Vi sono armi che uccidono per il solo fatto che lo sembrano.

Un arma, dice un magistrato, che non ha subito alterazioni nella struttura nè modifiche in grado di renderla offensiva, è un’arma giocattolo di libera vendita. Sino a qui, nulla da eccepire. Ma, si può ancora dirla “giocattolo” quando è nelle mani di chi gioca con la vita altrui? A mio avviso, no. Se chi è sotto mira di una simil arma non si rende conto che è un giocattolo, subisce le stesse pressioni psichiche, e la stessa violenza nella sua integrità di chi è messo sotto tiro da un arma vera, pertanto, la si può dire offensiva, esattamente come un coltello da cucina messo sotto la gola!
I rapinatori scappano, ed il rapinato spara: li uccide. E’ certamente vero che la sua vita non era più in pericolo; è certamente vero che in pericolo di fuga vi era quanto rapinato. Se da un lato non si può più dire che il rapinato ha ucciso per legittima difesa, si può dire che il rapinato ha ucciso solamente per difendere la sua proprietà? Si, lo si può dire, ma, quale proprietà? Quella dei gioielli, o quella di una concezione di sè psicologicamente minata? E come si potrà mettere distinguo, su quale la più determinante, ora che il rapinato si è ucciso rivolgendo contro sé stesso un’altra simil arma?

Teoria della Normalita’. Anatomia.

Non sarà sfuggito 🙂 che ragiono secondo spirito. Lo Spirito è la forza della vita. Gli stati di principio della vita sono

stati della vita

Lo Spirito esprime la forza della vita secondo due respiri: il Determinante e l’Accogliente. Determinante, è il fiato che inizia la vita secondo la volontà della sua forza. Accogliente, è il fiato che accetta la vita determinata dalla forza contestualmente principiante. In ragione dello stato di corrispondenza fra gli stati, ciò che è della Natura (intesa come corpo della vita, indipendentemente dalla forma) non può non essere della sua Cultura (intesa come conoscenza della vita, indipendentemente dal sapere) e ciò che è della Natura e della Cultura, non può non essere della vita. Naturalmente parlando, la nostra vita si perpetua per mezzo della genitalità. Culturalmente parlando, per mezzo della conoscenza. Spiritualmente parlando, per mezzo della forza che si origina dal rapporto fra Natura e Cultura. Quale carattere del Fiato iniziò la vita del Principio, e la stessa vita che ha principiato: il determinante, o l’accogliente? Come ho sopra immaginato, il principio della vita è trinitario. Vita, però, è corrispondenza di stati. Se al principio della vita ammettiamo l’immagine principiante che chiamiamo Dio, ne consegue che non può non essere suprema, ed in quanto suprema, assoluta. In quanto assoluta, massimo stato dell’unione fra i suoi stati. In quanto massima unione dei suoi stati, non può non essere unitaria, ed infatti, è stata riconosciuta, anche come l’Uno. In quanto Uno, fu la totalità del carattere del suo spirito, ciò che, data l’Immagine, originò la vita a Sua somiglianza, e se, fatto salva la differenza di stato, i principi della vita originata sono

stati della vita

può non esserlo l’Immagine?

Opinare ulteriormente circa quell’identità, è aldilà del mio discernimento. Ciò che affermo, quindi, è “visione” di concetti, non, ragione in concetti che, come i miei, possono posare la propria verità solo su atti di fede. Ora, ammessi al principio i caratteri unitari del Fiato, e ammesso che la vita è il primo corpo generato dalla vitalità di quella forza, ne consegue che il principio generante della vita non è sessuale. Ulteriormente ne consegue, allora, che il cardine su cui basare i principi morali universali non è una indicata sessualità. Se i principi morali sono incardinati nella forza della vita, non, in una convenzionata sessualità, ne consegue normale chi determina ed accoglie la vita altra secondo il Fiato della vita, indipendentemente, dal fatto che si attui (e/o ci si attui) con genitalità diversa o simile.

Accendo la macchina, :) e dopo aver dato una veloce occhiata ai titoli su la Repubblica guardo le foto: non di meno articoli degli scritti.

