C’è speranza di lavoro per l’immigrato?

Dal mio osservatorio, pressochè zero!
Al Centro Vincenziano dove opero si rivolgono immigrati di bassa professionalità: generici di cucina; improvvisati anche se volenterosi badanti; manovalanza edile; domestiche che trovano nel loro matrimonio con l’unica referenza di lavoro; giardinieri di nome ma non di fatto; operai per l’agricultura con mera capacità di braccia, e  via – via elencando. L’italiano che conoscono, il più delle volte è di livello “Io Tarzan, tu Jane”.
Avendo esaurito sia i voti che i santi canonici, oggi, decido di appellarmi a Santa Rete. A chiamata risponde:
Confagricultura di Verona: centro per pratiche di vario genere ma non referente di eventuale domanda di un dato agricoltore se non da questo nominalmente richiesto con apposito contratto;
Acli: idem.
Associazione Coldiretti: idem.
Telefono anche ad una Associazione Produttori Ortofrutticoli, ma vengo a sapere che questa (ed altre di similari nel genere) sono delle Cooperative composte da soci. Molto probabilemnte trovano operai fra gli stessi soci, quindi, niente da fare anche lì.
Ma, questi benedetti agricoltori, dove si procurano gli operai? E se non c’è niente da fare per i disoccupati disponibili per quel lavoro e già presenti nel territorio, da dova mai salta fuori la necessità delle migliaia di nuovi immigrati per l’agricultura previsti per il Flusso bis?!
Sono più che disposto ad ammettere di non capirci niente in faccende del genere, tuttavia, più di un qualcosa mi sfugge! Tanto più, che a dire delle Referente dell’ufficio Impiego di Verona, c’è un calo delle richieste di lavoro che tocca il 50%!
A proposito di richieste di lavoro ve ne racconto una. Sito nei pressi del Lago di Garda, l’Ufficio del lavoro di quella zona chiede un facchino! Ullallaà, mi dico! Finalmente un lavoro! Ebbene, lo voleva in mobilità (e passi) ma con conoscenza di tedesco e inglese! Evidentemente, la Ditta richiedente non ha avuto la faccia di vedere se c’era un laureato in lingue disposto a fare il facchino!!
Avrei detto sparito, il facchinaggio, vista la totale assenza di inserzioni per quel genere di richiesta. Mica vero che è sparita: si è sommersa! Dove? Nel caporalato. Di fatto, l’immigrato che arriva a conquistarsi la fiducia della Cooperativa e/o del Direttore del magazzino, e/o del Capo cantiere chiama i suoi amici. Li chiama per generosità di cuore?! Siii, buona notte!!
Analoga voglia di caporalato anche nell’emigrante srilanchese, il quale srilankese sistemato, giunge anche a dedicarsi all’induzione all’emigrazione di sprovveduti che si indebitano anche vendendo la casa pur di mettere piede in questo Paese degli Allocchi: vuoi allocchi italiani se a livello politico, o vuoi allocchi emigranti se a livello speranza.
La Legge dovrebbe punire chi induce all’emigrazione fraudolenta, così come punisce chi induce alla prostituzione; e dovrebbe concedere lavoro e permesso di soggiorno a chi denuncia l’induttore, ma, il mio problema non è questo! Il mio problema è, domani, cosa dico all’emigrante che viene a cercare lavoro?
E che “anestesie” posso usare per dire all’emigrante che abbiamo toccato il fondo di un barile dove c’è rimasto ben poco da raschiare?

rosaquattro

Vediamo di capirci, Paolo.

