Partiti, genitorialità, e figliolanza.

Penso alla Destra come penso ad un padre: il determinante che pone le regole. Penso alla Sinistra, come penso ad una madre: l’accogliente che mitiga le regole. Penso al popolo italiano come al figlio, che se scocciato dal padre si rivolge alla madre, e se scocciato dalla madre si rivolge al padre. E che ti fanno, questi due bei genitori? Fronte comune? Ma neanche per idea! Ti fanno come certi divorziati: per attrarre la ragione dei figli, si combattono fra di loro. Fra due litiganti, c’è sempre un terzo che gode.

Chi?

afinedue

Pensieri sulla Metempsicosi

Sto rivedendo il testo più di vent’anni dopo averlo scritto. Ci sono punti dove il pensiero si incaglia ancora. Dovrei provvedere ma non ci riesco. Sono ancora troppo vicino all’emozione dettante. Dovrò aspettare che si distanzi e che mi distanzi.

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La forza che anima il corpo (luogo della Natura della vita) e la mente (luogo della sua Cultura) è lo Spirito.La vita dello Spirito (la Natura della sua Cultura) è il principio della vita della mente a cui da vita. Sia nel supremo che nell’ultimo, vita, è rapporto di corrispondenza fra Natura (il corpo), Cultura (la mente) e Spirito: la forza che si origina dalla corrispondenza fra i due stati. Lo Spirito origina la vita secondo la sua forza ma la vita originata persegue il proprio spirito secondo la sua. Da ciò ne consegue, che la vita originata dall’influsso dello Spirito delibera il suo inizio naturale ed il suo principio culturale e spirituale secondo quanto stabilisce di accogliere dello Spirito della vita che l’ha principiata. Ciò che delibera lo stato dell’accoglienza dello Spirito è il rapporto di corrispondenza fra gli stati della vita principiata.

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Quando il rapporto di corrispondenza fra gli stati della vita del Principio e quella a Sua Somiglianza è depresso, è perché la Persona (per propria e/o derivata causa) non è messa nelle condizioni di ricevere e atturare il bene: vero per quanto è giusto. Quando il rapporto di corrispondenza fra gli stati della vita del Principio e quella a Sua Somiglianza è eccitato, è perché la Persona ( per propria e/o derivata causa ) non è messa nelle condizioni di ricevere e atturare il vero: bene per quanto è giusto. Quando il rapporto di corrispondenza fra gli stati della vita del Principio e quella a Sua Somiglianza sono in pace è perché la Persona è nel bene per quanto è giusto alla verità.

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Lo Spirito che origina la vita, è il corpo interiore (l’anima) che anima ciò che anima. Ciò che si anima per la sua forza (per la sua Natura) e per la sua vita (per la sua Cultura) è il corpo esteriore dello Spirito animante. Del corpo esteriore, allora, si può dire che è l’anima materiale che contiene l’anima spirituale (il corpo interiore) della forza della vita: lo Spirito. Siccome vi è la forza dello Spirito (l’anima che anima la vita del Principio) e la forza degli spiriti (l’anima che anima la vita dei principiati dalla forza del Principio) allora, vi sono due stati di Metempsicosi: quella dello Spirito che si “incarna” nella vita, e quella degli spiriti che si incarnano nella vita originata dalla Vita.

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La Cultura della Natura dello Spirito (ciò che sa sulla sua forza) origina il corpo naturale. La Natura della Cultura dello Spirito (ciò che sa sulla sua vita) origina la vita: corpo naturale che, dato lo spirituale, corrisponde con il culturale. Poiché Metempsicosi è trasferimento di un corpo in un altro ed il ha corpo tre stati (Natura, Cultura e Spirito) sia sul piano sovrumano che su l’umano, da ciò ne consegue che lo stato della reincarnazione ha tre stati di vita: la naturale, la culturale e la spirituale. Nella Metempsicosi data dallo stato supremo della vita (quella del Principio soprannaturale) lo Spirito incarna la forza (la sua Natura) della sua vita (la sua Cultura) ma della sua Cultura ne incarna il principio: la vita. Nella metempsicosi data dagli stati della vita che sono conseguiti al Principio, in ragione dello stato del loro stato (soprannaturale o naturale) anche gli spiriti incarnano la forza (la Natura) della loro vita (la Cultura) ma incarnano il principio di spirito che sono, cioè, la loro vita.

