Che il tuo paradiso sia pieno dei monti che amavi, Francesco.

Nel condominio dove abito, Francesco stava al secondo piano. Non chiedeva niente a nessuno, salutava sempre per primo, ti raccontava le ultime novità del giorno, si rallegrava se era sereno, e se pioveva o faceva freddo: tempo, mati e siori, i fa sempre quelo che i vole lori.
Amava Roki: il suo gatto. Lo nutriva di quantità industriali di prodotti in scatola, al punto da renderlo persino rognoso, il povero Roki. Avevo provato a dirgli l’errore, ma l’avvisarlo di quell’errore era come un togliergli di che sentirsi per qualcuno, per qualcosa. Non mi sono sentito in condizione di raccomandargli una minor quantità di cibo perché anche a me è capitato di eccedere per amore: pasienza per il gatto.
Il Francesca aveva un figlio ma viveva da solo.
Sarà inciampato, sarà stato uno sbalzo della pressione, è caduto in casa: femore andato.
Ha battuto sul muro tutta la notte, ma, fatalità, la vicina non c’era. Io non l’ho sentito perché abito al primo.
Rientrata, la vicina lo sente il mattino. Pompieri per accedere all’abitazione, e autoambulanza per l’ospedale.
Sono venuto a conoscenza del fatto solo questa mattina. Me l’ha raccontato una volontaria che lo seguiva per quanto glielo permetteva il Francesco: carattere di felina indipendenza, certamente più del Roki.
Gli aggiustano il femore, penso, ma la vitalità è quella che è. Lo portano, così, all’ospedale di Marzana. Da quello che m’ha detto la signora, è una specie di sala d’aspetto ante RIP. Ho saputo di sondini per l’alimentazione forzata. Ho saputo che l’hanno legato al letto perché non voleva il sondino in gola. Ho saputo di gastroscopie che non voleva fare. Era sui 90anni. Un sopravissuto alla ritirata di Russia. Gli erano ritornate le paure di guerra, mi diceva la signora. Paura di essere chiuso in cella, (ricordo di Germania) mentre, invece, era in una camera d’ospedale, che certamente può diventare detentiva come una cella, se non tolgono manette alla volontà neanche quando si sta per prendere l’ultimo sonno.
Ora non ci sono sondini e neanche gastroscopie o muri di buone intenzioni in cima ai tuoi monti, Francesco.

afinedue