Ne ho sempre ricevuto uno strano malessere; domanda senza chiara risposta, almeno sino ad oggi. La risposta che mi sono dato oggi, è iniziata con un leggero senso di vomito. Se le foto mica si mangiano, mica può essere problema di stomaco, mi sono detto. O si, ho obiettato subito dopo. Se le informazioni sono cibo per la mente, infatti, non è escluso che il procurato senso di vomito mi venga da quello stomaco. Perché? Evidentemente, perché si è cibata in eccesso; evidentemente perché la mente non è riuscita ad assimilare contrastanti gusti, odori, profumi emessi dal giornalistico calderone.
“Tennis, Dubai: il match blindato di Andy Ram”
Ram é un tennista israeliano. Sto poveruomo ha dovuto giocare sentendosi assediato, non solo dall’idea di un attentato verso la sua persona, ma anche dall’ambaradam messo in piedi per sua protezione. Come siamo malmessi! Non ho neanche il tempo di fare almeno un rigurgito liberatorio che mi si presenta la foto del volto di una bambina, pressoché coperto da una mano maschile.
“La siciliana ribelle per immagini.”
Non so ancora bene di cosa si tratti, ma la mente mi va incontro alle donne violate che si sono ribellate all’ergastolo sofferto per stili di vita da antichi mondi. Da quella Sicilia mi si butta a Milano. C’é il Misex leggo.
Chissà  che è il Misex! Sarà un coadiuvante per stitici? No, è una Milano a luci rosse: tette, culi, e solita roba. Non ho il tempo di dire va bèh, che mi ritrovo in America mentre sta tornando a giocare Tiger Woods
E’ un golfista. Non si sa quante volte campione del mondo. Ha fatto montagne di soldi. E’ tornato alle gare dopo problemi fisici. Giocherà  con 64 campioni tra i più forti della specialità. Se nulla ha da dire la Madama Marchesa, cosa cavolo avresti da dire tu, Vitaliano? Ed infatti, “così va il mondo”. Già, ma perché il mondo ha vinto la buca, o perché gli é andata buca?
Dal deprimente quesito mi distoglie, sempre a Milano, la visione di una bella donna in passerella. E’ una certa Belém ciliegia di moda sulle solite torte. Noto fianchi generosi: letizia dei parti, mi risulta. Auguri. E’ delicatamente bella. Chissà perché, penso che anche la bellezza può essere una schiavitù. L’hanno saputo prima, e mortalmente peggio Le Schiave di Ravensbrueck.
Ho un bel bere la mia filosofia per mandar giù quel blocco, ma non va giù niente! Mi mancano un bel po’ di concezioni tibetane sui destini nella vita, penso. Stanno festeggiando il Capodanno da quelle parti, nonostante siano in una situazione che ha molti capi e molto danno. Non ho il tempo di considerare il fatto che “Le copertine più trash della storia della Musica” mettono della spazzatura sulla doverosa riflessione. Come non bastasse quella delle copertine, mi si da modo di vederne dell’altra, attraverso “l’occhio indiscreto” di Street View : una foto di matrimonio, chi caga, chi pisca, chi dorme, delle tette, un culo, ed altro in cui si è spanta la questione, ma, “Usciremo dalla crisi” dice Obama. Non gli dico, hai voglia, solo perché la speranza è l’ultima a morire, ed è forse, la prima divina commedia che ci recitiamo da sempre. In questo “Inferno”, invece, c’é la servono molto ultra umana. Scusali Dante. Ci sarà pure anche quella ragione. La grafica di quell’infernale videogioco non é certo come quella che hai disegnato tu, tuttavia, é intrigante. Neanche come i tuoi, i personaggi, ovviamente. C’é il solito bellone forzutone, i soliti cloni di strane capre, ruderi a gogò, luci stroboscopiche, e l’inevitabile magia. Se bianca o nera non ho sindacato.
Dai gironi di quell’Inferno, vengo spintonato in quelli di uno stadio, dove l’Arsenal ha fregato la Roma, nonostante, la Roma, “abbia sfiorato la rete del pari”. Nonostante? Che é, nonostante? Un’assoluzione in articulo mortis! Altra capriola letteraria in “Pari senza reti per l’Inter” “I nerazzurri rischiano più volte di passare in svantaggio”. Ci provo, ma proprio non sento alcuna disperazione. Mi sento invece, mancante d’aria! E l’aria (si fa per dire) m’arriva tornando a Milano.
Profumo di campione in Milano: quello di Beckham e degli annessi e connessi che muove. C’è una ressa di centinaia di persone davanti al negozio. Tutti, per comperare le “sue” scarpe. Non riesco proprio ad immaginare la somma che potrebbe raggiungere l’Obolo di s. Pietro se solo lo reclamizzasse lui!
Anche se e’ messo così, non é che non capisco il Mondo, Madama la Marchesa; è che capisco sempre di più, quelli che vogliono scendere prima della loro fermata.

"Anche Wojtyla disse "Lasciatemi tornare alla casa del Padre", ricorda il Camilleri.

“Ma la presunta scelta di papa Wojtyla è smentita a stretto giro di posta dal medico che lo curò, il dottor Renato Buzzonetti:
“Wojtyla, contrariamente a quel che è stato detto, accettò di sottoporsi alla nutrizione artificiale attraverso il sondino nasogastrico che aveva anche Eluana Englaro”. E pertanto la frase citata da Camilleri “fu un atto di preghiera altissima, di profondo ascetismo, un esempio originale e quasi unico di attaccamento alla fede di Dio Padre e, nello stesso, tempo, alla vita, che Giovanni Paolo II ha amato profondamente fino all’ultimo istante”.”
Sarà anche come la vede lei, egregio dottore!
Per come la penso io, invece, vedo che il sistema ideologico cattolico che rappresentava, non poteva risparmiargli il dolore di dover “bere il calice sino alla feccia”.
“… vita, che Giovanni Paolo II ha amato profondamente fino all’ultimo istante.”
Non si muore papi, egregio dottore: si muore e basta. Mi permetta di dubitare fortemente, quindi, su questa parte delle sue conclusioni. Suonano false perché suonato dovute. Non per ultimo, non è un dato clinico.
Vergognoso e capzioso, poi, (e mi par impossibile che sia anche ignorante dato che l’affermazione proviene da un medico) il paragone fra la realtà clinica del Wojtyla e quella di Eluana. Il Wojtyla non era in coma irreversibile da 17 anni! Ammesso ma non concesso, poi, che il sondino l’abbia effettivamente accettato e non, come penso, subito per inevitabile forza di cose.
Cesare, che per volontà di una misericordia anche spuria “verso l’umanita’ dolente” ha permesso il taglio dell’agonia di Cristo, brilla di qualità rispetto a quella dimostrata nel caso Wojtyla.

