Sul lavoro, congresso della Regione.

Credo sia noto in tutto il mondo il proverbio che dice: tempo, mati e siori, i fa (e i dixe) quelo che i vole lori. Ebbene, mi si conceda la patente di follia, ma mi si faccia dire quello che penso. La presente situazione economica (non solo italiana come sappiamo tutti) è una sorta di sabbia mobile. Qualsiasi progetto che vi si costruisca sopra, pertanto, è destinato ad affondare in qualche sua parte. Non per questo il dato progetto non possiederà il senso di “abitazione”, ma per questo non possiederà il senso di “abitabilità”. Quanto è giusto costruir progetti di solido cemento sulla sabbia mobile che è il presente momento economico?

A mio vedere, poco o niente, dal momento che la “sabbia”, può reggere solamente delle “tende”, o con altre parole, dei più leggeri “ricoveri”. Per ricoveri leggeri, intenderei delle forme contrattuali di provvisoria sussistenza, come di provvisoria sussistenza sono le tende che erigiamo nei casi di calamità naturale; contratti leggeri come tende per provvisorio riparo, quindi, anche per la corrente calamità economica provocata dal generale arresto del Mercato. Se non vado errando, all’inizio della crisi gli Industriali hanno avuto aiuti dallo Stato. Sarò anche matto, ma, mi sono chiesto: se è il consumo di merci che fa il guadagno del produttore di merci, gli aiuti dello Stato andrebbero concessi ai consumatori di merci, non, ai produttori di merci! Oppure, al caso, concessi ad ambedue, facendo in modo che al produttore di merci sia minore il costo operaio. Bravo, matto, mi si dirà: e chi te lo mantiene, l’Inps e/o l’Assistenza sanitaria? A mio vedere, te li mantiene lo Stato concedendo ad Inps e Assistenza, quello che ha concesso e/o deve concedere all’industriale. Bravo mato, ma, da dove li ricava lo stato quei soldi?

Li ricava dalle tasse degli operai (come ha sempre fatto) e dalle tasse dei Produttori di lavoro come non sempre è riuscito a fare. Li ricava, inoltre, dall’economia che ottiene risparmiando sulle forme di assistenza che ora deve concedere a fronte delle disastranti disoccupazioni che ci sono. Attuabili o meno che siano queste follie, sono alleggerimento del vigente Contratto nazionale sul lavoro, che comporta l’alleggerimento del costo operaio, però, non ancora duttile quanto basta, a mio vedere. La giusta regolarizzazione dell’operaio, e la necessaria fiscalizzazione dei guadagni ha fatto sparire una moltitudine di lavoretti in nero. L’intenzione era certamente buona, ma, direi, non il risultato; o non in tutti i casi.

Non è stata buona idea, infatti, per la casalinga (italiana o emigrante che sia) che, prestandosi ad ore, poteva permettere alla famiglia almeno la spesa settimanale;
non è stata utile per il pensionato/a che non possono più integrare l’insufficiente pensione;
non è stata utile per la studentessa che poteva fare la baby sitter e così, pesare meno sulla famiglia;
non si è rivelato utile per lo sterminio di cinquantenni badanti (in genere dei paesi dell’Est) che a maggior costo perché con pieni diritti si ritroveranno sotto i ponti italiani, dal momento che al paese di origine non so quanto potranno stare sotto i loro.

Mi si creda: tutto vorrei fuorché dar l’idea di togliere diritti in cambio di pane senza companatico! Vorrei, invece, che riuscissimo a far ricorso a maggior dosi di intelligenza, visto che, l’intelligenza, è detta anche dalla capacità di aderire alla realtà.

afinedue