Spirito è ciò che anima… (Stesura allegerita)

Spiritualità è il rapporto di corrispondenza con lo Spirito della vita soprannaturale. Lo Spiritismo è rapporto con gli spiriti nella vita soprannaturale. Poiché vi è Spirito (forza della vita) umano quanto sovrumano, allora, vi è rapporto fra forze della vita (spiritismo) non solo fra l’umano ed il sovrumano ma anche fra umano ed umano.

afinedue

Lo Spirito soprannaturale è la forza della vita che, sino dal Principio, l’ha originata secondo la Cultura della sua Natura. Lo Spirito naturale è la forza della vita che, per il principio di vita dato dallo Spirito, si origina secondo la Cultura della sua Natura.

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La qualità della corrispondenza di vita fra Spirito e spirito dice la qualità del rapporto di Somiglianza fra Immagine ed immagine. Spiritualità è il rapporto di corrispondenza con i principi della vita. Lo Spiritismo è rapporto con i portatori dei principi della vita. Poiché vi è Spirito (forza della vita) umano quanto sovrumano, allora, vi è rapporto fra forze della vita (spiritismo) non solo fra l’umano ed il sovrumano, ma anche fra umano ed umano. La corrispondenza di spirito, sia nel piano naturale che in quello soprannaturale, avviene in ragione della somiglianza di vita, e quindi, della corrispondenza di spirito.

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Vita, è il Principio della Natura della Cultura della forza dello Spirito. Lo Spirito è il principio della vita della Natura che corrisponde con la sua Cultura. Non vivifica la Natura una Cultura senza Spirito. Non vivifica la Cultura una Natura senza Spirito. In assenza di corrispondenza fra Cultura e Spirito, la Natura è materia.

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Lo Spirito da vita e la vita da spirito. La forza dello Spirito dipende dalla condizione della vita ma la condizione della vita dipende dalla forza dello Spirito. Lo Spirito da vita ma la vita che si origina dalla sua forza calibra il suo stato di spirito secondo lo stato della corrispondenza fra gli stati naturali, culturali e spirituali propri. Lo Spirito che calibra la vita secondo la sua forza, arbitra la Cultura della Natura (il corpo) della vita di cui ha calibrato la forma. Lo Spirito che per mezzo della sua forza arbitra sulla forma calibrata non può non esserne il giudice. Uno spirito calibro, arbitro e giudice, non può non essere il mediatore di ciò che calibra, arbitra e giudica. Secondo lo stato della corrispondenza fra gli stati, lo Spirito che da la sua forza alla vita che la riceve secondo la propria, è il calibrato calibro della vita che origina. Lo Spirito che è calibrato dalla vita che lo riceve secondo la sua forza è l’arbitrato arbitro della vita che ha calibrato. Lo Spirito che è l’arbitrato arbitro dalla vita che lo riceve secondo la sua forza è il giudicato giudice della vita che ha giudicato.

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Lo Spirito è Natura della Cultura del Giusto. Il Giusto, è la forza corrispondente dalla relazione fra il bene nella Natura ed il vero nella Cultura.

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La Natura della vita è la via della sua Cultura. La Cultura della vita è la via della sua Natura. Lo Spirito della vita è la la via della sua forza.

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Sentire è il principio della Cultura della Natura. Sapere è il principio della Natura della Cultura. Vivere, è il principio della forza della Natura che corrisponde con la forza della sua Cultura.

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Principio della Natura della Cultura della vita è la vita del Principio: Natura che corrisponde con la sua Cultura secondo la forza del suo Spirito.

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Lo Spirito è la forza che determina lo stato naturale della vita. La vita è la forza che determina lo stato culturale del suo spirito. La forza della vita sino dal Principio (lo Spirito) determina la Cultura della Natura (il corpo) della vita che ha originato. La forza della vita sino dal Principio, determina la Natura della Cultura (la mente) della vita che ha originato.

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Lo Spirito determina dando forza: bene per la Natura. Poiché ciò che non è bene alla Natura non può essere giusto alla vita in quanto falso alla sua Cultura, lo Spirito che da forza, determina la vita: giustizia per quanto è bene per la Natura e, necessariamente, vero per la Cultura. Dato ad ognuno il proprio stato e secondo lo stato del proprio stato, perseguire il bene nella Natura (propria e/o altra) ed il vero nella Cultura (propria e/o altra) significa seguire il principio dello Spirito: dare alla vita ciò che è giusto alla sua forza.

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Lo Spirito soprannaturale è la forza della vita che, sino dal Principio, l’ha originata secondo la Natura (la forza) della sua Cultura: la vita. Lo Spirito naturale è la forza della vita che, per il principio di vita dato dallo Spirito, si origina secondo la Natura (la forza) della sua Cultura: la vita.

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Lo Spirito è forza e la sua forza è vita. Nel perseguire il suo principio (la vita) la forza dello Spirito è condizionata da un solo vincolo: la pienezza della corrispondenza di vita fra i suoi stati: Natura, Cultura e Spirito. Per il raggiungimento della sua meta (la vita), un suo stato (quello della Natura, o della Cultura, o dello Spirito) può giungere a compensare un altro la dove la pienezza (unitario – trinitaria corrispondenza fra gli stati) sia in qualsiasi modo o misura sofferente. Ad esempio: una carenza nella vita della Natura, può essere compensata dalla vita della Cultura o da ciò che esalta la loro forza. Una carenza nella Cultura può essere compensata dalla vita della Natura o da ciò che esalta la loro forza. Una carenza nella forza può essere compensata dalla vita della Natura e/o di quella della Cultura o da ciò che, spirituale e/o spiritico, compensa una vita.

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Le compensazioni sono dei medicanti sostegni. Tanto quanto uno stato compensante compenetra di se lo stato in compensazione e tanto quanto l’elemento compensatore invade la vita che compensa. Ciò che vale per uno stato vale anche per una identità, se è quella ciò che ne compensa un’altra. Nello stato naturale, come fra il naturale ed il soprannaturale e fra soprannaturale e soprannaturale, lo stato della corrispondenza fra le forze della data vita è proporzionale allo stato della compensazione. Tanto più una compensazione è totalizzante e tanto più essa condiziona di sé la vita che compensa. Tanto quanto il condizionamento è imposto, e l’eventuale accettazione subita, e tanto quanto i dissidi da forzata corrispondenza lacerano la vita invasa. Il segno della corrispondenza di spirito con la vita naturale quanto soprannaturale è dato dallo stato di pace. Pace è cessazione dei dissidi nel corpo nella mente e nella forza della vita: lo Spirito.

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Lo Spirito è vita ed il suo spirito vitalità. La percezione dello Spirito della vita è della coscienza che la recepisce come forza. Lo Spirito è la vita della Natura che ne recepisce la forza secondo la sua Cultura. Come un muscolo è l’immagine della sua forza, l’immagine dello Spirito è la vita soprannaturale e naturale a cui da forza.

15

Secondo la conoscenza di ciò che è alla coscienza, come la forza del nostro spirito è tramite di alleanza fra gli stati della nostra vita come fra vita e vita, così, la forza dello Spirito, è tramite di alleanza fra la vita umana e quella del Principio della vita.

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Lo Spirito è l’emozione della forza dello stato a cui da vita. Secondo stati di infiniti stati di coscienza di ciò che è alla conoscenza e secondo stati di infinite corrispondenze fra gli stati di Natura, Cultura e Spirito, il recepimento della sua forza è corrispondente all’accoglienza della sua emozione: la vita. Secondo lo stato di spirito del percepente, al recepimento del senso della vita corrisponde il recepimento del senso dello Spirito. Se il senso del percepente è diretto allo stato umano, sarà umano lo Spirito che percepirà. In ragione della coscienza di ciò che è alla sua conoscenza, se il senso del percepente è diretto verso ciò che è Giusto nella sua forza dato il Bene nella sua Natura ed il Vero nella sua Cultura, lo Spirito che percepirà sarà quello del Principio della vita.