da: la Repubblica

A mezzanotte va, la ronda del piacer…

C’è chi afferma che le Ronde non servono perché sono solamente degli acchiappa fantasmi! Se il guaio fosse questo, vi vedrei soli i costi come unica tragedia. Temo però che non sia propriamente così, o quanto meno, non solamente così. Le Ronde, invece, sono una travestita ricerca di favori. Della serie, io, potere, do del favore a te, e tu, da me resa potente, darai del favore a me. Come? Votando chi ti ha fatto sentire importante, ovviamente!
E questo sarebbe ancora niente!
Qualora un altro potere decidesse di scioglierle, riuscite ad immaginarlo il casino che succederà? E se questa non è una polpetta che avvelenerà un altro futuro politico già sul nascere, proprio non saprei più dirvi cos’altro lo sia. Quello che vale per le Ronde, a mio avviso vale anche per l’Esercito sul territorio. Quanto sarà partiticamente indolore, un eventuale ritiro? Mi si dirà: sbagli Vitaliano! Le Ronde e l’Esercito sono al servizio dello Stato!
Rincuorato dalla vosta affermazione, passo ad altro.

Curriculum vitae. E’ verissimo e serissimo. Non capisco perche’ mi vien da ridere.

In Verona, 20/02/2009

Alla cortese attenzione del Signor B. – Responsabile Mensa dell’Istituto di Detenzione in…
da: Vitaliano, Celibe.
Con la domanda di assunzione presso il suo Ente, allego curriculum lavorativo.
………………..
Avendo anni di pratica sia come cameriere (anche privato) aiutante di cucina, e addetto alla distribuzione nelle tavole calde, posso affermare di essere in grado di svolgere l’incarico da Lei proposto. Odiernamente, gestisco l’appalto delle pulizie in un grosso ambito condominiale sito in Verona: 330 unità immobiliari. Nessuna lamentela. Per una quindicina d’anni, ho retto la cucina di una trattoria in Verona (la Vaca de to Sia, ora chiusa) e sono stato tuttofare in una tavola calda in Zai: chiusa anche quella; chiusi, i due ambienti, perché le uscite ufficiose attuate dai soci erano maggiori delle entrate ufficiali. Non posso documentarne la presenza perché vi ho lavorato in nero.
Come cameriere privato, in gioventù ho lavorato a Padova presso la Baronessa Guerra, anni dopo presso i conti Bergolo, imparentati con Casa Savoia, e successivamente, presso i Conti del Giardino in Verona: qui, solo nei festivi. Assicurato nei primi due casi. Non posso documentarne la presenza perché risalerebbe a non meno di 45 anni fa.
Come cameriere in pubblico, sono stato ai Torcolotti, al Grand Hotel di Verona, e al Ristorante Pedavena prima che la trasformassero nella tavola calda che odiernamente è. Fra l’una e l’altra mansione, come operaio nelle pulizie, e/o in fabbrica. Sono prossimo alla pensione; due le strade. Nell’immediato, la domanda di assegno sociale. Con quell’assegnazione, posso lavorare purché il mio dovuto non superi i 5000 euro anno. Non ricordo se netti o lordi. Per la pensione, posso presentare domanda solo per il prossimo Ottobre. Ai conteggi attuali, non so neanche se mi verrà assegnata la minima. In ipotesi di concessione e continuando a lavorare (non avrei scelta) non posso superare gli 11 e 500 euri lordi. Ritrovandomi a non capire proprio nulla di queste faccende, sarà opportuno accertarle. Con i miei più cordiali saluti.

Luca era gay e adesso sta con lei Luca parla con il cuore in mano Luca dice sono un altro uomo.

