Stavo scrivendo il post sul Bomba, ieri sera, ma il campanello ha suonato, così, l’ho ripreso dopo una felice interruzione; è di A.

Giovane srilanchese, fisicamente ancora efebico. Lavora come cuoco, dice. Parla perfettamente l’italiano. Mi dice: caro. Caro! Quando mi si dice caro (come quando mi si dice altro di affermativo) mi capita di sentire tutta la mia incredulità: vuoi perché ho dovuto quasi sempre pagare quel caro (anche se non sempre caro) vuoi perché, sulle mie sufficienze, stazionano nubifragi di insufficienze. Tant’è! Certamente ho desiderato A. ieri sera, ma A. mi ha fatto sentire che il suo desiderio di me era maggiore del mio verso di lui. Mi sono sentito Legno, ieri sera, mentre era Fiamma lui. M’ha scaldato ma non ho preso fuoco. Forse perché c’è ancora umidità nel mio Legno? Forse perché è un fuoco fatuo lui? Staremo a vedere. Ha detto che ritornerà. Giusto per verificare le cose non gli ho dato una lira. Neanche la prima volta a dirla tutta, ed è ritornato la seconda. Staremo a vedere.

afinedue