Vediamo di capirci: non ho alcuna intenzione di rompere la mia amicizia con te: in nome di nessuno! Tanto meno in nome di Dio che a me non risulta proprio di essere il suo portavoce.
Non ho detto che è gesuitico pensare che Dio si occupi delle mie o delle tue rogne, ma che è gesuitico l’argomento sostenuto dagli atei per provare l’inesistenza di Dio, e cioè, se certe ingiustizie succedono, e Dio non interviene, ciò prova che non esiste. Ora, a questa tua domanda:
“è possibile Dio Dopo Auschwitz? O meglio: è sostenibile l’idea di un Universo in cui ci stiano, contemporaneamente, un Dio onnipotente e un bambino tra le braccia nude di una donna, un attimo prima che qualcuno li uccida entrambi?”
rispondo di si.
Secondo la mia visione culturale, infatti, Dio, (che per rispetto a quell’Entità chiamo Principio) è il Principio della vita che ha attuato il Suo principio: la vita. Permettimi di sottolinearti il punto: la vita, caro Paolo, non, il vivere di ciò che quel Principio ha attuato. Con altre parole, Dio è responsabile del nostro principio, non, di quello che il nostro principio ha attuato.
Perché sostengo questa idea? Lo sostengo perché un principio primo (e per questo assoluto) non può originare che principi primi ed assoluti. Ora, quale il principio primo della nostra vita? Quello che noi facciamo? Ma neanche per idea! Per me, è quello che noi siamo.
Ora, eliminando da noi tutti i minimi termini che ci resta come principio assoluto? Ci resta il nostro essere vita. Da questo principio, si emana il nostro essere in vita, e, quindi, il nostro vivere.
Ovviamente questa mia visione non si concilia per niente con la visione cattolica di Dio, quindi, anche se non nuova, è un’idea eretica. Detta da me, poteva mai essere una visone normale? Chiaro che no!
Non conosco abbastanza Dio per sapere se è una Entità superiore. D’altra parte, nessuno ha mai sentito nulla di proveniente da Dio. Certamente vero, però, che essendo vita al principio della vita, la si può dire superiore se non altro perché prima. In quanto tale, non può esser detta bassa, così come tuo figlio non può esser detto di natalità superiore (o prima) della tua. O, no?
La fede, Paolo, è un credo che la ragione non può accettare perché (detto fra di noi ) è un vero e proprio salto nel vuoto. Nessuno infatti può dire di conoscere Dio, quindi, verso chi ci buttiamo? O, islamicamente dicendo: a chi ci dedichiamo?
D’altra parte, quando mai un allievo paracadutista impara a diventarlo se non prende il coraggio di buttarsi dalla torre di allenamento? Ecco, della fede, inoltre, si può dire che è coraggio. Certamente coraggio dell’incoscenza (dal punto di vista della ragione atea o no che sia) o coraggio dell’in_coscienza dal punto di vista della fede.
Per quanto mi riguarda, riconosco un solo principio della vita: il Principio; e a questo penso come Dio. Tutto il resto è teologia: in vero, scienza dell’ignoranza su Dio, non, della conoscenza.
Sul fatto che sia sensato pregarlo, ad ognuno la sua fede. Per quanto riguarda la mia, a me viene di pensarLo solo quando ho momenti di felicità. Come vedi, non sono ortodosso neanche qui! Ciao, Vitaliano.

rosaquattro

Ma va laaa!!!

Tra gli elementi costitutivi del contesto in cui si sono verificati gli abusi (pedofili), il Papa cita la tendenza al secolarismo e un “frainteso” approccio al Concilio Vaticano II. Suvvia!!! C’è ne sono altre, adesso?! Gran parte degli abusi sono avvenuti quando del secolarismo non si sapeva neanche cosa fosse, ed il Concilio Vaticano II era ben aldilà da venire!!!
Cerchi le cause, invece, nella cosidetta “chiamata”: emozione della vita che diciamo divina mentre nella stragrande maggioranza dei casi, è voce di una individualità, che, o teme di affrontare sé stessa, e/o teme di affrontare la vita!!
Cerchi le cause, invece, nella pessima abitudine di rinserrare nei seminari delle personalità di non costituita sessualità.
Cerchi le cause, invece, nella deleteria abitudine di rendere psichicamente e spiritualmente eunuca, la sessualità dei cosidetti chiamati!!
Non sempre le ciambelle riescono col buco, e che se “Dio non gioca al Lotto”, non lo dovrebbero neanche quelli che si sono autonominati portavoce!! Non per ultimo, riconosca che, in molti, alla lunga, la missione finisce con il diventare un mestiere, e che in questa degenerazione della missione, possono saltare i freni inibitori della sessualità del cosidetto chiamato! Comunque stiano le cose, lungi da me l’idea di chiedere al Vaticano di piangere sé stesso per questi errori, ma, di non spargere fumi, sì!!!
Ci sento odor di zolfo!!!

rosaquattro

Sassi in laguna.