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La percezione dello Spirito conforma e conferma la coscienza (naturale e soprannaturale) che percependone la forza ne percepisce la vita. Secondo stati di infiniti stati di vita e secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza, la percezione dello Spirito (della forza della vita sino dal Principio) conforma la vita naturale quanto soprannaturale ad un rapporto fondato sul recepimento del corrispondente spirito. La percezione dello Spirito della Vita, comporta un sempre più amplificato e vivificato conoscere, cosicché, nel sentire secondo Natura e nel sapere secondo la corrispondente Cultura, la coscienza riconosce quanto di naturale e di soprannaturale per lo Spirito vive.

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Lo Spirito, la forza della Vita, è tramite di forza nella vita. Data la vita perché è dato lo Spirito, tutto ciò che ha vita recepisce l’emozione dello Spirito secondo la vita del proprio. La percezione dello Spirito della Vita è della coscienza che la recepisce come Principio della forza della Vita.

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Nel suo divenire esistenziale (dal naturale al soprannaturale) lo spirito umano che prende coscienza dell’origine della sua forza (lo Spirito) corrisponde con tutto ciò che, per stati di infinite corrispondenze fra stati, è vita della Sua vita. Data la coscienza di ciò che è alla conoscenza, la maggiore percezione dello Spirito della vita, maggiora la forza della spiritualità.

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Secondo lo stato di spirito e dato ad ognuno il proprio stato di spirito, la Cultura della vita di una Natura che corrisponde con la Natura della Cultura del Principio della vita (la vita) è emozionalmente estatica.

21

La spiritualità (stato culturale di chi si volge alla vita dello Spirito) è la qualità della corrispondenza fra lo Spirito del Principio della vita e lo Spirito della vita attuata dal Principio. Secondo lo stato di spirito di una vita (umana quanto sovrumana) la Cultura spirituale conforma alla vita dello Spirito e la conferma.

22

Il carisma è il carattere della vita secondo forza: Natura della Cultura dello Spirito. Secondo lo stato di coscienza di ciò che è conoscenza, la vita che si colloca in quella dello Spirito, ha carisma tanto quanto si colloca. Poiché vi è vita spirituale e vita spiritica, allora, secondo stati di infiniti stati di vita e secondo lo stato di quei stati vi è carisma di orientamento spirituale e carisma di orientamento spiritico. Più è rilevante lo stato della corrispondenza spirituale e/o spiritistica e più è rilevante lo stato del carisma. Il carismatico di indirizzo spiritico, più orienta la propria vita secondo i doni ricevuti, i carismi, e più è posseduto dalle condizioni di vita dello spirito donante. Il possesso dei carismi di orientamento spiritico prova che lo stato della forza dello Spirito di una o più realtà soprannaturali sono nello spirito di una realtà naturale, ma non prova lo stato di vita di quelle forze.

23

Vita è comunione di stati. Uno spirito naturale quanto soprannaturale è fonte di attendibile forza tanto quanto indirizza verso i principi del Principio della vita: la vita. Uno spirito naturale quanto soprannaturale non è fonte di attendibile forza tanto quanto ciò che persegue separa la vita dal suo principio: la vita.

24

Fra lo Spirito e gli spiriti (naturali quanto soprannaturali) vi è relazione di Immagine (la vita al Principio) e di Somiglianza: la vita che ne è conseguita. Ponendo dato cognitivi per differenza, il rapporto è magistrale. Perché vita della forza alla quale per identificarsi si riferisce ogni Somiglianza, lo Spirito è maestro. Perché forza magistrale sino dal Principio, lo Spirito è sovrano maestro.

25

Lo Spirito è l’immagine della forza cui gli spiriti somigliano ed è l’identità della forza cui gli spiriti si riferiscono per identificarsi. Gli spiriti (naturali quanto i soprannaturali) sono a Somiglianza dell’Immagine secondo lo stato della corrispondenza dato dall’identificazione con l’Identità: lo Spirito. Lo stato dell’identità di uno spirito (naturale quanto soprannaturale) dato dallo stato dell’identificazione con lo Spirito è ciò distingue uno spirito da un altro. Nello stato dello Spirito, l’identità degli spiriti è data dallo stato del loro spirito. Più sono presso lo Spirito (Forza della Natura della Cultura della Vita) più, identificandosi, assomigliano all’Identità.

26

Uno spirito è più vicino allo stato dello Spirito, tanto più è nello stato dello Spirito: il Principio della vita. Tanto più uno spirito è lontano dallo stato dello Spirito e tanto meno è nello stato della Vita e tanto più è presso il proprio stato di vita. Poiché solo lo Spirito del Principio è vicino a se stesso, ne consegue, che in ogni stato di vita soprannaturale permangono degli stati di vita naturali.

27

Lo Spirito, essendo Natura (forza) della Cultura (la vita) della Vita, è la forza che guida la Natura della Cultura della vita che origina. L’Immagine del principio della vita è il Bene che persegue il Vero secondo quanto è Giusto allo Spirito del suo stato. Attraverso le indicazioni date dal raffronto fra l’immagine del Principio e ciò che è a Sua somiglianza, lo Spirito è la guida che orienta la forza di spirito di ogni vita.

28

Lo Spirito, guida la vita attraverso emozioni di bene e di dolore. La depressione (erronea corrispondenza verso la vitalità propria, altra e/o verso il Principi) è emozione di male nello stato naturale. L’esaltazione (erronea corrispondenza verso la vita propria, altra e/o verso il Principio) è emozione di male nello stato culturale. La pace (cessazione di ogni dissidio fra gli stati naturali, culturali e spirituali) è emozione della giustizia nella vita (bene per quanto è vero perché giusto) sia nei confronti della propria, che nei confronti di quella altrui, che nei confronti di quella del Principio della vita.

29

Uno spirito naturale quanto soprannaturale che orienta una vita verso il suo Principio (lo Spirito) non cura le manifestazioni della Natura della Cultura di quella vita allo scopo di condizionarla, possederla e/o comunque dominarla ma per educarla secondo le corrispondenze di spirito fra vita e vita e fra vita e la Vita.

30

Se l’orientamento della vita di uno spirito umano è verso lo Spirito il rapporto è spirituale. Se l’orientamento della vita di uno spirito umano è verso gli spiriti (naturali quanto soprannaturali) il rapporto è spiritico. Nessun spirito, che si orienti verso lo Spirito, interferisce con la propria forza, la forza della vita data dallo Spirito perchè, uno spirito, altera la condizione della forza data dallo Spirito se la condiziona con lo spirito della propria. Uno spirito che interferisce nell’umana vitalità, ombra la vita e la vitalità della vita sulla quale attua l’interferenza.

31

Uno spirito naturale o soprannaturale, secondo stati di infinite corrispondenze fra gli stati della vita propria con l’altra e della propria con la Vita, è guida dello Spirito quando è vita secondo lo Spirito. Quando uno spirito naturale quanto soprannaturale guida secondo la Natura della sua Cultura, allora è una guida che si sovrappone alla guida dello Spirito: principio della forza della Vita. Uno spirito naturale o soprannaturale che tenda alla guida di un altro, lo guida secondo la forza di ciò che è alla conoscenza della sua coscienza ma ciò che è alla conoscenza della sua coscienza quanto è conoscenza di ciò che è alla coscienza della Forza della Vita?

32

Lo Spirito della Vita (piena coscienza della conoscenza di ciò che è vita della sua forza) essendo ciò che ha iniziato la vita, è il Principio che guida la vita che inizia. Essendo Principio della vita, lo Spirito è Signore della vita. Uno spirito (naturale quanto soprannaturale) è signore della propria.

33

Lo spirito di una vita che si eleva a signore di vita altrui, per stati di infinite corrispondenze fra gli stati dello spirito sottoposto, sosta a se stesso l’evoluzione della vita di cui si è fatto sovrano. Uno spirito che sosta a se stesso lo spirito altrui (così il proprio spirito se sosta la propria vita ad una idea di se) non consente l’evoluzione della vita sostata (propria o altra) tanto quanto è sostata. Uno spirito, che sostando l’evoluzione della vita propria quanto altrui non ne consente il libero perchè corrispondente processo, condiziona di se stesso ciò che di vitale è stato prodotto sino al dato stato di sosta. Uno spirito (naturale quanto soprannaturale) che sosti l’evoluzione (sia presso se che presso altro da se) di ciò che di vitale è stato prodotto sino al dato stato di sosta, nella vita naturale quanto soprannaturale, usurpa allo Spirito la sovranità su quella vita.

