Nel paradiso di Allah si entra per amore dei ma non gratis.

Sia pure per altra via, cultura, e un alterno intendere i simboli e i significati, credo nell’esistenza della vita spiritica e spirituale che L’Islam chiama houri. Al proposito, il Profeta sostiene che una volta raggiunto il Paradiso, ai martiri mussulmani spettano settantadue vergini. Non entro nel merito dell’affermazione del Profeta se non per dire che il rapporto di vita fra spirito e spirito avviene per corrispondenza di forza. In ragione della corrispondenza di forza, la corrispondenza di vita è fra spiriti affini. Per quella necessaria affinità, al mussulmano di valore cinque (ad esempio) corrisponderanno houri di paritario valore. Questo, sia in crescendo che in calando. Del Profeta ho letto le sue guerre (con tutto quello che comporta nel recare dolore) ma ho letto anche della sua generosa capacità di amare anche sessualmente. Sono propenso a credere, pertanto, che sia stato il suo cuore ad affermarlo più che le sue conoscenze, quando ha detto per tutti, quello che uno stato di beatitudine sensuale (e di desiderata dominanza non solo sessuale) aveva detto, e dato, a lui. In ipotesi, vuoi come emozione della sua mente, vuoi come emozione che si attua quando vi è congiungimento di forza (sensuale + sessuale) fra spirito umano e spirito ulteriore. Per chi ha facoltà medianiche (le suppongo anche nel Profeta) il congiungimento fra i due stati di spirito è possibile ma, c’è un enorme ma! E’ comune esperienza: il male (come l’errore) sa recitare il bene, molto bene tanto quanto è male o errore. Si può dire, pertanto, che il male (come l’errore) può essere maggiore dove maggiore la rivelazione. Nessun genere di ricongiungimento con gli spiriti, quindi, è di attendibile motivazione e/o fonte. Lo è solo quello con lo spirito del Principio. Sentiamo il ricongiungimento con lo Spirito al principio, tanto quanto la vita particolare sente la vita universale. Ciò che è lodevole per l’umanità del Profeta, (l’aver detto possibile a tutti una rivelazione privata) si scontra, però, con la razionalità della vita: vuoi umana, vuoi spiritica, vuoi spirituale. La vita è un viaggio in continuo divenire (o no, secondo scelta di  stasi e/o di allontanamento) verso il comune principio che l’Islam chiama Allah. Chi aiuterà il credente in quel viaggio verso la Vita? Il viaggio islamico è già aiutato dal Profeta. Maometto ebbe a dire, infatti: chi conosce il proprio sé, conosce il proprio signore. Mezzo di conoscenza e della conseguente elevazione spirituale, allora, non può essere che il soggettivo discernimento. Nel confronto di spirito fra il credente e quello della Vita, il discernimento su di sé e sulla vita nel Tutto, farà capire al credente quale condizione di purezza ha raggiunto, e, di conseguenza, che vita spirituale si porrà a sua disposizione per servirlo, ma, anche per essere servita però, perché, vita, è corrispondenza di stati in tutti e fra tutti i suoi stati. La vita non ammette la mancanza di reciprocità perché non ammette il vuoto: è vuoto nella vita, ogni stato di non-vita. Vi è non-vita, tanto quanto vi è errore e/o dolore contro la vita, sia nella persona che nel tutto. Per ultimo ma non per ultimo: in nessuna visione umana o profetica di paradiso si entra gratis. Il Principio non ha e non fa preferenze, ma come ebbe a dire un Altro profeta: ognuno da quello che può, e come ebbe a dire il Profeta, è Clemente e Misericordioso. Lo può essere, perché il Suo spirito è mediatore. Secondo altro nome, Paracleto. Siccome l’ho già tirata troppo lunga, rimando al mio sito gli interessati a capire un mistero che abbiamo sempre avuto sotto gli occhi.
ps. Non sono in grado di appurare se l’affermazione citata è veramente del Profeta. L’accetto come tale perché la sento vera. Ho sostenuto il discorso su questa fiducia.