a Padre Aldo Bergamaschi

Ex Ordinario di Scienza dell’Educazione all’Università di Verona devo i concetti di Principato e Religione.

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Ho rivisto questo scritto nell’Agosto 2013. Ha avuto bisogno di più di qualche aggiustamento. Quando l’ho scritto al Bergamaschi non ero totalmente libero dall’influsso religioso canonico come pensavo. Dal decondizionamento cercato ed ottenuto, la nuova vista m’ha permesso la nuova versione. In questa edizione non ho ancora verificato se questa nota è ancora valida. Il mio pensiero al Bergamaschi, si.

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Qualsiasi sia stata la forma con la quale il Principio della vita ha originato la nostra, o i fatti e/o i nomi con i quali noi tentiamo di dirne l’evento, ciò non toglie assolutamente nulla alla Sua facoltà creatrice, così, anche se al principio non vi fossero state persone ma stati di vita (naturali, culturali, spirituali e conosciuti o sconosciuti che ci siano) non per questo lo è di meno. Sgombrato il passo alla ragione dalla millenaria Cultura che in diverso modo dice la Genesi della vita, comunque, posso chiamare Adamo (“nato dalla terra” dall’ebraico Adamah) anche il solo primo stato maschile della vita originata e chiamare Eva (” la Madre dei viventi”) anche il solo primo stato femminile. Non solo: riferendomi ad uno stato di vita e non ad una data Persona (e, dunque, razza) comunque posso accettare qualsiasi nome maschile e femminile con i quali qualsiasi Cultura di qualsiasi popolo nomina i precursori della sua specie. Se non altro perché non vi possono essere contenuti culturali e spirituali se prima non vi è il corpo contenitore (la Natura) ammettiamo che, sia della vita maschile che della femminile, il loro primo stato sia il naturale. Dal momento che un contenuto culturale individuale non può sorgere da un contenitore estraneo al suo stato, ne consegue che la Natura del dato stato è via della sua Cultura. Dal principio naturale della vita, dunque, si originò il corrispondente principio culturale.

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1) Il principio del bene nella Natura è il sentire. Il principio del bene nella Cultura è il sapere. Lo Spirito è il principio della forza della vita del bene naturale e culturale che si origina dal sentire nel sapere se il prevalente principio di vita è diretto dalla forza della vita della Natura, o dal sapere nel sentire se il prevalente principio di vita è diretto dalla forza della vita della Cultura.

2) Il principio della vita è corrispondenza di stati fra Natura, Cultura e Spirito non solo nello stato maschile e femminile della vita maschile e femminile. ma, necessariamente, anche fra di loro. Infatti, se non vi fosse integrazione fra i due stati, la vita avrebbe avuto un solo stato e, dunque, o eterno (ma di eterno vi è solo il Principio) o, per quanto lungo, necessariamente a termine.

3) Non necessariamente in ordine di tempo ma, necessariamente, secondo l’ordine dato dal convivere fra i suoi stati, la vita si evolse (come si evolve) secondo tre fasi: siccome in principio vi fu la Natura, in principio, l’unione fra gli stati della vita avvenne secondo le corrispondenze date dalla vita naturale: stato o persona che sia.

4) Mano a mano avvenne la coscienza (luogo di ogni conoscenza) della vita naturale propria quanto altra, alla Cultura della Natura della vita (quella indicata dalla vita del corpo dello stato e/o persona che sia) seguì la Natura della sua Cultura, cioè, quella indicata dal corpo culturale (la mente) dei perseguenti la vita loro all’inizio e, nell’evolversi della situazione personale e storica, della vita sociale. In ragione delle finalità di vita, al perseguimento naturale e culturale seguì quello spirituale; quello, cioè, della ricerca dei principi di vita e del Principio della stessa.

5) Mi dirà: come fa uno stato della vita ad avere il senso della vita della propria Natura se, essendo stato e, dunque, non ancora vita (secondo forza, Natura che corrisponde con la sua Cultura) non può avere quello della propria Cultura e, dunque, neanche quello del proprio Spirito? Lapalissiano, Padre! Perché qualsiasi stato naturale vi sia stato in origine, avendo lo Spirito che gli è forza ha la vita data dal Principio. Avendo la vita data dal Principio (il cui principio è vita) in ragione dello stato dello stato originato, necessariamente, ne ha Cultura. Quale? Ovviamente, quella della vita: corrispondenza di stati con quelli del Principio la dove i nostri, pur principiati, non si siano ancora formati al punto da essere coscienti di se. Quando si è coscienti di se? Questa è una domanda da infiniti miliardi tanto la risposta implicherebbe anche la conoscenza dell’infinitesimale. Limitandoci alle nostre dimensioni, direi che ogni stato di vita, avendo vita, necessariamente, ha la coscienza del suo stato.