34

Secondo la Natura della sua forza e la Cultura della sua vita lo Spirito è la vita che è: forza del Principio della vita. Per quanto la sua Cultura sa e per ciò che la sua Natura sente uno spirito è la vita che è: forza del principio della sua vita. Poiché ciò che uno spirito sente sono stati di forza e gli stati di forza (indipendentemente dal loro stato) sono stati di vita, allora, secondo lo stato di quegli stati e indipendentemente dalla Natura della sua Cultura, uno spirito (naturale o soprannaturale) è la Natura di ciò che sa (Cultura) per quello che sente: la forza che si promana dalla vita che sa perchè sente se il suo principio di forza è quello della Natura, o sente perchè sa se il suo principio di forza è quello della Cultura.

35

Come una cellula del nostro corpo si staccherebbe dalla prossima sua se non l’amasse come se stessa, cioè, non fosse sia nella comunione di se (che altrimenti non avrebbe possibilità di vita) che presso la prossima sua (che altrimenti non potrebbe comunicare vita) così lo Spirito sta: amore perché comunione.

36

Come un raggio tollera di essere fermato da un ostacolo (tollera nel senso che non per questo è meno raggio) così lo Spirito ha la tolleranza come principale attributo. Lo Spirito non può non tollerare ciò che essendo forza della Sua forza è prossimo proprio come se stesso, cioè, stato del suo stato. Se lo Spirito non tollerasse ciò che è prossimo proprio come se stesso, non tollererebbe vita della Sua vita. Se lo Spirito non tollerasse vita della Sua vita, contraddirebbe il principio di cui è forza: la vita. Lo Spirito non diverge da una coscienza chiusa ma sta, sino a che essa, elevandosi per la conoscenza di ciò che è alla coscienza, acconsentendo alla pervasione, acconsente al fine: la vita naturale quanto soprannaturale. L’intolleranza è rifiuto di accoglienza: comporta la sclerosi della vita.

37

Come l’ignoranza, l’intolleranza separa vita da vita.
L’intolleranza verso se separa da se ciò che è proprio prossimo.
L’intolleranza verso l’altro separa ciò che è prossimo a se del se altrui.
L’intolleranza verso se uccide l’amore di se.
L’intolleranza verso l’altro uccide l’amore dell’altro.
L’intolleranza uccide l’amore fra se e l’altro.
L’intolleranza uccide l’amore perché uccide la comunione.

38

Nel discernere per quanto è giusto allo Spirito in quello che è (o non è) bene per la Natura e vero (o non vero) della Cultura) sia in quanto ci è prossimo proprio sia in quanto ci è prossimo del sé altrui e di quello del Principio, si comprende, naturalmente, culturalmente e spiritualmente, quello che di bene e di male ci è prossimo o non prossimo alla nostra vita, a quella altrui e a quella del Principio. Nella comprensione data dal discernimento concernente gli stati di bene, di vero e di giusto, prossimi al proprio sé, al sé altrui e a quello del Principio si elevano le capacità spirituali della vita che si riferisce al Principio: lo Spirito.

39

Se ciò che è delegato a far emergere da uno spirito ciò che è bene, vero e giusto per il suo stato, sovrappone i sensi del proprio discernimento a quelli dello spirito presso cui opera, compie una autoritaristica coercizione, che, altro non è, se non una spiritistica invasione: naturale o soprannaturale secondo il caso.

40

La corrispondenza fra la vita dello Spirito e la vita della sua vita (ciò che ha spirito) è sempre; sia quando è natura sensibile, sia quando è natura soprannaturale, sia comunque sia lo stato dello spirito di un dato spirito. Non può non esserlo perché la vita non può avere stati di vuoto se non ammettendo limiti al Suo principio: la vita.

41

Secondo ciò che è alla conoscenza, la percezione dello Spirito nella nostra coscienza è Cultura spirituale. Secondo ciò che è alla conoscenza, la percezione di uno spirito naturale e/o soprannaturale nella nostra coscienza è cultura spiritica. La spiritualità è lo stato culturale di chi si volge verso la Cultura dello Spirito: la vita. Lo spiritismo è lo stato culturale di chi si volge verso la Cultura di uno spirito: una vita. La Cultura spirituale nella coscienza conforma alla vita secondo lo Spirito. La Cultura spiritica nella coscienza conforma alla vita secondo uno spirito.

42

La percezione dello Spirito della vita è tramite naturale quanto soprannaturale di spiritualità. La percezione dello spirito di una vita (naturale quanto soprannaturale) è tramite di spiritismo: naturale quanto soprannaturale. Secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza, maggiore è la percezione dello Spirito e maggiore è la forza della spiritualità. Secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza, maggiore è la percezione di uno spirito e maggiore è la forza del corrispondente spiritismo. Secondo il suo stato di spirito, lo spirito che corrisponde con un altro è tramite di vita (naturale, culturale e spirituale) fra la propria ed altra.

43

Secondo il suo stato di spirito, lo spirito umano che corrisponde con uno spirito soprannaturale è tramite di vita spiritica. Secondo il suo stato di spirito, l’umano che corrisponde con la vita del Principio (lo Spirito) è tramite della Sua forza fra la propria e quella altrui. La corrispondenza spiritica fra uno spirito umano ed uno soprannaturale prova che una vita è tornata alla Vita ma non prova quale sia la sua collocazione (elevata? bassa? divergente? cosciente? quanto? ecc.) nello stato della Vita.

44

Nei rapporti spiritistici (naturali quanto soprannaturali) il dubbio non può non essere una costante. Ciò, non per non credere allo spiritismo (che così non crederemmo alla totalità della Vita) ma per evitare, attraverso lo spiritismo, di diventare passivi strumenti (quando non complici) o di essere comunque strumentalizzati da volontà soprannaturali (o naturali) delle quali nulla sappiamo se non ciò che dichiarano alla nostra vita.

45

Nello spiritismo naturale quanto soprannaturale, il credere acriticamente comporta dei pericoli (morali, psichici, ecc.) dalle conseguenze anche inimmaginabili e/o anche irreparabili dato il concatenamento di cause ed effetto che si innescano operando sotto palese influsso o addirittura su esplicita indicazione di un qualsiasi spirito “guida”.

46

Nello spiritismo, sia naturale che soprannaturale, ciò che ne distingue la qualità è il fine. Se il fine dello spiritismo naturale quanto soprannaturale è quello di indirizzare lo stato umano verso la sua meta (il Principio) esso è provvido alla vita tanto quanto non condiziona di se l’arbitrio della vita che indirizza.

47

Secondo la coscienza di ciò che è alla sua conoscenza, colui che sa di non sapere ciò che per una vita è bene perché vero alla sua Cultura e, corrispondemente, giusto alla sua forza, secondo il suo stato di bene è nel bene della vita propria quanto altrui se colloca il suo spirito (la forza della sua vita) nello Spirito della Vita.

48

Essendo forza della vita che sino dal Principio si promana dalla corrispondenza di stati fra il Bene della Natura e il Vero della Cultura, lo Spirito è Giusto. Poiché la vita dello Spirito è forza e la forza è bene, il male, (dissidio naturale, culturale e spirituale perché erronea corrispondenza con il Principio del Bene di ogni bene), non è vita tanto quanto è male.

49

Uno spirito è in dissidio con se stesso quando altra vita (naturale sul piano naturale, e/o soprannaturale sul naturale) si colloca fra la Natura della Cultura del suo spirito e la Natura della Cultura della Vita: lo Spirito. Uno stato (naturale quanto soprannaturale) in discordia con se stesso e con la vita proietta influssi di forza altrettanto discordi.

50

Perché aperto allo Spirito (Vita di ogni vita) per l’influsso di forza che non si può ritrarre se non nello stato naturale, lo stato umano può essere ossessionato e/o invaso sino alla possessione sia da forze naturali quanto soprannaturali. Non vi è rito che di per se impedisca l’ossessione e/o l’invasione sino alla possessione; solo la spiritualità lo può perchè essendo rapporto con lo Spirito della Vita, esclude qualsiasi intermediario fra lo stato umano e quello divino. Gli stati umani o sovrumani che tendono alla possessione di altra vita, non possono oltrepassare il Principio: la vita.