Che palle sta mania del voler ciscoscrivere la vita con delle fisse definizioni!
Un celebre giornalista degli anni 70 (chirurgicamnete diventato donna) alla domanda cosa bisognafa fare per essere gay ha risposto: bisogna farsi un culo così! Credo valga la stessa cosa anche per la restante umanità; solo i coglioni crescono comunque. Per far crescere la mente, invece, bisogna sudare, bisogna faticare, o con altre parole, bisogna farsi un culo così! Racconta, il Luca: “prima di raccontare il mio cambiamento sessuale volevo chiarire che se credo in Dio non mi riconosco nel pensiero dell’uomo che su questo argomento è diviso, non sono andato da psicologi psichiatri preti o scienziati sono andato nel mio passato ho scavato e ho capito tante cose di me.”
Sino a qui non vedrei scandalo. Ha cercato in sé stesso, e a suo dire, si è ritrovato. Va beh!
“mia madre mi ha voluto troppo bene un bene diventato ossessione piena delle sue convinzioni ed io non respiravo per le sue attenzioni. Mio padre non prendeva decisioni ed io non ci riuscivo mai a parlare. Stava fuori tutto il giorno per lavoro io avevo l’impressione che non fosse troppo vero. Mamma infatti chiese la separazione avevo 12 anni non capivo bene mio padre. Disse è la giusta soluzione e dopo poco tempo cominciò a bere.
Mica tanto convinta, allora! Va beh!
“Mamma mi parlava sempre male di papà mi diceva non sposarti mai per carità. Delle mie amiche era gelosa morbosa e la mia identità era sempre più confusa.”
Tragedia più comune di quello che si crede.
“Sono un altro uomo ma in quel momento cercavo risposte mi vergognavo e le cercavo di nascosto c’era chi mi diceva “è naturale”, io studiavo, Freud non la pensava uguale.
Va bèh!
“poi arrivò la maturità ma non sapevo che cos’era la felicità, un uomo grande mi fece tremare il cuore, ed è lì che ho scoperto di essere omosessuale.”
Ma va là?! 🙄
“con lui nessuna inibizione il corteggiamento c’era e io credevo fosse amore si con lui riuscivo ad essere me stesso poi sembrava una gara a chi faceva meglio il sesso.”
Non capisco il senso dell’amarezza che il Luca ha trovato nell’amare l’altro con migliorata tecnica. Se era sé stesso (o l’altro lo faceva sentire tale) vuol dire che in quel dato momento, fra i due amanti vi era della verità. E, allora? C’è da pensare, invece, che il Luca si stava stufando di far l’amore con quell’altro. Va beh! Capita a tutti di desiderare nuovi amanti, ma mica per questo si cambia identità sessuale. Ammesso che ci sia conformata identità sessuale, ovviamente. In Luca, c’era? A mio avviso, no. A mio avviso, stava fra… Sono secoli che amo e/o godo di quelli che stanno… fra. Nessuno di quelli che ho conosciuto ne hanno mai fatto un problema, e quelli che se lo fanno, hanno problemi, ovunque decidano di mettere il culo. Punto! Comunque sia, sino a qui, il Luca non è gay: è solo virilmente insufficiente.
“e mi sentivo un colpevole prima o poi lo prendono ma se spariscono le prove poi lo assolvono”.
Questa non l’ho mica capita. Oppure, la capisco solo come relazione fra un immaturo con sensi di colpa ed un colpevole pedofilo. Se vera l’ipotesi, vedo un caso di pedofilia, non, di omosessualità.
“cercavo negli uomini chi era mio padre”
Oddio, se fossero Finocchi tutti quelli che cercano il padre nella figura virile, non avrei neanche il tempo per andare al cesso!
“andavo con gli uomini per non tradire mia madre”
Interessante! A questo punto, però, mi domando se il Luca non sia più gay, o se sia un gay che ha trovato una donna che, con modi da madre, gli ha permesso di tradire la madre! Sarebbe questa la resurrezione sessuale del Luca? Mi si faccia il piacere! Il mondo è pieno di questi Lazzaro risorgi! E mica sono gay! Ed io che sto qui a pensare a ste’ robe!
Ma, vaffanculo!
p.s. Agosto 2013 – Ho riletto la lettera. Se è vero che vi è genesi di possibile omosessualità nel caso descritto dal Luca, è anche vero che vi è genesi di possibile pederastia. Il pederasta non si riconosce come omosessuale, così come l’omosessuale non si riconosce come pederasta. Di cosa è guarito, allora il Luca? Da confessabili pulsioni omosessuali o da inconfessabili pulsioni pederastiche? Allora, chi è, (se non “guarito”) o è stato (se guarito) il Luca? Un omosessuale, o un pederasta? Non è mica la stessa canzonetta!

Mi e’ pervenuto copia del discorso che il Berlusconi ha rivolto all’Italia dopo la sua vittoria in Sardegna.

Ve la giro cosi’

e così:

Su un campo di grano che dirvi non so
un dì Paperina col babbo passò
e vide degli alti papaveri al sole brillar.
Così s’incantò.
La papera al papero disse:
“Papà, papare i papaveri come si fa?
“Non puoi tu papare i papaveri” disse papà.
E aggiunse poi, beccando l’insalata:
“Che cosa ci vuoi far, così è la vita!
Lo sai che i papaveri
son alti, alti, alti,
e tu sei piccolina, e tu sei piccolina,
lo sai che i papaveri
son alti, alti, alti,
sei nata paperina, che cosa ci vuoi far?
Vicino a un ruscello che dirvi non so,
un giorno un papavero in acqua guardò
e vide una piccola papera bionda giocar.
E lì s’incantò.
Il papero disse alla mamma:
“Mammà, pigliare una papera come si fa?”
“Non puoi tu pigliare una papera” disse mammà.
“Se tu da lei ti lasci impaperare
il mondo intero non potrà più dire:
Lo sai che i papaveri
son alti, alti, alti,
e tu sei piccolina, e tu sei piccolina,
lo sai che i papaveri
son alti, alti, alti,
sei nata paperina, che cosa ci vuoi far?
Che cosa ci vuoi far?
Che cosa ci vuoi far?
Un giorno di maggio che dirvi non so
avvenne poi quello che ognuno pensò
papavero attese la papera al chiaro lunar
e poi la sposò.
Ma questa romanza ben poco durò poi
venne la falce che il grano tagliò e un
colpo di vento i papaveri in alto portò.
Così papaverino se n’é andato,
lasciando paperina impaperata:
Lo sai che i papaveri
son alti, alti, alti,
e tu sei piccolina, e tu sei piccolina,
lo sai che i papaveri
son alti, alti, alti,
sei nata paperina, che cosa ci vuoi far?
Che cosa ci vuoi far?
Che cosa ci vuoi far?

ps. Sarà caso, sarà fatalita’, ma subito dopo la pubblicazione di questo post ho avuto il sito bloccato per una ventina di minuti. Mi e’ capitato quando editavo un qualcosa che il Blog.it mi rifiutava, dal momento che, tolto e/o modificato il qualcosa, il tutto riprendeva. Rifatalità, mi e’ successo la stessa faccenda, non appena messa questa considerazione. Adesso, funziona. Si è capito che non sono delle Br, evidentemente! :>>

Non sono andato a lavorare, oggi, e dopo mangiato ho verificato un vecchio scritto. Dalla lettura di quel precedente pensiero, e’ emerso questo.