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L’unità della trinità degli stati della vita è solo dello stato supremo: il Principio della vita. Data l’unità della trinità dei suoi stati, la metempsicosi dello Spirito, è reincarnazione della sua totalità: la vita. Gli stati principiati sono unitari tanto quanto si corrispondono. Da ciò ne consegue che solo lo Spirito incarna la vita (unità dei suoi stati) mentre gli spiriti incarnano stati di vita, cioè, parti di sé. Lo stato della reincarnazione è corrispondente allo stato dell’influsso: supremo quello dello Spirito e, secondo stati di infiniti stati di vita, corrispondente al loro stato quello degli spiriti. Lo stato dell’influsso è corrispondente allo stato della corrispondenza con lo stato in corrispondenza. Tanto quanto lo sono, la Metempsicosi avviene fra spiriti affini. Siccome l’affinità di spirito fra vita e vita è stato di infiniti stati di vita, da ciò ne consegue che anche gli stati della metempsicosi sono infiniti.

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Lo stato della forza dello Spirito dice lo stato della vita. Lo stato della vita (corrispondenza fra Natura, Cultura e Spirito) dice lo stato della forza. In ragione dello stato della sua forza, vita, è bene nella Natura, vero nella Cultura e, giusto nello Spirito. Se uno spirito di valore cinque (tanto per dire la misura di uno stato di vita) si colloca presso lo Spirito del Principio in diversa misura, (ad esempio: quattro o sei), avendo subordinando la ragione della sua Cultura (il vero) a quella pretesa di bene, sarà ingiusto sia verso lo Spirito che verso il suo Spirito. Per il male naturale e spirituale che è in ogni errore culturale, dunque, sarà sofferente sino a che non si collocherà nello stato che gli corrisponde: il cinque in esempio. Per quanto è a conoscenza della loro coscienza, da ciò ne consegue che: in ragione del confronto di vita fra la forza dello Spirito e la loro, gli spiriti che tornano allo Spirito, si collocano presso quello stato secondo il loro stato di spirito, cioè, secondo lo stato della forza della loro vita.

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Uno spirito è vita nello Spirito, secondo lo stato di somiglianza fra la sua vita e quella dello Spirito: immagine del Principio della forza. Tanto più uno spirito è somigliante allo stato Spirito e tanto più è vicino al principio della forza: lo Spirito. Di converso, tanto più uno spirito non è somigliante allo stato dello Spirito e tanto più è lontano da quel principio. Tanto più è lontano dal principio della vita (la forza dello Spirito) e tanto più è vicino al proprio principio: la forza del proprio spirito. Tanto più gli spiriti sono vicini allo stato dello Spirito e tanto più presso di quello si identificano. Tanto più si identificano nello Spirito e tanto più sono identificati dallo Spirito. Tanto più sono identificati dallo Spirito e tanto più sono lontani dal loro. Tanto più sono identificati dal proprio spirito e tanto più non lo sono dallo Spirito. Secondo stati di infiniti stati di vita (e secondo infinite corrispondenze fra gli stati di Natura, Cultura e Spirito) uno spirito, meno è somigliante all’Immagine dello Spirito e più conserva l’immagine del proprio stato di spirito. Lo stato della Metempsicosi, dunque, è corrispondente allo stato dello Spirito che si incarna.

asteriscoLo Spirito, dando la sua forza ad ogni stato di vita, necessariamente, è via di congiunzione (dallo Spirito al nostro e dal nostro allo Spirito) fra il Suo stato ed il nostro. Poiché lo è di ogni stato di vita, sia sul piano naturale quanto soprannaturale è via di congiunzione sia di quella spirituale (spiritualità è diretto rapporto fra la vita umana e qiella del Principio) che di quella spiritica. La vita spiritica è rapporto fra spiriti: forze naturali della vita e che è, e che furono in questo stato di vita. Nello stato soprannaturale gli spiriti sono forze che ancora conservano degli stati di spirito dell’umana identità che furono. Nello stato naturale, invece, gli spiriti umani sono forze che ancora conservano degli stati della spiritualità della vita che li ha originati sino dal Principio. Lo Spirito non può non essere continua emanazione di forza in quanto la vita non può concepire stati di interruzione. Non lo può perché ogni stato di interruzione sarebbe uno stato di morte della vita, ed in ciò, estrema contraddizione con il suo principio: la vita sino dal Principio.

