Che mi faccio da mangiare stasera?

Entro in cucina con nessunissima voglia di farmene.
Sullo scafale sopra il fornello guato la minestra di un pollo, inquilino delle stie della Star sino a prima di finire in busta, ma proprio non ho proprio voglia di star lì a girare un miscuglio, dispettoso come il latte non appena ti giri!
C’è di che dover raschiar la pentola con la paglietta, se proprio si vuole tirar nel piatto almeno un paio di pseudo stelline.
Guato una scatola di fagioli borlotti.
Di quelli rossi.
Sulla scansia che ho sotto la finestra dondola una mezza cipolla.
Su un contenitore di vetro, non pochi residuati d’aglio circondano uno spicchio come neanche fossero checche!
Appoggiato alla parete della cucina non abitabile ho un tavolo fratina a metà. Sopra, un bel tritatutto; quello che fa la funzione che più non fanno i denti che non ho.
Mi viene un raptus. Di quelli che non si sa ben distinguere dall’ispirazione!
Apro il trita, ci metto i fagioli, la cipolla, l’aglio, del peperoncino, le olive verdi sgusciate che si erano nascoste dietro il vasetto delle acciughe, e vai a trecento all’ora come tutt’ora canta il rugato Morandi!
Non ci credete, eh! Eppure, ne è venuta fuori una malta che non era per niente male!
Consiglio la ricetta agli amanti del gusto rustico, e anche a quelli che di rustico hanno l’amante.

rosaquattro

Su questo non voglio cerotti, e neanche titolo.

Su quanto è successo a te e al tuo Piccolo, Davide, ho letto l’annuncio ma non i particolari; ammesso che in casi del genere si possano ancora chiamare particolari i picchiati, e non gente di merda i picchiatori.
Ho avuto anch’io un periodo di merda!
Vedi il pc a puttane perché ogni tanto mi capita l’irresistibile tentazione di riportarlo alla sua naturale verginità;
vedi perché ho comperato un nuovo cell e questo mi è costato diversi giorni di scazzi col venditore;
vedi perché c’è un sito di informazioni commerciali che mi chiede 96 euro solo perché l’incauta e non voluta entrata, dal loro punto di vista viene considerata una vendita in quanto addebitano come informazione da pagare la sola lettura del loro home (ne parlerò più avanti);
vuoi perché sono emozionalmente preso dai lavori di ristrutturazione che ho in corso.
Devo rispondere anche ad un importante commento del Renato. A sopraggiunta schiarita mi scuserò anche con lui.
Veniamo al fatto, o meglio, a quello che il fatto m’ha lasciato dentro.
Della merda ho detto.
Di te, per te e con te, posso dire ancora?
Il mio condividere la tua pena e del Marco non può non diventare comune parola, come comuni stanno diventando certe forme della delinquenza; e di questo mi irrito, ma questo non muta l’impossibilità di comunicare la mia vicinanza se non per suono, se non per calligrafia, mentre lo vorrei per pura emozione!
Se potessimo comunicare la pura emozione che deriva dalle azioni quando sono nefande, come minimo avremmo risolto il problema della sovrappopolazione e di quanto correlato.
Non so quanto sia stato giusto, Dio, in questo porci un freno. DI certo, è stato Clemente.
Mi fermo infine, dal dirti le mie considerazioni sul fatto perché non che mi sei particolarmente piaciuto negli ultimi due commenti che mi hai fatto avere.
In quello del tuo desiderio di paternità sei stato esauriente perché sei persona colta, viscerale come non può non esserlo un attore, di getto però, sia lo spontaneo per forma di sincerità, sia, come chi non da piatto al povero che pure offre mangiare.
Non mi sei piaciuto, inltre, in un commento più breve in un post che non so come hai fatto a trovare da tanto è datato.
T’ho sentito pieno di sufficienza, sbrigativo come può esserlo (o diventarlo) chi si trova davanti (o in pianta stabile o per provvisorio contesto) ad un povero ebete.
I bambini poi provvedono alle loro sofferenze, mi par di ricordare del tuo commento.
Vero, i bambini provvedono, anche come noi due abbiamo provveduto.
Con poca pace, però (almeno nel mio caso) se nella sofferenza infantile trovo che la legge sia macina di balsa mentre io la vorrei d’ardesia!!
In ultima ma non per ultima: perché l’attestazione di stima che hai messo in fine al tuo commento sul post circa la tua paternità, mi è tanto parsa un promuovere per rimuovere?
Dici che perché sono sensibile? Perché paranoico? Perché non ancora adulto? Non so.
Vedi tu.

rosaquattro

La vita garantisce la minima a me, ma non di meno a Eros.

