Le Regaste di s.Zeno? Da regattare! Da vomitare per i non Padani.

Tempo permettendo percorro tutti i giorni le Rigaste di S. Zeno. Non si dispiaccia Firenze ma nel nostro Lungadige ci trovo del di più, vuoi per i monti alla sinistra di chi si affaccia alla visuale, vuoi per l’insieme della zona di Borgo Trento che si da al fiume che passa come una signora in abito a strascico. Lo stridio dei crocai non l’infastidisce più di tanto: vengono tutti gli anni. Alle anitre sorride. Con piacere nota che stanno aumentando. Chi l’ammira considera quella signora decisamente fortunata perché non vede in che condizione da letamaio

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è ridotta la soprastante passeggiata. Lungo la murata, notevole il marciume da foglie. Lo stesso marciume era lì anche quando il clima ne permetteva l’asporto. Non parliamo poi, dell’aiuola, dove, una sconclusionata sterpaglia di rose, (bianche in fioritura, ma ora marce e con nessuna intenzione di finire a terra per il doveroso Rip) si alterna con un’altrettanto sterpaglia di piante con bacche rosse. Fra un tipo e l’altro di pianta, erba secca giace. Adorna il tutto, un’eterogenea varietà d’immondizia: carte, sacchetti di pastica e no, bottiglie di plastica e no, lattine, e ultimo ma non per ultimo, merde di cane sul passaggio e financo sul cordolo.
Non ho ancora capito come fanno i cani a farla sul cordolo! Avranno imparato a farla sul water, suppongo?! Non so. Io so solamente che Verona è una città di turismo non solo estivo, e che un letamaio del genere è indegno! Mi rendo ben conto che educare gli sporcaccioni con cani come senza sia opera difficile per non dire impossibile, tuttavia, non vedo che difficoltà ci sia nell’aumentare il numero dei cestini per l’immondizia. A mio vedere, accanto ad ogni panchina ce ne vorrebbe uno, e se ulteriormente possibile, più grandi di quelle specie di trousse che ci sono adesso.
ps. Il giornale l’Arena l’ha pubblicata parecchio tempo dopo e, fatalità, il giorno dopo che hanno pulito il percorso. “A pensar male è sbagliato però ci si azzecca!”

rosaquattro

Qualche notte fa sono stato il sognante testimone della storia fra due promessi.

Siciliana, la location, quindi, terra di indubitabili masculi, dove certe cose si fanno lo stesso come altrove ma, diversamente da altrove, non si dicono. E, a meno che non sia cambiato qualcosa, tanto meno si mostrano. Per chi non conosce il mio pensiero, dico spirito determinante il masculo, e spirito accogliente la femminedda. Belissimi tutte e due. Somiglianti. Dal che ne trago che sono spiriti affini, a parte il determinante, che indovino più scolpito e l’accogliente più minuto anche se ben scolpito anch’esso. Chiara la loro intenzione di promettersi ma, non solo sono in Sicilia (nel sogno, simbolo di omogenea e definita mentalità sociale) ma appartengono anche a due differenti classi. Il determinante sento che proviene da famiglia mafiosa, con ciò intendendo, di origine sociale costituita e a sua volta costituente. Da che ambiente provenga lo spirito accogliente  il sogno non lo dice e neanche lo fa intendere. Ne traggo la conclusione che e uno spirito senza classe, con ciò intendendolo senza famiglia,  o con altro dire, senza ambito sociale costituito e  costituente. Ha un sorriso molto birichino, lo spirito accogliente, e solo una leggerissima incipriatura di maliziosità, quando guarda l’amante determinante. Il Determinante è in compagnia di altri masculi. Passa l’accogliente e osa l’inosabile. Con un sorriso che le gran marchette dei dentifrici se lo sognano, ciao, gli dice. Sorriso da risposta spontanea quello del Determinante, ma subito gelato: e in compagnia, e la compagnia lo circonda subito di malevola curiosità e di implicito rimprovero. Aih, ai mi dico: a schìfio, finisce! (Possibile che non mi ricorda mai dove ci va l’h!) Cambio di scena! Il determinante e con una ragazza. Robustina, capelli lisci castani, e, intuisco, occhi cerulei. Gli sta chiedendo spiegazioni. Intuisco evasività nel determinante. Cambio di scena: la ragazza  e seduta dietro a un’altra ragazza  a lei somigliante. Spiriti affini anche queste  due. La ragazza promessa in sospeso,  punta una pistola conto il determinante che l’ha messa lì. Interpreto la pistola come una costrittiva regola o norma. Le due ragazze escono di scena ma nella nuova non vedo agire nulla di chiaro: ne figura, ne forza. C”é solo  un indistinto agitarsi di emozioni  in frappé. Fatto sta che mi sveglio  non sapendo proprio come e andata a finire. Succede, quando le storie vengono poste nel limbo delle cose non compiute.