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Ogni volta lo Spirito concede la propria forza (la Natura della Sua vita) concede la Sua totalità. Non può diversamente se non aprioristicamente discernendo come, a chi, o se dare più o meno forza. Questo, però, significherebbe che lo Spirito predetermina la vita che ha originato ma la predeterminazione si scontra col principio dell’arbitrio: giudizio che è libero solamente se condizionato dallo spirito di chi discerne. Il condizionamento dell’arbitrio della Vita (l’Universale) sulla vita principiata (la Particolare) si ovvia perché se è vero che lo Spirito da vita agli stati della vita è altresì vero che la vita determina la propria secondo la forza dello spirito che si origina dallo stato della corrispondenza fra i suoi stati. La vita originata che segue le indicazione della giustizia nella sua forza ( la pace ) non per questo è predeterminata verso quella meta spirituale.
Lo Spirito del Principio, essendo l’origine della forza che proviene dal giusto che corrisponde dal vero che è nel bene, necessariamente, non può non guidare che secondo il suo principio. Non per questo, però, Lo Spirito predetermina la vita a cui da vita, in quanto la vita originata corrisponde fra di sè secondo il proprio. Si può dire, allora, che in ragione dei principi adottati (quelli di bene e/o di male) la vita umana si predetermina in ragione dello stato di vita di prevalente scelta. Gli spiriti che tornano a questo stato di vita, se seguono il Principio della vita (lo Spirito) reincarnano la loro forza, ma, se seguono il principio della loro vita, il loro spirito, si reincarnano come Natura (forza) della loro Cultura: vita. Gli spiriti che tanto più conservano il proprio stato di vita, tanto più influiscono della propria personalità, la vita in cui si incarnano. Pertanto, nel bene come nel male, sono elevati gli spiriti che influiscono la loro forza e sono bassi gli spiriti che influiscono la loro vita.

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Citando un mio sogno, paragono lo stato dello Spirito ha un palazzo di cristallo. Si può pensare di poter entrare in quelle stanze (stati della Vita) con le scarpe (il discernimento) ancora sporche d’incoscienza? Con questo non intendo dire che lo Spirito impedisce l’ingresso alla vita che vuole entrarci ma che sarà questa che si impedirà di farlo. Infatti, alla luce di un rinnovato giudizio (quello dato da una più cosciente conoscenza di se) confrontando la propria stanza (lo stato della propria vita) con quella dello Spirito (lo stato della Vita) si impedirà di farlo ogni volta constaterà una mancata corrispondenza di spirito (di forza) fra la vita dello Spirito e la sua. Nella vita dello Spirito, ogni differenza dallo Spirito è differenza di vita fra il nostro stato ed il Suo. In quanto ogni differenza è separazione fra Vita e vita, allora, ogni divario di vita fra i due stati non può non essere che dolore da separazione dal Principio: la vita di origine. Poiché la differenza è dolore e, poiché il dolore essendo separazione dalla Vita non è vita tanto quanto è dolore, ecco che si è lontani dal Principio della vita tanto quanto l’ingiustizia nel nostro spirito ci ha reso dolenti. Poiché il dolore dato da ciò che non è stato giusto al nostro spirito si è originato dal male dato dalle erronee corrispondenze fra i nostri stati, ecco che, allo scopo di annullare (nel senso di chiarire ciò che impedisce di entrare nel Palazzo) ciò che è male per la Natura, falso per la Cultura e conseguentemente ingiusto allo Spirito della vita personale quanto verso quello della vita Universale, non si può non tornare a questo principio di vita. Non si può non tornare perché, presso la vita dello Spirito non vi può essere dolore in quanto il dolore, essendo un male, presso il Bene non può essere del Giusto.