Passavo dalla Bra.
Tornavo dal negozio della Tim, dove, il responsabile si è ritenuto esente dal compito di dirmi tutte le informazioni su un cellulare.
Al che, ne ho comprato uno molto bello (cinese) ma che non riceve la posta di Libero se non pagando un contratto annuale di più di una ventina di euro.
Accettando il fatto, mi ritroverei, non solo a perdere l’opzione mail che ricevo gratis, ma anche con un cellulare che invecchia in modo indirettamente proporzionale al costo di mantenimento.
I numerosi tentativi fatti dal gerente per farmi ricevere la mail di Libero sul nuovo acquisto, al momento hanno ottenuto il solo scopo di non farmi più ricevere le mail anche sul telefono superato (superato sì, ma ancora buono) che ho usato sinora.
Sono quattro giorni che torno dal venditore. Sto diventando il loro incubo, suppongo; è certo che a fronte di un servizio sufficientemente lucido non lo sarei mai diventato!
Davanti alla bicicletta mi passa un giovane arabesco.
I pantaloni che indossa mi presentano il sedere.
Porta solamente l’indaco delle mutande.
Lo guardo.
Lo sento ridere.

rosaquattro

Il problema del tonno e quelli della tonnara.

Greenpeace mi scrive sulla pesca del tonno.
E adesso? Con che me le faccio le creme di tonno che mi aiutano a mandar giù il pane integrale, che orrore a parte, ve lo consiglio se volete evitare i gonfiori di pancia da pane ex surgelato e stracrudo che osano spacciare per fresco? Raccomandazione a parte, Greenpeace invita il singolo ad informarsi su quello che i produttori della tonnara, che (a nostra volta tonni) ci rinchiude nelle sue reti per meglio darci mangimi di una qualità che osano chiamar da mangiare.
Proprio ieri sera sono andato a compermi un cell in un negozio italian style molto bello. Commesse strafighe, anche che non si sa se non ti cagano perché non sanno assolutamente cose vendono (a parte il fatto che si chiama telefonino) o perché lo sanno molto bene, e capita anche di vergognarsi di certi sistemi di vendita! Fatto sta, che tacendo un dettaglio su quello che mi hanno venduto, non riesco più a ricevere le mail di Libero se non pagando più di 20 euro anno. Naturalmente, hanno taciuto per non perdere la vendita. Leggi del mercato, mi direte voi anche se non Greenpeace. Vero! Tuttavia, da magliari!
Digressione a parte, lo sa Greenpeace perché non esiste più ambito (le rare eccezioni sono sempre ammesse) dove vi sia almeno una decente qualità?
Non esiste perché nella tonnara dove viviamo e che ci da vivere, (e che per questo il Mercato vive) ci sono troppi tonni, troppe tartarughe, non poche mante, e una infinità di squali; e tutti mangiano tutto di tutti; e tutti hanno bisogno di tutto da tutti e da tutto! D’altra parte, anche di fronte a sufficiente conoscenza sul tonno, quanti, possono permettersi di acquistare un pesce, che se trattato e pescato come auspicherebbe Greenpeace, costerebbe come un caviale, dal Volga all’Adige venuto a piedi? Mi fermo qui, caro Greeneace, sia perché la storia che ti ho solamente accennato è infinita, sia perché la conosci anche tu. Salutandoti, ti lascio con un ultimo pensiero: abbiamo iniziato la vita con il mangiare anche i nostri simili. Pessimismi, forse cosmici, fanno temere che così la finiremo anche, perché tutti siamo tonni, ma non ci sono tonni per tutti.
Cordialità Vitaliano.
Ps. Scusami se non ti ho compilato il questionario: mi è mancato il cuore.

rosaquattro

La faccia di Giano nei desideri di paternità nei Dispari. Al Manico in Davide, dedicata.