51

Secondo il personale giudizio ogni spirito è libero di essere o di non essere vita della Vita ma nessun spirito è escluso dalla Vita. Se fosse, ciò significherebbe che la Vita può escludere una parte della sua vita ma ciò contraddirebbe il suo principio: la vita.

52

L’influsso della vita dello Spirito (naturale nella naturale, soprannaturale verso la naturale, naturale verso la soprannaturale) si manifesta per corrispondenza di stati. Uno spirito naturale o soprannaturale che manifesta il suo sensibile influsso o per invasione e/o per possessione, secondo stati di infinite corrispondenze fra gli stati di Natura, Cultura e Spirito, o è uno spirito del male, o, deviando lo spirito influito da ciò che è il proprio bene, è uno spirito che può fare del male.

53

Secondo stati di infinite corrispondenze fra stati, un tramite fra la vita naturale e quella soprannaturale è naturalmente e/o culturalmente e/o spiritualmente invaso, tanto quanto il suo arbitrio è quello dello spirito invasore. Chi subordina il proprio arbitrio a quello dello spirito invasore (naturale o soprannaturale che sia) è posseduto tanto quanto, a quello spirito, rimette il proprio. Lo spirito umano che sente la propria Natura occupata dallo spirito di un’altra Cultura (naturale quanto soprannaturale) si libera dall’asservimento collocando il principio della propria vita (la forza del proprio spirito) nella forza del Principio della Vita: lo Spirito. Chi separa la vita dalla sua forza favorisce i domini degli spiriti: soprannaturale quanto naturali. La condizione dello stato spirituale dell’influito, distingue l’influsso dello stato di spirito della vita influente.

54

Pace (cessazione dei dissidi) è la verità data dalla corrispondenza fra stati di Natura, Cultura, Spirito. Se la condizione dello stato di spirito di un influito è in quella forza, allora, dato ad ognuno il proprio stato e secondo il proprio stato, fra influito ed influente vi è vita nella verità. Il tramite che constata il possesso di aspetti culturali di tipo spirituale, che non hanno mai fatto parte della cultura del suo stato prima dell’evento spiritistico, è influito dalla Vita se il suo spirito è rivolto a quello Spirito, mentre è influito da della vita se il suo spirito è rivolto a quella.

55

Se uno stato umano, medium, fra la vita propria e quella dello Spirito, è tramite di sapere, il rapporto medianico è spirituale anche se si è originato da esperienza spiritica, mentre, se si fa tramite di qualsiasi genere di potere, il rapporto è spiritico anche se la conoscenza si è originata da una ricerca spirituale.

56

Secondo lo stato di coscienza di ciò che è alla conoscenza, medium, è coluio o colei che recepisce l’emozione della vita dello Spirito sia nello stato naturale quanto soprannaturale. Secondo la coscienza di ciò che è alla sua conoscenza e secondo il suo stato di spirito, uno spirito (naturale o soprannaturale) che opera con la Persona è medium dello Spirito. Secondo la coscienza di ciò che è alla conoscenza e secondo il suo stato di spirito, uno spirito (naturale o soprannaturale) che opera nella e/o sulla Persona è medium di vita (naturale quanto soprannaturale) estraneo alla Persona.

57

Secondo il proprio stato e dato ad ognuno il proprio stato, ogni forza (ogni spirito) è medianico ponte di vita naturale nella naturale, soprannaturale nella soprannaturale, soprannaturale verso la naturale, naturale verso la soprannaturale. Del “ponte”, è verificabile solo l’attributo di “via”: la Natura (umana e sovrumana) della vita. La verità (la Cultura) che proviene attraverso quella via è vera se conforma e conferma alla spiritualità (corrispondenza con la Vita perchè vita di ogni vita) mentre può essere vera quanto verosimile, o falsa, se conforma e conferma la coscienza allo spiritismo naturale quanto soprannaturale.

58

Frapporsi con il nostro spirito fra lo Spirito e una vita è ombrare la forza di quella vita. Ombrare gli stati di una vita oltre il suo grado di tolleranza pone quella vita in sofferenza. Lo stato della sofferenza è corrispondente allo stato della prevaricazione. Uno stato prevaricato può difendersi dalla sofferenza da prevaricazione o esaltando le sue difese o deprimendole.

59

L’esaltazione è vitalità in sofferenza per l’eccesso di forza con la quale una vita si difende dalla prevaricazione. La depressione è vitalità in sofferenza per difetto di forza con la quale una vita si difende dalla prevaricazione. Le esaltazioni e le depressioni sono stati di spirito della Natura che non corrisponde alla sua Cultura.

60

Della condizione di equilibrio degli organi naturali (omeostasi) si può dire che è la pace del corpo. Poiché per essere corrispondente forza ciò che è della Natura non può non essere della Cultura, allora, si può dire che vi è la pace nella mente quando nel suo stato vi è omeostasi culturale. Quando vi è equilibrio (corrispondenza di spirito) fra la sua forza e quella della Vita, allora si può dire che nella Persona vi è omeostasi spirituale. Dell’omeostasi naturale, culturale e spirituale (pace nel corpo, nella mente, e nella forza della vita) si può dunque dire che è la misura che indica ad uno spirito naturale quanto soprannaturale qual è la condizione del suo stato di vita.

61

Ciò che è dolore è errore contro la vita. Nello Spirito, essendo la forza della vita sino dal principio, non vi può essere errore e, dunque, neanche dolore. Se, dunque, vi è dolore nella vita, l’errore che lo provoca non può non dipendere che dallo stato in cui una vita vive la forza del suo spirito.

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 Nulla può offendere e da nulla si deve difendere la Natura che colloca il proprio spirito (la propria forza) nella Cultura della Vita: la vita. Collocati nella Vita (stato di infiniti stati dell’emozione del Suo spirito) nessuno è mai solo, ne mai abbandonato.

afinedue

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Quando l’ucciso si chiama Edipo.

E’ uno scritto del luglio 2006. Non mi pare datato. Lo sarebbe se il soggetto del discorso fosse il Pacs. Non è così.


1) Omosessualità: non malattia, ma identità di una sessualità. Questo, se lasciata vivere.
2) Se non lasciata vivere, diventa malattia, come malattia diventa l’Eterosessualità, quando non riesce ad esprimere compiutamente sé stessa. Per tale affermazione, può essere l’Omosessualità, una Eterosessualità non lasciata vivere?
3) Per esprimere il suo potere, (non solo politico), lo Stato sociale ha bisogno di cittadini, omogenei, per stessi valori e pensieri.
4) In quanto non omogeneo, il cittadino Omosessuale non è normale.
5) Neanche, è “normale”, una qualsiasi forma di devianza dall’Omogeneità imposta dalle necessità dello Stato.
6) Allo Stato necessita un Regolatore morale con funzione di Arbitro e di Giudice.
7) Tale compito è svolto dalla sua legge, con il concorso – soccorso dell’Istituzione Ecclesiastica.
8) Tale concorso soccorso li fa “strani compagni di letto”. “Non per amore, solo per amore”, ci finiscono, infatti, ma per un implicito, (quando non esplicito), scambio di voti.
Tale fatto, scambia l’amore per la vita in tutte le sue manifestazioni, (amore che dovrebbe essere libera donazione sia dello Stato che della Chiesa), in una reciproca prostituzione fra Poteri.
9) I Pacs, in quanto rapporti fra non Omogenei, sono visti come possibilità eversiva. Della serie: si sa come cominciamo ma non si sa dove finiamo Sono eversivi, non tanto di per sé stessi, ma come esempio di una libertà non Omogenealizzabile. O meglio, non Omogenealizzabile per il presente momento storico_politico_religioso.
10) E’ necessario, pertanto, creare il momento storico e politico che accolga l’istanza Pacs, ma in modo che il prezzo della novità storica, non abbia a pesare sui più Indifesi. A tal proposito, abbiamo ricordato i martiri del divorzio: i figli; figli martirizzati dai dissidi fra coniugi e dai dissidi da mancata accoglienza presso il loro mondo: compagnie, scuola, ecc. 
E, arriviamo, all’adozione. Ne abbiamo già parlato se ricordi. Avevamo convenuto sul fatto, che il principio, di per sé, è di legittima richiesta, ma ambedue avevamo anche convenuto che la richiesta deve procedere con giudizio, perché, se è vero che sulla carta tutto è bello e buono, nella realtà, invece, quasi mai.