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Uno spirito può arbitrariamente spostare il suo stato verso uno più elevato? Direi che non lo può. Non lo può, perché quell’azione di egoistico bene non corrisponderebbe a ciò che è vero al Vero, e quindi giusto al Giusto. Per quanto uno spirito non voglia capire e/o accettare ciò che è bene, vero e giusto, comunque non può modificare l’evoluzione del suo discernimento se non fermando la sua vita allo stato di prevalente scelta. Può fermare la vita della sua conoscenza (ed in ciò separare la sua Natura dalla sua Cultura) solamente lo spirito che non vuole vivere ciò che sa. Lo spirito che separa la sua Natura (la sua forza) dalla sua Cultura (la sua vita) è uno spirito basso in quanto agisce secondo il principio di un bene, legato al principio del suo vero, ma slegato dal principio del Vero.

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Un giudizio che non è definitivo se non quando viene espresso da chi si giudica, necessariamente, ha degli stati sosta: quelli concessi dai tempi dati dalla volontà e dalla capacità di discernimento. Nella sosta, il discernimento giudica ciò che è giusto perché vero al bene. Ogni stato di sosta, essendo arresto dell’elevazione verso il Bene data dal discernimento è purgatorio: luogo della pena della Cultura della vita che sosta la sua strada. Purgatorio non è condanna, ma stanza (stato) nella quale si attende alla giustizia secondo ricerca di verità. Per quel bisogno di verità secondo giustizia, allora, ci si reincarna sino a quando la si è raggiunta. La reincarnazione, dunque, può anche essere intesa come l’appello che il giudice di primo grado (il nostro spirito) rivolge allo Spirito: il giudice di supremo grado. Direi, che la definitiva collocazione presso lo Spirito (e, dunque, la cessazione delle metempsicosi) succede quando uno spirito ha compiuto il suo discernimento sulla Vita, mentre il ritorno verso questo stato di spirito (di vita) succede perché uno spirito non lo ha ultimato. In ragione delle reincarnazioni e/o del loro stato, quando si torna a questo principio di vita, vi si torna con ciò che in precedenza si fu: le identità date dagli stati che si è vissuto. Siccome le identità che abbiamo vissuto possono essere infinite, allora, può esserlo anche l’identità spirituale e/o spiritica.

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E’ normale alla vita che vi sia reincarnazione di forza ma anormale che vi sia invasione di vita. Infatti, i rapporti di interferenza fra Vita e vita, cioè, fra lo Spirito e uno spirito, sono invasivi tanto quanto ingerenti sia sul piano soprannaturale che su quello naturale. Lo è perché un’invasione di vita devia e/o altera un percorso che non può non essere che personale. Come impedire l’invasione di vita? Direi che l’integrità della vita personale (stato dell’unicità dato dalla corrispondenza con i soli suoi stati) è già, ciò che la impedisce. Anche lo spirito più collocato nella Vita dello Spirito comunque conserva l’identità dello spirito che nel bene e nel male è, in quanto, è l’identità dell’essere che è ciò che lo distingue dall’identità dell’Essere che in assoluto è. Nelle manifestazioni spiritiche, (elevate e/o basse che siano e comunque avvengano) e nei casi di manifesta reincarnazione e, al caso, di accettazione e seguito da parte della vita ospitante, questo dovrebbe essere un ulteriore e grosso motivo di riserva culturale e spirituale.

afinedue

Più chiaro di così non si poteva dire, caro Kalù…

… tuttavia c’è più di un qualcosa che non mi convince in questa storia di un Berlusconi assatanato di mona. Ad un uomo che si è chiavato uno Stato, che vuoi che gliene freghi di una e/o più fighe, se non come pietre preziose ( e graziose ) da incastonare nella sua corona di potere e virile? Opzione, certamente degna di un potente da puttanai più che di uno statista, ma, a parte lui, dubito molto sul fatto che lo si possa prendere per statista, se non, appunto, del suo Stato. Il che, è riflessa immagine, direi, di chi lo ha votato, appunto per poter essergli “compagno di letto” e/o di puttanaio, se non per altro, almeno per delega. Ci fosse ancora la Merlin!

afinedue

Stavo scrivendo il post sul Bomba, ieri sera, ma il campanello ha suonato, così, l’ho ripreso dopo una felice interruzione; è di A.

