Vi sarà ancora il rosa in lgbt dal mezzo del cammin oltrepassato? A mio conoscere, no.

In particolare dall’età in discorso, e mano a mano le ragioni del piacere lasceranno spazio a quelle del sapere, comincerà a cessare la passione per il corpo simile, ma non per questo l’amore per la mente simile, e neanche per la simile vita. L’amare di quell’età, solo si eleverà dalla base genitale, per posizionarsi principalmente presso la mentale e l’esistenziale. Alla spirituale, per chi si sentirà coinvolto con i principi che formano la spiritualità: il Bene per la Natura, il Vero per la Cultura, ed il Giusto per lo Spirito. Per i è sedotti dai portatori (persone e/o simboli di forza) dei principi della vita, invece, non di spiritualità si tratta, bensì di Spiritismo; rapporti con forze della vita di questo piano dell’esistenza, quanto, per chi ci crede, dell’inattendibile piano ulteriore. In questa fase del vissuto che dico (e perché non si può non continuare amare, pena un anticipato morire) ci si ritroverà ad essere amanti della vita, (il tutto dal principio) indipendentemente, se compagna prossima (una vita) o se dell’altra non prossima. Sarà così, almeno per i non i finiti che pensano di essere (o che gli fanno credere di essere) i normali giunti alla penultima stazione della loro via crucis. Ci si scoprirà, allora, noi, tutti maschi, se a determinare della vita (vuoi in un particolare vuoi nell’universale) sarà la nostra volontà, come ci si sentirà tutti femmina, (mentalmente donne) tanto quanto lasceremo che un particolare (quanto l’universale) determini la nostra. Nel Tutto abbandonata la nostra (uso abbandono in senso islamico perché trovo che sia un principio divino) sarà la vita universale ad essere il nostro Uomo e la nostra Donna. Dalla contestuale Omosessualità su base genitale, così, ci ritroveremo a vivere la sessualità della vita: spirito Determinante se maschile e Accogliente se femminile. Ivi giunti, la nostra sessualità particolare cadrà “così come corpo morto cade”! Non si illudano di sfuggire a questo destino gli etero prefabbricati e non. Succederà anche a loro! Purché non vogliano restare i sofferenti da norma che ancora non si rendono conto di essere; a meno che non sia questo quello che vogliono restare, ma, se è successo anche ai cosiddetti angeli, temo che non abbiano via alterna i cosiddetti normali per diritto di base. Alla luce dell’evoluzione che affermo, solo la vita può dirsi l’unico medico che può curare la sessualità per la forma genitale simile. Se l’unico medico del nostro e dell’altrui sessualità è la vita, e se la vita è il percorso che dobbiamo fare per capirci e capirla, che senso hanno tutti i generi di barriere che impediscono il naturale raggiungimento della meta che ci sposerà con la Vita facendoci diventare l’unica carne che ci hanno sempre impedito di essere? Li trovo solo nei sensi del potere. In quello psicologico – psichiatrico perché ha bisogno di malati. In quello sociale perché ha bisogno di sudditi. In quello religioso perché, oltre per il senso detto dal sociale (la sudditanza) ha bisogno di essere il consolatore delle vittime che contribuisce a creare per poterle, poi, “amorevolmente” possedere.

rosaquattro

La sindrome Femminicidio. Etichetta di parte che ne mette troppe da parte.

