"Donna incinta dopo lo stupro: lo vuole Dio."

Chiedo ai non credenti di seguire questo discorso solo secondo ragione, ovviamente!
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Questi fondamentalisti, che a noi paiono e/o sono secondo opinione dalle menti repellenti, hanno tuttavia, una loro logica. Secondo loro, infatti, “non si muove foglia che Dio non voglia”, così, a muovere la foglia “stupro” come d’altra parte un qualsiasi atto di quello che vive, non può non dipendere che dalla volontà di chi ha originato ogni azione, appuunto, Dio.
I fondamentalisti religiosi però (ognuno secondo la loro cultura ma di simile forma di pensiero) mica sono nati sotto i cavoli! Sono nati da un’ultra ortodossa visione della fede indicata da una intransigente visione del messaggio ecclesiastico, e/o imanico, e/o rabbinico.
Lo dico ecclesiastico e non divino e/o cristiano quel messaggio, perché la visione della chiesa ha assunto una tal rilevanza policica (non perché faccia politica, ma perché influisce anche pesantemente sul pensiero politico  del credente) da non poter più separare quello che è di Dio da quello che è del loro Io, se non ponendosi (Grandi Orpelli a parte) al livello di una qualsiasi altra fede di tipo naturalmente pedagogico.
Se ammettesse, infatti, che Dio è l’autore della vita, ma che della nostra vita gli autori siamo noi, dovrebbe anche riconoscere che pur avendo dato vita ad uno stupratore, nulla ha a che vedere con lo stupro. Implicarcelo come i fondamentalisti di ogni religione stanno generalmente facendo, è come dire che se diamo un obolo ad un alcolista siamo correi nei fatti di alcolismo. E, no, diremmo! Noi abbiamo fatto una carità, non,  un’induzione a reati da alcolismo! Non è mica perché i giornali parlano di furti che ci sono i ladri!
I fondamentalisti che non ammettono separazione fra volontà divina e volontà umana, a mio vedere cozzano contro un grosso ma!  Se ogni loro azione è campiuta per volontà divina, è chiaro che Gli appartiene, nei casi di errore, anche il senso della colpa! Essere fondamentalista, così, è come avere Dio, non solo come il personale sacerdote che ha piena facoltà d’assoluzione, ma anche come compiacente psicologo, e/o psichiatracnei casi di più ferreo fondamentalismo. Se ipotesi fosse, nasce il non tanto infondato sospetto, allora, che i fondamentalisti siano tali, per un fondamentalistico bisogno di Bibbia che li distolga da un fondamentale bisogno di Freud.

rosaquattro

Qualcuno potrebbe dire

alla Signora Fornero, Ministro,

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che nessun giovane è così cretino da essere schizzinoso, bensì così intelligente da avere una coscienza rifiutativa (passatemi il neologismo) da opporsi al meccanizzazione di sé prima di andare (volente e/o nolente) in Paradiso a ritrovare la classe operaia che (volente e/o nolente) l’ha preceduto?! E’ l’ultima rivoluzione che gli rimane. Dopo di questa, l’aspetta un destino da decerebrata pecora per vari generi di “roba”, e/o (ben che gli vada) quello di un Pinocchio post legno! Ma il problema, è molto probabilmente un altro! A mio vedere, i giovani variamente e/o diversamente operai si stanno rendendo conto che il lavoro compensa la vita, ma un dato stipendio non compensa il tempo richiesto. Al più, il piacere di essere con il lavoro, non, per il lavoro! Prima o poi se ne accorgeranno anche le economie (Cina, India, Est, ecc,) che ora vanno per la maggiore perché nei loro operai c’è ancora la patteggiata scissione fra vita per sé e vita per il lavoro! Se ne accorgeranno bene, quando gli operai in questione cominceranno a pretendere che il tempo_lavoro non sia rubato al tempo_vita, al momento pagato la terza parte (quando va di lusso) degli operai che non ci stanno più, ma che volere o volare, dovranno ben tornare alla greppia!

rosaquattro

Domani avrò le rughe Luisa

ma a tua riguardo la notte m’ha posto un problema: rispondere alla tua segnalazione o non dormire!

