Solo in teoria la Carità è una strada diritta.

In assenza del Segretario Paolo sono stato incaricato dallo stesso a sostituirlo. Pertanto, di valutare i casi non previsti, e di decidere in proposito su quanto organizzato in accordo fra i Gestori della Donazione alimentare. La funzione, tutt’altro che semplice, necessariamente coinvolge la mia visione ideologica sulla Carità, ed i miei sentimenti verso i poveri. Concepisco la Carità, sulla base di ciò che è più evidentemente giusto.

Sapere ciò che è più evidentemente giusto nell’ambito di storie e necessità nelle quali non si può o non si sa distinguere l’effettivo bisognoso dal mestierante, è tutto un bel dire ed è tutto un bel fare! Al che, o si agisce all’interno di quanto organizzato, o la Carità che si gestisce, finisce per essere gestita da chi la sa raccontare meglio fra i richiedenti, oppure, finisce per essere gestita, non dai soli incaricati, ma da Ausiliari che di volta in volta si fanno convincere da dati casi e/o persone.

Se mi capita di dover negare una donazione, quindi, non lo faccio perché contrario allo spirito vincenziano, ma per non sconbussolare una organizzazione, che ha concesso a questo Centro di escludere quanti ci provavano pur non avendo un effettivo bisogno; sia pure ad occhio, direi non meno del 50%.

Giusto per fare un ultimo esempio, questa mattina (15 c.m.) dopo aver dovuto dire di no ad una persona, una Ausiliaria (me contrario ma approvata dalla signora Nadia) si è permessa di dare una donazione ad una persona, nello stesso bisogno della precedente che avevo escluso.

Quello che può sembrare una carità, in casi come questo, altro non diventa che manifestazioni di un personale potere, altro non diventa che il far capire ad un dato bisognoso, che se parla con Ausiliario/a ottiene, mentre se parla con un altro, no! Mi domando e domando: quanto si può parlare di carità dove si favorisce qualcuno umiliando qualcuno?

La signora Nadia dice che bisogna saper fare delle eccezioni. A fronte dell’impossibilità di verificare quanta verità vi è in quelle eccezioni, ciò che ne risulta non è carità (sempre a mio vedere) ma una personale concezione, o della carità o sul dato caso. Una personale concezione sulla carità è più che legittima se privata, ma erronea se agita all’interno di una organizzazione.

A mio vedere, e non di meno ad un mio spirituale sentire, quindi, una carità svolta nei termini di una decisione non collettivamente concordata dai responsabili, diventa una caritatevole preferenza personale; ciò, può anche far sentire più buono l’Ausiliario/a, ma, sempre a mio vedere, non rende giusta la carità; e se c’è una cosa che non sopporto, è quella di sentirmi ingiusto sia pure verso un fin di bene, (a giudizio altro) che non sempre è un fin di vero a giudizio mio.

Per quanto mi riguarda, tutti i poveri sono eguali, e gravemente uguali le loro necessità. Per quanto mi riguarda, io non sono “un uomo per tutte le stagioni”, e pur sapendo curvare, cioè, far eccezzioni, lo faccio se la strada è evidentemente curva, non, sterzando dove non vedo curve.

La mia caritatevole preferenza, è principalmente diretta verso questo Centro, non, verso un qualsiasi ausiliato da questo Centro, tuttavia, come ripeto, non esclude delle variabili, che comunque dovrebbero essere organizzate come le non variabili.

Anche giustamente, la signora Nadia mi dice che sono casi conosciuti da anni. Vero, però, non li conosco io; vero, però, neanche la generalità dei bisognosi presenti in sala e che vede dei diversi comportamenti, conosce i casi conosciuti dalla signora Nadia. Dubito, fortemente dubito quindi, che un dato bisognoso si senta trattato secondo giustizia quando vede che ad altri si da, mentre a lui/lei, no!

Questo e solamente questo, è il motivo della mia contrarietà a questo genere di personalistico operare, e che può comportare la mia rinuncia all’incarico ogni qual volta non è presente il Segretario.

Propongo alla Presidenza una possibile soluzione. Gli Ausiliari (o la Presidenza) che raccolgono le istanze non concordate in precedenza o comunque “straordinarie”, dovrebbero compilare la scheda del dato bisognoso, motivando l’occasionale richiesta, ed al caso, chiedendo al Segretario, o alla Presidenza, di renderla e/o di confermarla continuativa.

A fronte di quella scheda, non avrò obiezioni di sorta, e se mai ci saranno, sarà il Segretario che le discuterà con quanti in interesse, non io, che subendo delle personalistiche interferenze nel mio operato, (“motivate” o no che siano) mi vedo lacerato da negative tensioni.

afinedue