6) Dati gli stati della vita, la coscienza, ha tre stati di conoscenza. Nello stato naturale quella data dal sentire. Nello stato culturale quella data dal sapere. Nello stato della vita, quella data dalla forza dello Spirito della vita che si origina dalla relazione fra il sentire ed il sapere.

7) Se non si può operare in modo di interrompere una vita (errore contro lo Spirito) si può opere in modo di interromperne uno stato? Anche questa è una domanda da infiniti miliardi. Dal momento che uno stato della vita ha vita tramite quella del Principio, direi che non si può interrompere nessun stato di vita se non interrompendo il suo rapporto sia con il suo principio che con il Principio. Al proposito, è legittimo sostenere le proprie opinioni sulla vita altra al punto da sottometterla a ciò che si pensa? Fermo restando il fatto che ognuno può sostenere ciò che crede, si da il caso di ricordare che lo Spirito, essendo la forza della vita sia dell’Universale che del Particolare, in tutti gli stati della vita non può non essere il sovrano di quegli stati. Da ciò ne consegue che ogni giudizio non può non essere che secondo sé.

8) Secondo stati di infiniti stati di vita e secondo lo stato di quella vita, il giudizio del personale Spirito si manifesta per mezzo delle emozioni che comunica alla vita a cui da forza. Se una vita sente la sua Natura emozionalmente depressa o eccitata, allora, vi è errore ( proprio o derivato da altra vita ) contro quello stato; se una vita sente la sua Cultura emozionalmente depressa o eccitata, allora, vi è errore ( proprio o derivato da altra vita ) contro quello stato; se una vita sente la pace, stato che subentra alla cessazione dei dissidi naturali, culturali e spirituali, allora, in ragione dello stato di pace, vi è misura di verità e, dunque, giustizia nel giudizio. Per ciò che si sente nella forza dello Spirito, allora, ognuno è in grado rispondere in proprio. Non potendo sapere per altri perché non si può sentire Spirito diverso dal proprio, da ciò ne consegue che nessuno è in grado di rispondere per altri. Ciò significa che non si possono fissare dei comuni principi? No. Ciò significa che i comuni principi che si fissano non possono impedire al personale spirito di esprimersi anche secondo la sua voce.

9) L’atto dell’unione fra il maschile ed il femminile può anche avere molti stati e/o infinite manifestazioni, però, non può non avere che due tempi di azione. Nella prima, si determina con cosa, con chi e perché unirsi e nel secondo si accoglie cosa, chi ed i perché. Dal momento che il primo stato creato fu il naturale, va da se che, l’iniziale principio della determinazione della vita che è da protrarre (o da accogliere) è quello genitale. Lo è stato, il genitale, sia nel caso che il Principio abbia originato la prima figura maschile e femminile sia che abbia originato il primo stato maschile e femminile della vita. Non invalida ciò che credo, il fatto che non si sappia immaginare e/o non si sappia o possa conoscere la genialità naturale di origine; al punto, può esserlo anche un legame chimico che, comunque, nulla si toglie allo stato Originante.

10) Secondo il principio naturale – genitale, la vita di Adamo (stato o persona che sia) determina la sua volontà penetrando la Natura della vita di Eva: stato o persona che sia. Adamo, può penetrare la Natura della vita di Eva se questa l’accoglie, ed Eva l’accoglie, ogni qualvolta vi è corrispondenza di motivazioni. In assenza della corrispondenza delle motivazioni fra la determinazione di Adamo e l’accoglienza di Eva, è ovvio che vi è violenza tanto quanto i fattori non si corrispondono. Se la penetrazione naturale fa di Adamo il maschio e la determinazione culturale ne fa l’Uomo, così l’accoglienza naturale fa femmina Eva e la determinazione data dalla volontà su ciò che è da accogliere dell’Uomo la fa Donna.

11) L’Uomo (persona e/o stato della vita) penetra naturalmente e determina culturalmente e spiritualmente la vita che intende perseguire. La Donna (persona e/o stato della vita) accoglie naturalmente e, culturalmente e spiritualmente conserva ciò che ha determinato di perpetuare della vita di Adamo sia come stato, uomo o società.