rosaquattro

Cortese signora, ari_eccomi qua!

Nella giornata di domenica 9 cm. la consegnataria si scusa per avermi portato del purè; è stato un disguido, mi dice. Che sarà mai, gli dico! Indovini cosa mi hanno portato di contorno, oggi? Mi hanno portato del purè. Ora, è lecito o non lecito chiedersi se quelli chi preparano il confezionamento dei pasti ci sono o ci fanno, oppure devo tacere e buttare quello che mi fa male? Se già alla sera posso permettermi non più di un minestrone, cosa devo fare al mezzogiorno: mangiare meno o non dire la mia e/o per non “uscire dal seminato” come ebbe a dirmi l’assistente sociale, dimenticando che io non sono personale pubblico che non può uscire da prefissati protocolli?! Se per caso non si è ancora capito io sono un Beta dalla lengua scèta! Lei mi dirà ma è successo solo un’altra volta! Vero, ma chi mi garantisce che tacendo succederà di meno? E per quale motivo e/o noncuranza, e/o insufficienza dovrei tenermi i mal di testa che mi procura un dato cibo e che per scontati motivi devo pur mangiare? Non sono poche e certamente più gravi di un male di testa le situazioni dolenti che ci colpiscono, ma io non chiedo cure costose, e/o impegnativa attenzione! Chiedo solo di piantarla di dovermi occupare di questioni risolvibili solo con un una riga di attenzione! Non chiedo niente di miracoloso, come vede: chiedo solo quello che normalmente dovrebbero fare degli stipendiati, anche solo comunemente capaci! Non mi si venga a dire, infine, che è difficile gestire il personale, che se i soldati perdono la guerra, la responsabilità è sempre dei generali.

rosaquattro

Alla c/a del signor Ricardo Di Segni Rabbino Capo della Sinagoga di Roma – p.c. Alla Comunità

Cortese Signore: secondo me, il signor Netanyahu non ha capito la lezione implicita nella richiesta di Dio ad Abramo, e molto probabilmente, neanche Israele.

(A proposito dell’incomprensione dei soggetti citati aggiungo qui  quello che credo di aver capito nel Settembre del 2017, e solo molto confusamente quando le ho spedito la lettera.)

Per dire i i miei perché avrei potuto rivolgermi anche al Rabbino della Sinagoga di Verona ed una volta l’ho fatto. Avevo un’associazione che si occupava di tossicodipendenti, all’epoca. Non ricordo, però, se quello l’argomento, oppure, sullo Spirito. Fatto sta che non ebbi riscontro. Fra i tanti pensieri sui motivi per non averlo dato, sospetto il senso di una culturale sufficienza. Rabbini o no, i sufficienti non corrispondono con  gli “insufficienti”. Non tanto perché non danno alla vita quello che gli compete, quanto perché non sanno sentire quando non basta. Fra i sufficienti, infatti, non risultano profeti. Se al suo posto ricevessi una lettera come questa, non potrei non temere sulla follia dello scrivente. Il che, non è da escludere del tutto, ma se può essere vero che in quella mi capita di andare, è anche vero che non mi capita di restare. Nel mio sito sostengo di aver dovuto tutelare la mia ignoranza per poter dire la mia conoscenza. La regola, se da un lato fa solamente miei certi discorsi, dall’altro può portarmi a casi da riscoperta dell’ombrello. La prego di tener conto delle due possibilità. Le mando aperta questa lettera perché intendo pubblicarla anche nel mio Social. Nulla di preoccupante. Sono letto dai classici quattro gatti. Con i miei più cordiali saluti.

