"Cari amici vicini e lontani": basterà anche la salute ma sto passando un periodo indecente, e tutto da ristrutturare. Vi allego un esempio.

Per conoscenza: Direzione “Coges”. – In oggetto: situazione sul lavoro che sfugge alle possibilità operative del vostro Ispettore e richiesta d’intervento della Direzione. Verona, Domenica 23 agosto 2009
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Caro Briano 🙂 non volermene se mando questo scritto, indirizzato a te, anche alla Direzione Coges ma, visto che non hai tempo per leggere quanto ti dico sul lavoro, e visto che il Cordioli ci si “pulisce il culo”, altra scelta non mi resta se non il silenzio. Non è da me. Oggi (ovverossia, sabato) non stavo in piedi ma sono andato a lavorare lo stesso. A situazione non migliorata, mando un messaggio al Cordioli dicendogli che avrei mandato avanti il servizio lo stesso, ma gli consigliavo, per il giorno dopo, di far venire prima una persona. Mi risponde: “Capisco, c’è troppo lavoro per fare 25 pasti. Ti aiuteremo.”
Come si permette questo imbecille (nel senso bortocaliano del termine) di lordare la mia sincerità con i suoi sospetti di mendacio? Verso le sette mi manca il fiato, avviso i responsabili mensa, mi scuso, e vado alla farmacia S. Luca a fare un controllo della pressione. C’è l’ho bassa: 105/78. Conservo il biglietto.
Al commento del Cordioli, avevo risposto dicendogli che ai malati mentali non do retta. Capiamoci:in ambito lavorativo, matto, per me, sei tu che con tutto lo stress che ti ritroverai ad affrontare con l’anno a venire, hai fatto “ben sei giorni di ferie”;
matto sono io che vengo a lavorare non meno di una ventina di minuti prima dell’orario pur di presentare una mensa che non abbia di che farmi vergognare;
matto è un aiutante di cucina che sta a casa una settimana per un mal di denti; che dopo aver fatto un sabato ed una domenica di riposo chiede pure il lunedi, e che a rifiutata concessione si rimette in malattia;
matto sono sempre io che per mesi sono venuto a lavorare (sedato da antidolorifici) nonostante non riuscissi a dormire per i dolori alla spalla sinistra: dolori provocati dall’opera al secchiaio;
matto sono sempre io che sono riuscito a far dire ad un utente che “erano cinque anni che non si mangiava così bene”. Preso atto che il cucinante è sempre quello, porta pasienza se me ne prendo tutto il merito.
Matto, ancora, è quell’utente di atteggiamento da vescovo in visita pastorale, che ai tempi del rinnovo del contratto (c’era parecchia maretta in mensa) è venuto a dirmi, al mio rifiuto di permettergli di portar fuori il cibo avanzato, “che sapeva benissimo che noi portavamo via di tutto”, e che “una mano lava l’altra”. Prego?
Sino a poco tempo fa, in casa avevo tre Pc ma non ho il frigo, quindi, che me ne avrei fatto del tutto che per mia parte avrei portato via? Non vedo, quindi, quale sarebbe la mano che la mia avrebbe dovuto lavare! Fatto sta, che da allora ha rarefatto la presenza, e quando viene non sorride più come prima. Non sarò mica l’incauto scornacchiato che disturba delle intese e/o delle amicizie, spero?!
Sarà anche una coincidenza, ma da allora con il Cordioli è andata cessando la mia. Apparentemente non c’è motivo, anche perché riesco a fare quello che per indicazioni non adatte a me non riuscivo; anche perché il mio modo di rapportarmi con gli utenti, ha finito col migliorare anche il loro: dalla palpabile antipatia di molti, infatti, si è mutato nella generale considerazione. Tanto è vero che mi salutano anche fuori dal lavoro, e mi ringraziano tutte le volte che li servo: cosa che facevano solo alcuni, prima.
Al mio messaggio, il Cordioli mi manda questi: Non sei niente. Non sei nessuno. Frocio di merda. Muovi il culo pensatore stanco?” Che mai avrò fatto al Cordioli oltre il non essere il suo tipo?