Regione Veneto. In oggetto: contro il delinquenziale favoreggiamento dell’immigrazione da parte di datori di lavoro italiani e/o stranieri e personale considerazione sui Decreti flussi.

grafa

Nella mia associativa e personale esperienza ho ricevuto richieste di aiuto da non pochi immigrati, che sedotti da immagini di ricchezza e possibilità lavorativa sono giunti a pagare somme da capogiro pur di poter venire in questo paese. Mediatori fraudolenti della speranza di un miglior vivere, sono stati, e tuttora continuano ad essere, dei datori di lavoro italiani, e dei datori di lavoro immigrati. A questi, si possono aggiungere tutti quegli “amici”, che, promettendo inserimento e lavoro, (inserimento che viene concesso come favore, e con “favori” ricompensato almeno sino alla fine dei risparmi dell’incauto emigrante che si è fatto incantare) li inducono ad emigrare. Mi rendo conto che per questi casi il suo Ufficio non può nulla. Al più, lo potrebbero le Regioni con apposite campagne alla fonte.
Se la delinquenziale situazione che denuncio tutt’ora prosegue ne ricavo che nel percorso “Ditte costituite da italiani, o Ditte costituite da immigranti”, c’è più di una falla. Ai controlli attuali, quindi, voglia accogliere (e se possibile, attuare) anche i seguenti:
*) le ditte che chiedono il nullaosta che autorizza il visto d’ingresso in Italia, devrebbero dimostrare all’Ufficio dell’impiego (e/o ad attinente ufficio) l’effettiva necessità dell’operaio richiesto: non verrà accolta la domanda se non lo possono.
*) l’operaio richiesto deve dimostrare (per titoli di scuola professionale, e/o accertabili referenze) di essere pienamente in grado di svolgere l’attività richiesta dalla Ditta assuntrice;
*) qualsiasi sia la forma costituente, le Ditte che chiedono il nulla osta alla Prefettura, devono dimostrare di aver pagato l’aliquota Iva e quanto dovuto all’Inps da almeno 5 anni;
*) le Ditte devono garantire un alloggio dignitoso ma, non nella stessa abitazione del Titolare; devono dimostrare quanto richiesto con il debito contratto d’affitto e/o atto di proprietà dell’alloggio contrattualmente concesso all’operaio in richiesta;
*) indipendentemente dai motivi, qualora avvenga cessazione del rapporto fra l’operaio con garanzia d’alloggio, e la Ditta tenuta ad alloggiare l’operaio, quest’ultima, comunque deve garantire alle (predette condizioni) almeno un semestre d’alloggio all’operaio licenziato.
Indipendentemente dai mondi culturali di provenienza, la povertà, (non solo quella economica ma anche la culturale e/o la professionale) ha le stesse regole e le stesse finali condizioni: la generale fuoriuscita dal mercato del lavoro; fuoriuscita che non può non anticipare quella sociale.
Un Decreto flussi che non tiene conto di questa realtà, altro non fa che sommergere i presenti difficoltati che sono, con i difficoltati che inevitabilmente saranno visto il perdurare dell’odierna crisi economica; in Europa siamo a 11 disoccupati per un posto di lavoro. A mio vedere, quindi, riserverei a immigrati già presenti nel territorio, almeno una percentuale del 50% dei flussi in futuro ordinamento. Nel rendermi conto che quanto le segnalo potrebbe non essere sfuggito alla sua attenzione, le porgo i miei più distinti saluti.

