Rientrando mi sono chiesto ancora che cos’è la felicità.

Ho lasciato, poi, l’amico e la sua merdeces al porcheggio e sono rientrato a piedi in the rain, più che altro protetto dal solito abbondante mezzo di bianco; questa sera non giusto, devo ammettere, per un vino che solo a bassa temperatura è idoneo mascara da vigna sociale. Noncurante dei rimproveri d’argento sulla pelata, rientravo pensando alla felicità. Avrei voluto dire la mia nel sito dove si chiedeva che cos’era la felicità, ma come il solito avevo dimenticato dov’era. Non la felicità. Il sito. Felicità, per me, è assenza del dissidio. Vuoi nel proprio mondo, vuoi fra mondo e mondo. Non è che sia necessario scalare monti e/o attraversare valli per raggiungere la felicità. Basta solo uscire dalle leggi del mondo. Naturalmente, solo dopo aver trovato quelle del proprio, e se non troviamo il proprio, quello del nostro essere: agnello, montone. o pecora secondo i casi.

nord

 

La satira consuma il potere che la teme.

Mi sono riguardato lo scandaloso Don Pizarro del Guzzanti signor Direttore, e l’ho trovato come il bimbo della favola che denuncia la nudità del re che tale non si vede, come non lo vedono i cortigiani, e neanche i sudditi che, necessaria ala del corteo, da basso stanno. Ci vuole uno sguardo non in convenzione per vedere quando i re sono nudi, e quello sguardo il Guzzanti c’è l’ha. Diversamente dall’associazione che l’ha denunciato, non ci trovo alcuna derisione dei principi religiosi. Ci sarebbero se la satira del Guzzanti fosse fine a sé stessa, diversamente, è un “amarissimo che fa benissimo” perché disincrosta i tempi e le menti da ogni precostituita politica religiosa; ed è appunto il timore di questo guaio, non altro, a mio vedere, il movente della denuncia contro il Guzzanti Il figlio del don Pizzarro ha torto quando dice che siamo al Medio Evo. Siamo invece molto più indietro! Siamo tornati al processo di Socrate; processo che si ripete ogni volta la mano della difesa dei costumi morali cela il sasso di chi ha bisogno di immobilizzare i tempi e le menti per la speranza di non essere sepolta e superata da altri tempi e da altre menti.

rosaquattro

I magi sono tre. Il resto non viene da sé

Sul suo giornale del 6 gennaio ho letto tre interventi che mi sono parsi, fissati ad una osservanza culturale, a mio sentire particolarmente ristretta. Il primo è “Ma una partner non vale il padre” di Albero Pasolini Zanelli. Il secondo, “Strage di cristiani senza “ingerenze”, di Carlo Fracanzani. Il terzo, è “La scelta della Levi Montalcini” di Gianni Toffali. Il soggetto della prima lettera è un parto avvenuto a Padova; genitori, due donne. Dello scritto, leggo: in questa famigliola – madre più compagna della madre, più figlio nato dal seme di un uomo sconosciuto – il bambino è nato già orfano. Tutti sono in festa per la sua nascita ma lui è in lutto. ” Non vedo perché il Zanelli debba fare la Cassandra sulla culla di un neonato, e neanche perché si permetta di sminuire un’alterna alleanza di sentimenti e di vita, dicendola “famigliola”. Non mi risulta che quell’alterna famiglia si sia permessa di dirgli che è un ometto anziché un uomo, pertanto, il Zanelli vigili sui suoi giudizi se non vuol sentirsi giudicato. Guardando l’oggi, per la gran parte dei casi l’influsso di un padre sul figlio inizia a cessare non appena il crescente entra nel circolo scolastico che lo renderà principalmente normale tanto quanto saprà fare propri i vincoli sociali. Con buona pace di Zanelli, ciò comporta (per il padre) un’inevitabile mutamento di ruolo: da necessario maestro di vita, a non indispensabile balio. Stante le cose, non si vede perché una femmina_padre possa fare peggio di una paternità resa prevalentemente fuco. Diversamente da alterne genitorialità, ciò che in effetti ha sempre fatto peggio e di peggio su ogni genere di crescente, é la maligna cattiveria d’animo dei cittadini che si presumono giudici della vita altrui solo perché (vero o verosimile che sia) si sentono socialmente omologati; è un giudizio (quello dei normali per assodata intesa quanto per non assodata ipocrisia) che può far giungere un figlio/a a sentirsi orfano anche del Padre, quando non di un padre a scartamento ridotto suo malgrado. A proposito di ingerenze, o di mancate ingerenze da parte della cultura e della politica occidentale per quanto riguarda le uccisioni dei cristiani in Nigeria ed in altri luoghi, il signor Carlo Fracanzani vede come un tradimento il mancato intervento occidentale di disarmata pressione. Questo è un aspetto della faccenda, signor Fracanzani. L’altro aspetto è lo stesso cattolicesimo. Il cristianesimo evangelico è diventato il cattolicesimo romano che conosciamo, mano a mano si è adattato ad essere lo “strano compagno di letto” del potere politico di tutti i tempi ed in tutte le società dove si è fondato fondandole. Si è fatto così idoneo amante, il potere religioso nello letto politico, da poterne condizionare le scelte vuoi a favore dello stato, vuoi a suo favore. Non credo di dire niente che non sia quotidianamente provato dalla cronaca come dalla storia. Mi domando, allora, se sia proprio il cristiano in quanto tale che viene rifiutato da altre forme sociopolitiche e/o religiose, o se lo sia invece il cristiano testa di ponte di uno spirito condizionante la vita personale e sociale altra per quanto di crociato si porta sulle spalle. Altrettanto partigiana visione dei fatti la leggo nella lettera “Cremazione: la scelta della Levi Montalcini” che il Toffali vuole credente malgrado si sia detta di no. La vuole credente suo malgrado, perché se non credesse in Dio, dice il Toffali, la Montalcini, non avrebbe usato la cremazione per dare un suo schiaffo al creatore. Addossare la sua visione delle decisioni della Montalcini sulla Montalcini, è come dire di conoscere Antonio perché assomiglia a Francesco. Non entro nel merito sulle giravolte di pensiero tendenti a dimostra che l’ateismo è di implicita stupidità perché combatte quello che non c’è, se non sostenendo che l’ateo è avverso alla religione che c’è, non, a quello che secondo l’ateo non c’è. La “religione” dell’ateo è la vita con nessuna domanda circa un’ulteriore origine, e vita, (guardi un po’ il Zanelli) è vitalità padre quando determina ciò che origina, e vitalità madre quando accoglie l’originato. Come vede il Zanelli, se solleviamo lo sguardo dalla vita particolare verso la vita universale, non si può non considerare che essere orfani è pressoché impossibile! Lo lasci dire da chi ha avuto due madri e tre padri. Nel chiudere il cofanetto d’oro (?) del Zanelli, d’incenso (?) del Fracanzani, e di mirra (?) del Toffali, le porgo i miei più cordiali saluti.

