Quando la nave affonda, non tutti scelgono di fare i topi.

Cortese signore: a proposito della prassi di ammanettare e imbavagliare gli emigranti che tornano a casa (dati i mezzi forzosi, ne arguisco non volontariamente) vorrei dirle “dell’amore e di altri demoni” che stanno occupando sia la cultura occidentale che quella islamica.
Sia dell’una che dell’altra, le dirò quello che conosco per cognizione di causa: la mia, benché all’interno del tutto che stiamo diventando, non, perché sentina di tutte le nequizie (o quanto meno, non solo) ma perché, non essendo più in grado di reggere i costi della vita con qualità, tendiamo a gettare i pesi fuori bordo.
E’ stato così anche nel mio privato. Da stipendiato, prima potevo ascoltare il cuore. Da pensionato con la minima, prima devo ascoltare il portafoglio.
Per questo motivo non ho potuto non allontanare dalla mia vita il nordafricano che mi girava per casa da circa un ventennio. L’avevo conosciuto da sfrattato per morosità in affitto. L’ho accolto. Gli ho trovato casa e lavoro. L’ho curato quando stava male fisicamente. Assorbendo i suoi malesseri gli ho smacchiato la mente da un odio verso l’America che lo faceva delirare. Ha buttato via tutto!
Non era d’animo cattivo ed era intelligente per quanto sopraffatto da stupidaggini. Manteneva il senso dell’onestà anche quando deviava nella furbizia. Era un affamato di giustizia ma preferiva la vendetta perché di attesa impaziente. Certamente paranoico.
Quando un’umanità viene derubata dalla sua fiducia nella vita, succede; come succede che a sua volta il derubato derubi: sino a che non c’è più nulla da derubare, sino a che, nulla e nessuno lo permettono: vuoi al derubante come al derubato che deruberà. Cosa orrenda la paranoia da morte della fiducia, perché dice morte anche nella speranza.
Era certamente alcolizzato; tanto da essere, prevalentemente albergato nei suoi deliri e per quella causa, sotto gli alberi. Giunto ai cinquant’anni, si è domandato cosa ancora ci faceva, qui. Due le risposte: lasciarsi vivere così, o rientrare al paese.
Durante il periodo di un mio volontariato, un tunisino in età che ho convinto al rientro mi aveva parlato del Nirva: Organizzazione europea per il rientro assistito. Siccome la persona presso di me se ne voleva andare quanto prima (a mio avviso, fuggire dal sé di qui, quanto prima) il Nirva di Verona che ho contattato mi ha messo in contatto con il Nirva di Roma.
Fatte le dovute pratiche, dopo una decina di giorni è partito; è partito, anzi, un giorno prima perché abbiamo fatto confusione con le date. Poco male, l’avevano collocato in albergo. A proposito del Nirva, non le dico nulla che già non sappiano gli interessati, generalmente molto ben informati su quanto le leggi italiane possono favorirli.
Deputate a tanto, suppongo le moschee; le quali moschee, assistono quelli che vanno a pregare ma indirizzano altrove gli altri: alcolizzati, droganti_drogati, barboni, e persi di tutti i genere, e di tutte le abitudini.
Di tanta opera verso quella persona, cosa mi è rimasto? Per dire che non mi è rimasto nulla, e per non dire che ho buttato più di vent’anni della mia vita devo dirmi che il mio compito è stato nella semina, non, nel raccolto.
Si, ma se la semina non ha fruttato che fallimento, quale la causa? Del cattivo seme, o del cattivo terreno? Alla stregua: se la semina della cultura occidentale nel mondo non occidentale non ha fruttato che fallimento, quale la causa? Del cattivo seme, o del cattivo terreno, o, come l’opposto, di un seme non adatto al terreno?
Tornando al nordafricano imbavagliato e ammanettato di cosa è effettivo segno di fallimento umano e sociale? Del nostro? Di quello a emigrazione nordafricana? Di ambedue le civiltà? Di sé?
Il poliziotto che ha legato e imbavagliato l’emigrante l’ha detta prassi. Ora, è prassi anche per chi se ne torna a casa, tranquillo pur avendo di fronte ben poche aspettative, o è prassi solamente per quelli che, obbligati a tornare a casa, fanno gli agitati giusto per bloccare il volo?
Ad ogni rimpatrio assistito il Nirva concede 400 euro subito, e 1000 al paese. Non solo: a fronte di un serio e provato progetto di lavoro, il Nirva condede il necessario finanziamento. Questo ultimo, a rientro avvenuto.
Non so in quali momenti il Nirva consegni i 400 euro. Se prima dell’imbarco e a tasche ricevute si può anche pensare che il fine dell’agitazione sia il bloccare il rientro perché lo scopo consisteva nell’intascare i soldi e basta?!
Pensiero fortemente paranoico, mi dirà, signor Direttore. Vero, “dell’amore e di altri demoni”, mi difendo sempre malamente. Non per ultimo, anche dalla capacità di scrivere non più di trenta righe.
p.s. Devo la chiusura “dell’amore e di altri demoni” a G. G. Màrquez. E’ titolo dell’omonima opera.

rosaquattro