Cara Italia: nel pomeriggio sono uscito per andare in centro.

Sulla strada che da s.Zeno porta alle Regaste per poi proseguire verso Castel Vecchio ho trovato un assembramento di popolo. Alla testa di questo, una banda dell’Associazione Nazionale Alpini. Ne ho trovata anche un altra in corso Porta nuova vicino alla Bra, militare, questa, ma è della prima che ti voglio parlare. Varie età fra i suonatori, ma più o meno tutti di quest’epoca. In ultima donne (sempre in ultima le donne!) di varia l’età, e peso. Fra i due gruppi: ex Alpini (la maiuscola è voluta) di ben altra epoca, ma ancora di forte passo, pur avendo, molto probabilmente, tracce di reumi e osteoporosi nelle ginocchia. Capelli bianchi, qualche cappello verde con piuma d’eta che neanche gli armadi hanno potuto salvare.
Ad un certo punto i suonatori si sono messi a cantare. Fra il tanto intonato ma di parola non capita ho sentito citare “guerra”. Si riferivano alla necessità del coraggio in quegli eventi, forse. Non so, ma mi si è stretto il cuore lo stesso! La guerra! La guerra che non può mai esser detta è mai piccola, se non contando il sangue un tanto al litro, ed i corpi un tanto al mucchio! Con una tenerezza che pensavo di aver messo in cantina, mi sono fermato per guardare questi poveri turlupinati dalla vita passata (ed anche dalla presente) che si ritrovano a ricordare (anche per non morire ancora per niente!) la guerra che doveva portare altra vita, ma che, invece, non è rinata dalle sue ceneri (quella vita) come gli avevano promesso, e come invece gli illusionisti hanno mantenuto: vita di ladri e da ladri, di politici ladri e di ladri politici, di un mercato e di una economia da jene, e chi ne ha più ne metta!
Ma, sai quel’è il guaio, cara Italia?! Il guaio è, che molti (troppi!) ci credono ancora al mercato jena, e agli illusionisti di ogni credo. Lo credono al punto (effetto slavina, più che volontà, in vero) che fanno credere ancora, quelli che giurano proprio di non crederci più!
Come fanno?
Ascoltali!
Li senti?
Fanno così!
Un colpo altro ed uno basso!
Li senti? Sono i colpi del cuore! 
Facile commuoversi, no?!
Sono i colpi della vita!

C’è un pericolosissimo infiltrato nei Referenti dei Meetup , e/o fra i gerenti dei necessari progetti: il desiderio di Casta.

C’è un pericolosissimo infiltrato nei Referenti dei Meetup , e/o fra i gerenti dei necessari progetti: il desiderio di Casta.
Sia ben chiaro: non intendo assolutamente mettere in forse l’idea del Grillo che ho adottato e che per quanto posso e/o so, appoggio in pieno. Il Grillo, per quanto mi riguarda può anche non essere la presenza che è, che, comunque, non la cambierei. La mia fiducia, infatti, è piena nell’ideale che ha espresso. Quelli che la seguono, sanno e fanno quello che possono e certamente di più e meglio di me. Punto!
La mia corrispondenza con il Meetup di Verona è stata molto marginale. La si potrebbe dire, allora, statisticamente irrilevante, tuttavia, se è del calcare quello che cerco non ho bisogno di analizzare un monte: mi basta un sasso, ma, torno al desiderio di casta che è il soggetto di questa lettera. Mi sento di escludere in modo pressoché assoluto che nel Meetup veronese (degli altri non so) vi sia un desiderio di casta politica o di potere comunque voluto e/o finalizzato. C’è un desiderio di casta, però, che non è mai stato trattato, e a quel che mi risulta, mai posto in analisi: la Casta culturale. La casta culturale si costituisce ogni qual volta delle pari titolarità di studio fra aderenti si serrano mentalmente. E’ certamente vero che i gruppi di lavoro sono necessari; ed è certamente vero che il farsi gruppo è la naturale adesione che avviene fra menti simili. Succede in ogni realtà. Il problema non è questo, però, il problema è la possibile chiusura verso delle conoscenze diverse e/o alterne; chiusura che potrebbe essere motivata anche da motivi non necessariamente ideologici. E’ certamente vero che conoscenze diverse e/o alterne hanno facoltà di ideologico scardinamento, ed è chiaro che va fermato. Si, ma come? Citando il caso di quell’eletto che è uscito dal Movimento perché “il problema non è il Grillo, ma perché soffocavo”, mostra che lo si è fermato molto male quando non per niente! Soffocare una voce, è uccidere il Grillismo! Come fermare un possibile scardinamento ideologico ma non per questo soffocare la voce che l’esprime? A mio avviso, non facendo mai mancare a nessuno la sua voce, in primo, ed in secondo, operando perché vi sia un allineamento fra idee che debbono giungere a riflettersi nell’Idea e, basilarmente, rispettarne la somiglianza. Operazione, questa, tanto più possibile, se ogni Referente e/o Operante considererà la sua cittadinanza politica (e dove c’è motivo anche quella esistenziale) non su quello che sa o opera, ma su quello che tutti paritariamente siamo: grilli con ognuno le sue antenne, la sua personale voce, la sua personalità. Se vi è chi pensa che il mandare inviti a tutti sia forma di democrazia, sbaglia! Voce della democrazia è, in primo, ascoltare, ed in secondo, dimostrare di aver ascoltato! Impedirsi di diventare casta politica e/o culturale, quindi, è impedirsi di diventare elitari, come (nolenti e/o volenti che sia) di sentirsi elittari. So bene che è gravosa auto disciplina. L’ambizione di bene, infatti, è giunta a far inorgoglire ben altri cardini, figuriamoci se non lo può presso i comuni cittadini che tutti siamo al di là di titoli o di meriti o di posizione personale nella sociale, ma, o siamo e restiamo il Movimento 5Stelle, (che è e deve restare l’unica fonte del nostro orgoglio) oppure, il tempo finirà per renderci ben poco distinguibili da altri.
Cordialità, Vitaliano.

Come evadere dal vago: ad un Io confuso.

Le immagini sono le stesse della Pedagogia. D’altra parte, sempre d’amore sto parlando: quello, cioè, che se non muove la comunione di noi in noi e con noi, neanche muove la conferma della soggettiva identità. Anche questo scritto è di una trentina di anni fa, e anche questo è stato mosso dalle stesse emozioni che hanno mosso la Pedagogia. Anche qui, a mente spiritualmente fredda (cioè, con quella di Vitaliano, non, con quella “per Damasco) non so cosa lasciare o cose togliere. Come per la Pedagogia, quindi, lascio tutto come sta.

afinedue

Secondo la tua Natura, tu sei ciò che senti. Secondo la tua Cultura, tu sei ciò che sai. Secondo il tuo Spirito, forza della vita della Natura che corrisponde alla sua Cultura, per quello che senti, in quello che sai, tu sei la vita che sei.

A Paola R.

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Vi è comunione di vita per la transizione di uno stato verso l’altro.

La transizione è principiata dalla Simpatia.

Vi è Simpatia verso una Natura, e/o verso la Natura.

1atriangolo

verso una Cultura e/o verso la Cultura               verso uno spirito e/o verso lo Spirito.

  ……………….La simpatia è moto della forza della vitalità naturale e della vita culturale.

Il principio della vita del suo spirito, è nello stato che l’ha originata.

afinedueNella Simpatia si desidera ciò che l’altro è

1atriangolo

ciò che l’atro sa …………..                ……..    ………..                ciò che l’altro sente.

afinedueIndicati dalla simpatia verifica della corrispondenza

Naturale

1atriangolo

Culturale ………….    …….            e         ……… … …………..  Spirituale

della destinazione dei moti di una vita verso l’altra.

afinedueNella relazione fra stati

1atriangolo

reciproca accoglienza della vita corrispondente per Simpatia.

afinedue

Poiché la Natura sente ciò che la Cultura sa, la Natura è via della vita della Cultura.

