“L’importanza del padre”

L’importanza del padre biologico è superata (quando non annullata) dalla realtà. Un bambino, oggi, passa dal sapere chi è e cosa significa padre, ad altre forme paternali di cura e di magistero (asili, scuole, forme amorevolmente putative, parentali o no) in un fiat temporale rispetto agli anni che vivrà. Statisticamente parlando, almeno. Senza contare che l’importanza del padre è pressoché annullata dalle schizofrenie della società: padre culturale che forma, a sua immagine, il padre biologico. Per il crescente, il padre rimane solo il prevalente forte_fortilizio da conquistare, o da accantonare.  Edipo, oggi, non ucciderebbe il padre. Al massimo, gli manda  una e-mail!

rosaquattro

Omosessualità, pedofilia, e magistero ignorante.

Chi le ha scritto, signor Direttore, dice di non capire la Pedofilia se non come Omosessualità. Io non non capisco, invece, come un sacerdote (maschio Alfa che si suppone etero) possa ridursi a disattivato Beta sia pure per eletti motivi. Oppure, lo capisco per quelli che hanno il bisogno di aureolare una sessuale insignificanza, quando non una identità che si sa e/o si teme non omologata secondo norma: vuoi sociale, vuoi religiosa.

Diversamente dal sacerdote, però, prima di parlare, almeno penso. Concordo con il sacerdote di Trento in un solo punto: il bambino è istintivamente portato a corrispondere con chi gli da sentimento e cura. E’ una istintività, motivata da un multiforme bisogno di sopravvivenza. Nella soddisfazione di quell’esigenza, il bambino non bada (non è ancora in grado, ovviamente) se la cura è originata da legittimi gradi parentali, oppure a equivoche intenzioni, perché, “parente”, gli è la cura di per sé.

Che ne sa il bambino delle emozioni sessuali che uscita, sé nolente, presso un adulto! Ciò che non sa il bambino, però, non può non sapere l’adulto: formalmente adulto almeno, perché se trova sessuale oggetto in un infante, infantile non può non essere la sua sessualità.

Un bambino non può ricambiare le attenzioni sessuali e di vita che riceve da un adulto, se non come gesto/i che il pedofilo gli ha forzatamente insegnato! Dell’adulto in discorso, quindi, non può non essere che uno strumento di egoistico piacere, per quanto venato da sentimentali alibi: coscienti o no che siano.

E’ certamente vero: ogni sessualità soffre di discutibili comportamenti, ma sia per l’etero che per l’omosessuale, avvengono fra adulti reciprocamente consenzienti; ed è il reciproco consenso, la fondamentale differenza fra omosessualità e pedofilia, oltre che fra rapporto voluto e stupro.

Lascio la sottolineatura per il sacerdote che capisce la pedofilia ma non l’omosessualità, ma anche per i non dediti all’utile informazione. La lascio, inoltre, per quanti, sacerdoti o no, sono tentati di “cedere”, non alla seduzione provocata dal bambino, come indegnamente sostengono, ma solamente alle loro pulsioni. che, tanto quanto represse, sono indubbiamente laceranti.

A mio pensare, tutto è via per capire la vita, e, quindi, anche la pedofilia, ma capire è un discorso, e sostenere su cosa è meno grave fra i due casi è un altro. A maggior ragione se lo fa chi è, per la parte emozionale della sua sessualità, necessariamente ignorante, avendo “scelto” di non vivere e/o di non tener conto della parte naturale della sua umanità.

Sono conti, però, che generalmente fanno senza l’universale Oste che è la vita; cronaca e magistratura ci dimostrano, infatti, che sono tutti da rifare, cominciando già dai seminari.