Sono disposto ad accettare che sia necessario dover distinguere che uccidere un uomo o uccidere una donna non sia la stessa cosa dal punto di vista della donna. Ogni distinzione, però ha un implicito delitto capitale: nel caso in oggetto divide umanità da umanità. Non lo dividerebbe se, omicidio, (uccisione di un uomo) significasse uccisione della Persona: corpo per quello che è (maschio o femmina) per quello che sa (di quanto concerne la sua personalità) per quello che in quella vita, vive. Non è così!
Ulteriore delitto capitale della definizione “femminicidio” sta nel fatto che il giudizio sul dato delitto mette in qualche modo sotto traccia quello contro la donna. Non succederebbe questo, ovviamente, se vivessimo Femmina e Donna con la stessa importanza.
Non sono nel cuore e nella mente di chi uccide una donna. Non saprei dire, quindi, contro quale parte (la femmina? la donna?) si sia mossa la visione delirante dell’omicida. Mi si dirà: ma sono lo stesso corpo?! Si, per ma la storia, gli usi, ed i costumi, (passati da non più di tanto) hanno sempre spregiato la femmina, e solo in rari casi, apprezzato (vuoi come persona, vuoi la società, vuoi come religione ma a parole) la donna.
Contro la donna (figuriamoci poi contro la femmina) il maschio di tutti i secoli è sempre stato legittimato a sentirsi superiore; ed è questa faccia della storia, a mio vedere, che in primo, arma l’omicida, pardon, il femminicida, come sta mio malgrado prendendo piede il nome.
Femminicidio, allora, essendo uccisione di femmina, nell’immaginario della personalità comune, continua a ledere ciò che si vuole parificare, quando non maggiorare di importanza, ma solo per vanità da media. Si vogliono trovare etichette che diano stesso valore di gravità ai due diversi generi di delitto, dicendo comunque il genere di vittima? Ci si abitui a chiamarlo donnicidio!
La coscienza di chi sta uccidendo la parte più significante di una femmina, la donnità, (se non c’è passatemi il neologismo) potrebbe, infatti, contribuire ad arginare di più, la mente di chi si sente in molti modi in violento contrasto con una volontà che da millenni gli è sempre stata sottomessa: almeno ufficialmente.
Da tempo, anche nella donna più comune sta emergendo sempre di più la coscienza di essere di sé in primo, ed in successione di altro: vuoi persona, vuoi società, vuoi religione, vuoi quello che a quella si rivela. L’altra parte della mela ne sta prendendo atto e, sia pure con lesioni psichiche e culturali (purtroppo raramente visibili) si sta adeguando. I delitti contro la donna che stanno sempre di più prendendo piede, ci segnalano, però, che almeno in quei casi  è un adeguamento matriosca. Con ciò intendendo dire, che dentro l’uomo che appare adeguato c’è ancora l’uomo storico; ed è questo residuato di altri tempi (anticaglia almeno nel nostro mondo culturale) che muove la mano!
La donna che non riesce a sapere quanta anticaglia storica ci sia dentro l’uomo con cui si accompagna, è figura a rischio, almeno di lacerante divorzio, quando non di vita. Inoltre, è a rischio, (come può succedere anche all’uomo), di amara rassegnazione. L’amara rassegnazione può sembrare meno grave di un delitto ma solo perché, ad uccidere, ci mette una vita.
Non so cosa si insegni, oggi, nei corsi fra fidanzati, o se siano solamente delle lezioni paterno religiose fatte da preti e/o da buone volontà. Comunque siano fatti e/o retti, un serio Ministero delle Pari Opportunità, dovrebbe obbligatrli a frequentare degli stage dove, attraverso il teatro, far recitare (ai due fidanzati) tutti i casi possibili di unione o di separazione nella Preventiva Terapia della Relazione fra sé, l’altro/a e Insieme che ho immaginato adesso.
Non occorreva una volta, (forse) perché i fidanzati e/o gli sposi erano contenuti all’interno della matriosca maggiore che è la società, ma adesso, con matrimoni che finiscono prima delle rate della camera perché la matriosca sociale li contiene solo per forza di carte, non so. Non so se i giovani parlino di più, di tutto, e, sopratutto, in verità. Tuttavia, li preparerei lo stesso come ipotizzo necessario, che prevenire salva sempre: vuoi da disillusioni, vuoi da ben più gravi cronache.