luceinfine

La condanna delle sacre scritture? La vita è mia e la gestisco ia

Busso, signor Direttore, su ogni porta che la vita mi pone davanti. Quando l’oltrepasso, però, non sempre mi trovo nella stanza che cercavo. Alla Biblioteca Civica, oggi, ad esempio, nelle edizioni dell’Arena di qualche giorno fa cercavo altro, invece, mi sono ritrovato in questa: Matrimoni gay: la condanna delle sacre scritture.
Presa in affitto dal signor Gianni Toffali, la stanza (coabitata da Santi e Padri della Chiesa) è ammobiliata con attestati, (Bibbia, Antico e Nuovo testamento) che, a mio vedere, di verificato hanno solamente l’età, e di sacro, nulla di credibile se non per fede: conoscenza della sola speranza. Non che a me manchi la fede. Mi manca, piuttosto, l’assoluta incapacità di volerla cieca, e meno che meno muta sulle schifezze che gli epistolatori cattolici che nei secoli si sono succeduti, non hanno mai denunciato come trave, preferendo, invece, stracciarsi le vesti per casi da pagliuzza, tipo la questione gay.
Non me ne voglia il pensiero gay ma non amo “gay”.
La pronuncio sempre con una ripulsa da senso d’ingiustizia per pochezza. Se proprio proprio devo sentirmi definito secondo natura da qualche etero_imbecille, a Gay preferisco Finocchio. Non vedo, infatti, perché, con gay, devo far dimenticare gli omicidi dell’umanità, a quella parte della società (politica e religiosa) che si purificava le nari gettando nei falò i semi dell’ortaggio mentre, in nome di Dio e della norma compiva i suoi delitti con croce, ferro e fuoco.
A fronte di queste vergogne di impossibile assoluzione storica, (diversamente dal Toffali, per la divina non sono interessato a preveder pene) che mai ti va a rilevare il suddetto signore? Il suddetto signore ti va a rilevare uno scandalo che, diversamente da quello scoppiati nella chiesa, pro causa sua, non ha mai martirizzato nessuno, cioè, una riconosciuta alleanza fra personalità naturalmente simili.
Proprio non capisco tutta questa preoccupazione per il Finocchio cattivo che vuole diventare buono a dir del Toffali. Il tono e l’insistenza dell’astio vaticano e delle sue penne, pardon, tastiere, fa proprio pensare che non sia possibile permettergli il diritto di sentirsi società, non tanto perché in ciò si potrebbe legalizzare un temuto (o invidiato?) stile di vita Sodoma&Gomorra, ma perché se lo togliamo dalla lista dei cattivi, chi e/o quale altro capro usare per impedire alla “ggente” di rendersi conto che a sottometterla, esistenzialmente quando non analmente, non sono i Finocchi come urlano gli untori a voce troppo grossa per essere vera, bensì, il Principato, (a livello sociale) la Religione, (a livello spirituale anche se sarebbe meglio dirlo spiritico) ed il Mercato a livello economico.
Devo il riconoscimento di Principato e Religione al mai dimenticato padre Aldo Bergamaschi: ex Ordinario della veronese Scienza dell’Educazione di qualche anno fa. A confronto con i burattinai testé citati, quale importanza possono avere i Finocchi. se non quella di un qualsiasi cittadino dal quale si differenzia, per un motu proprio, più che altro per un alterno ma non generale uso del sedere?
Il Mercato se ne frega degli usi impropri del sedere purché gli dia un reddito e la minor spesa. Tutto considerato, se ne frega anche il Principato, o quanto meno, il problema non gli è prioritario. Non se ne frega affatto la Religione, invece. Il sedere è mio è lo gestisco io, gli ricorda troppo la rivendicazione del femminismo; gli ricorda troppo quanto abbia cambiato il pensiero personale e quindi sociale.
Uomo o donna che sia, etero o homo che sia, chi prende coscienza della totalità di sé, potrebbe non essere più disposto a dar ad altri la vita in cambio di trenta palanche di potentata verità. Di fronte a questa temuta neo riforma del potere religioso sull’animo umano (cattolico o no che sia) banale la risposta della contro riforma. Ecco così, che si riaprono crociate, si usano crociati che si fanno usare, si grida “Dio lo vuole”, si citano Bibbie, Vangeli, Santi, Padri.
Da tanto sbandierar denunce, solo i crociati che non si fanno sottomettere sanno che un bene agito come potere ha, del male, analoga faccia! Banale sino a che si vuole ma sempre omicida.
mulier

rosaquattro