Poiché la Cultura sa ciò che la Natura sente, la Cultura è via della vita della Natura.

Lo Spirito è via della vita perché è la forza della Natura che corrisponde alla sua Cultura.

La Natura è il luogo del Bene.

La Cultura è il luogo della Verità.

Lo Spirito, è il luogo del Giusto che corrisponde dalla Natura nel Bene per la Cultura nel Vero.

Giustizia è assenza di ogni dissidio. L’assenza di ogni dissidio è pace. In una Natura in pace vi è giustizia.

Essendo cessazione di ogni dissidio (la giustizia) dove vi è giustizia data dalla pace perché è cessato ogni dissidio, non può non esservi che verità.

Sia nella Natura della vita della propria Cultura, che fra la propria ed altra, quando non vi è dissidio fra il bene della Natura ed il vero della Cultura perché vi è pace, la vita, non può non essere che nella verità di ciò che è giusto: lo Spirito.

Poiché pace è tacitazione di ogni dissidio e alla tacitazione di ogni dissidio segue il silenzio, nel silenzio della pace dato dalla verità che ha tacitato i dissidi, vi è il principio della ricerca dell’origine di ogni verità.

Nessuno sa cosa è bene dato il vero che è nel giusto, ma, ciò che non lo sa la Cultura lo sente la Natura.

Nella vita della Cultura della Natura ( lo stato di ciò che sa perché sente ) che non corrisponde al bene per ciò che è giusto dato il vero, lo spirito è depresso.

Nella vita della Natura della Cultura ( lo stato di ciò che sente perché sa ) che non corrisponde al vero per ciò che è bene dato il giusto, lo spirito è eccitato.

Poiché ciò che è depresso o eccitato non è in pace, ne consegue, che lo stato di pace in una Natura è ciò che afferma il bene di ciò che è nel giusto, perché, alla sua Cultura, vero.

Le emozioni sono informazioni che una Natura da alla sua Cultura. Tanto più una Natura sente quelle informazioni e tanto più la sua Cultura le sa. Tanto più una Cultura le sa e tanto più la sua Natura le sente. Tanto più una individualità le sente perché le sa ( come tanto più le sa perché le sente ) e tanto più le vive.

Per sentire, sapere e dunque vivere secondo le emozioni date dalla forza del proprio Spirito, ciò che è della Cultura non può non essere della Natura come ciò che è della Natura non può non essere della Cultura.

Secondo la forza del proprio Spirito chi non sente ciò che la sua Cultura sa, o non sa ciò che la sua Natura sente (cioè, non corrisponde a se stesso) non è la vita di sé tanto quanto non sa ciò che sente o non sente ciò che sa. Tanto più una Natura personale, sociale e spirituale, sente ciò che la sua Cultura sa, o sa ciò che la sua Natura sente, tanto più è vita, cioè, forza dello Spirito.

Nella corrispondenza con altre individualità, in ragione di quello che si è, per quello che si saprà dato quello che si sentirà, esprimendo la forza della vita data dalla propria realizzazione, si attuerà la Natura della Cultura della vita propria ed altra perché con l’altra. Tanto più una vita corrisponde a sé e con il sociale e spirituale che gli è proprio e tanto più la forza di quella identità è personale, sociale e spirituale.

Una individualità che sente ciò che non sa conosce a metà. Una individualità che sa ciò che non sente conosce a metà. Una individualità che conosce a metà, vive a metà.

Una individualità che vive a metà (cioè, che non sa ciò che sente, o non sente ciò che sa) è separata da se stessa o per quanto non sa, o per quanto non sente, o per quanto non vive ciò che sa per quello che sente.

L’individualità che non vive secondo la Natura della sua Cultura manca di una parte di sé. Ciò che gli manca può essere la vita nella sua Natura o quella nella sua Cultura.

Secondo lo stato della mancanza negli stati di Natura e Cultura, l’individualità che manca di una parte di se, manca nella forza della vita: lo Spirito.

La Natura che non sente la sua emozione compensa la sua forza (il suo spirito) con quello che la sua Cultura sa. La Cultura che non sa la sua emozione, compensa la sua forza con quello che la sua Natura sente. La vita che non vive la sua emozione secondo la Natura della Cultura del suo Spirito, compensa la carenza della sua forza gratificandola o per mezzo della Natura o per mezzo della Cultura.

L’individualità è spiritualmente attrice quando supplisce la parte che gli manca ( o quella naturale, o quella culturale, o quella spirituale ) con ciò che non è della Natura della Cultura della sua vita.

L’individualità spiritualmente attrice, è quella che recita la vita della parte che non sa, o non sente, o non vive per ciò che sa e sente. E’ autrice, l’individualità spirituale che vive ciò che è per quanto sa per quello che sente.

La Persona è portatrice di valori spirituali propri, del sociale e dello spirituale cui corrisponde, tanto quanto in ragione di ciò che è per quanto sente di ciò che sa, è in comunione sia con il sé personale con il sociale e lo spirituale.

La comunione di sé permette l’amore di sé. La comunione fra il proprio sé, quello sociale e lo spirituale, permette l’amore per la vita.

Se vi è (o non vi è) corrispondenza di spirito fra gli stati di Natura e Cultura propri e fra i propri e quelli sociali e spirituali, vi è o non vi è vita tanto quanto vi è (o non vi è) comunione di vita. Dove non vi è comunione di vita, vi è separazione di vita.

Secondo lo stato della separazione, ogni separazione è divisione dal bene: vero per quanto è giusto.

Secondo il proprio stato (ciò che si è) e dato ad ognuno il proprio stato (ciò che si sa in ciò che si è per ciò che si sente) allo Spirito il bene è giusto quando fra Natura e Cultura vi è comunione di verità. Dove la separazione dal bene, lede la comunione di verità, vi è dolore tanto quanto vi è separazione.

Poiché, il bene, è il vero da ciò che è giusto, lo stato che è separato dal Bene (o nella sua Natura, o nella sua Cultura, o nella sua vita) non è nel giusto dello spirito proprio e della Vita, tanto quanto non è nel vero.

Lo stato della vita che è separato dal bene (e dunque nel dolore dato da ciò che non è giusto perché non è vero) brama il ritorno allo stato nel quale non vi è alcun male. Lo stato nel quale non vi è alcun male è il Bene: Principio del bene naturale quanto del culturale e dello spirituale in ogni stato di vita.

In ragione della condizione dello stato della mancata comunione di una Natura, o di una Cultura, o di una vita con il Principio del Bene, non vi è comunione col Bene, tanto quanto vi è insoddisfatto desiderio di unione verso l’Origine.

Qualsiasi desiderio di bene che non corrisponde al vero è arbitrio su di sé o su altro sé perché non è corrispondente vita: forza di ciò che allo Spirito è giusto.

L’arbitrario desiderio di una Natura che non corrisponde secondo quanto è bene per ciò che è vero di quanto è giusto sia alla propria che ad altra vita, si pone contro sia la Natura propria che altra.

L’arbitrario desiderio di una Cultura che non corrisponde secondo quanto è vero per ciò che è bene di quanto è giusto sia alla propria che ad altra vita, si pone contro sia la Cultura propria che altra.

L’arbitrario desiderio di una vita (forza del suo Spirito) che dato il bene che è nel vero non corrisponde secondo quanto è giusto sia alla vita propria che ad altra, si pone contro sia la vita propria che altra.

Ogni arbitrio è una violenza: sia sugli stati propri che sugli stati altri.

Violenza (contro sé e/o contro altro da sé) è la forza della vita che non vuole sentire e, dunque intendere, la ragione del suo Spirito. La ragione dello Spirito si intende nello stato di pace, perché, nella pace vi è quiete fra i dissidi e, dunque, verità.

La forza della violenza da arbitrio contro se e/o altro da se è corrispondente alla forza dello stato di ciò che non si vuole sentire, sapere e capire.

