Caro amico ti scrivo…

Ci siamo incontrati con dei leggeri disguidi, ma ci siamo trovati; se vi è destino in ogni nome, che ci sia anche in ogni caso?

Mi dirai la tua prima impressione di me. Intanto ti dico la mia. Dico “chiocciola” le personalità simili a te. Lo dico, perché mi sei passato davanti (e superato) lentamente, e con un occhiata fra il mesto ed il pacato. Non l’hai fatto perché non avevi fretta di raggiungermi, (come poteva sembrare) quanto perché tendi (nel tuo presente momento storico) a raggiungere le mete senza fretta: tendenza che poi mi hai confermato. Certamente, c’era anche il chiocciolo timore che sentiamo verso ogni genere di incognita. T’ho detto che la giovinezza è come uno champagne: frizzante. T’ho anche detto, che se quel vino non è incanalato in una funzione di vita, (nella sua bottiglia) prima o poi finisce scipito come aperti spumanti; ed è per questo che pur preferendo il giovane, non lo preferisco champagne se non per il solo piacere di saperlo francese. Almeno in etichetta. Deliri che ora riservo alla vista. E’ ben vero che una volta lo preferivo, ma, una volta non capivo i vini: li bevevo. Sei un vino da pasto, tu. Da quando capisco i vini, quelli da pasto (e non da super mercato che non sei) mi sono di più adatta funzione. Preferisci i vini invecchiati, tu. Meglio ancora con la polvere del tempo sulla bottiglia; ed io che la tolgo, almeno per apparire di più recente vendemmia, ancora una volta non ne faccio una giusta! Se poi, pensi che come cameriere (ex da decenni, in vero) mai avrei fatto un sacrilegio simile, dimmi un po’ tu che cavolo sono invecchiato a fare! Non vi è dubbio: il momento che stai attraversando (con lo scopo impegnativo che ha) occupa gran parte della tua mente e del tuo tempo. Non per questo mi sento secondo. Tanto meno ruota di scorta. Fai quello che devi. Al proposito, non ho frenesie, e non certo per indifferenza verso di te. Non c’è l’ho, perché un detto ricavato da un romanzo di fantascienza letto per puro caso (esiste, il caso?) m’ha acquietato ogni tensione emotiva in eccesso. “Chi ama sa attendere”. Sarei ben scemo se ti dicessi che ti amo già. Mica perché non potresti esserne degno, ovviamente. Scemo sarei, proprio per il mero dimostrar di non capire un cazzo: giusto per sintetizzare! Intendi “attendere”, allora, nel senso di aver cura. Indipendentemente da noi, e/o da ciò che ci riserveremo di decidere, fondamentalmente, questo faccio. Da sempre.
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Quindi, cornupia
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Per la mia esperienza di vita sei un’anomalia. Mica perché lo sei tu, ovviamente, ma perché temo di non essere mai stato normale prima, o meglio, se normale, come tutti quelli che passano per il piacere del corpo per giungere a confermare la reciproca mente, e/o, ben sperando, la reciproca vita. In te, fisicamente non c’è nulla che sia sgradevole in qualsiasi modo, tuttavia, in me, non è scattato nessun libidico clic. Nonostante questo, m’hai toccato la mente. Non ho mai percorso questa strada: dalla mente al corpo. Ti ritrovi, allora, ad essere il Continente che prima di chiamarlo con il suo nome, dovrò esplorare esplorandomi.

Benvenuto nella mia strada “per Damasco”.

luceinfine