1) Essendo il principio della vita, lo Spirito divino non può non essere che un Assoluto. Ogni sua manifestazione, pertanto, non può non essere che d’assoluto. Dio manifesta il suo Assoluto, essendo e dando vita. Se nell’essere vita è principio assoluto, nel dare vita sino dal principio del suo stesso principio è Padre assoluto.

2) Un assoluto, non può generare atti di non assoluto. Un assoluto, infatti, é Immagine che genera Somiglianza ma che della Somiglianza nulla può essere, se non lo specchio in cui questa si riflette onde poter giudicare lo stato della sua somiglianza con il Principio. Con altro dire, lo stato della sua vita confrontato con lo stato della Vita. Cattolici o no che sia, non credo nei giudizi universali provenienti dall’Alto. Sarebbero profondamente ingiusti per i giudicati che stanno in basso. Essendo di bassa coscienza infatti, (quelli che stanno in basso) vivrebbero come ingiusto un giudizio a loro non capito. A mio sentire, neanche il Dio che pure può quello che noi non possiamo, si può permettere una giustizia così prepotente, e di tutti, così incurante.

3) Non potendo generare nulla che non sia la sua immagine, Il Padre della vita non può perpetuare che sé stesso. Essendo vita sino dal principio, quella perpetuazione genera sino dal principio! Non può generare nulla di altro e/o di alterno, appunto perché, essendo assoluto, non può essere né fare diversamente da quello che è.

4) Nessuna realtà comunque incarnata può dirsi figlio di Dio. Al più, può dirsi figlio eletto chi sostiene  (persona e/o popolo) di conoscere il Padre meglio di altri fratelli: persone o popoli che sia. Affermazione, questa, estremamente impegnativa, però, perché nessuno può dire di conoscere Dio, al più, di possederne la certezza della speranza che è il credo della fede.

5) Prossimo o meno prossimo alla vita dello Spirito divino, vi è la vita da quello derivata: gli spiriti. Bay passando quello che su gli spiriti ognuno crede, mi segua ancora secondo ragionamento.

6) Vi sono spiriti elevati e spiriti bassi. I più elevati, non necessariamente sono i più potenti. Quelli più potenti lo sono, per maggior forza data la maggiore conoscenza del Principio. Non necessariamente sono i più elevati.

7) La maggior forza di uno spirito potente implica motivi d’uso di quella forza; legittimo e necessario uso perché la vita mantenga e perpetui sé stessa, ma, opinabile quando non malevole uso se finalizzata a raggiungere, mantenere e perpetuare del potere sulla vita: vuoi di una persona, vuoi di un popolo. Perché mai sarebbero “beati i poveri di spirito”, infatti, se non per il fatto che non usano la forza della vita (lo spirito dato lo Spirito) per questioni di dominio? Il legittimo uso della forza della Vita sulla vita, quindi, spetta al Principio, (con ciò intendendo il Tutto dal Principio) non, a quella di creature derivate dalla sua potenza.

8) Dalla lettura che ho ricavato dall’Immagine della vita del Padre e della sua creatura, la creazione come  Figlio, (visione di principi che nell’assoluto diventano uno) ne ricavo il disegno di due principiati principi della vita originata dal Principio: Abramo, a Somiglianza del Padre della vita, (la vita del Principio) e Isacco come figlio_creatura_creazione dei principi di Abramo.

9) Ora, secondo il messaggero, il Principio divino chiese al principio umano di sacrificare il figlio; e Abramo va, ma al momento dell’atto viene fermato dal messaggero che gli “dice” di essere stato provato dalla volontà di Dio. Non entro nel merito di nessuna fede personale, tuttavia, come nell’analogo caso del sacrificio di Cristo, non riesco proprio a immaginare un Dio di tale volontà, a meno che, non sia stato frainteso da millenni!

