Quanto cambia la vita che cambia!

In “Un mese con Montalbano” il Camilleri racconta che ad un amata (con pieno vissuto sentimentale e sessuale precedente) l’amato rimproverasse di non ricevere più niente di nuovo, di vergine, avendo vissuto, l’amata, pressoché tutto con altri. Al che, suicidandosi, l’amata, di vergine, a quell’ultimo amore regalò la sua morte. Se è vero che si ama in due, è anche vero che non si muore in due. Chi dei due rimane, quindi, prima o poi si ritrova con ricordi che il proseguo del vivere rende di vaga presenza, di confusa proprietà.

In quello stato di vita, l’unione d’amore che aveva fatto sì che due diventassero uno, si scinde; e ciò che era binario torna ad essere singolo.
“E allora capii (disse l’amante tornato nella sua singolarità) che il suo più grande regalo (la “verginità” dell’amata) era costato molto, troppo”

Come un macigno caduto nel mio odierno stagnare, non poche le onde che ha mosso questo racconto. Non per fatti di uomo. Non per fatti di donna. Non per fatti d’amore. Per fatti di vita; e per fatti di vita, non poche volte, la vita, si è “uccisa” per potermi donare la sua “verginità”: con ciò intendendo, nuove esperienze, o nuove viste.

Nuove esperienze e nuove viste che ora agisco nel Centro dove vado, non solo per ausiliare la vita altrui, ma anche per non patire di inutilitudine, che è l’amaro senso di chi si ritrova o rischia di ritrovarsi singolo perché scisso da ogni ragione di vivere: mera sopravvivenza fisica a parte.

Mi ritrovo strano, al Centro di volontariato. Strano perché la donazione della mia opera non è prevalentemente mossa dal sentimento, bensì, dalla ragione: è non è da me. Non è mai stato da me! Cosa cavolo mi è successo?! E per portarmi a questa nuova “verginità”, cosa cavolo mi ha “ucciso” la vita?! Vorrei non saper rispondere, invece, lo posso! Mi ha ucciso la fiducia nel prossimo. Non che abbia avuto molta salute devo ammettere, ma, se non altro, era forte il cuore, o meglio, era forte la ragione del cuore! Adesso, invece, è diventata forte la ragione del discernimento; ed il discernimento è una ragione, che il cuore non conosce.

Grave divorzio la separazione fra sentimento e ragione. Può non uccidere i sensi della vita singola, ma può giungere ad uccidere il senso della vita collettiva. Con altre parole, può non uccidere la passione verso la vita, (o una passione verso una vita) ma può uccidere la com_passione: vuoi verso noi stessi, o verso altra vita da noi.

Va beh, Vitaliano, a cosa ci porta tutto sto’ giro di scienza? A riconoscere che la morte della tua com_passione “è costata molto, troppo”? No, mi porta a riconoscere che ora la provo solo a ragion veduta. Molto o troppo il prezzo che ho pagato per essere quello che ora provo?

asterisco

… Montalbano taliàva una lucertola che, salita sulla cima della bianca pietra tombale, immobile, se la scialava al sole …

afinedue