Giano

Caro Davide: innanzi tutto, scusami se per parlare con te, parlo prima con me, ma dei tanti libri che ho letto (dottorali o meno) sono l’unico che conosco abbastanza bene.
Non avendolo mai avuto, non sono poche le informazioni su “padre” che mi mancano; e quelli che da collegiale crescente mi erano prossimi, ben poco sapevano anche loro, trovandosi più o meno nelle stesse situazioni mie.
Sapevo solo (e senza dubbio anche i miei prossimi) che in certi momenti mi si apriva una voragine nel petto di allora. Era un vuoto, non più profondo di qualche pianto a metterci il dito dentro, ma di quel vuoto, da una riva non si riusciva a vedere l’altra.
Ti dirò! Anche all’epoca (sia pure con tutte le immaturità del caso) non è che fossi carattere in attesa della crescita dell’erba sotto i piedi, e neanche come quelli che stanno, con in mano le sole mani (sono stato Ariete anche da piccolo, in effetti) così, me lo andai a cercare!
Non che all’orfanotrofio prima e al collegio dopo ci sia stato sto’ granché di scelta, devo proprio dire, così, cercai nell’ideale quello che proprio non c’era verso di trovare nel reale.
Luoghi dell’ideale, generalmente sono i libri ed in quelli mi immersi: oltre la bocca, forse, e forse, anche oltre la mente.
Erano libri che parlavano di santi, di beati, di servi, e di quanto erano stati padri e madri di una vita, trovata e modificata in meglio, almeno come speranza, la dove come non certezza, se non nella loro fede.
Di libro in libro, arrivai al Libro, ovviamente.
Il Padre del Libro, però, era, sia per il cuore che per la mia ragione di allora, un Troppo di tutto; e se di tutto potevo anche capirlo, del Troppo, mica potevo sentirlo, vero!
Il Figlio mi è stato certamente più vicino, ma, mi era Fratello mentre io cercavo solamente un padre.
Così cercando, sono passati quasi tutti i miei anni, ma quello che cercavo da bambino non l’ho ancora trovato!
Quello che ho trovato, invece, è di che essere me stesso: amalgamata parte di ciò che è ideale e di ciò che è reale sia dell’essere che del vivermi come padre.
Nella mattina di un bel giorno su Rio Bo, in cucina con la Cesira ho trovato una ragazza. Bionda, non particolarmente bella, con gli occhiali, ma con due tette così!
All’epoca, non conoscevo la carne, ed anche del pesce, pura teoria. Stavo, così tra i due, dicendomi che li stavo vivendo solo perché (simil Bertoldo che diceva di star mangiando i cibi che solo odorava) intingevo polenta, più che nei sughi della carne, nelle fritture del pesce.
Sparì la ragazza. Sparì una sposata.
Mi mossi. Andai. Uscii. Cercai. Provai. Conobbi!
Che si fa, Davide, dopo aver letto compiutamente un libro? Non si legge più? Certamente no. Così, di libro in libro, di vita in vita, sono andato superando le fasi di “figlio”. Ora, sto superando la fase di “amante”, e come ti dicevo prima, sono in quella di “padre”, o forse meglio, (Crusca permettendo) in quella di autopadre.
Come autopadre, mi sento come la Mercedes che riconosce raramente praticabili (e quando con difficoltà) le strade del suo circuito.
Ti vedo, invece, come una Ferrari, Davide; ma le strade del nostro circuito, più o meno hanno le stesse non poche impraticabilità e difficoltà.
Come non bastasse, quando c’è burrasca non abbiamo garage, per garage intendendo il condominiale che è l’accoglienza sociale. Certamente abbiamo il garage privato e famigliare (sul parentale ci sono infiltrazioni) ma, o lasciamo la nostra macchina in garage, o ci muoviamo!
Lo stesso vale per un figlio.
O lo teniamo sempre in casa, o lo mettiamo in grado di percorrere la sua via come auto di non comune fabbrica fra quelle comuni!
In quanto veicolo di diversa marca, maggiormente troverà chi gli riga la carrozzeria, chi gli spacca lo specchietto, gli ammaccherà la portiera, ed altre nefandezze andando.
Cosa diremo al suo rientro, Davide? 
Che anche le nostre macchine hanno subìto gli stessi danni ma che corriamo lo stesso più di tante più normali bagnarole, saprà consolarlo quanto occorre a lui?
Sapremo consolarlo anche quanto occorre a noi, oltre che a lui?
No.
Ormai (ed è per quanto mi riguarda) vedo il mondo troppo così, ed io, ancora immerso in quel così, proprio non me la sento di mettere un figlio adottivo in quel così.
Pessimismo di vecchio, mi dirai! Può essere vero, Davide! Come può essere vero che anche in una conformata e confermata identità di Dispari, un bel giorno può nascere il desiderio di diventare il bastone di una speranza, ma, sapere se sia bisogno di dargli forza, o dandola, il bisogno di averla, è anche sapere quale sia la vera faccia di Giano.
ps. Non sono così modesto da non vedere che in questo scritto c’è un buon livello di scrittura, ma quando l’ho vissuta, Davide, sono stati cazzi senza letterari damaschi!
Credimi.
Ciao