10) Nessun nome può identificare il Principio divino della vita. Tanto è vero che a Mosè si presentò come “Io sono quello che sono”.

11) Il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male, Il che vuol dire che il male può essere maggiore dove maggiore la rivelazione. Ciò rende bifronte l’identitaria affermazione dello spirito sul Sinai.

12) La corrispondenza fra spiriti avviene per affinità di spirito (forza della vita per il corpo e vita della forza per la mente) fra corrispondenti principi. Quale via di corrispondenza fra punti in comune vi può essere fra uno spirito supremo perché relativo a sé stesso, ed uno spirito relativo al supremo ma per somiglianza con quell’immagine? Mi rispondo: pur nel rispettivo stato la corrispondenza fra Spirito e spirito è possibile perché sia lo Spirito del Supremo che lo spirito di Abramo hanno in sé la vita come eguale principio.

13) Essendo assoluto, Dio sentì la vita di Abramo in modo assoluto. Essendo relativo, Abramo sentì la vita di Dio in ragione dello stato della conoscenza che aveva in coscienza. Certamente ben relativa rispetto alla conoscenza di Dio. Ovviamente il dialogo fu di spiritualità impari, e quindi, da parte di Abramo, di impari comprensione.  Il “linguaggio” divino, infatti, non può essere certamente e direttamente inteso dal linguaggio umano.

14) La comprensione in Abramo fu resa possibile dall’intervento di un tramite fra i due spiriti: l’angelo traduttore del messaggio divino. E’ tramite, il medium fra i due stati della vita: la nostra e l’ulteriore. Nulla si sa e/o dice la storia sullo stato di vita di quello spirito. Basso? Elevato? Elevato per sé? Elevato per la Vita e/o per la vita? Potente? Quanto potente? Per chi? Per sé o per la Vita? Non si sa, tuttavia, si crede, o quanto meno si sorvola, non tanto perché si possa dire vera la storia dell’angelo quanto perché è antica, e quindi, nella generale conoscenza dei credenti, fortemente sedimentata.

15) Lo spirito biblico che si dice Dio ha nominato Israele in più modi: eletto, fra quelli. Essendo creazione della sua creatura (la vita) direi persino ovvio il titolo, anche se non pare sempre meritato a quel che il Libro racconta: almeno a odierno parere. Perché ha detto Eletto il popolo di Israele e, almeno per quanto mi risulta,  non di altri popoli? A mio vedere, perché Dio (che è Spirito, cioè, la forza della vita) “parla” ai corrispondenti spiriti in ragione dell’affinità di spirito. Quale lo scopo dell’elezione? A mio vedere, per poter formare, di tante tribù, un popolo e una Alleanza fra Vita e vita. Perché Dio sente il bisogno di avere un popolo? Mi rispondo, perché Dio è Uno e chi è Uno porta a fare si che tutto lo sia.

16) Popolo eletto è un’etichetta molto conglobante: sia nel caso di pura fede, sia nel caso di una fede mossa da altri interessi. I pastori della pecora Israele ne avevano più che bisogno, se solo si pensa che al pur grande Mosè capitò di subire l’onta del vitello d’oro solo perché si era assentato per qualche momento. Per analogo scopo, analoga situazione la visse anche Maometto. Poté conglobare uno sparso spirito tribale in un unico spirito, infatti, perché usò lo stendardo di Abramo: “sottomesso a Dio”: lo sapesse o meno, Maometto, e/o glielo disse o no il “suo” angelo. Per quanto mi riguarda, amo maggiormente la traduzione di “dedicato”.

17) Collocata ai nostri tempi la storia, se Abramo è l’immagine di padre di Israele, e se Israele è l’immagine di Isacco perché “figlio” di Abramo, cosa mai ha chiesto, (e come credo, chiede oggi) lo spirito divino a quel Patriarca? A mio sentire, ha chiesto e ancora chiede: se mi occorre il sacrificio della tua volontà, me lo farai? Mi chiederà: cosa ti fa pensare che la domanda di Dio ad Abramo sia valida tutt’ora? Essendo Dio un principio assoluto e quindi senza fine, trovo logico pensare che anche le sue domande siano senza fine.