Sostengo che la vita è stato di infiniti stati dati dalla relazione di corrispondenza in tutti e fra tutti gli stati.

stati della vita

Naturalmente, questo è quello che credo, non quello che so, pertanto, si potrebbe anche pensare che non sia così, ma ciò che affermo per fede, mi è confortato dalla ragione. Della mia, ovviamente. 🙂 Fissando la corrispondenza fra gli stati della vita, si fissa la vita alla data creazione. Fissando la vita alla data creazione, il Creatore pone implicito fermo a quanto creato.
Essendo la vita, emanazione della Sua, può porre implicito fermo a quanto Creato, solo ammettendo che sia in possesso del concetto di “fine”, ma un Dio, che è concetto primo, ed in quanto assoluto non può possedere il concetto di “fine” se non ammettendo in sé stesso una fine. Si emana, infatti, solo quello che si conosce. La vita del creato non può avere fermo, allora, appunto perché non può aver arresto l’identità creante. Naturalmente, il discorso vale per chi crede che al principio della vita vi sia Identità principiante. Ammesso, invece, che al principio della vita vi sia stato un qualsiasi processo chimico – fisico, questo può finire, e far finire? Dipende dalla visione sulla creazione: se organico – materiale, è possibile; possibilità smentita, però, dall’affermazione “nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” Se, invece, si reputa la Creazione di origine divina, allora, ci si può anche chiedere: se tutto si trasforma, chi ha creato ciò che si trasforma? Il nulla? Ma, se il nulla non può originare che il nulla, nulla vi è da non distruggere, come da trasformare, invece, c’è più di un qualcosina!

E, allora? Come la mettiamo?

Per Padre intendendo il luogo primo di ogni principio etico e/o spirituale, dove la verita’ del Padre? A mio sentire…

nella quiete del Corpo

corrispondenze

nel silenzio della Mente ___________________________________ nella pace dello Spirito.
………………..
………………..

Il luogo della verità umana e divina è nella pace, perché, pace, è cessazione del Dissidio. Tanto quanto è cessato il Dissidio, e tanto quanto si permette alla vita di perseguire e perpetuare il principio del Padre, la vita, senza dolore naturale, spirituale e, senza errore culturale.

Ma questi qua, da dove arrivano che non hanno ancora capito?

“Noi giornalisti del tg5 – conclude il cdr – chiediamo ai vertici aziendali un incontro urgente per chiarire se abbiamo ancora un ruolo e se l’informazione è ancora una delle priorità dell’azienda per la quale lavoriamo”.

Certo che hanno ancora un ruolo! Tutto sta a vedere cosa si intende per ruolo.
Giornalisti? Mah! Se il Mentana si è dimesso, evidentemente, un qualche dubbio gli è venuto! Certo che l’informazione è ancora una delle priorità dell’azienza che li stipendia! Ci mancherebbe altro! Tutto sta a vedere, naturalmente, cosa si intende per informazione, e/o se è condizionata da interessi padronali, se sono liberi di dissociarsi da quegli interessa, ecc, ecc. Cosa diavolo vuole che rispondano i vertici aziendali? Che si mettano in testa di contraddire la volontà del Paron?!

Suvvia!

Secondo i miei due spiriti consiglieri ( Devoto – Oli ) per, regime, si intende…

“La direzione politica di uno stato, considerata nelle sue caratteristiche istituzionali, nelle premesse ideologiche cui s’ispira, nelle libertà che si conferisce nell’esercizio del potere.”
Vi è regime monarchico, (non è il nostro caso) dittatoriale (non è il nostro caso ma potrebbe anche diventarlo) e democrativo. Non essendovi regime monarchico e non ancora il dittatoriale, siamo ancora in regime democratico, anche se in un fatto non potente. Vi è governo che degenera in regime, dicono ancora il Devoto – Oli. Essendo in regime democratico non vi è ancora tale degenerazione: , o quanto meno, c’è in potenza se non ancora di fatto. Cosa trasforma una possibilità in un fatto? Le ipotesi prevalenti sono due: o un golpe, oppure lo strisciante decadimento nello stato individuale dei concetti etici e politici che compongono lo stato sociale. Cosa struttura, lo strisciante decadimento in ipotesi?
Lo struttura la rotta dell’Io, quando, sentendosi invaso da forze che non sa fermare, si ritira su fronti (etici, politici, morali, religiosi, ecc, ecc,) più prossimi alla forma ideologica del suo egoistico sé. Può ancora chiamarsi democrazia un regime ideologico e politico in fase di rotta? Se democrazia è governo di popolo, e un popolo è in fase di rotta, ancora la si può chiamare democrazia, riconoscendone però un panico intrinseco. Se un panico può far giungere al delirio culturale e/o nel discernimento, ed un delirio far delirare una politica democratica, quella democrazia, allora, finira’ coll’invocare il Medico. Come del discernimento, anche della democrazia si può dire che è il medico che cura sé stesso. Si può anche dire, allora, che governo di popolo è governo di medici – medicine. Un popolo in delirio da rotta, però, potrebbe non fidarsi più del suo medico di base: il governo democratico. Potrebbe sentire il bisogno allora, di chiedere consulto dallo Specialista. La vita insegna, e la storia informa, che i popoli in rotta per democrazia malata da paura, sono come i malati che si rivolgono ai taumaturgi: in genere, ladri di fede.

