Associazioni di Volontariato et similia: onori e timori.

Non è certo il tempo che mi manca. Come occuparlo? Cercando sesso? Che palle! Giocando a carte? Troppo stress. A bocce? Ho già i piedi rovinati di mio. Ginnastica? Preferisco mangiare di meno piuttosto che faticare per smaltire il di più. Gare di ballo? Con le Cenerentole in pensione? Non mi ci vedo proprio. Andando a messa? Non frequento. Volontariato? Proviamo.
………………..
Cortese associazione: scartabellando in Rete sono giunto al vostro sito. Come vedono dall’età, sono pensionato. Due, le necessità in questo mio momento: precedere nell’essere attraverso il fare; ricavarne una sussistenza che compensi la minima di ora. Il non ottenimento della seconda sussistenza, non necessariamente cassa la prima. Sono stato cameriere, operaio generico e aiuto cuoco. Non ho diplomi di alcun genere. Sentendomi discorrere, più di un interlocutore/interlocutrice m’ha chiesto che studi ho fatto. Un corso serale, rispondevo. Quale? Corso Porta Nuova: nota strada per la stazione dei viaggiatori; per la stazione del vizio per i-nasi-in alto; per una delle tante strade dell’errore, del dolore, e anche dell’amare, per me.
Mi sono occupato di tossicodipendenze per più di un decennio. Sono stato una sorta di un non ufficializzato operatore di strada, quando ancora non esisteva nulla del genere, ammesso e non so quanto concesso che esista ancora. Avevo un’associazione, all’epoca: letteralmente, quattro gatti, ma siccome non c’era nulla di meglio per i “tossici” in strada, sono stato utile se non altro come etichetta. Non è durata, vuoi perché perseguivo un’assistenza senza baratti, vuoi perché tutto sono fuorché normale, e/o normalizzabile. Ho il difetto di essere e restare esattamente come sono: non omologabile, anche se di sociale identità. Cordialità, Vitaliano

………………..
Come in tutte le realtà della vita, anche l’ideale associativo deve tener conto delle regole che mandano avanti il reale; e tenerne conto significa mediare dove è possibile fra paritari valori e/o paritari interessi, o ricorrere a compromessi dove i valori e gli interessi non sono paritari. Chi non accetta il compromesso, è tanto un bravo ragazzo, peccato… Di ampia gradazione di grigio, la zona del compromesso. Chi è prevalentemente spinto da interessi non se ne cura più di tanto. Chi è prevalentemente mosso dall’ideale, invece, lo patisce come sporco. A nessuno piace far veder sporcato un ideale. C’è chi lo dice. C’è chi lo nasconde. Chi lo nasconde, teme. Non esiste cieco che non sappia vedere dello sporco. Che fare, allora, per non farlo vedere? Tre, le prevalenti soluzioni: nasconderlo; coinvolgere nello sporco tutti quelli che sanno vedere; non associare, e/o tenere molto a margine, tutti quelli che non si sa se sanno tacere.
Mi sa che sono stato troppo diretto nella mia lettera.
Mi sa che dovrò andare a farfalle.

afinedue

Che il tuo paradiso sia pieno dei monti che amavi, Francesco.

Nel condominio dove abito, Francesco stava al secondo piano. Non chiedeva niente a nessuno, salutava sempre per primo, ti raccontava le ultime novità del giorno, si rallegrava se era sereno, e se pioveva o faceva freddo: tempo, mati e siori, i fa sempre quelo che i vole lori.
Amava Roki: il suo gatto. Lo nutriva di quantità industriali di prodotti in scatola, al punto da renderlo persino rognoso, il povero Roki. Avevo provato a dirgli l’errore, ma l’avvisarlo di quell’errore era come un togliergli di che sentirsi per qualcuno, per qualcosa. Non mi sono sentito in condizione di raccomandargli una minor quantità di cibo perché anche a me è capitato di eccedere per amore: pasienza per il gatto.
Il Francesca aveva un figlio ma viveva da solo.
Sarà inciampato, sarà stato uno sbalzo della pressione, è caduto in casa: femore andato.
Ha battuto sul muro tutta la notte, ma, fatalità, la vicina non c’era. Io non l’ho sentito perché abito al primo.
Rientrata, la vicina lo sente il mattino. Pompieri per accedere all’abitazione, e autoambulanza per l’ospedale.
Sono venuto a conoscenza del fatto solo questa mattina. Me l’ha raccontato una volontaria che lo seguiva per quanto glielo permetteva il Francesco: carattere di felina indipendenza, certamente più del Roki.
Gli aggiustano il femore, penso, ma la vitalità è quella che è. Lo portano, così, all’ospedale di Marzana. Da quello che m’ha detto la signora, è una specie di sala d’aspetto ante RIP. Ho saputo di sondini per l’alimentazione forzata. Ho saputo che l’hanno legato al letto perché non voleva il sondino in gola. Ho saputo di gastroscopie che non voleva fare. Era sui 90anni. Un sopravissuto alla ritirata di Russia. Gli erano ritornate le paure di guerra, mi diceva la signora. Paura di essere chiuso in cella, (ricordo di Germania) mentre, invece, era in una camera d’ospedale, che certamente può diventare detentiva come una cella, se non tolgono manette alla volontà neanche quando si sta per prendere l’ultimo sonno.
Ora non ci sono sondini e neanche gastroscopie o muri di buone intenzioni in cima ai tuoi monti, Francesco.