Giovane srilanchese, fisicamente ancora efebico. Lavora come cuoco, dice. Parla perfettamente l’italiano. Mi dice: caro. Caro! Quando mi si dice caro (come quando mi si dice altro di affermativo) mi capita di sentire tutta la mia incredulità: vuoi perché ho dovuto quasi sempre pagare quel caro (anche se non sempre caro) vuoi perché, sulle mie sufficienze, stazionano nubifragi di insufficienze. Tant’è! Certamente ho desiderato A. ieri sera, ma A. mi ha fatto sentire che il suo desiderio di me era maggiore del mio verso di lui. Mi sono sentito Legno, ieri sera, mentre era Fiamma lui. M’ha scaldato ma non ho preso fuoco. Forse perché c’è ancora umidità nel mio Legno? Forse perché è un fuoco fatuo lui? Staremo a vedere. Ha detto che ritornerà. Giusto per verificare le cose non gli ho dato una lira. Neanche la prima volta a dirla tutta, ed è ritornato la seconda. Staremo a vedere.

afinedue

Questa sera sono andato a prendere le sigarette al Bomba.

Bar, trattoria, tabaccheria, collocato nei pressi della Caserma Duca di Montorio. E’ stato uno dei Gironi della mia Commedia, più o meno negli anni dal 71 all’Ottanta. C’era un via vai di militari, che le zie rimaste a sospirar quei tempi se lo sognano ancora. Scafate le zie, ma non di meno i nipotini, in verità; e se corruzione di maggiorenni c’era, quasi mai era chiaro chi l’aveva cominciata. I militari non potevano uscire in borghese, allora. La divisa era l’abito che vestiva il potenziale migrante, più che l’abito del soldato. Non è mica nata adesso la Padania.

afinedue

La febbre del sabato sera nella gioventù srilankese in Verona. Lettere al Direttore de l’Arena.

Cortese signore: per niente cinematografica la febbre del sabato sera dei giovani sry lanka. Durante la settimana sono i cortesi, affabili e sempre sorridenti che generalmente conosciamo, ma, al venerdì sera, di irriconoscibile allegria! Vero che ho visto l’allegria comunitaria con canti e tamburi, ma ho visto anche l’allegria pesantemente ubriaca, potenzialmente violenta, e, direi quasi che va da sé, probabilmente drogata, dal momento che il solo alcol non giustificherebbero gli stati di esaltazione motoria, di comportamento gestuale, e di pesante relazione con l’occasionale altro.
Ho più volte incontrato quella drogata allegria lungo l’Adige di s.Zeno: vuoi sul percorso viabile vicino alla riva, vuoi sulla strada fra il chiosco ed il fortino austriaco; e l’ho trovata anche stasera mentre facevo l’usuale giro in bicicletta. Da uno degli allegrotti, ho addirittura ricevuto l’offerta di rapporto sessuale con un suo amico, che a capo chino stava per terra: seduto o piegato, non l’ho capito.
Non offro fianco alla loro allegria quando passo, appunto perché la vedo non genuina, instabile, e fuor di barriere. Instabile e fuor di barriere, non di meno della guida che non possono non avere quando vanno a casa, vuoi con macchina, vuoi con ciclomotore. Instabili e fuor di barriere, anche degli allegrotti sulla strada vicino all’acqua. Gratuitamente offensivi, fra l’altro.
Mi sono domandato se è stato l’alcol, l’artefice di quel comportamento, oppure, il bisogno di spaventare, e quindi, allontanare, un involontario spettatore. Spettatore di che? Non so. Il Bardo ha constatato prima di me, però, che “la notte trova strani compagni di letto”, e parafrasandolo, strane compagnie per la gola, o la mente, o per le vene o per il naso. Un’ipotesi non ne esclude nessuna.
Se mi preoccupa quell’allegria, non di meno mi preoccupano quegli allegri. Mi domando, quanto riusciranno a contenere il loro alcolismo, ammesso e sperando che altro non ci sia. Dati i settimanali over dosaggi, non molto, temo.
Con i miei più cordiali saluti.

afinedue

Ho salvato un matrimonio, o protratto un “tumore”?