Caro signor Tremonti mi consenta.

Sono la casalinga di Voghera.
Serenamente non capisco perché mio marito debba sostenere le perdite delle ditte e/o delle banche, avendone in cambio nessunissima partecipazione agli utili. Insomma! O sono private, e allora sono faccende loro! O sono pubbliche, e allora sono faccende di tutti! O no? Se fossi al suo posto, anziché sovvenzionare lauti stipendi, rendite, e/o liquidazioni, gli aiuti dello Stato li darei all’Imps! L’imps assicura gli operai (senza dimenticarci di noi casalinghe, ovviamente!) e ci paga le pensioni! Cosa ci guadagnano gli Enti alla carità?! Carità si fa per dire, ovviamente! Ci guadagnano che gli operai gli costano il cinquanta per cento in meno! Il che, le renderebbe piu’ competitive. O, no?! So bene che è un gioco di bussolotti, ma se scrivo a lei e non ad altri, è perché lei li chiama “finanza creativa”.

Caro amico ti scrivo…

Ci siamo incontrati con dei leggeri disguidi, ma ci siamo trovati; se vi è destino in ogni nome, che ci sia anche in ogni caso?

Mi dirai la tua prima impressione di me. Intanto ti dico la mia. Dico “chiocciola” le personalità simili a te. Lo dico, perché mi sei passato davanti (e superato) lentamente, e con un occhiata fra il mesto ed il pacato. Non l’hai fatto perché non avevi fretta di raggiungermi, (come poteva sembrare) quanto perché tendi (nel tuo presente momento storico) a raggiungere le mete senza fretta: tendenza che poi mi hai confermato. Certamente, c’era anche il chiocciolo timore che sentiamo verso ogni genere di incognita. T’ho detto che la giovinezza è come uno champagne: frizzante. T’ho anche detto, che se quel vino non è incanalato in una funzione di vita, (nella sua bottiglia) prima o poi finisce scipito come aperti spumanti; ed è per questo che pur preferendo il giovane, non lo preferisco champagne se non per il solo piacere di saperlo francese. Almeno in etichetta. Deliri che ora riservo alla vista. E’ ben vero che una volta lo preferivo, ma, una volta non capivo i vini: li bevevo. Sei un vino da pasto, tu. Da quando capisco i vini, quelli da pasto (e non da super mercato che non sei) mi sono di più adatta funzione. Preferisci i vini invecchiati, tu. Meglio ancora con la polvere del tempo sulla bottiglia; ed io che la tolgo, almeno per apparire di più recente vendemmia, ancora una volta non ne faccio una giusta! Se poi, pensi che come cameriere (ex da decenni, in vero) mai avrei fatto un sacrilegio simile, dimmi un po’ tu che cavolo sono invecchiato a fare! Non vi è dubbio: il momento che stai attraversando (con lo scopo impegnativo che ha) occupa gran parte della tua mente e del tuo tempo. Non per questo mi sento secondo. Tanto meno ruota di scorta. Fai quello che devi. Al proposito, non ho frenesie, e non certo per indifferenza verso di te. Non c’è l’ho, perché un detto ricavato da un romanzo di fantascienza letto per puro caso (esiste, il caso?) m’ha acquietato ogni tensione emotiva in eccesso. “Chi ama sa attendere”. Sarei ben scemo se ti dicessi che ti amo già. Mica perché non potresti esserne degno, ovviamente. Scemo sarei, proprio per il mero dimostrar di non capire un cazzo: giusto per sintetizzare! Intendi “attendere”, allora, nel senso di aver cura. Indipendentemente da noi, e/o da ciò che ci riserveremo di decidere, fondamentalmente, questo faccio. Da sempre.
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Quindi, cornupia
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Per la mia esperienza di vita sei un’anomalia. Mica perché lo sei tu, ovviamente, ma perché temo di non essere mai stato normale prima, o meglio, se normale, come tutti quelli che passano per il piacere del corpo per giungere a confermare la reciproca mente, e/o, ben sperando, la reciproca vita. In te, fisicamente non c’è nulla che sia sgradevole in qualsiasi modo, tuttavia, in me, non è scattato nessun libidico clic. Nonostante questo, m’hai toccato la mente. Non ho mai percorso questa strada: dalla mente al corpo. Ti ritrovi, allora, ad essere il Continente che prima di chiamarlo con il suo nome, dovrò esplorare esplorandomi.

Benvenuto nella mia strada “per Damasco”.

luceinfine

La titolare della ditta che mi ha assunto suppone di avere le palle! Illusa.