Una individualità non vive la sua vita con giusto Spirito (cioè, con la giusta forza) tanto quanto il sapere dato dalla sua Cultura non corrisponde al sentire dato dalla sua Natura (come di converso) tanto quanto il sentire dato dalla sua Natura non corrisponde al sapere dato dalla sua Cultura.

Una individualità che in primo non corrisponde a sé stessa, cioè, con gli stati di Natura, Cultura e Spirito propri, necessariamente, è separata da sé stessa tanto quanto non si corrisponde.

Una individualità che non è in comunione con sé stessa perché in vario grado separata, è, perché esiste, ma, non vive tanto quanto non attua (o vive tanto quanto attua) in primo ciò che lo accomuna a sé e, corrispondendo, ciò che lo accomuna ad altro da se.

La vitalità è la forza di spirito della Natura. La vita è la forza dello Spirito della Cultura. Lo Spirito è il Principio della forza della Natura della Cultura della vita.

La vitalità dello spirito delle individualità che corrispondono al sé proprio, al sociale e allo spirituale comprende la vita e ne è compresa.

La vitalità dello spirito delle individualità che, pur corrispondendo con il sociale non corrispondono a se, comprendono la vita sociale e ne sono comprese ma non comprendono la propria, che non le comprende tanto quanto non si corrispondono.

La vitalità dello spirito delle individualità che corrispondono a sè ma non con il sociale, comprendono la propria vita (che le comprende) ma non comprendono quella sociale che non le comprende tanto quanto non si corrispondono.

La vitalità dello spirito delle individualità che non corrispondono a sè, né al sociale e né allo spirituale, non comprende la vita propria, sociale e spirituale, che non la comprende tanto quanto non si corrispondono.

La relazione di corrispondenza fra gli stati naturali, culturali e spirituali propri costituisce la personale identità.

La relazione di corrispondenza fra i propri stati e quelli della Natura della Cultura della vita sociale costituisce l’identità personale – sociale.

La relazione di corrispondenza fra i propri stati e quelli della Natura personale e sociale della Cultura della vita secondo lo Spirito, costituisce l’identità personale – sociale – spirituale.

Nella vita (stato di infiniti stati dello spirito che si origina dalla relazione fra Natura e Cultura) la corrispondenza fra gli stati è via della destinazione di sé verso altro sé.

Ciò che la motiva è la simpatia.

Vi è simpatia verso una Natura e/o la Natura;

vi è simpatia verso una Cultura e/o la Cultura;

vi è simpatia verso una vita e/o la Vita.

Nella simpatia, la Natura desidera ciò che dell’altro sente;

la Cultura desidera ciò che l’altro sa;

la vita desidera ciò che dell’altro vivifica il suo spirito.

La simpatia ha tre stati di percezione:

nel primo stato, la si sa perché la si sente ma non si sa perché la si sente.

Il primo stato di conoscenza da simpatia è proprio della Cultura della Natura: il soma.

Di una simpatia, in quanto se ne conoscono i motivi culturali nei naturali, nel secondo stato di percezione si sa perché la si sente.

Il secondo stato di conoscenza da simpatia è proprio della Natura della Cultura: la vita.

Quando la Natura degli stati corrispondenti sentono ciò che sanno e la loro Cultura sa ciò che sentono, la simpatia è propria dello Spirito: forza della vita e terzo stato di conoscenza da simpatia.

La simpatia è proprio ed altro desiderio di vita: essa, nella vitalità che motiva, è la via che sostiene la corrispondenza degli stati in moto di destinazione verso la meta naturale, culturale e spirituale propria ed altra.

La simpatia veicola gli stati della personalità individuale, sociale e spirituale verso sentimenti affini.

La meta di prevalenza della destinazione degli infiniti moti di vita cui si corrisponde per simpatia segna di sé il destino.

Una individualità non vive (naturalmente, culturalmente, spiritualmente) la vita di ciò che è per quanto sente di ciò che sa, tanto quanto non corrisponde con lo stato (naturale, culturale e spirituale) identificante.

Quando una individualità in identificazione (moto della ricerca di sé) non corrisponde con lo stato naturale, culturale, spirituale referente di identificazione (Principio del moto della ricerca di se), vi è separazione fra il soggetto identificante e quello in identificazione tanto quanto fra i due stati non vi è corrispondenza.

Quando fra lo stato identificante e quello in identificazione non vi è corrispondenza di stati, l’individualità in identificazione, è confusa tanto quanto la corrispondenza è mancante.

Di converso: quando fra lo stato identificante e quello in identificazione vi è corrispondenza di stati, l’individualità in identificazione è certa di sé tanto quanto, è, lo stato di vita dato dalla comparazione fra il sé proprio e quello identificante.

La personalità divisa da se stessa perché non sente quanto sa o non sa quanto sente (e, dunque non vive ciò che sente per quanto sa) subisce (e provoca) i danni originati dalla separazione, tanto quanto è separata da se stessa.

L’io che si conosce è come una casa ( Natura ) che poggia su un terreno ( Cultura ) idoneo a reggerne la costituzione ( la vita ) in tutte le sue parti.

L’io che non si conosce, è come una casa (Natura) che non sa quale è la parte (Cultura) più idonea a reggere la vita della sua costituzione.

L’Io, che non costituisce la sua vita secondo il proprio sé ma secondo altro da sé, è come una casa (Natura) abitata da un inquilino (Cultura) alieno al suo Spirito.

Una individualità che si costituisce incosciente della parte di sé (la naturale, la culturale o la spirituale) più idonea a reggere il peso dell’edificio (la sua vita) è soggetta a crepe: le crisi di identità.

La crisi di identità, o denuncia che un Io si è estraniato da una parte naturale, culturale o spirituale di sé, o che è stato espropriato di una parte naturale, culturale, o spirituale di sé, o che si è estraniato da sé perché espropriato di sé e/o invaso di altro da se.

Una identità è in crisi quando non è ultimata dai suoi principi. Ad una identità non ultimata dai suoi principi necessitano continui sostegni.

Sostiene la personalità in crisi di sé, ciò che di naturale, culturale, o spirituale, di volta in volta occorre allo stato naturale, culturale e spirituale.

Ogni separazione da sé di una parte di sé è una ferita: come tale è un male.

Poiché, per essere vita, ciò che è della Natura non può non essere della Cultura, allora, il male naturale è anche male culturale.

Un male nella Natura che diventa male anche della sua Cultura è male anche nello Spirito, cioè, nella forza della vita.

Il male (naturale tanto quanto culturale e spirituale) deforma la vitalità e, conseguentemente, deforma la vita.

Ogni male richiama la corrispondente cura: naturale se ad esserne colpita è la Natura; culturale se ad esserne colpita è la Cultura, spirituale se ad esserne colpita è la forza della Natura della Cultura della vita.

Una individualità diretta verso la Vita cura il suo male con atti di vita sia verso sé che verso altro da sé. Tanto quanto non è diretta verso la Vita, una individualità si cura con atti di morte o contro sé o contro altro da sé.

Il discernimento è il più corrispondente strumento di cura: esso è il mezzo che pone nella giusta corrispondenza ciò che è sano con ciò che è da sanare. Il discernimento su sé o su altro da sé, è attiva transazione culturale ogni qualvolta permette il proseguo della vita propria, sociale e spirituale. E’ passiva transazione di vita, il discernimento che principalmente attua la mera esistenza.

Il discernimento è il medico che cura se stesso.

Le l’individualità separate da sé stesse, soffrono della mancanza di vita nella parte che il loro sé non vive.

Gli elementi di compensazione cui ricorre una individualità sofferente per carenza di spirito (forza della vita ) possono anche diventare particolarmente complessi, quando:

è inappagata da se stessa e dal sociale;

inappagata di sé per quanto variamente appagata nel sociale;

inappagata nel sociale per quanto variamente appagata di sé.

Per giungere al proprio completamento attraverso l’appagamento, le individualità totalmente o parzialmente inappagate perché personalmente, socialmente e spiritualmente non comprese dallo stato proprio e/o sociale e/o spirituale, possono anche diventare dipendenti (quanto tossicodipendenti) di elementi compensativi ( ” leggeri ” e/o ” pesanti ” ) sia naturali che ideologici e/o chimici.