18) Ma, perché mai Dio vorrebbe ancora il sacrificio della volontà di Israele visto in Isacco? Due le ipotesi:
* perché la remissione di Abramo alla volontà di Dio è remissione anche islamica, e quindi, sta avvenendo una inutile guerra fra figli della stessa casa;
* perché è un popolo eletto, e il popolo eletto è destinato ad avere la vita come terra, non, una terra come vita, che l’Assoluto non può promettere. Essendo assoluta conoscenza del suo spirito, infatti, può promettere ciò che è (Spirito della vita) non che non lo è.

In conclusione, mi sa che con il signor Netanyahu ed Israele, neanche Abramo abbia inteso l’insieme delle lezioni che sottostavano alla richiesta di Dio e che le esprimo in ipotesi. O se capite da tutti i soggetti, non vissute da tutti i soggetti. Sia pure non comprese, Abramo però le ha agite, e ha  vissuto per fede ciò che non ha potuto capire per ragione: e questa è la lezione più grande fra quelle che le ho numerate: la ritroviamo in Pietro che accolse la vita del “Figlio” oltre conoscenza e ragione, e la ritroviamo nella Donna che per la stessa accoglienza fu madre di quel “Figlio”. Morale della storia: il fratricidio fra il mondo ebraico e quello islamico cesserà, quando ambedue i fratelli renderanno a Dio la stessa abramitica risposta: la remissione della volontà della reciproca vita, alla volontà della Vita.

Ps. Ho rivisto la stesura che le ho mandato in data Ottobre 2017. Dovrei mandargliela, allegando le mie scuse, penso. Lo farò, quando avrò superato il peso delle insufficienze che sono nella prima, e che qui spero di aver eliminato.

Rivista e ulteriormente tagliata nel Maggio del 2018. Sento che alla lettera necessita un’ulterore verifica. La riprenderò.

Ah, è lei il perdamasco, il mitomane!

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Sogno la spedizione di uno scritto, ma come si diceva per gli inglesi in guerra, è centrato solo al terzo colpo. A molto ho creduto. In una sola realtà credo. Nei mezzi postali, mai. Telefono, allora, per sapere se hanno ricevuto il testo ultimo. Mi risponde una voce di donna. Ilare. Argentina. M’ha fatto venire in mente il suono del campanellino che alla messa annuncia l’elevazione. In tono più profano, ovviamente; e questa voce, fra il ridere ed il sorridere, mi dice: ah, è lei il perdamasco, il mitomane. Mi sveglio.
Secondo i miei più seri spiriti guida, (il Devoto e Oli), mitomania è tendenza, non necessariamente patologica, ad accettare come realtà, in modo più o meno volontario e cosciente, i prodotti della propria fantasia e a raccontarli come veri allo scopo di attirare su di sé l’attenzione altrui e soddisfare così la sua vanità. E’ vero? Non è vero? Vorrei poter dire che non è vero, ma dovrei sapere cosa lo è. Nel dubbio, mi assolvo. Il sospetto di dirmela e di farmela m’ha sempre accompagnato, a dire il vero, ma non sapendo e non potendo accertare se vero sospetto da vera realtà, ho sempre agito come se fosse vera realtà, quella che sostengo non appartenente alle conoscenze che ho avuto prima di cominciare la mia strada. Se mai sono mitomane, certamente lo sono come chi indossa una divisa. Il mito, però, sta nella divisa non in chi l’indossa. E’ certamente vero che se l’opera di chi indossa un mito, è degno del mito, la mitomania dell’indossante viene meritata per osmosi. Osmosi, chiedo ai due saggi. Mi dicono: “L’influenza reciproca che individui o elementi contigui esercitano uno sull’altro; anche, spec. in campo culturale, compenetrazione scambievole di idee, atteggiamenti, ecc. Dal gr. ósmós ‘spinta’, mi dicono i miei due consiglieri. Di essere un influito da l’Oltre l’ho sempre creduto e l’ho detto anche più volte. Naturalmente, quello che io credo, mica necessariamente è. Se non dall’Oltre su cui dubitare, da chi, allora? Potrebbe essere da un’altra parte della mente? Certo. Lo potrebbe, ed essendo altra da quanto conosciuta, anche questa ipotesi convaliderebbe la presenza di un Oltre, con la differenza però, di essere un oltre interno, non oltre la tangibile realtà. Ci sono risposte certe a questi certi dubbi? Temo di no. Vuoi perché proprio non ci sono, vuoi perché ci si rifiuta di prendere atto della non esistenza di risposte certe ogni qual volta vi è in ballo una vivificante credenza. “La vita si serve degli strumenti che trova” mi disse una voce nella mente. Ero in macchina con l’Amato, e due amanti (un ballerino sieropositivo e un tantinello fuori, e il compagno, all’epoca, al di la di ogni regola ma da gioviale pirata, però, più che da delinquere. Allegrotti e su di giri stavamo andando a ballare. Anche in quel caso, da quale oltre è pervenuta quell’affermazione? Anche in questo caso, non c’è definitiva risposta, al più un rilievo: in fatto d’orari, ambedue gli Oltre non sanno proprio cosa siano! Si, mi sa che la vita non porta l’orologio.

