Questione droga. Urge un’altra voce. Lettere al Direttore

Cortese signore: della Droga si può dire che è tutto quello che fissa l’arbitrio ad una data sostanza: chimica, ma non di meno ideologica, quindi, politica, religiosa, e/o per pensieri e/o casi ora non citati. Può dirsi “tossico”, così, chi per i casi in esempio, non solo si “pera”, o “sniffa”, o “fuma” sino a perdita del giudizio, ma anche il fanatico che per ideologica presa (leggera o pesante che sia) può giungere a ferire anche la vita altra, oltre che la sua.
Né della droga come mercato, né del dipendente da tossico sostanze possiamo dire che si sono socializzati, tuttavia, si sono così socialmente mimetizzati da esserlo di fatto. L’avvenuta mimetizzazione rende scivolosa l’assistenza. Non aiuta il compito, l’attuale legislazione, generalmente basata sulla proibizione, ma la proibizione, attacca veramente, solo se il “tossico” è preso da misure restrittive, vuoi per comunità, vuoi per galera. Non attacca, però, (o se lo fa, offre punti di fuga) dove il “tossico” non si sente e/o non si vive come tale; ed è la gran parte degli odierni casi.
Non si sente e/o non si vive come tale, l’attuale dipendente da ciò che l’intossica, perché non si vede come l’imploso residuato bellico che abbiamo sempre visto nelle piazze degli ultimi esposti, ma come la giovinezza generalmente invidiabile che nei fine settimana riempie i locali con  la propria trasbordante vitalità, esagerata allegria, sicura eleganza.
Questi non sanno che la “roba” (qualsiasi “roba” nei termini sopradetti) è il tarlo che li svuoterà di vitalità e di vita sino a lasciarli nell’infelice apparenza dell’età. Prima che se ne accorgano possono passare anni, ma se ne accorgeranno. Se ne accorgeranno.
Accorgersene è un dramma! Implica coscienza della revisione di sé. Implica, amarissimi sensi di fallimento. Implica il doversi riconoscere fuori, il temersi al di là di ogni possibile aiuto, il temersi incapaci di superare la vergogna di aver buttato gran parte dell’età. Oltre alla porta aperta dell’assistenza medica e/o psicologica (quando non psichiatrica) allora, occorre aprire un’altra porta: quella della vicinanza senza aprioristico giudizio.
La visione politica e legislativa odierna è detta dal senso paterno sulla vita. Come è noto, infatti, a proibire è il padre; ed è il padre che determina le regole. Almeno lo dovrebbe. La vita, però, è anche madre; ed è della madre, l’accoglienza della vita del figlio/a regolata dal padre; ed è questa che ora manca e/o è andato via via mancando. Non che alle regole del proibizionismo manchi l’accoglienza. L’ha delegata, però, ad una aprioristica condizione: ti accolgo se metti e se me lo dimostri!
L’accoglienza come madre, dice: ti accolgo così come sei, e dammi quello che puoi. L’accoglienza come madre non pone aprioristiche barriere. Il proposito, certamente non vuol significare che deve essere a sua volta tossicodipendente dei tossicodipendenti! Deve solo significare che c’é, che è prossima ad ogni incauto/a che non si rende conto di star percorrendo dei binari morti, che è prossima per ogni possibile forma di aiuto per ogni genere di richiedente identità.
Nelle tossicodipendenze, è possibile madre la politica della Riduzione del Danno. Dove vi è legge_padre, allora, non può non riprendere voce legale e mediatica la legge_madre. Se così non fosse o non sarà, della vita individuale e sociale, il Regolatore avrà ordinato solo secondo forzatura: a fin di bene forse. A fin di vero, è tutto da vedere.
La legge e la società possono permettersi di dire: chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori? Possono permettersi di dirsi: si sono tarlata, ma sino a che non emerge la tarlatura nella persona e nella mia persona, sono normale? Dipende! Dipende da che società può volere, e/o poter essere, ma, la vita è cura di sé stessa qui ed ora, non, quello che verrà, verrà, e pace e galera (bianca o no che sia) all’anima dei Lucignoli!
La società può dirsi: metto nel cesto i pesci utili, e butto a mare quelli non così? Si, dirà la società padre! No, dirà la società madre! L’esperienza insegna che un figlio cresce, anche indipendente da ogni intossicante sostanza, se fra la regola paterna della Determinazione, e la regola materna dell’Accoglienza vi è corrispondente incontro. Nella presente legislazione sulle Tossicodipendenze vi è corrispondente incontro fra i due principi della vita? A personale avviso, no. A personale avviso vedo dei somiglianti tentativi, provati da statistiche che di attendibile perché definitive hanno la carta, l’inchiostro, e delle interessate opinioni.

rosaquattro