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Sono andato a letto all’una, Luisa, ma alle tre e mezza mi sono svegliato, lucidissimo, con in testa il pensiero posto dalla tua Salento web: l’adozione gay. Contestualizzare, disse il monsignore a proposito di un povero Cristo, con un tal senso e peso della sua orfanità che ebbe l’assoluto bisogno di trovarsi un Padre, anche a costo di andar a trovarlo ben oltre il genere conosciuto. Non credo che il mondo gay soffra di analogo senso e di peso per l’orfanità del suo diritto alla figliolanza, da aver bisogno di avere un figlio, anche a costo di trovarlo ben oltre il genere conosciuto anche se non generalmente praticato, eppure, lo vuole! L’argomento adozione mi tocca in particolare modo. Mi pare di averti detto, infatti, che ho avuto due madre e tre padri; e pur con tutto questo, orfano da brefotrofio prima, di collegio poi, e di molti riferimenti in successione.
Quando sento “adozione”, allora, penso subito alla solitudine di chi è stato nutrito e curato da molti, ma, forse, amato da nessuno, o quanto meno, non ne ho mai sentito il senso, il calore. Non ho mai sentito il calore del sentimento degli adottanti, fors’anche perché, tutto semina la riconoscenza,  ma non l’amore. Sia chiaro che non sto rimproverando niente a nessuno: sto solo ricordando, sto solo constatando. Ricordi e constatazioni, che mi rendono più che perplesso sull’adozione del gay, non tanto perché possa fare sugli adottati, delle schifezze già dimostrate dalle capacità etero, ma perché temo che possa essere e/o diventare un amore di scorta. Visto da vicino, neanche l’amore genitoriale etero è normale, ma questo, che vuol dire? Mal comune mezzo gaudio?
Temo altresì per l’adottato, al punto da bloccare il mio si come il mio no, perché il mondo (rara minoranza a parte ma anche fra questa con non pochi canti di gallo ) che non ha ancora digerito la nostra realtà (al più sopportata come inevitabile) altrettanto non digerirà la nostra istanza, o se sarà costretto a farlo, lo farà ruttando fiati pesanti contro l’orfano non in grado di difendersi, come contro i padri_madri, anche loro non sempre in grado di difendersi come di difendere l’adottato. Se per caso non si è capito, sono fortemente pessimista. Se per caso non si è capito, non lo sono contro la capacità d’amore dell’orfano di parte di sé che generalmente è il gay. Sono fortemente pessimista perché della vita ho sentito tutto il peso d’ignoranza e di cattiveria dell’inquilinato.
Ignoranza e cattiveria, che ancora mi circonda, anche se si mostra in cari rari, con morsi rapidi, e vili gesti. Ora non osano di più perché sanno a vista che so ben difendermi, ma se a quasi sett’anni devo ancora difendermi, per quanto dovrà difendersi dai vili e dai cattivi, il bambino da affiliare alla personalità gay? Sino a sett’anni anche l’adottato non gay da genitori gay?! Portate pazienza se difendo, non la ragione degli etero (le loro ragioni mi facciano il piacere!) ma la ragione del bambino che sono stato, e che non vorrei vedere, neanche lontanamente eguale in nessun bambino.
Avrei più favorevole opinione se l’adozione gay fosse praticabile verso il figlio adulto e/o di conformata identità. Questo, non per allontanare il sospetto di un violenza sessuale  che gli avversi all’adozione gay sospettano non tanto sotto traccia, ma perché il giovane di conformata identità (e, quindi, adulto) è in grado di reggere la sincerità necessaria al suo bisogno di conoscere e di capire, senza il quale bisogno, neanche si può amare come figli e ne essere amati come genitori.
Io sono stato adottato da una coppia etero: la Cesira ed il Luigi. Come tutti i bambini sarò stato anche discolo qualche volta. Al che, se per barrierare l’irrequietezza del figlio le altre mamme della mia epoca chiamavano l’uomo nero, (o similari al papà) mia madre mi diceva, invece, varda che te porto da l’altra donna, si!  (Guarda che ti porto da l’altra donna, sai!) E’ stato così che io ho saputo di essere figlio di un buco nero chiamato “l’altra donna”. Ora, è anche vero che non tutti gli adottati sono o saranno stati di vita sfigata come lo sono stato io, ma è anche vero però, quello che dice un proverbio romeno: chi è stato scottato dal brodo ha paura anche dello yogurt! So bene che la vita deve andare avanti e che se non vai al suo passo finisci che ti supera. L’essere superato dalla vita come da altra vita non mi duole più di tanto: mica possiamo essere tutti delle Ferrari! Ciò che mi duole, però, e che non lo faccia “con juicio”.

rosaquattro

 

Con la reimpaginazione del mio sito perdamasco.it

una domanda: è più faticoso vivere o descrivere il vissuto?

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Immaginate di esservi avvicinati ad un albero: simbolicamente parlando, quello della vita. Immaginate di vederlo forte di tronco e di rami, ma, con quasi tutte le foglie a terra. Pur macchiate da parassiti, le foglie sono ancora verdi. Ora, immaginate di essere come il bambino che riattaccò le foglie all’albero perché gli era stato detto che la mamma sarebbe morta alla loro caduta. Sono orfano da mo’, per cui, non più coinvolto, tuttavia, siccome ancora coinvolto con la vita, anche a me è stato detto (ma ancora di più sentito) che l’albero sarebbe morto a foglie cadute.
C’è n’erano di accatastate al tronco, sotto i rami, e portate dal vento, sparse per il campo. Come non bastasse, confuse con quelle dell’albero del campo e di quella proprietà, c’è n’erano anche di altri campi e di altre proprietà! C’è n’erano anche di altri alberi.
Bene, ora raccogliete tutte le foglie, portate all’albero anche quelle più sparse e di altre proprietà, dividete quelle dell’albero da quelle di altri alberi, e attaccate quelle di appartenenza, badando di metterle secondo l’ordine di crescita, cioè, più vicine al tronco quelle mature, e via via più alla luce quelle di vita appena crescente. Le foglie sono migliaia.
Riprendo la domanda: è più difficile vivere, o scrivere il vissuto? Non so. A pena di vivere e di scrivere pressoché finita, nulla, è più difficile.

rosaquattro

La giornata girava bene, oggi, e non di meno le palle

ma, c’è sempre un ma!