rosaquattro

L’informazione non è complicità

Cortese signore: ogni cronaca pubblicata dai giornali è informazione implicitamente educativa, (o al caso diseducativa) in ragione delle infinite componenti culturali (etiche e/o morali) del dato lettore. Che si fa? Siccome può essere diseducativa, si fa a meno di pubblicare la cronaca? Stesso principio di contraddizione (una educazione che contiene dei principi di diseducazione) anche nella proposta “Nel week end ecco l’autobus anti sballo”. Certamente auspicabili le Campagne di educazione alla responsabilità, ma sono risolutive? Direi di no, dal momento che si rivelano necessarie delle Campagne di richiamo alle predette Campagne.
Allora, visto che le Campagne contro non sono risolutive, facciamo a meno di fare le Campagne, e con quelle, anche quelle di richiamo? Dice giusto l’Assessore Valdegamberi: associare il problema dell’alcool e delle ubriacature è troppo limitato; l’eccesso e l’abuso dell’alcool è un problema di salute che va curato ed eliminato.
Ovviamente, concordo con l’Assessore, ed altrettanto ovviamente sento concordanti tutti i non pochi “tossici” delle non poche dipendenze che ho conosciuto, ma non dimentichi l’Assessore, che tra il dire ed il fare c’è di mezzo non poco mare, e non tutti, sanno o possono imparar a nuotare nei tempi detti (previsti e/o auspicati) dalle Politiche sociali. Allora, che facciamo? Lasciamo annegare quelli che non ci riescono, o che non possono permettersi più onerose scialuppe? Certamente no! Quale allora, la via terza? Direi, quella dei frutticoltori, i quali, curano la pianta ben sapendo che darà rami dritti e rami storti; curano la pianta ben sapendo che, se supportati, anche i rami storti daranno frutto come i dritti.
Con altra immagine, vedo la questione come fosse un’arancia: composta da spicchi. L’Assessore Corsi si occupa del suo spicchio. Del loro, sia il dottor Serpelloni, che l’Assessore Valdegamberi. L’Assessore Corsi mi permetta un solo appunto: se paragoniamo la questione ad un arancio, separare spicchio da spicchio è sempre un errore. Non io lo provo, ma le polemiche che sono sorte dalla sua pur giusta iniziativa.
Con i miei più cordiali saluti.

rosaquattro

Quanto cambia la vita che cambia!

In “Un mese con Montalbano” il Camilleri racconta che ad un amata (con pieno vissuto sentimentale e sessuale precedente) l’amato rimproverasse di non ricevere più niente di nuovo, di vergine, avendo vissuto, l’amata, pressoché tutto con altri. Al che, suicidandosi, l’amata, di vergine, a quell’ultimo amore regalò la sua morte. Se è vero che si ama in due, è anche vero che non si muore in due. Chi dei due rimane, quindi, prima o poi si ritrova con ricordi che il proseguo del vivere rende di vaga presenza, di confusa proprietà.
In quello stato di vita, l’unione d’amore che aveva fatto sì che due diventassero uno, si scinde; e ciò che era binario torna ad essere singolo.
“E allora capii (disse l’amante tornato nella sua singolarità) che il suo più grande regalo (la “verginità” dell’amata) era costato molto, troppo”
Come un macigno caduto nel mio odierno stagnare, non poche le onde che ha mosso questo racconto. Non per fatti di uomo. Non per fatti di donna. Non per fatti d’amore. Per fatti di vita; e per fatti di vita, non poche volte, la vita, si è “uccisa” per potermi donare la sua “verginità”: con ciò intendendo, nuove esperienze, o nuove viste.
Nuove esperienze e nuove viste che ora agisco nel Centro dove vado, non solo per ausiliare la vita altrui, ma anche per non patire di inutilitudine, che è l’amaro senso di chi si ritrova o rischia di ritrovarsi singolo perché scisso da ogni ragione di vivere: mera sopravvivenza fisica a parte.
Mi ritrovo strano, al Centro di volontariato. Strano perché la donazione della mia opera non è prevalentemente mossa dal sentimento, bensì, dalla ragione: è non è da me. Non è mai stato da me! Cosa cavolo mi è successo?! E per portarmi a questa nuova “verginità”, cosa cavolo mi ha “ucciso” la vita?! Vorrei non saper rispondere, invece, lo posso! Mi ha ucciso la fiducia nel prossimo. Non che abbia avuto molta salute devo ammettere, ma, se non altro, era forte il cuore, o meglio, era forte la ragione del cuore! Adesso, invece, è diventata forte la ragione del discernimento; ed il discernimento è una ragione, che il cuore non conosce.
Grave divorzio la separazione fra sentimento e ragione. Può non uccidere i sensi della vita singola, ma può giungere ad uccidere il senso della vita collettiva. Con altre parole, può non uccidere la passione verso la vita, (o una passione verso una vita) ma può uccidere la com_passione: vuoi verso noi stessi, o verso altra vita da noi.
Va beh, Vitaliano, a cosa ci porta tutto sto’ giro di scienza? A riconoscere che la morte della tua com_passione “è costata molto, troppo”? No, mi porta a riconoscere che ora la provo solo a ragion veduta. Molto o troppo il prezzo che ho pagato per essere quello che ora provo?

