I magi sono tre. Il resto non viene da sé

Sul suo giornale del 6 gennaio ho letto tre interventi che mi sono parsi, fissati ad una osservanza culturale, a mio sentire particolarmente ristretta. Il primo è “Ma una partner non vale il padre” di Albero Pasolini Zanelli. Il secondo, “Strage di cristiani senza “ingerenze”, di Carlo Fracanzani. Il terzo, è “La scelta della Levi Montalcini” di Gianni Toffali. Il soggetto della prima lettera è un parto avvenuto a Padova; genitori, due donne. Dello scritto, leggo: in questa famigliola – madre più compagna della madre, più figlio nato dal seme di un uomo sconosciuto – il bambino è nato già orfano. Tutti sono in festa per la sua nascita ma lui è in lutto. ” Non vedo perché il Zanelli debba fare la Cassandra sulla culla di un neonato, e neanche perché si permetta di sminuire un’alterna alleanza di sentimenti e di vita, dicendola “famigliola”. Non mi risulta che quell’alterna famiglia si sia permessa di dirgli che è un ometto anziché un uomo, pertanto, il Zanelli vigili sui suoi giudizi se non vuol sentirsi giudicato. Guardando l’oggi, per la gran parte dei casi l’influsso di un padre sul figlio inizia a cessare non appena il crescente entra nel circolo scolastico che lo renderà principalmente normale tanto quanto saprà fare propri i vincoli sociali. Con buona pace di Zanelli, ciò comporta (per il padre) un’inevitabile mutamento di ruolo: da necessario maestro di vita, a non indispensabile balio. Stante le cose, non si vede perché una femmina_padre possa fare peggio di una paternità resa prevalentemente fuco. Diversamente da alterne genitorialità, ciò che in effetti ha sempre fatto peggio e di peggio su ogni genere di crescente, é la maligna cattiveria d’animo dei cittadini che si presumono giudici della vita altrui solo perché (vero o verosimile che sia) si sentono socialmente omologati; è un giudizio (quello dei normali per assodata intesa quanto per non assodata ipocrisia) che può far giungere un figlio/a a sentirsi orfano anche del Padre, quando non di un padre a scartamento ridotto suo malgrado. A proposito di ingerenze, o di mancate ingerenze da parte della cultura e della politica occidentale per quanto riguarda le uccisioni dei cristiani in Nigeria ed in altri luoghi, il signor Carlo Fracanzani vede come un tradimento il mancato intervento occidentale di disarmata pressione. Questo è un aspetto della faccenda, signor Fracanzani. L’altro aspetto è lo stesso cattolicesimo. Il cristianesimo evangelico è diventato il cattolicesimo romano che conosciamo, mano a mano si è adattato ad essere lo “strano compagno di letto” del potere politico di tutti i tempi ed in tutte le società dove si è fondato fondandole. Si è fatto così idoneo amante, il potere religioso nello letto politico, da poterne condizionare le scelte vuoi a favore dello stato, vuoi a suo favore. Non credo di dire niente che non sia quotidianamente provato dalla cronaca come dalla storia. Mi domando, allora, se sia proprio il cristiano in quanto tale che viene rifiutato da altre forme sociopolitiche e/o religiose, o se lo sia invece il cristiano testa di ponte di uno spirito condizionante la vita personale e sociale altra per quanto di crociato si porta sulle spalle. Altrettanto partigiana visione dei fatti la leggo nella lettera “Cremazione: la scelta della Levi Montalcini” che il Toffali vuole credente malgrado si sia detta di no. La vuole credente suo malgrado, perché se non credesse in Dio, dice il Toffali, la Montalcini, non avrebbe usato la cremazione per dare un suo schiaffo al creatore. Addossare la sua visione delle decisioni della Montalcini sulla Montalcini, è come dire di conoscere Antonio perché assomiglia a Francesco. Non entro nel merito sulle giravolte di pensiero tendenti a dimostra che l’ateismo è di implicita stupidità perché combatte quello che non c’è, se non sostenendo che l’ateo è avverso alla religione che c’è, non, a quello che secondo l’ateo non c’è. La “religione” dell’ateo è la vita con nessuna domanda circa un’ulteriore origine, e vita, (guardi un po’ il Zanelli) è vitalità padre quando determina ciò che origina, e vitalità madre quando accoglie l’originato. Come vede il Zanelli, se solleviamo lo sguardo dalla vita particolare verso la vita universale, non si può non considerare che essere orfani è pressoché impossibile! Lo lasci dire da chi ha avuto due madri e tre padri. Nel chiudere il cofanetto d’oro (?) del Zanelli, d’incenso (?) del Fracanzani, e di mirra (?) del Toffali, le porgo i miei più cordiali saluti.

luceinfine