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La giornata girava bene, oggi, e non di meno le palle, ma, sono uscito di casa per fare un po‘ di spesa. Non mi occorreva niente ma devo pur trovare un motivo per muovermi. Passo davanti un’edicola. Sulla porta, appesa una locandina del giornale di Verona. Leggo: anziano pestato per 40 euro! Direi evidente, che la diversa importanza di una somma rapinata diventa diverso giudizio.
Non mi interessa sapere che il diverso giudizio consisterà nel dare del mona al delinquente per pochi euro, e, magari, del furbo a quello da mille! Quello che mi interessa, invece, è il nome che la legge darà a quel genere di rapina, e, al caso, agli impossibilità di difendersi, vuoi per età, vuoi per sesso, condizione fisica, ecc, ecc.
Se fossi la legge, certamente non sarei imbecille come la sclerotica! Sarei duttile, e, consentitemi l’’immodestia, anche nuovo. In quanto autore di nuova legge, rubricherei fra le rapine più scellerate anche questa in tema.
La direi, cioè, RAPINA A MENTE ARMATA.
Di cosa, se, al caso, non ha coltello, pistola, e/o altra contundente arma? E’ armata, la mente delinquenziale, di un’’etica che spregia la persona quando non la personalità;
è armata di una forza fisica generalmente superiore;
è armata di motivi fortemente egocentrici;
è armata da viltà;
è generalmente armata da droghe che lo aiutano a superare la sua viltà;
non per ultimo (e non per un ultimo genere di rapina) è armato di quel surrogato dell’’intelligenza che diciamo furbizia!
Dobbiamo proprio ammetterlo: la Legge, oggi, è come un ombrello retto da due mani: la prima lo tiene per ripararsi dall‘acqua, mentre la seconda lo tiene per tenere sott’acqua la prima.
L’’idea di una giustizia come bilancia non è una novità e mi sta bene. Mi sta bene anche se bendata se ciò segna la sua imparzialità, ma non mi sta bene la sua imparzialità, quando è impotenza da cecità. Nel mio piccolo ci posso fare qualcosa? Temo di no. Va beh! Andrò a fare la spesa anche domani!

rosaquattro

La sventura ha faccia molto più brutta, Andrea!

No, Andrea, per me la sventura non è nella bellezza, ma, da sempre in poi, nei concetti che abbiamo sulla bellezza. Ogni popolo ha il suo senso della bellezza. Tutti legittimi di per sé, ma succede anche nella bellezza come nella religione: la mia è più bella della tua, e siccome è più bella, è anche più vera. Grossissimo errore greco, quest’ultimo! Fatale in più casi. Sulla porta d’uscita della età, invece, si comincia a dirsi: è bello non quello che è bello, quindi piace, ma quello che scalda il cuore.
Quanto razzismo avrebbe evitato il mondo se solo a suo tempo l’avessero detto greci!

rosaquattro

Caro Grillo ti scrivo un po’

Caro Grillo: vorrei proporti un vessillo canoro al 5 Stelle. Te la recito perché non so cantare. O meglio, so cantare ma non è proprio il caso di farmi sentire! Lo vedo adatto per i cortei, o nelle  manifestazion tue o di altri che sia. E’ composta da un ritornello e da un recitato.
Ritornello cantato
La cucaracha, la cucaracha,
no le sfugge cosa va
perché no tiene
perché no tiene
tiene nulla da sperar!
Testo recitato
Il lavoro è sparito
in altri stati andato.
I soliti fottuti
ora son disoccupati!
Ritornello cantato
La cucaracha, la cucaracha,
no le sfugge cosa va
perché no tiene
perché no tiene
tiene nulla da sperar!
Testo recitato
Dovremo dire: figli,
non aspettatevi futuro!
L’han mangiato a 100 denti
i puttanieri assenti.
Ritornello cantato
La cucaracha, la cucaracha,
no le sfugge cosa va
perché no tiene
perché no tiene
tiene nulla da sperar!
Inutile dirti da dove l’ho ripresa: la conosce l’universo! L’ho ripresa con nessun intento rivoluzionario, però! Non credo nelle rivoluzioni! Le rivoluzioni sono i medici che in presenza di calli credono giusto tagliano le gambe! Intende essere, invece, il memento (la vox popoli) che rammenta ai politici del possibile scoppio dell’ira quando un popolo è vessato oltre ragione.
rosaquattro