rosaquattro

Questa notte, Luisa, ho sognato che mi avevi citato in un tuo post: molto bene e con gioia.

Era un post sullo stile rimembranza. A me piacciono in modo particolare. Sul fronte del post l’immagine di abitazioni su di una strada che vedevo curvare verso sinistra. Delle abitazioni (tutte ad un piano) vedevo le sole facciate. Bellissime, intarsiate e/o scolpite con disegni che ho sentito significativi ma che durante il sogno non sono riuscito a spiegarmi, e neanche ora da sveglio che lo sto ricordando.
Il colore delle facciate e dei disegni, tono su tono, era di un ocra che se fossi di lingua latina non potrei che dirlo caliente ma non mui caliente. Bello, quel colore. Luminoso. Pareva il sole di quel giorno, e la strada illuminava tutta. Il cielo più in alto, era di un bianco perla con venature_ bolle leggermente viola.
Classico barocco salentino, mi sono detto, quasi incapace di allontanare la vista da quelle facciate, tuttavia, la didascalia sotto la foto le diceva di Monaco. Biblioteca di Monaco ora che ricordo meglio! Biblioteca una strada con delle casa ai lati? Disorientato, dal sogno mi sono svegliato con altrettanto disorientamento.
Non capisco proprio cosa c’entri un barocco tedesco (che non so se a Monaco esista proprio) con un barocco leccese che, sia pure attuato diversamente dal sogno, so che c’è.
Cos’hanno mai in comune due stili architettonici, non esistente l’uno e diversamente esistente l’altro? Indipendentemente dal luogo, delle atmosfere barocche del’immagine, mi sono detto. Le stesse atmosfere che ci sono in certi tuoi post, e che anche quelli amo in modo particolare.
Delle facciate si può dire che sono i volti delle case, quindi, sono facce. Facce barocche tedesche in ambientazione barocca leccese? Si, viene da pensare, se le facce del post in cui mi citi fanno intendere un connubio letterario fra personalità in animo anche barocco, se per barocco intendiamo un pensiero capace di elaborati disegni. Dei miei pensieri non so, ma dei tuoi certamente.
Ipotesi, però, solo ipotesi. Oltre che a suggerire una possibile affinità spirituale e di stile, dal messaggio (se messaggio è) non se ne ricava sto gran che d’altro, se non, forse, un ultima ipotesi: o tu, o io, o i nostri stili personali e/o di scrittura si ritroveranno in ambito straniero. Si può anche dire, però, che essendo tu la scrittrice del sogno, per quel mezzo mi stai comunicando con gioia che mi ritroverò (stile e/o persona o ambedue) in ambito straniero.
Non so se sia vero che i sogni sono i messaggeri degli dei, ma è certamente vero il debole di questo dio per le canne!
ps. La mia ignoranza va a pari passo della mia conoscenza! A Monaco il barocco c’è, eccome!
Dio salvi la Rete!

rosaquattro