Tanto più la forza della vita (lo Spirito) è depressa per la mancanza di risposte alla domanda di equilibrio posta dalla vitalità in sofferenza (o esaltata per eccesso di risposte) e tanto più complessi sono gli elementi di compensazione cui ricorre la data individualità.

La parte dell’individualità depressa o eccitata perché non vive ciò che sa per quello che è, può principalmente essere quella naturale (la vitalità) o quella culturale (la conoscenza) o quella spirituale: elevazione verso il Principio dei significati esistenziali.

Se ciò che principalmente manca riguarda la vita naturale o culturale, una individualità si compensa (semplicemente o complessamente) o con della vita naturale o con della vita culturale.

Se ciò che principalmente manca riguarda la Natura della Cultura della Vita (ricerca delle origini e degli scopi di vita) una individualità si compensa (semplicemente o complessamente) elevando i principi della propria.

Se ciò che manca è rilevante al punto che ne ciò che è (Natura) e ne ciò che sa (Cultura) e ne la forza (lo Spirito) data da ciò che è di quanto sa di ciò che sente sono l’un l’altro sufficientemente compensativi, allora, una data individualità, la dove non sa o non può rivedere il suo vissuto, può avvertire la necessità di compensarsi più fondamentalmente.

Nei casi di più fondamentale compensazione se una individualità giunge sino a compensare la totalità dell’essere, certamente non si può dire che è ciò che sa per quello che sente, ma, che è ciò che sa per quello che gli fa sentire la totale compensazione adottata.

Tanto più quella individualità è ciò che sa per quello che la più fondamentale compensazione adottata gli fa sentire e, tanto più assume la personale identità data dalla compensazione complessivamente adottata a sua integrazione.

Se la compensazione adottata è alcolica, tanto più una individualità sofferente compenserà la sua Natura con quell’elemento e, tanto più la sua Cultura sarà la vita di quello che è per ciò che saprà di ciò che l’alcool gli farà sentire. Nel caso in esempio, l’identità conseguente sarà quella dell’alcolista.

Nel massimo processo di identificazione dato dall’essere l’identità della sostanza naturale, chimica, quanto ideologica, che si raggiunge quando una vita ” si fa ” con la vitalità che genera una sostanza totalizzante, quello che vale per le droghe che diventano la forza della Natura della Cultura nella droga, vale anche per le ideologie e/o gli edonismi se diventano droghe (fissatrici d’arbitrio) per la Cultura della Natura della vita che necessita di forza.

Se nel caso dell’overcompensazione da alcool l’identità globale che ne consegue sarà quella dell’alcolista, nell’overcompensazione culturale e/o spirituale (o in altri casi con cui si compensi la Cultura della Natura) la personalità risultante rischia di essere naturalmente o culturalmente, o spiritualmente fanatica.

E’ fanatica, l’individualità che ha delegato la totalità del proprio arbitrio alla realtà che ha invaso di se o la forza della sua Natura, o di quella della sua Cultura o la forza (lo Spirito) della sua vita.

Tanto più il fanatico è forte d’altro e tanto più è debole di sé.

Quando una identità assume quella dei totalizzanti artifici che usa per essere, non è mai ciò che è per quello che vive per quanto sa di ciò che sente, cioè, se stessa.

Non è mai se stessa, perché quando è totalmente compensata, è sua identità la totale compensazione e, non è mai se stessa quando non è compensata perché la sua identità, in assenza di compensazione, è vita che non si sente perché non si sa (se il suo principio di vita è la vita della sua Cultura) o non si sa perché non si sente se il suo principio di vita è la vita della sua Natura.

Una individualità asservita ad un artificio perché carente nella forza della propria vita (nel suo Spirito) in quanto la sua Natura non vive ciò che sa la sua Cultura (o la sua Cultura non vive ciò che sente la sua Natura) è fuori di sé già prima che compensi quel fuori con altri buttafuori. Una individualità che vive quello che è per quello che sa in ciò che sente, non necessita di artifici, perché, tanto quanto è indipendente, è sovrana.

Vi è potere della Natura sulla Cultura quando una Natura ama ciò che sente più di ciò che sà.

Vi è potere della Cultura sulla Natura, quando una Cultura ama ciò che sa più di ciò che sente.

Sulla Natura di una Cultura vi è il potere della forza quando ama la sua emozione (il suo Spirito) più di quanto sa per ciò che sente.

Poiché, il potere, per sua Natura non può ammettere la mediazione, non l’amore (che essendo comunione per sua Natura l’ammette) è fonte di potere, ma, solamente il desiderio dato dal piacere.

Il desiderio dato dal piacere (ambedue gli stati non ammettono che se stessi) è una volontà di potere e, una volontà di potere che non ammette che se stessa, è sempre un sopruso: verso se stessi non meno che verso altri.

Quando, a causa di norme estranee allo spirito dell’amore (ciò che permette la comunione sia in se che con altro/i da se) la volontà data dal desiderio di un piacere diventa il prevaricante potere naturale, e/o culturale e/o spirituale di uno stato (anche se amoroso) su un altro, nell’anima, sottomessa alla volontà del desiderio (come imposto ad altro anche imposto al proprio sé) si generano delle ” tossine ” naturali, culturali e spirituali, che ammalano ora di depressione e/o ora di esaltazione sia la vita che pratica la volontà del potere che la vita che lo subisce: la ammalano, tanto da mandarla anche anche oltre arbitrio.

La dove non vi è comunione di vita nella persona o fra persone ( e/o una corrispondenza da compassione per il reciproco spirito ) non vi è amore sia nella persona che fra persone tanto quanto la nostra vita è inadempiente verso il suo principio: la Vita.

La dove verso la vita (nostra, altra e del Principio) non vi è amore, o vi è indifferenza da mancata condivisione di spirito, vi è inimicizia tanto quanto non vi è amore e/o non vi è compassione da condivisione verso la nostra ed altra vita.

La dove vi è inimicizia, tanto quanto non vi è amore e/o compassione, vi è ignoranza (sia contro sé che contro altro da se) verso tutto ciò che non si ama perché non lo si conosce a causa della mancata comunione sia di se con se, come di se con altro da se.

L’ignoranza, quando è rifiuto di confronto, o è Natura della paura, o è Cultura dell’arroganza (overdose di difesa da paura) o piacere del sopruso.

Come l’intolleranza, l’ignoranza separa vita da vita.

L’ignoranza verso se separa da se ciò che è proprio prossimo.

L’ignoranza verso l’altro separa ciò che è prossimo a se del se altrui.

L’ignoranza verso se uccide l’amore di se.

L’ignoranza verso l’altro uccide l’amore dell’altro.

L’ignoranza uccide l’amore.

L’ignoranza uccide l’amore perché separa la comunione.

Ogni volta si impedisce la vita data dalle corrispondenze fra Natura, Cultura e Spirito (impedire la corrispondenza è separare la vita sia in se che la propria da altri) si pone inimicizia sia fra gli stati propri che, indipendentemente dagli stati, fra altri stati.

Poiché l’inimicizia non permette la conoscenza e poiché l’ignoranza non permette la comunione e la mancata comunione non permette l’amore, ecco che non potendo conoscere (o per Natura, o per Cultura, o per lo Spirito) non si può amare ciò che ci è stato diviso, tanto quanto siamo separati da ciò che ci è stato diviso.

L’inimicizia principia l’odio.

L’odio è uno spirito che può alimentare contro la vita (e la Vita) delle reazioni sia implosive che esplosive.

E’ reazione implosiva l’odio contro se.

E’ reazione esplosiva l’odio contro altro da se.

L’odio contro la vita ( e la Vita ) ammala di sé il sé che lo contiene.

afinedue

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Caro Francesco, ti scrivo.

Caro Francesco: “il vero tesoro dell’uomo è l’amore di Dio, che da senso agli impegni di ogni giorno, alle fatiche e alle cadute, e aiuta anche ad affrontare le grandi prove”, dici.” Vola più basso, Francesco. Non tutti siamo teologi o mistici. Tutti, però, forse riusciremo a sentire meglio l’amore di Dio, quando riuscirai a farlo capire amando l’amore più che il potere. Forte e chiaro, possibilmente!