Quando F. si è resa conto della situazione dei pavimenti dove erano passati i manutentori erano già stati ordinariamente puliti. Figuriamoci, quindi, com’erano prima. So bene come vanno ripristinati, e non ho bisogno di lezioni da nessuno, però, onde rimanere nell’odierno orario, ho tentato dei modi alternativi: scarsamente riusciti, devo ammettere. Lavarli a fondo, quindi, significava tornare alla presenza oraria che ho trovato quando sono giunto al Palladio, cioè, dalle 16 e mezzo di adesso, alle 23 ore giornaliere. Se per fare tre piccoli piani dei corpi ci sono volute quattro ore per operaio (escludendo quelle di F.) si converrà che non ho sbagliato previsioni. Sapete bene che i lavori straordinari vengono considerati ordinari con la scusa che gli operai sono comunque presenti. Il che, in situazioni di sporco occasionale può anche starci, ma non certo a quei livelli; oppure, possono anche starci a quei livelli, ma, quanto tempo in più è necessario per ripristinare quel lordume? E se pure nessuno mi conta il tempo, quanto tempo devono stare i condomini in quella situazione prima di perdere la pasienza e di lamentarsi delle pulizie per situazioni non dipendenti dal nostro interessamento sul lavoro? Questo punto è da chiarire con l’Amministrazione, a mio avviso, diversamente, prevedo rogne. Comunque sia, poiché i lavori già iniziati, non si sa mai quando finiscono, e se si sa quando finiscono, non si sa mai se li riprendono, o se prima fanno una cosa e poi non si sa se la completano e/o se la modificano, non reputo opportuno il proseguire il lavoro a fondo dei Corpi perché si rischia di doverlo ripetere. Proseguirò pertanto con della ceratura tampone. Il risultato non sarà ottimale, ma se non altro, meglio di adesso. Quando mi diranno che il dato civico è completamente finito, allora, si provvederà una volta per tutte. Ho lavorato per niente più di una volta, e non mi pare il caso di continuare così.
Scelta dei prodotti, e conseguenze sui pavimenti.
Sempre per il fine di farvi risparmiare soldi, ho avuto la disgraziata idea di farvi comperare del prodotto in taniche anziché quello usuale. Ho raccomandato a F. che sia assolutamente lo stesso. F. ha detto di sì perché la Ditta gli ha detto di sì. Di fatto, si è rivelata la stessa per nome, ma non per risultati sui pavimenti. Avvisata, F. ha insistito portando le ragioni del rappresentante (il che è come chiedere ad una puttana se è ancora vergine, a mio avviso) ed ha contrastato le mie. Prima del prodotto in taniche siamo andati avanti per anni con l’usuale. Come mai non me ne sono mai lamentato? Evidentemente, perché funzionava! E come mai mi sono lamentato nel giro di breve di quella in taniche? Perché funzionava come quell’altra? Ma, F. dopo che per anni gli ho parato il culo, e per anni salvato l’appalto, si è fidata delle parole del rappresentante, e senza dirmi niente, con il rappresentante è andata a vedere i pavimenti, pensando, evidentemente, ad un mio errore nel trattarli. Al Palladio, la F. non mi ha mai insegnato niente, e se nessuno reclama adesso mentre prima reclamavano sino al punto da pensar di cambiare la Ditta, un qualcosa vorrà pur dire!
Questione lavoro di S.
S. è senz’altro il meglio di quello che sinora abbiamo trovato, ma presume di poter essere un cavallo, mentre io, vuoi per voi, vuoi per il condominio, ho bisogno che continui ad essere asino. Cavallo lo diventerà dopo di me o senza di me, se mai deciderà di rimanere. Al momento, qualche volta scalpita. Non glielo permetterò più di tanto. Da parecchio tempo sostengo che i pavimenti non sono più come prima. Per non parlare di quelli degli ascensori: tutti rovinati. Cosa cazzo è successo che almeno in apparenza, S. fa quello che gli dico? Il guaio è, che non ha fatto quello che gli ho detto; e qui le storie sono molto miste. Con l’intenzione di ottenere migliori risultati, S. ha esagerato con il quantitativo di olio sulla radazza. Me ne sono accorto per caso, purtroppo: mica posso seguirlo sempre! La F. ricorderà le scale fatte dall’A.: tutte, fortemente grigie e fortemente striate. Anche A. aveva esagerato con l’olio. Perché esagerato? Perché nell’immediato il risultato è splendido e si ottiene con poca fatica. Succede, però, che non appena l’olio si asciuga sparisce la lucidatura; non solo, l’olio in eccesso corrode la cera: ed è per questo che ora ho i pavimenti degli interni che fanno schifo. Il fatto che i condomini non si lamentino, non significa che non possano farlo; e questo non mi piace. Due, i modi per provvedere: trattamento a fondo con il decerante, o continuar la ceratura con la speranza di seppellire il morto. Se provvediamo con il trattamento a fondo, non so quando ne verremo a capo; vedrò con la ceratura, usando la migliore. A questo punto, però, mi domando se la cera più economica sia inefficace di per sè, o se sia stata resa insufficiente per l’eccesso d’olio. Non solo, mi domando se l’olio in tanica non sia effettivamente come l’altro, o se a renderlo diverso nel risultato, sia stato il maggior quantitativo usato. Guaio è, purtroppo, che non c’è modo di accorgersene subito. Sopratutto, per il fatto che in questa stagione, il pavimento si asciuga solo dopo qualche ora. La F. ebbe a dirmi che se “il condominio rompeva i coglioni avrebbe lasciato l’appalto”. F. può fare quello che vuole che non è certo con il condominio che campa. Non gli operai, però. Più che il futuro di F., quindi, da oggi vedrò di operare per gli interessi degli operai, e non per ultimo per quelli del condominio, visto che c’è la mia faccia e non quella di F, che non appena ci veniva, già non vedeva l’ora di andarsene. Il carico d’olio che Francesca ha fatto mettere sul pavimento che ha trattato, l’ha reso come quello di un’officina meccanica. Bisognerà ritoglierlo, cerare il pavimento (cosa che non è stata fatta) e usare l’olio per il solo mantenimento della lucidatura: l’olio non serve ad altro.
Qualsiasi comunicazione che mi riguarda passatela a S.