rosaquattro

Marito picchia la moglie. Arrestato.

Un proverbio dice che fra moglie e marito non si dovrebbe mettere dito. Più dei giudici, infatti, la saggezza popolare sa da sempre che i legami che si sono costituiti fra due coniugi, (variazione anche pesanti di quelli originali) sono grovigli emozionali, (oltre che di ragioni e/o di torti) nella maggior parte dei casi di incomprensibile capo.
Dove non si può mettere dito noi, neanche la Legge può mettere il suo? No, a mio avviso, non lo dovrebbe neanche la Legge.
A mio avviso, nei casi di violenza fra coniugi, (contraenti di un’alleanza che quando non è fra amanti, è fra galeotti.) la Legge dovrebbe porre separazione d’ufficio, così come d’ufficio, si separa uno spirito da un altro quando la loro corrispondenza di vita ha cessato e/o snaturato la sua forza.

rosaquattro

Erosgrafia, mercato e mercanti.

Nel dicembre del 2008 mi viene l’idea Erosgrafia.
Prevedo che lo spazio concesso da blogs.it non sia sufficiente e mi appoggio ad un hosting: iouppo. Ad un certo punto della storia, però, l’hosting cambia cavallo in corsa, nel senso che diversifica la sua offerta: da senza limiti a con limiti: da senza prezzo a con prezzo.
Non discuto su dei motivi che posso anche economicamente capire; discuto sul fatto che per le mutate condizioni dell’ospitalità, m’ha cancellato tutte le immagini, ed m’ha praticamente azzoppato tutti i post; sui centoventi/centotrenta, giusto per la cronaca.
Conservare nel blog dei post invalidati sia nella forma che nella sostanza (miei scritti e commenti) non ha alcun senso. Al che, non ho potuto non togliere anche quelli che mi aveva lasciato. Avete presente cosa significa star lì a verificare e cancellare un centinaio di post?! Avete presente cosa significa mandare a ramengo tutte le emozioni, il pensare, il fare, che strutturano dei testi quando sono, direi proprio, partoriti dall’animo? Si, sono certo che l’avete presente! Testimoniare la mia presenza presso quell’hosting in FaceBook mi pareva proprio doveroso. Mi toglierò. Morale della favola: se non volete ritrovarvi così  pensateci su!

 

cappio

rosaquattro

Caro Kalù

c’è autismo che interessa la funzione celebrale; (dalla Wiki) e c’è autismo che interessa la funzione della conoscenza.

