Violenza contro la donna: bisogna rieducare gli uomini.

Dice il ministro Carfagna: Alla base dei soprusi c’è una concezione dove la donna è un oggetto da possedere, da trattenere, da bistrattare, a cui si nega la dignità dei diritti, la libertà di essere quello che è, quello che desidera o vuole diventare.

Vero, direi, però, che questo è il tipico ritratto della virilità da gallo del pollaio. Dell’amante cioè, che nel rapporto con la donna, all’aspetto esistenziale, privilegia la sola conquista di un piacere, che, in ragione dello stato passionale può diventare una voglia di dominio su “l’oggetto” che lo procura. Ovviamente, non tutti gli uomini sono così. Ci sono uomini (come di converso donne) che nel rapporto con l’altro/a donna fondano le conferme sulla loro forza, fondano il senso della loro esistenza, fondano la loro fiducia nella vita. Un crollo totale di quei fondamenti, può diventare un lutto che non risparmia nessuna parte di un essere. Può diventare causa un conflitto emotivo, implosivo quanto esplosivo. Nel primo caso, può radere interiormente le convinzioni dello stesso soggetto, e nel secondo, esteriormente radere la figura causante il suo lutto. Oltre che rieducare gli uomini (e le donne) al reciproco rapporto, bisognerebbe rieducarli anche ai significati di matrimonio: alleanza di due soggetti intenzionati a diventare un’unica carne per poter essere un’unica vita. Non ci si scappa. Il matrimonio è una faccenda molto seria. Se incoscientemente presa, può diventare mortale, anche dove una data vita non la si può dire clinicamente morta.

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