rosaquattro

Grillo e Grillini. Immagine e Somiglianza

genesi

Il Grillo ha piantato nella mente pubblica delle fondanti idee. Una inaspettata massa le ha condivise e i risultati si sono visti. Perché non si vedono più come prima? Forse perché l’enfasi rinnovativa del Grillo, temo, ha, nolente sé, penso, illuso dei votanti che dico da pollice comunque verso per pura facoltà di misero egocentrismo, più che per globale discernimento sulle cose. ll problema è imputabile al Grillo? A mio vedere, no. Il problema, se mai, è imputabile ad una generale immaturità, vuoi politica, vuoi culturale.
Poteva tenerne conto il Grillo? Certo che poteva tenerne conto, ma sapeva (e sa bene) che molto difficilmente una coscienza più o meno abitudinaria (quando non atrofizzata) si sarebbe svegliata con dei beneducati pss, pss! Non poteva che scegliere di scuoterla, quindi! Morale della favola: il Grillo ha fatto il pane con la farina che si è trovato! Per questo punto di vista il problema è nei mugnai che l’hanno preceduto: politica e società con danni ancora in corso.
Il Movimento 5Stelle sta macinando il grano (la rex pubblica) con altre mole (alterna visione politica) e sta impastando il nuovo pane (l’aderente) con la farina macinata dai risultati della gestione di una più calibrata rex. Tuttavia, anche nella nuova farina si rileva la presenza di sassi. Mi riferisco ai variamente dissociati da impegni e percorsi accettati, quando erano solamente sé stessi, e che, visti gli atti, solamente sé stessi avrebbero dovuto restare!
Che il Grillo non accetti corpi estranei nella nuova farina per il nuovo pane mi pare più che legittimo oltre che ovvio! Pretenderlo, sarebbe come se pretendessimo che il Pd accettasse la richiesta di avere Storace nella sue file! Storace, giusto per citare un’idea alterna. Non è una questione di mancata democrazia; è solo una mera coerenza!
Perché tutto sto’ architettato stracciamento di vesti, allora? Perché l’orso (l’attuale sistema politico) sentendosi minacciato nel suo particolare (sopratutto nella cessazione di soldi ai partiti e ai giornali) ha reagito con la ferocia occorrente alla sua sopravvivenza! Ne ha usata tanta? Poca? Pulita? Sporca? L’ha fatto!
Non per questo ha ucciso il cacciatore, però, ma per questo si sta attuando una sorta di ritorno alle trincee, allo scopo di attuare una rinnovata verifica delle posizioni, il conteggio dei morti e dei feriti, l’eliminazione dei non adatti al fronte, ecc, ecc. Nella guerra fra poteri contrapposti e truppe, lo direi ordinaria necessità. C’è problema del Grillo, in questo? Non c’è! Una tattica di rafforzamento non è mai un problema. A meno che non venga fatta male. C’è colpa di Grillo in questo? Si vedrà!
Tornando ai cardini grillini, poi autosi divelti, quale altra spiegazione ci può essere sotto quelle che hanno dato? Sotto, sotto, c’è l’ordinario conflitto fra un’idea padre, (quella del Grillo) e le idee che i suoi contestatori stanno agendo, interpretando l’idea del Grillo secondo un personale grillismo. Il padre, ovviamente, li ha buttati fuori del suo paradiso! Con Freud, mi perdoni la Bibbia!
In questo, c’è problema del Grillo? Non necessariamente! Qualsiasi padre che si vede contestare la sua idea genitrice da figli più o meno appena usciti dalla culla si sarebbe incazzato allo stesso modo!
Come hanno reagito i figli sculacciati quando si credevano già adulti? Semplice! Hanno fatto come fanno i bambini. Pensando di giocare il genitore normativo si sono rivolti alla madre consolatrice: vedi media, avversari politici ed altri secondo il caso e utili necessità. Come sono felici, certe madri, di accogliere fra le loro braccia i figli ribelli! Sono madri che accolgono il figlio in dissidio con il marito perché sono in dissidio con l’uomo in certi casi, o con il maschio in altri. E poi ci lamentiamo se ci sono figli in crisi di identità! E te credo! Ciò che i dissidenti non sanno (ma lo sapranno) è che “madri” del genere partito, principalmente amano il potere che deriva dal loro abbraccio più che il figlio ritrovato!
Succederà (e sta succedendo) che i figli ribelli accolti dal genere di madri in discorso, cresceranno (se cresceranno) secondo la madre che li ha accolti, non, secondo il padre che li ha generati. In ciò, diventando simili all’ente accogliente, appunto, media e/o partito che sia. Così, questi, che pensavano di uccidere il padre, in fondo, in fondo, hanno ucciso solo sé stessi! C’è problema del Grillo in questo? Nel Grillo come persona no. Nel Grillo come padre della sua idea per i suoi figli, (come per il futuro politico italiano quando non di altrove) anche. E’ problema, però, generazionale. Lo si può evitare solo se fra i suoi figli politici e culturali riesce a far crescere quelli che accettano di emergere al proprio sé, accentando i tempi, i motivi, e i modi del padre. Per l’idonea crescita, questi grillini non devono perdere la fiducia sul padre.
La vita mostra quanto sia difficile non perdere una fiducia, come di quanto possa essere anche facile farla perdere. Anche per delle cause di per sé irrilevanti, in dati momenti emotivi; è necessario, quindi, che il rapporto dialettico padre e figli non abbia mai a cessare!
Se il padre Grillo la può far perdere per fragili motivi anche nolente sé, dove il figlio grillino può fondare delle indubitabili e continuative certezze? A mio vedere, sull’Idea guida e sulle coerenti idee successivamente espresse, vuoi dal Grillo, vuoi dal Movimento.
Affermato il fondamento sulla certa validità dell’idea del padre Grillo, si potrà anche accettare l’idea, (come che l’accetti lui) che dopo aver riconosciuto come compiuta la sua parte di opera, possa anche non dirsi più, sono uno che vale uno, ma uno che è riuscito a dare valori a molti. In questo e per questo, poter arretrare di un passo dalla sua creazione, senza per questo temerne il crollo. Genitori timorosi crescono figli deboli.

