogna, dice il Vescovo Zenti.” Sentiremo cosa dice la Magistratura, dico io.

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Secondo il Vescovo Zenti, la bomba è scoppiata perché il Presidente dell’Associazione Sordi pretendeva di mantenere l’utilizzo di beni immobili appartenenti alla congregazione. Per l’uso di quei beni immobili, la Santa Congregazione aveva chiesto un affitto di 3000 euro al mese. Mi sa che lo Spirito Santo si deve essere indignato parecchio perché sono scesi a 200!
Il responsabile dell’Associazione Sordi dice di avere 410 soci. Duecento euro diviso 410 soci, + o – sono 50 centesimi al mese per ogni socio. Possibile che abbiamo ricattato il Vescovo minacciandolo con la denuncia contro i preti seviziatori per 50 centesimi pro capite! Quel che a me pare ridicolo, evidentemente no, per il Vescovo Zenti.
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Monsignor Fasani, dice: sostenere che 25 preti su 26 praticassero la sodomia o altro è inverosimile. Neanche una casa di tolleranza avrebbe potuto reggere questo ritmo, ed è impossibile che non trapelasse niente!
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Gli abusi sarebbero avvenuti tra la fine degli anni 50 ed il 1984, nell’Istituto di via Provolo, in quello del Chievo, e anche alla Tenuta Cervi a S. Zeno di Montagna durante l’estate. Dalla fine degli anni 50 sino all’84 sono 34 anni. 34 diviso 25 = 1,36. Il che vuol dire che ogni prete ha avuto a disposizione i ragazzi per un anno e passa a testa. Anche ammesso un solo atto al mese, i ragazzi (almeno i più… meritevoli) hanno subito, almeno una quindicina di rapporti l’anno.

Dove sarebbe l’inverosimile?! A me pare un ritmo di un tal riposo, da portare al fallimento ogni casa di tolleranza degna di quel nome! Pare che uno dei ragazzini (il più meritevole, immagino ) sia stato portato anche in visita al Vescovo Carraro in corsa per la beatificazione, ed in Vescovado, abusato dal Carraro. Per il carattere che aveva il Carraro, leggo, al massimo avrebbe potuto accarezzare la testa del bambino. Può essere come non essere.
Non ho conosciuto quel Vescovo (l’ho solamente sentito cantare una messa di Natale in modo straziante) e neanche c’ero all’incontro. Mi domando, tuttavia, perché mai due preti si siano presi il disturbo di andare dal Vescovo Carraro con un bel bambino? Se escludiamo un desiderio sessuale del Vescovo, quale altro motivo? A mio pensare, per soddisfargli una curiosità, non esente dalla quale, la valenza di un desiderio mai vissuto se non per mezzo della tenerezza in una carezza.
Come mai il Carraro ha saputo di quel bel bambino? Non ci può essere che una spiegazione: l’ha saputo perché ha saputo i fatti! E i fatti, almeno apparentemente, sono cessati nel 1984. Anno di visita di quel bambino al Vescovo? Non so, potrebbe essere.
Ora, ammesso ma non provato quanto ipotizzo, dal 84 in poi si sono succeduti altri tre vescovi, Zenti compreso, e nessuno ha mai saputo nulla, pare. Possibile? Si, è possibile solo se il Carraro ha taciuto! Mi si dirà, ammesso che l’abbia saputo per confessione di quei preti, o per confessione confermata la faccenda, mica poteva rompere il segreto! Il segreto no, ma far capire a nuora perché intenda suocera, si! Quando è capitato a me, l’hanno fatto, ed hanno ottenuto di interrompere il mio rapporto anche amoroso con il prete amante. Interrotto il rapporto con me, ma non interrotto il rapporto con il Collegio, però, e neanche con l’Ordine Don Guanella! Il prete, sempre al suo posto è restato; è stato solamente allontanato dalle mie seduttive grazie!

Hanno chiesto a Zenti: chi sono i deboli in questo momento? Ha risposto: i preti, perché spostarli significa ammettere in qualche modo la loro colpevolezza. Sarà! “Bisogna analizzare e circostanziare gli episodi”, dice il Vescovo. Già! Evidentemente non l’hanno fatto. Bisogna proprio ammetterlo! Sprovveduti, quei ragazzi! Avessero fatto come la Monica che ha messo le prove in frigo! E’ proprio vero: le donne ne sanno una più del diavolo, ma è anche vero però che lo frequentano anche i preti. Per dovere missionario, ovviamente, tuttavia, quando va la gatta al lardo, come minimo si sporca lo zampino, e rischia di sporcare il bambino.

afinedue