Per anni, non meno di una ventina se non vado errando, sono stato il parafulmine che ha permesso al matrimonio di una mia amica di non essere colpito dalle sue tensioni, dai suoi conflitti: tensioni e conflitti, a mio sapere generati da quel dannato bisogno di normalizzazione, che obbliga ad aderirvi anche quanti non corrispondono a prefissati ruoli, a convenzionali figure sociali. Da quegli ergastoli, vi è chi riesce ad adeguarsi, (accettandoli passivamente e/o acriticamente) e vi è chi, nel bisogno di evadere, sbatte contro le sbarre. Vi è anche chi, non riuscendo a divellere le sbarre, divelle sé stesso/a; ed è il caso della mia amica, colpita da gravi patologie da possibile somatizzazione.
Le sostengo da somatizzazione, vuoi per esperenziale sospetto, vuoi perché non appena si stacca anche per breve tempo da quanto la provoca (la famiglia) inizia la ripresa fisica.
Giusto per farvela corta, col tempo, la faccenda è diventata un tumore, con una metastasi che è penetrata anche nei restanti appartenenti del suo matrimonio: il marito e i due figli; convinti tutti, di essere esenti da una metastasi, che, fra inconsapevolezza e consapevolezza, reciprocamente continuano ad alimentare. Ben vero che l’insieme di quel nucleo possiede ancora delle cellule sane, ma non quanto basta per curare le non sane, così, la lotta fra il bene e l’errore proseguirà sino all’estinzione, sospetto, vuoi del corpo matrimoniale, vuoi del corpo dell’ammalata da quel corpo. Come sciogliere quell’impossibile groviglio? Gira e rigira, questa è una delle soluzioni!

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afinedue

Commenti del Maresciallo sul mio esposto

Me lo spieghi che non capisco! Rodo dentro perché proprio non capisco cosa ci sia da spiegare, ma, mi adeguo. Al seggio mi hanno consegnato una matita non regolamentare, gli dico. Ma al seggio consegnano solo matite regolamentari, mi risponde. Gli ripeto la differenza fra regolamentari e no. Va beh, faremo accertamenti. Capirai, che accertamenti può fare! Sa benissimo che ormai non può accertare nulla. Come sa benissimo che deve aprire una pratica che sarà archiviata già sul nascere, e che, quindi, lavorerà per niente. Quello che il Maresciallo non sa, però, è che lo so benissimo anch’io, ma, se io lavo pavimenti e cucino anche per niente, lui può aprire pratiche anche per niente. Ad ogni mestiere il suo osso!

afinedue

Matitine biricchine nei seggi di Verona?

Verona, 08/06/2009
Il sottoscritto …. dichiara quanto segue.

All’apertura delle elezioni, verso le ore 15/15 circa sono andato a votare. Nella sezione erano presenti due addetti a quanto concerne l’operazione di voto. Uno degli addetti era una ragazza sui 25, capelli lunghi e marrone scuro. L’altro, un giovane sulla trentina, alto e di corporatura robusta. Mi par di ricordarlo portatore di occhiali di montatura nera o quanto meno scura.
Questi, accolgono i miei documenti, mi danno le schede e una matita di legno povero e non verniciato, tonda, con la grafite di un tipo che noto non compatto come quelle da falegname, ad esempio. Noto anche che la grafite è di colore grigio. Per l’insieme dei particolari, la credo non copiativa.
Espongo il mio dubbio ai due scrutatori. Non sono loro a rispondermi, bensì una signora di una certa età con occhiali, occupata a far non so ben che cosa su di un brogliaccio posto su di un tavolino che stava nell’angolo dell’aula sotto la finestra. Con tono spazientito, al limite della scortesia, alla non risposta dei due addetti la signora mi dice: si, si, è copiativa! Riguardo l’anonima matita e mi dico: sarà! Ne saprà più di me!
Verso le 21 e 30 della sera, desiderando rendermi conto della generale situazione sulle votazioni, apro il sito de “la Repubblica” e leggo “Il caso delle matite non copiative.”
Si veda il link
Il titolo dell’articolo conferma le mie perplessità. Torno al seggio per esporle ma è chiuso. Sia pure per sommi capi le riferisco ad un finanziere alla porta ed al vigile addetto alla sorveglianza del seggio. Capita in quel momento un ufficiale della finanza e gliele dico anche a quello. Finanziere e vigile salgono alle sezioni, parlano con il presidente del seggio (non ero presente al colloquio) e scendono con delle matite. Me le fanno vedere. Sono ottagonali, la grafite è colorata di un viola scuro. Per la lunghezza e con un carattere nero inciso sul legno portano la scritta Ministero degli Interni. Nulla a che vedere con quella di stamattina!
Espongo caso e personale certezza anche alla sopraggiunta pattuglia d’intervento del 112. La pattuglia accoglie quanto sostengo ma non può fare altro. Avrei dovuto farli intervenire subito. Capisco le ragioni della pattuglia ma lo stesso presento esposto a chi di competenza.
A chi di competenza sottolineo due particolari. Se fossi un qualsiasi genere di provocatore e/o contestatore politico e/o di politica, tutto avrei fatto fuorché primeggiare la risposta di quella signora sulle mie perplessità, e tutto avrei fatto fuorché ritrovarmi davanti ad una sede di voto, ormai a cancello sbarrato. Ben vero che in molti casi e/o situazioni sono ingenuo, ma nelle necessità, non sprovveduto.
In fede

