Edipo in Fini e in fine.

La storia del signor Fini ci dice che ha ucciso due padri: quello ideologico che gli è stato di fondamento, (il Mussolini) e quello putativo (il Berlusconi) per altro fondamento. Il signor Fini, quindi, ha dimostrato (almeno a me) che non è più l’io minore dei maggiori precedenti, e che per tale rinnovata costituzione, non può più dirsi figlio di quelle abbandonate paternità, ma padre di sé; certamente non esente da errori, ma, almeno da quanto sinora sappiamo, esente da atti delinquenziali. Se pare poco, scusate.

afinedue

Pensierino della notte.

Si può dire droga, tutto quello che fissa l’arbitrio. Da quella prigionia, quale, la fuga dell’arbitrio? Direi, nella scelta di assumere la droga che non impedisce l’arresto del nostro bisogno di dipendere.  Si chiama discernimento: esiste da sempre e nella giusta dose non fa male, però, non è psicotropo.

afinedue

 

 

Fatemi capire: di che sesso è la cortesia normale?

Causa lavori di sterro ci sono un futtìo di buche lungo la parte iniziale di B.go Milano, così, nel tornare a casa dal discaunt dove faccio la spesa, percorro il marciapiedi in bicicletta. Verso di me viene un rumeno sulla quarantina, ma con fisicità senza alcuna ruggine. Chissà come cavolo fanno!  Mi fermo una quindicina di metri prima e lo faccio passare. Giunto al mio fianco mi guarda, si inchina, e a sua volta (senza alcun genere di sorriso ma anche senza alcun genere di ostilità) mi concede il passo, e, ottocentesca cortesia, accompagna il permesso con il braccio. Sarà anche “difetto e fabbrica”, ma in casi del genere e/o similari, avrà riconosciuto la vecchia madame. E’ la prima cosa che penso, ma che è durato neanche un micro, questa volta, perché ho sentito che, non l’immagine dell’arpia l’aveva colpito, ma l’immagine di una inaspettata cortesia, e/o di un inatteso riconoscimento, vuoi del suo diritto a passare per primo, vuoi del suo diritto di essere trattato da umanità eguale. Prima o poi andrò a finire sotto qualche macchina perché, incrocio o non incrocio, ho sempre la testa da qualche altra parte. Non vi dico che sono una cosa così, ma in certi momenti mi pare proprio. In particolare, per quell’incontro. So bene che i ragionamenti basati sul sè sono erronei, ma fatemi sbagliare lo stesso! Se non fossi l’anima omo_sensibile che sono, gli avrei ceduto il passo? Se fossi, invece, un’anima etero, avrei agito con la stessa cortesia della omo che mi appartiene, o mi sarei comportato come la maschia normalità della ggente, cioè, ben che vada al malcapitato, neanche vedendolo nonostante l’eventuale strisciar di spalle e/o di abiti su eventuali muri? Non so. Fatemi capire! Di che sesso è, la normale cortesia?

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