L’Antropometria di Paolo vista attraverso un Dolcetto.

Caro Paolo: all’ennesimo controllo e correzione delle pagine in html per il lavoro che sto preparando, nauseato, ho detto basta! E sono andato a prendermi una bottiglia di vino: vuoi perché la ricerca di verità ha un suo peso da alleviare, al caso, anche così, vuoi perché mica è tanto semplice ricavare la giusta ragione da quello che, almeno ad ora, è emozione da liberare dal fango. Ho preso un Dolcetto delle Langhe. Le Langhe! Quelle, dove ancora si sentiva che l’odore di stallatico non era merda di vacca; era concime, allora. Su questi svinacciati pensieri mi sono preparato la cena: delle tagliatelle con ragù: della Knor, giusto per farti sapere che se tolgo foglie secche dai miei scritti, è sopratutto perché cerco l’essenza più che la pietanza. In attesa della cottura delle tagliatelle ho aperto il tuo libro. In cucina l’avevo messo sopra un Citati d’annata. Giusto per farti capire con chi ti accompagno. Sarà il vino al terzo bicchiere, sarà la scrittura del Citati, sarà quella tua, ma ad un certo punto il tutto ha preso un unica Antropomertria; geometria del corpo e della vita (avrei detto) più che statistica dalla triste fama. Comunque sia, la visione del tuo disegno non mi ha sorpreso più di tanto. Come l’avrei potuto, essendo tuo lettore da anni?
p.s. Solo oggi ho notato che mi hai messo in buona compagnia. Che peccato non avere nipoti!

rosaquattro