rosaquattro

Questione droga. Urge un’altra voce. Lettere al Direttore

Cortese signore: della Droga si può dire che è tutto quello che fissa l’arbitrio ad una data sostanza: chimica, ma non di meno ideologica, quindi, politica, religiosa, e/o per pensieri e/o casi ora non citati. Può dirsi “tossico”, così, chi per i casi in esempio, non solo si “pera”, o “sniffa”, o “fuma” sino a perdita del giudizio, ma anche il fanatico che per ideologica presa (leggera o pesante che sia) può giungere a ferire anche la vita altra, oltre che la sua.
Né della droga come mercato, né del dipendente da tossico sostanze possiamo dire che si sono socializzati, tuttavia, si sono così socialmente mimetizzati da esserlo di fatto. L’avvenuta mimetizzazione rende scivolosa l’assistenza. Non aiuta il compito, l’attuale legislazione, generalmente basata sulla proibizione, ma la proibizione, attacca veramente, solo se il “tossico” è preso da misure restrittive, vuoi per comunità, vuoi per galera. Non attacca, però, (o se lo fa, offre punti di fuga) dove il “tossico” non si sente e/o non si vive come tale; ed è la gran parte degli odierni casi.
Non si sente e/o non si vive come tale, l’attuale dipendente da ciò che l’intossica, perché non si vede come l’imploso residuato bellico che abbiamo sempre visto nelle piazze degli ultimi esposti, ma come la giovinezza generalmente invidiabile che nei fine settimana riempie i locali con  la propria trasbordante vitalità, esagerata allegria, sicura eleganza.
Questi non sanno che la “roba” (qualsiasi “roba” nei termini sopradetti) è il tarlo che li svuoterà di vitalità e di vita sino a lasciarli nell’infelice apparenza dell’età. Prima che se ne accorgano possono passare anni, ma se ne accorgeranno. Se ne accorgeranno.
Accorgersene è un dramma! Implica coscienza della revisione di sé. Implica, amarissimi sensi di fallimento. Implica il doversi riconoscere fuori, il temersi al di là di ogni possibile aiuto, il temersi incapaci di superare la vergogna di aver buttato gran parte dell’età. Oltre alla porta aperta dell’assistenza medica e/o psicologica (quando non psichiatrica) allora, occorre aprire un’altra porta: quella della vicinanza senza aprioristico giudizio.
La visione politica e legislativa odierna è detta dal senso paterno sulla vita. Come è noto, infatti, a proibire è il padre; ed è il padre che determina le regole. Almeno lo dovrebbe. La vita, però, è anche madre; ed è della madre, l’accoglienza della vita del figlio/a regolata dal padre; ed è questa che ora manca e/o è andato via via mancando. Non che alle regole del proibizionismo manchi l’accoglienza. L’ha delegata, però, ad una aprioristica condizione: ti accolgo se metti e se me lo dimostri!
L’accoglienza come madre, dice: ti accolgo così come sei, e dammi quello che puoi. L’accoglienza come madre non pone aprioristiche barriere. Il proposito, certamente non vuol significare che deve essere a sua volta tossicodipendente dei tossicodipendenti! Deve solo significare che c’é, che è prossima ad ogni incauto/a che non si rende conto di star percorrendo dei binari morti, che è prossima per ogni possibile forma di aiuto per ogni genere di richiedente identità.
Nelle tossicodipendenze, è possibile madre la politica della Riduzione del Danno. Dove vi è legge_padre, allora, non può non riprendere voce legale e mediatica la legge_madre. Se così non fosse o non sarà, della vita individuale e sociale, il Regolatore avrà ordinato solo secondo forzatura: a fin di bene forse. A fin di vero, è tutto da vedere.
La legge e la società possono permettersi di dire: chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori? Possono permettersi di dirsi: si sono tarlata, ma sino a che non emerge la tarlatura nella persona e nella mia persona, sono normale? Dipende! Dipende da che società può volere, e/o poter essere, ma, la vita è cura di sé stessa qui ed ora, non, quello che verrà, verrà, e pace e galera (bianca o no che sia) all’anima dei Lucignoli!
La società può dirsi: metto nel cesto i pesci utili, e butto a mare quelli non così? Si, dirà la società padre! No, dirà la società madre! L’esperienza insegna che un figlio cresce, anche indipendente da ogni intossicante sostanza, se fra la regola paterna della Determinazione, e la regola materna dell’Accoglienza vi è corrispondente incontro. Nella presente legislazione sulle Tossicodipendenze vi è corrispondente incontro fra i due principi della vita? A personale avviso, no. A personale avviso vedo dei somiglianti tentativi, provati da statistiche che di attendibile perché definitive hanno la carta, l’inchiostro, e delle interessate opinioni.

rosaquattro