Caro Pabloz: senti cosa mi è successo lungo il viale delle mie rimembranze.

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Te lo ricordi il post nel quale hai scoperto che Dio scriveva, cognito ma incognito su blogs.it?

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E’ un post targato luglio 2006, ma pare scritto ieri, come ieri pare scritto l’incipit di una canzone, molto bella ma che non ho mai avuto tempo mentale per andar a cercarla, immagino, sul Tube. L’incipit diceva (e lo dice ancora, penso ma parlo al passato perché, passato, è il tempo di quando l’ho letto:

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“È successo quello che doveva succedere.
Ci siamo addormentati perché è venuto il sonno a fare il nostro periodico ritratto.
E per somigliarci a noi più che noi stessi,
ci vuole fermi,
che appena respiriamo,
e mobili ogni tanto, come un tratto sicuro di matita.
Ecco che siamo la viva immagine di una distilleria abusiva
che goccia a goccia secerne puro spirito.
Noi dietro una colonna ridevamo per l’aneddoto,
e ci contrastava amabilmente su aria, fiato e facoltà vitale, su brio d’intelligenza, sull’indole e sull’estro, soffio, refolo, vento e venticello, sull’essenza e sulla soluzione, sul volatile e sulla proporzione, sul naturale e sul denaturato.
E poi sulla fortuna.
La fortuna non c’entra quando una cosa per terra si posa…”

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Vallo a sapere il perché, ma quel “quando una cosa per terra si posa”, mi aveva evocato il detto “sotto la neve, pane”. Ho riletto l’incipit proprio oggi! Non da solo oggi mi chiedo dove cavolo ho la testa, non solo nei certi momenti che vorrrei dirti. Solo oggi m’accorgo, infatti, “che la fortuna non centra
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 famiglia
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quando la cosa che per terra si posa.

Centra, un’umanità, che per non cadere in ginocchio usa lo spirito della vite anziché lo spirito della vita. Il che può anche aiutare, purché non si dimentichi che è protesi, non, arto. Temo di non aver capito l’incipit, allora, perché travolto da un particolare del testo, questo: …”noi dietro una colonna ridevamo per l’aneddoto, e ci contrastava amabilmente su aria, fiato e facoltà vitale, su brio d’intelligenza, sull’indole e sull’estro, soffio, refolo, vento e venticello, sull’essenza e sulla soluzione, sul volatile e sulla proporzione, sul naturale e sul denaturato…” Molto intelligentemente, qui si ride dell’alcol, (denaturalmente parlando) ma l’alcol è detto anche spirito. Siccome non finisco mai di ascoltarlo (con lo Spirito ci esco a pranzo come a cena) ecco che che dell’incipit, quella sera ho ascoltato solo quello che sento: non il naturale. E’ vero! Anche dello Spirito della vita ci si può ubbriacare! In genere, rende ricchi di vita come di vitalità! Capita, però, che renda sordi. Non quelli che vivono solo del proprio.

afinedue