afinedue

Centrano le pulizie della casa negli stati d’abbandono che si soffrono nei lutti?

Mi è mancato l’Amato nel Febbraio del 91. Da allora, non sono più riuscito a pulir la casa. Non per questo non ho trovato chi la puliva per me, ovviamente, però, le recenti economie da pensionato precario perché non mi è ancora arrivata m’hanno riposto la questione: te la devi pulire; e non c’è scampo. Avete presente l’angoscia da rifiuto da olio di ricino di quello di una volta mica di quello di adesso che pare un cafone rifatto? Stavo così!
Perché stavo e non sto? Perché sto pulendo a fondo la cucina. Miracolo? No. Nacessità di capire! Capire cosa? Capire che anche la casa è vita della tua vita, e che gli stati d’abbandono nella tua vita possono far abbandonare la casa. Che cos’è un abbandono da lutto? E’, ovviamente, una separazione. Che cos’è una separazione? E’ la cessazione di una comunicazione. Cosa struttura una comunicazione? Direi che struttura una comunione. Cos’è una comunione? Una comunione è ciò che permette la strutturazione di un amare che diventa amore tanto quanto vi è comunione fra i contraenti di una unitaria intesa. Vi è comunione e quindi amore da raggiunta intesa con altro da sé, e vi è comunione, e quindi amore da raggiunta intesa con il proprio sé. Per via di abbandono potrei farne una laurea dal momento che ho cominciato a sentirmi tale verso i sei mesi, :>> ma non vorrei farvela così lunga.
Giusto per farla breve, allora, direi che nei miei stati d’abbandono mi sono bercamenato fra perdite e guadagni un po’ come fanno tanti se non tutti, direi. Ed infatti, in tutte le case che ho abitato mica ero giunto al livello di adesso, anche se, tendenzialmente così. La chiamavo pigrizia, però. Mi dicevo che non avevo tempo. Mi dicevo lo farò domani. Subdolo, il lutto da abbandono. Uno guarda la facciata della sua vita – casa, e si dice l’ho superato, ma se non pulisce la sua casa – vita, vuol dire che dentro c’è ancora una crepa!
Dicevo, che abbandono, è mancata comunione. Può essere con il proprio mondo ma anche con il mondo.
Rifiutarsi di pulire la casa, allora, è rifiuto di rientrare in sé stessi, come rifiuto di rientrare nel mondo. Giunti al punto, vado a finire il lavoro!

afinedue

Aveva ragione Silvia Koscina: gli uomini si prendono per la gola.

Venerdì 5 cessa il mio lavoro al Carcere. Sostituivo un’ammalata che rientra. Mi sa che dovrete riadattarvi al servizio di prima, dico ad uno dei secondini. Peccato, commenta, ci eravamo abituati. E te credo! Il servizio di mensa serale, da piatto che era, l’avevo trasformato in ristorante. Ne ho la capacità. Non che potessi più di tanto, ma c’è modo e modo di fare anche le stesse cose, ed io trovo sempre il migliore. Certamente mi è costato più fatica e più corse, ma, sapevo dove volevo arrivare. Non vi dico le perplessità dei fruitori della mensa, quando, da Figa servizievole, si sono ritrovati ad aver a che fare con un vecchio Finocchio: a servizio si, ma non qualunque e non comunque. Avreste dovuto vederli! Ah, è così, mi sono detto! Bene! E adesso vi faccio capire se a fronte di miglioria nel cibo e nel servizio vi importa qualcosa se a farlo è figa o culaton! E non gli è più importato. L’ho sempre detto: la giustizia si gusta quando non scotta la lingua. Ed io ho avuto giustizia.

afinedue