Guardando nella feretra di Cupido.

Del sesso si può dire che è il “corpo” delle emozioni che trovano attuazione nella propria Natura (in una prima fase della vita) e con altra Natura nella fasi seguenti. Per Natura intendo il corpo della vita comunque effigiata.
Si può essere venditori e/o acquirenti di quel “corpo”? Direi, rendendole merce, e rendendosi meccanismi di piacere. La Natura è umana, però, anche perchè non è una bambola e/o un bambolo gonfiabile. Al che, è molto difficile pensare che un venditore e/o venditrice di emozioni sessuali possa scindere in sé stessa/o, ciò che è da ciò che vende; e se vi è perdurante prestazione, direi anche che vi è perdurante scissione.
Anche se motivata da una compensazione, (economica, non necessariamente per danaro), comunque, ogni scissione nell’individualità che permette il prostituirsi è una sofferenza: vuoi in chi compra, vuoi in chi vende; ed è una sofferenza, che sta e perdura (vuoi a monte vuoi a valle) sia di chi compra, sia di chi vende. Non sempre chi vende o chi compra ne è cosciente, ma questo non elide il dolo. Gli antichi curarono quella sofferenza (in un soggetto da sé procurata per molteplici motivi, o in un soggetto indotta sempre per molteplici motivi), all’interno di “sacri recinti”. Non che io aneli alla ricostituzione di quei sacri recinti, ma neanche i recinti legali e culturali applicati da noi moderni, li sento idonea cura agli sfasamenti esistenziali che portano alla necessità di ricorrere alla prostituzione.
Chi o quando si ricorre alla prostituzione?
Direi, o quando non vi è partner o possibilità di partner, o quando non vi sia capacità di contenimento e/o sublimazione della vitalità: “virtuosa” a più avanzata età in molti casi, o “virtuosa” perché tiepida di per sé, o resa tiepida da educative (?) e/o religiose castrazioni. Per come la vedo, il meretrico, (senso della cessione di una parte di sé a favore di e/o cosa) non è altro che un’azione di mutuo soccorso fra due esistenze in bisogno. Entrare nel quindi di quei bisogni, è come fare una biopsia. Per quella, certamente si capisce dove c’è la parte che ha tolto vitalità ad una data vita, ma non per questo si riesce a ricostituire la sua vita a quella vitalità.
E se la vita nel suo complesso ha reso claudicante il percorso di una vita, la dove non è possibile ricostituire una piena capacità di cammino, neanche è possibile permettere il momentaneo sostegno di un piacere sessuale, non diverso da una medicina se “cura” una sofferenza da incompleta esistenza? Mi sento di porre questa domanda, fors’anche perché sono un sofferente che ha comperato; fors’anche perché ho conosciuto i sofferenti che hanno venduto; fors’anche perché ho potuto conoscere la Cultura della vita, proprio perché ho percorso le strade della sua Natura.

afinedue