Non devo altari alla Patria

frontepostVivo l’Italia ma sono vissuto dall’Italia? Direi solo a metà. O meglio, sono vissuto dall’Italia, tanto quanto mi faccio cittadino al quale è permesso di recitare solamente la metà di sé. Un cittadino dimezzato può amare la patria dimezzante? Dipende dal genere di liberazione, ma, se quella della Patria, quale catene gli abbiamo sciolte, e quali ha lasciato perché dimezzassero il sopravvissuto che te le ha tolte? E, dimmi, Patria, se domani ci sarà la festa di una liberazione a metà, di quale dovrei sentirmi lieto di festeggiare? Quella di una liberazione attuata dai martiri di un’idea di Patria, o quella dei martirizzati di un’idea di Patria non liberalizzante perché accoglie il cittadino ma non sempre accoglie la sua umanità? Dimmi Patria, per i non liberati nella tua Liberazione, cosa pensi di essere? Un amore? No. Per i sinceri a sé stessi, la doverosa marchetta per il casino che sei diventata.

afinedue

E’ di piombo il cielo di Verona, oggi…

frontepost… ma nonostante ciò, non pesante: è solo una schermata che ha scambiato sfondo!

Ho appena sbranato il quarto panino con mortadella. Non male il cabernet che si è fatto sangue.  Passa poco sotto la finestra di casa, ma il presepe che vedo agire non lo sento isolato da un tutto che mi sussurra: è cosa buona e giusta.

Sono appena rientrato da una passeggiata che ho fatto con un  amico per le vie della città vecchia. Cosa non perdono i turisti, ergastolati alla sola visione dell’Arena e poco più. Quanta più vita si denuncia, invece, nelle strade fuori dei percorsi della Storia, in quella cioè, che non è mai dopo Cristo perché l’uomo è un cristo mai superato da sé stesso, come non può esserlo, in eterno un costruttore: falegname o no che sia.

Pedalando arrivo a s. Zeno dove fra non pochi pro e contro si sta costruendo un parcheggio dove prima c’era un giardino, alberato da decennali crescite. Vero è che i colombi sugli alberi, mica si scusavano se defecavano anche su i pensionati in cerca di verde. Vero è, che nessun pensionato si era mai lamentato più di tanto. Il fatto valeva pur sempre la candela.

Obbligato dai lavori, percorro uno stretto passaggio. Delle voci di ragazzo davanti a me. Africano uno, nostrano l’altro. Sono in boresso. Boresso, è una voglia di ridere che per giungere alla mente parte dallo stomaco. Saranno sui dieci/ dodici anni.

Di forte vitalità il ragazzo africano. Di complice ma di suddita vitalità quella del ragazzo nostrano. L’africano mi guarda. Capisco al volo che non sa in quale cassetto ha posto le informazioni che mi somigliano, così, mi dice: buongiorno!!!!

Al volo capisco che quel buongiorno è l’unica chiave che ha trovato per vedere se nei miei cassetti c’è un qualcosa da far suo, o quanto meno, da riconoscere, anche come suo.

Buongiorno signori, rispondo. Pesantuccio saluto mi direte. E’ fatto ad arte! Con quella forma di saluto, infatti, obbligo una curiosità personale, dentro ciò che può esser lecito esplorare solamente alla curiosità dell’educazione che si deve  fra età diverse.

Sempre pedalando li supero. Non faccio in tempo a farlo che il morettino dice al bianchino: hai visto? Ha l’orecchino!

Anno domini 2011.

afinedue

In un post di Massimo Fini, Colpa di Eva,

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un commentatore sostiene che la donna è conservatrice della specie.


 

Ho sempre accettato quest’affermazione senza discutere. Questa sera, invece, non mi gira bene, perché mi sono accorto che al primo posto hanno scritto un principio che andava messo in un ordine diverso, cioè, così:

*) in primo la donna conserva il piacere di vivere;

*) in secondo, conserva il piacere di chi e/o di che specie di piacere la fa vivere;

*) in terzo, conserva la specie di vita, conseguita dall’appagamento dei motivi al punto 1 e 2.

Il dovere della conservazione della specie, messo come primo compito della donna, quindi, altro non è stato (ed altro non è) che l’imposto contratto, in cui non ha potuto non diventare un bene (vuoi nel senso di capitale e/o proprietà) a forzosa disposizione della specie più forte: individuo o società che sia.

Ma la donna sta rifiutando il carcere in cui si trova destinata già per il solo fatto di essere donna; e da tempo lo sta dimostrando la crisi motivata dalla ricerca di una alleanza, basata su di uno scambio di piaceri, paritari con non precostituiti doveri.

La questione non è nuova, ma Adamo avvisato di nuovo, mezzo salvato di nuovo.

afinedue