Convivere è necessario. Condividere, non necessariamente.

Una psichiatra, amica che ho perso di vista, e che ho sollevato dalle sue depressioni con vassoi di bigné, in mia presenza, ad un suo collega ebbe a dire che sono fuori di testa. No, gli ho detto: io sono dentro la mia testa. Questo vale anche per te; io non sono di parte: io sono dentro la mia parte. Convengo sul fatto che non sia la tua o come tu la intendi.

“E secondo te è un comportamento “maturo” e rispettoso abbandonare il tavolo perchè convinti “di non cavare ragni da ipotetici buchi”??… “

Come portiere al centro vincenziano ho l’incarico di ordinare gli ingressi. Naturalmente, il mio senso dell’ordine (bado all’interesse collettivo) si trova a doversi opporre all’egoistico del singolo che vuole passare prima di altri. Al proposito, ti raccomando la dialettica degli arabi. Sanno farti vedere bianco, anche quello che è assolutamente nero ma, mica mi incantano, ovviamente: conosco molto bene quelle pecorelle!

A quelle, non dico mai di no, e neanche impongo la mia “autorità” di giudice unico. Che faccio, allora? Semplice, prendo l’argomento della persona, glielo sbuccio a mo’ d’arancio, e gli faccio riconoscere quello che è buccia, quello che è seme, quello che è spicchio, quello che è sugo. Al che, siccome di stupidi neanche uno, già da soli capiscono e mi capiscono. Fine delle contestazioni. Dato l’esempio, allora, si potrebbe anche dire che se un tuo interlocutore abbandona il tavolo, è perché può aver sentito che gli imponevi un giudizio, più che portarlo al giudizio. Naturalmente, sull’abbandono del tavolo da parte di chi non ti commenta più, sto solo ipotizzando delle ragioni, non, la loro ragione. Il mio discorso è di una semplicità disarmante, dici? Bene. Mi fa piacere che tu l’abbia rilevato. Mi farà altrettanto piacere se tu ricordassi che una chiave di 5 chili non è più funzionale di una di 5 grammi, perché la loro paritaria importanza è nel concetto di chiave, non nel peso. Si narra che Newton (spero di averlo scritto giusto) “scoprì” il concetto di gravità perché gli cadde in testa una mela. Se gli fosse caduto in testa un sacco di cemento, comunque avrebbe scoperto il principio di gravità, o non l’avrebbe scoperto perché sfracellato sotto il peso? Come vedi anche da questo esempio, la ricerca della verità, è data dalla misura che si applica nella ricerca.

Al proposito, noto, ma ammetto anche tutte le mie ignoranze sul caso, che le misure di giudizio che dici sul piatto della Sinistra, sono più pesanti di quelle che hai messo sul piatto di Destra. Può essere perché il Comunismo ha più scheletri negli armadi del Fascismo, d’altra parte, si può anche sostenere che il Comunismo (vuoi nel bene, vuoi nel male, vuoi nel vero vuoi nel falso, vuoi nel giusto o nell’ingiusto) ha impresso nel mondo la sua durata storica e culturale per un tempo maggiore del Fascismo, e/o con più evidente pregnanza sociale, e da questo, una maggior possibilità di errore. Dici di non vedere alcun punto di incontro fra alterni pensieri?

Sulla testata del mio blog ho scritto: convivere è necessario, condividere, non necessariamente. Ecco, il mio punto di incontro, e principale motivo della nostra corrispondenza, è la ricerca della convivenza. Non, della convivenza fra soggetti relativi che sono le persone, ma la convivenza dei soggetti relativi con il soggetto universale che è la vita. Ne va del comune futuro, ne va del comune futuro dei vostri figli, dal chiaro momento che non sto parlando di miei che non ho. Come vedi, ancora ti confermo che non posso non stare che dalla mia parte, in quanto, nella vostra (di Destra o di Sinistra che sia) sono, necessariamente, un soggetto a termine con me stesso. Al che, potrei anche sbattermene le palle del vostro futuro, e/o di quello dei vostri figli, invece, sono qui, che sto cercando di cavar ragni dai buchi, non tanto per portare un interlocutore dalla mia parte, ma per cercar di capire assieme, quello che è ragno, quello che è buco, quello che è pagliuzza.

afinedue