La Democrazia in politica. Dalla psiche alla psichiatria.

Vuoi la vita propria, vuoi la vita pubblica, ma ognuno di noi la vede secondo una raggiunta forma mentale. Un insieme di strutture mentali (soggettive, e quindi, private) modellano quegli organismi di potere che abbiamo chiamato partiti. In quanto collettive proiezioni di parti, i partiti, godono della maturità degli aderenti, o risentono della non maturità degli aderenti. Sulla carta è tutto un bel dire. Nella vita, invece, non sempre è così; in quanto organismo infinitamente mutevole, infatti, anche la vita nei partiti, e dei partiti, lo è. Ciò, è universalmente conosciuto e riconosciuto. Onde impedire alla mutevolezza del pensiero politico di tracimare, regole e leggi la alveano fra “sponde”. E’ successo e succede, che date correnti di pensiero abbiano talmente invaso quelle sponde delle proprie convinzioni, da superarle. Di una democrazia in tale situazione, allora, si può dire, che non è più, governo di popolo, (ammesso che lo sia mai stata se non al principio delle cose) bensì, governo di maggioritaria corrente. Il premier della maggioritaria corrente italiana è stato ferito durante un incontro con i suoi sostenitori. L’ha ferito una mente politica privata, o una mente politica privata, in concreto aderente alla mente pubblica del pensiero politico dell’aggressore? La risposta verrebbe da sé, se stessimo parlando di un aggressore in stato di maturità personale e politica, ma, non è così. L’aggressore, è in cura psichiatrica da una decina d’anni. In tale condizioni, direi che nulla e nessuno può dire che quell’attentato ha motivazioni politiche. Al più, lo si può pensare. Al più, lo si può credere, ma, nessun tribunale può sostenere vero ciò che è solamente ipotesi. La trasformazione di un’ipotesi in una certezza, è atto di una mente che delira. Direi, allora, che ogni tendenziosa interpretazione dell’atto di un folle, accumuna in analoga follia, anche i lanciatori di quello sterile alimento che comunemente chiamiamo sterco. In similare delirio, a mio vedere, sono caduti anche i sospettati dell’attentato. Infatti, non capisco le ragioni dell’appoggio politico al premier quando l’attentato non è stato politico. Trattandosi di attentato da umano squilibrio, infatti, l’appoggio avrebbe dovuto rimanere sul piano umano. Trattando l’appoggio come politico, invece, la parte accusata ha mutato la ragione di quell’atto, da privato a politico. Paradosso vuole, così, che stia confermando, circa l’attentato, la ragione politica della parte accusante. Non c’è proprio niente da fare, temo. Manicomio, è scritto per i fuori.

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