12) Secondo il suo principio (il naturale) se è vero che la Donna accoglie la vita che ha determinato di perpetuare, non di meno è vero che anche l’Uomo accoglie ciò che ha determinato di perpetuare. Infatti, se l’Uomo non accogliesse nella sua mente (utero delle informazioni culturali che penetrano il suo pensiero) ciò che ha deciso di perpetuare, da parte sua non vi sarebbe evoluzione culturale ma solo una continua proiezione della volontà della vita naturale: al punto, l’animale.

13) Il principio di vita (maschile o femminile, stato o persona che sia) che emana la sua vita ma non accoglie ciò che ha emanato è come quello che pur avendo capacità di parola non ha quella dell’udito. Con altre parole, è come se pur avendo capacità di sapere (il bene della Cultura) non avesse quella del sentire: il bene della Natura.

14) Se il principio che determina la vita non può non accogliere ciò che ha determinato, allora, nell’emanare la sua volontà la Natura della Cultura della sua vita non può essere che maschile, mentre, nell’accogliere ciò che ha determinato non può essere che femminile, ma, il Principio è vita: di per sé, né maschile e né femminile ma forza del suo Spirito.

15) Se data la forza dello Spirito, la vita è il principio che ne consegue e se la vita è corrispondenza degli stati della Determinazione e dell’Accoglienza in tutti gli stati della vita, allora ciò significa che al principio, come presso il Principio, lo Spirito è forza determinante quanto accogliente. Se lo Spirito è forza determinante quanto accogliente, allora cessa il primato maschile sulla vita femminile. Non per questo, però, cessa a favore del femminile ma ambedue cessano a favore del loro Spirito: nella reciproca corrispondenza di vita, forza data dalla vita della loro Cultura e della vitalità data dalla vita della loro Natura.

16 ) Se è vero che vi è una netta divisione dei principi fra l’identità maschile (quella che determina di proiettare la vita) e la femminile (quella che determina di accoglierla) è altresì vero che vita è corrispondenza di stati. Allo scopo della vita, dunque, necessariamente, anche i principi dei rispettivi stati non possono non unirsi in uno stato nel quale ciò che è maschile (la determinazione) non può non avere anche del femminile (l’accoglienza) e ciò che è femminile (l’accoglienza) non può non avere anche del maschile: la determinazione. Dove si uniscono gli stati maschili e femminili della vita? Direi che i due stati si possono unire (nel senso di con – fondere la loro identità per acquisire quella della vita) nella reciproca forza che l’attua: lo Spirito. Data la forza dello Spirito, se il principio iniziatore della corrispondenza, fra il maschile con del femminile che è dell’Uomo ed il femminile con del maschile che è della Donna è la vita, ecco che, con – fusi nella e dalla reciproca forza, la comunione degli stati li fa diventare un unico principio, cioè, il corpo di un unico stato, con altre parole, di “un’unica carne”. In quello stato di unione, necessariamente, la rispettiva sessualità è in subordine (non certo per negazione e/o esclusione ma per elevazione degli scopi di vita) a quella data dalla corrispondenza fra il reciproco Spirito. Tanto quanto la naturale e culturale sessualità viene posta in subordine alla comune forza dello Spirito e tanto quanto la comune forza dello Spirito diventa la spirituale sessualità di chi è giunto a questo stato di elevata ed elevante comunione di intenti con il Principio della vita.

17) Siccome la vita naturale si origina attraverso l’unione sessuale fra gli stati maschili e femminili della vita e siccome lo Spirito è il principio della forza che lo permette, allora, lo Spirito della vita è principio della vita anche dell’unione sessuale che si origina dalla corrispondenza fra i due caratteri della sessualità.

18) Può una forza comunicare ciò che di sé stessa non è? Se non lo può (e non lo può) ciò significa che anche la vita dello Spirito ha carattere determinante e carattere accogliente; ed è questa forza “binario_unitaria” la sua “sessualità”. Quando la sessualità dello Spirito è forza determinante e forza accogliente, o con altro dire, maschile o femminile? Direi che è determinante quando origina una creazione, ed è accogliente, quando permette l’evoluzione di quanto ha determinato la sua forza.

19) Apro una parentesi. Se la sessualità dello Spirito è data dai due caratteri della sua forza, così non può non essere per la sessualità degli spiriti, perché, pur nel rispettivo stato di vita (suprema forza nello Spirito, e a somiglianza negli spiriti) sono lo stesso stato di vita.

luceinfine

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