afinedue

 

Saramago contro la Chiesa "Scatena odio e alimenta rancore"

Non da oggi sostengo che, indipendentemente dal magistero attuato, a generare odio e rancore è la chiesa del potere. Non così, la chiesa dell’amore: cattolico, o mussulmano, o ebraico, o via elencando. Si può separare la chiesa del potere da quella dell’amore? Direi che lo può solo la coscienza del dato credente. Quanto è libera di discernere fra gli scopi del potere e quelli dell’amore, la coscienza del dato credente? Là dove una coscienza non è libera, non si può dire che vi sia Chiesa. Si può dire, piuttosto, che vi sia Setta, indipendentemente, dal pensiero religioso che insegna. Distinto ciò che è della Chiesa da ciò che è della Setta, ognuno morda la sua mela.

afinedue

La sessualità è sempre transculturale…

… se per “transculturale” intendiamo l’identitario percorso fra una identità genitale di partenza (maschile o femminile che sia) e quella di un sessuale completamento, che, in non pochi casi, non necessariamente corrisponde a quella di origine.
Vi è transessualità maschile, ad esempio, il cui connotato femminile è talmente prevalente, da indurre il dato trans a viaggiare verso ciò che a livelllo psichico lo fa sentire sè stessa, anche raggiungendo il definitivo asporto dell’attributo genitale. Compiuto il quale, la legge gli concede il pieno uso dell’identità femminile. Il soggetto che non giunge a quella meta, pur rimandendo un transessuale a livello culturale e psichico, è, in effetti, solamente un travestito, e così, (se non vado errando) viene considerato dalla legge.
Nel mondo della prostituzione, la conservazione dell’attributo genitale maschile è un valore aggiunto che, necessariamente, il vero transessuale non ha più. Assomigliando ad una donna, infatti, perde l’aurea della diversità; diventa, cioè, comune, per quanto più femminile di molte donne. Ora, visto che si continua a sindacare su quello che cerca un omosessuale in un maschio, e visto che se ne traggono dei giudizi, anche aprioristicamente negativi, possiamo o non possiamo sindacare quello che cerca un etero in una figura femminile nel caso di compiuta transessualità, o in una simil femmina (come simil maschio) nel caso di un viaggio sessuale che si è fermato appena prima di un tavolo operatorio?
L’intento di questo post non è certo in quello di ricavare giudizi sulle scelte e/o sulla persona che sceglie border line. Consiste, piuttosto, nel poter sostenere, da un lato, che l’amore è “la metà del cielo”, e dall’altro, che il cielo è composto da infinite parti di cielo.

afinedue

Piegati canna che passa la piena.

Ve lo giuro: riempite la casa ogni volta apro il Pc. Vuoi perché non ho scritto nulla, vuoi perché non ho ancora risposto alle vostre lettere, o ai vostri commenti, anche mi par di sentire la vostra delusione mentre ne uscite quando lo chiudo. Dell’impedimento mi è chiara una sola motivazione: non ho molto da dire di nuovo, perché, almeno alla presente data, credo di aver detto quello che dovevo. E’ certamente vero che il vivere offre non pochi motivi per continuare. Non li colgo, vuoi perché non pochi sanno dire meglio di me, vuoi perché mi pare un cinema già visto non si sa quante volte. L’unico cinema che non ho ancora visto, è quello che sto montando adesso. Si intitola: come campare con la minima, senza per questo rendermi minima la vita? Non è l’aspetto economico la parte più significativa della trama: la più significativa, tratta del generale ribilanciamento fra quello che per molti sensi potevo, e quello che ora posso. La questione non è semplice, ed il mio carattere, (che nella complessità trova ampi motivi per farsi venir le palle), sarebbe portato a rifare di nuovo, più che a ristrutturare a nuovo. Al momento, però, non ho agganci né per una soluzione, né per l’altra, così, sto in una sorta di neonatale stasi, alimentata, più che altro, solamente da elementari necessità.

E’ tempo di reset.

afinedue