La titolare della ditta che mi ha assunto suppone di avere le palle! Illusa.2

Da quella, ricevo: “Curi così bene il tuo lavoro che stamattina alle 9,40 eri a s. Zeno e adesso sei in piazza Cittadella! Complimenti!” E dove sarebbe il problema?!
Per contratto verbale fra me e te non ho mai avuto un orario fisso, perché la libertà in orario è stata da subito la mia prima condizione: senza di quella, non sarei tornato a lavorare al Palladio. Nonostante questo, alle otto ero in magazzino. Se non ci fossi stato, infatti, chi avrebbe diretto i lavori dei suoi operai? Tu che non c’eri?! Non solo! Sono andato a lavorare anche di notte!
Non solo! Sono stato sveglio anche di notte per pensare all’appalto, e alle conseguenze delle tue scelte sugli gli operai che avevi messo dentro prima che arrivassi io: tutti “tossici”, e tutti appartenenti al cosidetto “zoccolo duro”, quindi, attivi consumatori, ed attivi spacciatori! Ci vedi problema, o non lo vedi più perché l’ho risolto anche se a suo tempo sono stato minacciato?!
Alle nove e quaranta ero a s.Zeno per il semplice motivo che in mattinata ho scritto la lettera che poi t’ho mandato. Vi stavo lavorando già dalle sei! Ci vedi problema?! Dopo essere andato al Palladio, verso le 12 ero in piazza Cittadella, è vero. Ero in piazza Cittadella perché allo Stadio non c’è un negozio dove stampano gli scritti che colloco nell’UBS, e dove c’è il fax con il quale ho spedito lo scritto. Dopo di che, sono tornato al Palladio, e senza mangiare, a parte un paio di cioccolate alle macchinette, ho pulito garages sino alle 15. Ci vedi problema?! Oltre che a non aver mai avuto orario fisso, per recenti accordi avrei anche un tre giorni al mese da stare a casa. Giusto per non far mancare la mia presenza sul lavoro, li ho ratealizzati in ore. In effetti non ricordo se tre o due. Il che prova quanto ne approfittassi. Ci vedi problema?! Adesso sono a casa che ti sto scrivendo; e siccome sto parlando di lavoro, sto ancora lavorando per te: gratis! Cosa, fra l’altro, che ho fatto in decine di occasioni. Ci vedi problema?!
Sempre perché secondo il tuo rilievo sarei in giro anziché al lavoro da curare, per anni sono andato alle assemblee del Condominio: in genere, dalle 9 all’una e passa. Che forse ci sono andato per i miei interessi?! Non mi risulta! Io avrei conservato il lavoro al Palladio anche se tu l’avesse perso. Ci vedi problema?! Già da subito mi è stato offerto l’appalto ma ho sempre rifiutato perché, io, ho una faccia sola! Ci vedi problema?! Ho ricevuto 10 euro di ricarica telefonica. Se sono in grado di regalarti i soldi di un paio di fax, sono anche in grado di fare a meno delle tue miserie, quindi, te li restituirò quanto prima. Naturalmente, non so sino a quando. Ci vedi problema?! Per tutto questo e per altro su cui sorvolo, ti ho risposto di riservare i complimenti al tuo parlar per niente. Secondo me l’ho fatto a ragion veduta! Del precedente scritto, di questo, e di altri che in ipotesi dovessero rivelarsi necessari, mi riservo l’uso che credo. Ci vedi problema?!
Io, no.

Il Zucconi non me ne voglia ma non avrei saputo dirlo meglio di così.

“Attorno alla fine del corpo di Eluana Englaro, la donna che sarebbe morta 17 anni or sono se si fosse lasciato fare alla natura e che è stata condannata invece a vivere un “metabolismo innaturale”, si sta scatenando la più bieca forma di pornografia, cioè di meretricio (questo è l’etimo della parola), che non sono mezze chiappe e soubrette scosciate, ma show televisivi con la lacrimuccia, approfondimenti, pietas pelosa, frusciare di porpore, sermoni, battibecchi di neurologi e (horror) politici che fiutano il vento, comizi, scoop con interviste al primo svuota pitali che racconterà in esclusiva “le ultime ore”, trombonate di pavoni gonfi della propria autoimportanza; e nessuno ne resterà fuori, neppure quelli che, come me, vorrebbero restarne fuori.
Ho già vissuto questa vicenda con Terri Schiavo, la donna che era priva di ogni possibile attività cerebrale cosciente come l’autopsia dimostrò in maniera inoppugnabile, ed è pura, cristallina pornopolitica e pornogiornalismo. Di Eluana come di Terry non gliene frega assolutamente niente, se non come strumenti per fare ascolti e per farsi belli con parole sonanti.”

da “la Repubblica”