grafa

… Montalbano taliàva una lucertola che, salita sulla cima della bianca pietra tombale, immobile, se la scialava al sole …

rosaquattro

Sul lavoro, congresso della Regione.

Credo sia noto in tutto il mondo il proverbio che dice: tempo, mati e siori, i fa (e i dixe) quelo che i vole lori. Ebbene, mi si conceda la patente di follia, ma mi si faccia dire quello che penso. La presente situazione economica (non solo italiana come sappiamo tutti) è una sorta di sabbia mobile. Qualsiasi progetto che vi si costruisca sopra, pertanto, è destinato ad affondare in qualche sua parte. Non per questo il dato progetto non possiederà il senso di “abitazione”, ma per questo non possiederà il senso di “abitabilità”. Quanto è giusto costruir progetti di solido cemento sulla sabbia mobile che è il presente momento economico?
A mio vedere, poco o niente, dal momento che la “sabbia”, può reggere solamente delle “tende”, o con altre parole, dei più leggeri “ricoveri”. Per ricoveri leggeri, intenderei delle forme contrattuali di provvisoria sussistenza, come di provvisoria sussistenza sono le tende che erigiamo nei casi di calamità naturale; contratti leggeri come tende per provvisorio riparo, quindi, anche per la corrente calamità economica provocata dal generale arresto del Mercato. Se non vado errando, all’inizio della crisi gli Industriali hanno avuto aiuti dallo Stato. Sarò anche matto, ma, mi sono chiesto: se è il consumo di merci che fa il guadagno del produttore di merci, gli aiuti dello Stato andrebbero concessi ai consumatori di merci, non, ai produttori di merci! Oppure, al caso, concessi ad ambedue, facendo in modo che al produttore di merci sia minore il costo operaio. Bravo, matto, mi si dirà: e chi te lo mantiene, l’Inps e/o l’Assistenza sanitaria? A mio vedere, te li mantiene lo Stato concedendo ad Inps e Assistenza, quello che ha concesso e/o deve concedere all’industriale. Bravo mato, ma, da dove li ricava lo stato quei soldi?
Li ricava dalle tasse degli operai (come ha sempre fatto) e dalle tasse dei Produttori di lavoro come non sempre è riuscito a fare. Li ricava, inoltre, dall’economia che ottiene risparmiando sulle forme di assistenza che ora deve concedere a fronte delle disastranti disoccupazioni che ci sono. Attuabili o meno che siano queste follie, sono alleggerimento del vigente Contratto nazionale sul lavoro, che comporta l’alleggerimento del costo operaio, però, non ancora duttile quanto basta, a mio vedere. La giusta regolarizzazione dell’operaio, e la necessaria fiscalizzazione dei guadagni ha fatto sparire una moltitudine di lavoretti in nero. L’intenzione era certamente buona, ma, direi, non il risultato; o non in tutti i casi.
Non è stata buona idea, infatti, per la casalinga (italiana o emigrante che sia) che, prestandosi ad ore, poteva permettere alla famiglia almeno la spesa settimanale;
non è stata utile per il pensionato/a che non possono più integrare l’insufficiente pensione;
non è stata utile per la studentessa che poteva fare la baby sitter e così, pesare meno sulla famiglia;
non si è rivelato utile per lo sterminio di cinquantenni badanti (in genere dei paesi dell’Est) che a maggior costo perché con pieni diritti si ritroveranno sotto i ponti italiani, dal momento che al paese di origine non so quanto potranno stare sotto i loro.
Mi si creda: tutto vorrei fuorché dar l’idea di togliere diritti in cambio di pane senza companatico! Vorrei, invece, che riuscissimo a far ricorso a maggior dosi di intelligenza, visto che, l’intelligenza, è detta anche dalla capacità di aderire alla realtà.