Durante la tua assenza, mi ritrovo ad aver a che fare con delle braciole che da calde puzzavano. Colpo di caldo, probabilmente. Lo penso perché le ho trovate sul banco in cucina. Tampono la faccenda dicendo che è il caratteristico odore del carré di maiale affumicato (Il che, è anche passabilmente vero) ma puzzavano troppo, così le butto e servo della caprese in più. Non dimentico di lasciare un biglietto al Cordioli dicendogli l’accaduto.
Molto giustamente ed urbanamente, tu hai reclamato di non essere disturbato durante i fine settimana. L’ha fatto anche il Cordioli ma, gridandomi “come mi permettevo di farlo!?” Neanche avessi disturbato chissà quale contessa solo per chiedergli dove era finito il rimmel.
Il fatto delle braciole è successo una Domenica. Il lunedì sono di riposo. Quello che vale per il Cordioli e per te, vale anche per me, suppongo, così, non rispondo alle sue chiamate. Tuttavia, gli mando un messaggino dicendogli che avrei letto i suoi solo il martedì pomeriggio. Anche perché non avrei saputo dire nulla di diverso da quanto detto nel biglietto che gli avevo lasciato. Il Cordioli mi risponde dicendomi che “sono un maleducato di merda”. Prego?
Quando, senza citare chi l’aveva fatto, ho avuto modo di dire al Cordioli che sono “considerato anche a Padova che pure non mi conoscono per niente”, il Cordioli ha sospettato che avessi parlato di lavoro, (code di paglia?) mentre il soggetto della considerazione derivava solamente da una lettera in cui parlavo dei miei concetti sul lavoro. In quell’occasione ho avuto modo di dirti che, al caso, avrei fatto una cosa del genere solo dopo essermi licenziato. Se proprio decido di spututare su di un piatto dove ho mangiato, è mia cura il farlo solo quando non ci mangio più: tutto sono, fuorché scemo.
Sempre in quell’occasione, (alterato dall’influsso del Cordioli molto probabilmente) mi hai gridato che il mio responsabile è quello e che solo con lui, al caso, avrei dovuto parlare. Giusto, ma, per quanto detto sopra, il Cordioli ha dimostrato, almeno a me, di non essere responsabile della sua testa, quindi, in quanto responsabile della Ditta, carente gestore delle risorse umane, a mio vedere e sapere. Te lo provo con un altro sintomatico fatterello.
Come sai, padello tutti i primi. Ho avuto la malagurata idea di farlo anche con i ravioli burro e salvia. Sui fornelli ne è venuto fuori uno spruzzamento che non ti dico. Non è vero che non li ho puliti. Può esser vero, invece, che l’ho fatto con un detergente debole. Guaio è, che da bagnati i fornelli appaiono quasi nuovi, ed io non è che ho il tempo di aspettare che si asciughino per vedere il risultato della pulizia.
Visto la presunta mancanza, un responsabile intelligente, capace, ed equilibrato, in primo mi avrebbe chiesto se ho pulito i fornelli, poi, come, e poi consigliato il modo migliore. Perdurando l’insufficenza, mi avrebbe avvisato. Dal Cordioli invece, ricevo: “Se mi ungi ancora i fornelli ti sistemo una volta per tutte. Stai attento!”
In tanti anni di lavoro mi è capitato di farlo anche con disonesti; erano intelligenti, però.
Non avendo trovato alcun genere di contestuale intelligenza in quanto ti riporto del Cordioli, e trovando spiritualmente infettivo il lavorare con mancanti di quella capacità, non restano che due possibilità d’intervento, a mio vedere: o la Ditta interviene a difesa del suo capitale (se capitale mi trova) o mi licenzia come non adatto a subire gli squilibri umani del locale responsabile di cucina.
Certamente potrei facilitare le cose sia a te che alla Ditta se a licenziarmi fossi io. Tutto considerato, non vedo i perché. Non sono io il mancante. Ciao, Vitaliano.

p.s. Non darò copia di questa lettera al Cordioli. Non vorrei obbligarlo ad eccessive cagate. Passami la finezza. Non ne abuserò.