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Desidero riprendere la denuncia che hai fatto contro la vaccinazione perché tramite di ulteriore causa di autismo; e la riprendo, perché anche alla funzione del pensiero capita di soffrire di molteplici forme di autismo.
La nostra vita fisica é come una casa. L’invecchia il tempo, l’intemperie, la trascuratezza, ecc, ecc.
Capita a quella casa, così, quello che capita alle case che invecchiano: si scolorano le tinte, si crepano le malte, si corrodono le parti metalliche, quelle lignee, e giusto perché non ci manchi nulla (né alla casa, né a noi come casa) comincia a piovere nelle stanze perché si sono rotte delle tegole sul tetto; danno questo, ben più importante della rubinetteria che perde, delle crepe, e delle altre immagini in esempio.
A riparare le tegole chiamiamo l’impresa edile: la Medicina. L’impresa, ci manda il muratore: il Medico. Il Muratore – Medico sale sul tetto, e verificando la situazione decide dove, come, e quante sono le tegole da cambiare. Nello scendere pensa al lavoro che occorre e alla spesa che prevede.
Quanto è attendibile quella spesa, o quanto sostenuta ad occhio, miope se è il nostro, o presbite se è quello dell’Impresa – Medicina? Ovviamente, dipende dalla serietà (o dalla non serietà) dei Soggetti in causa.
E’ universalmente noto, infatti, che in religione come in medicina (ma direi anche in tutti i casi che sono al di fuori delle nostre dirette e provate conoscenze) si crede per fede più che per della ragione che non possediamo sul dato mestiere, professione, arte, o missione.
Alla domanda sopradetta,ne seguono subito altre due: quanto pesa fisicamente quel muratore e culturalmente quel medico?
Si perché, se agisce pesantemente (il muratore) nell’aggiustare delle tegole rischierà di romperne delle altre.
Si, perché, se agisce pesantemente (il medico) nell’aggiustare della malattia, rischia di originarne dell’altra.
Se ogni azione ha una reazione che non si sa quanto idonea o quanto non idonea, quanto ha senso, la ristrutturazione di una casa – corpo?
Non dovremmo lasciare questa risposta, né alla medicina, né alla religione, né alla società!
Naturalmente, se è vero che non dovremmo lasciare la risposta a nessuno dei referenti citati, è anche vero che a nessuno dei referenti citati dovremmo porre domanda di un aiuto, dal quale sia esclusa ogni erronea possibilità.
E’ chiaro che il dolore e l’errore fanno male anche a non direttamente interessati; ed è chiaro che la com_passione verso i sofferenti e/o gli ignoranti, è medicina per l’animo del testimone, escluso, nel dato momento, sia da una malattia che da una ignoranza, tuttavia, non possiamo non sapere (sia per conoscenza storica che per quella personale) che ogni casa, ha in sè, anche se nuova, la sua fine, così come c’é l’ha un corpo.
E’ un destino dal quale nessuno è sfuggito, come nessuno è mai sfuggito al dolore!
Impedire (o comunque non permettere, e/o non favorire) la fuga dal dolore, è malattia che colpisce di autismo psichico i fanatizzati dal loro pensiero.
Contro l’autismo psichico del fanatizzato dal suo pensiero, non c’è vaccinazione che tenga, purtroppo!

rosaquattro

"Cani sperduti senza collare"

Al Mercato dello Stadio, al banco del pesce, un cucciolo sui venticinque che lo stava friggendo si gira e mi vede.
Sorride un Ciao.
Sembri un marinaio, mi dice.
Si, di acqua dolce, gli rispondo, a mia volta sorridendo ma con strascico di passo in avvio veloce.
Ma dove cazzo devo andare di corsa?!
E perché cazzo devo sempre sminuire le dimostrazioni di stima: amicale, affettiva, o comunque amorosa che poi contiene sia l’amicale che l’affettiva!
Avete presente i cani battuti che alla sola vista di una mano in avvicinamento si ritraggono?
Ad alcuni di quelli capita anche di ringhiare.
Ad alcuni di quelli, capita anche di mostrare i denti!
Non tutti mordono.
A me non capita.
Strano.

rosaquattro