rosaquattro

Ascoltami, Maria.

Anche il cuore della carità ha due ventricoli: quello dell’accoglienza che è della Donna, e quello della determinazione che è dell’Uomo. Quello dell’accoglienza l’hanno agito le due Volontarie che ti hanno ascoltato. Non ti ho detto il mio, perchè, ho sentito che avevi più bisogno di essere accolta, che determinata. Lascio la mia voce, allora, in questo scritto. A me, emozione maschile della vita, sei apparsa come un albero; forte ma con i rami portanti, pieni di rami collaterali. L’alimentazione dei rami collaterali sta togliendo vita ai rami portanti; questo, anche perché le tue radici non sono economicamente profonde.
Per l’insieme di queste cause, tutto il tuo albero (cioè, tutto te stessa) vacilla sino ad un possibile crollo: crollo che la tua evidente disperazione sente molto vicino. Che fare? Due le azioni.In primo, la tua presa in carico dalle Volontarie e/o dal Centro, ed in secondo, tagliare i rami inutili. L’operazione di potatura, però, non può essere fatta dalle Ausiliare e/o dal Centro: solo tu la puoi fare. La dove senti di non poter tagliare i rami inutili dalla tua vita, devi fare in modo di poterli potare dalla tua mente, e dove è necessario alla tua sopravvivenza, anche dal tuo cuore.
Potare i rami superflui dalla tua vita, e/o dalla tua mente, e/o dal tuo cuore è operazione indubbiamente dolorosa, come è doloroso dover tagliare un arto, ma, se è in cancrena, che altra scelta ti rimane se non c’è altro modo per preservare la salute e la potenza nel resto del corpo? Potare i rami dalla mente, è anche un togliere delle erronee idee dai pensieri. Ad esempio: ci hai detto che tua figlia (in accertamento di autismo) ti schiaffeggia, ti graffia, ti percuote. Da come ne parlavi, si capiva la tua sofferenza di madre che per quelle azioni si sente rifiutata dalla figlia.
Sbagli, Maria.
Una bambina in sospetto di autismo non vede la madre; vede e sente, invece, una entità che non conosce, e che pertanto la spaventa; le sue sconvulse reazioni, pertanto, sono solamente il frutto di una disperata difesa; è il mondo che non conosce che sta allontanando da sé, non, la madre. In quanto autistica, la tua bambina, purtroppo, non sente che le sue emozioni; e tutto ciò che pone in sofferenza il suo sentire, è da allontanare! Capisci la differenza? Capirlo è importantissimo! Capirlo, significa che puoi cercare il modo migliore per avvicinarti senza spaventarla; capirlo, significa accettare di essere allontanata come strumento di cura, non, come strumento di vita che è una madre. Converrai che non è la stessa cosa!
Non si sa perché ma la musica di Mozart risulta variamente curativa per le personalità autistiche. Fagliela ascoltare. Non che ti risolva il caso, ma, se anche servisse solamente a tranquillizzarla, avresti una figlia meno chimicamente sedata, e, quindi, come tanto desideri, più presente a sé stessa e a te. Fagliela ascoltare a basso volume; quella musica non deve coprire le emozioni di tua figlia: le deve solamente accompagnare. Deve essere accattivante sussurro, non, gridata parola. Se non hai della musica di Mozart fammelo sapere. Dovrei avere qualche Cd.

rosaquattro