Come evadere dal vago: ad un Io confuso.

Le immagini sono le stesse della Pedagogia. D’altra parte, sempre d’amore sto parlando: quello, cioè, che se non muove la comunione di noi in noi e con noi, neanche muove la conferma della soggettiva identità. Anche questo scritto è di una trentina di anni fa, e anche questo è stato mosso dalle stesse emozioni che hanno mosso la Pedagogia. Anche qui, a mente spiritualmente fredda (cioè, con quella di Vitaliano, non, con quella “per Damasco) non so cosa lasciare o cose togliere. Come per la Pedagogia, quindi, lascio tutto come sta.

afinedue

Secondo la tua Natura, tu sei ciò che senti. Secondo la tua Cultura, tu sei ciò che sai. Secondo il tuo Spirito, forza della vita della Natura che corrisponde alla sua Cultura, per quello che senti, in quello che sai, tu sei la vita che sei.

A Paola R.

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Vi è comunione di vita per la transizione di uno stato verso l’altro.

La transizione è principiata dalla Simpatia.

Vi è Simpatia verso una Natura, e/o verso la Natura.

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verso una Cultura e/o verso la Cultura               verso uno spirito e/o verso lo Spirito.

  ……………….La simpatia è moto della forza della vitalità naturale e della vita culturale.

Il principio della vita del suo spirito, è nello stato che l’ha originata.

afinedueNella Simpatia si desidera ciò che l’altro è

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ciò che l’atro sa …………..                ……..    ………..                ciò che l’altro sente.

afinedueIndicati dalla simpatia verifica della corrispondenza

Naturale

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Culturale ………….    …….            e         ……… … …………..  Spirituale

della destinazione dei moti di una vita verso l’altra.

afinedueNella relazione fra stati

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reciproca accoglienza della vita corrispondente per Simpatia.

afinedue

Poiché la Natura sente ciò che la Cultura sa, la Natura è via della vita della Cultura.

Poiché la Cultura sa ciò che la Natura sente, la Cultura è via della vita della Natura.

Lo Spirito è via della vita perché è la forza della Natura che corrisponde alla sua Cultura.

La Natura è il luogo del Bene.

La Cultura è il luogo della Verità.

Lo Spirito, è il luogo del Giusto che corrisponde dalla Natura nel Bene per la Cultura nel Vero.

Giustizia è assenza di ogni dissidio. L’assenza di ogni dissidio è pace. In una Natura in pace vi è giustizia.

Essendo cessazione di ogni dissidio (la giustizia) dove vi è giustizia data dalla pace perché è cessato ogni dissidio, non può non esservi che verità.

Sia nella Natura della vita della propria Cultura, che fra la propria ed altra, quando non vi è dissidio fra il bene della Natura ed il vero della Cultura perché vi è pace, la vita, non può non essere che nella verità di ciò che è giusto: lo Spirito.

Poiché pace è tacitazione di ogni dissidio e alla tacitazione di ogni dissidio segue il silenzio, nel silenzio della pace dato dalla verità che ha tacitato i dissidi, vi è il principio della ricerca dell’origine di ogni verità.

Nessuno sa cosa è bene dato il vero che è nel giusto, ma, ciò che non lo sa la Cultura lo sente la Natura.

Nella vita della Cultura della Natura ( lo stato di ciò che sa perché sente ) che non corrisponde al bene per ciò che è giusto dato il vero, lo spirito è depresso.

Nella vita della Natura della Cultura ( lo stato di ciò che sente perché sa ) che non corrisponde al vero per ciò che è bene dato il giusto, lo spirito è eccitato.

Poiché ciò che è depresso o eccitato non è in pace, ne consegue, che lo stato di pace in una Natura è ciò che afferma il bene di ciò che è nel giusto, perché, alla sua Cultura, vero.

Le emozioni sono informazioni che una Natura da alla sua Cultura. Tanto più una Natura sente quelle informazioni e tanto più la sua Cultura le sa. Tanto più una Cultura le sa e tanto più la sua Natura le sente. Tanto più una individualità le sente perché le sa ( come tanto più le sa perché le sente ) e tanto più le vive.

Per sentire, sapere e dunque vivere secondo le emozioni date dalla forza del proprio Spirito, ciò che è della Cultura non può non essere della Natura come ciò che è della Natura non può non essere della Cultura.

Secondo la forza del proprio Spirito chi non sente ciò che la sua Cultura sa, o non sa ciò che la sua Natura sente (cioè, non corrisponde a se stesso) non è la vita di sé tanto quanto non sa ciò che sente o non sente ciò che sa. Tanto più una Natura personale, sociale e spirituale, sente ciò che la sua Cultura sa, o sa ciò che la sua Natura sente, tanto più è vita, cioè, forza dello Spirito.

Nella corrispondenza con altre individualità, in ragione di quello che si è, per quello che si saprà dato quello che si sentirà, esprimendo la forza della vita data dalla propria realizzazione, si attuerà la Natura della Cultura della vita propria ed altra perché con l’altra. Tanto più una vita corrisponde a sé e con il sociale e spirituale che gli è proprio e tanto più la forza di quella identità è personale, sociale e spirituale.

Una individualità che sente ciò che non sa conosce a metà. Una individualità che sa ciò che non sente conosce a metà. Una individualità che conosce a metà, vive a metà.

Una individualità che vive a metà (cioè, che non sa ciò che sente, o non sente ciò che sa) è separata da se stessa o per quanto non sa, o per quanto non sente, o per quanto non vive ciò che sa per quello che sente.

L’individualità che non vive secondo la Natura della sua Cultura manca di una parte di sé. Ciò che gli manca può essere la vita nella sua Natura o quella nella sua Cultura.

Secondo lo stato della mancanza negli stati di Natura e Cultura, l’individualità che manca di una parte di se, manca nella forza della vita: lo Spirito.

La Natura che non sente la sua emozione compensa la sua forza (il suo spirito) con quello che la sua Cultura sa. La Cultura che non sa la sua emozione, compensa la sua forza con quello che la sua Natura sente. La vita che non vive la sua emozione secondo la Natura della Cultura del suo Spirito, compensa la carenza della sua forza gratificandola o per mezzo della Natura o per mezzo della Cultura.

L’individualità è spiritualmente attrice quando supplisce la parte che gli manca ( o quella naturale, o quella culturale, o quella spirituale ) con ciò che non è della Natura della Cultura della sua vita.

L’individualità spiritualmente attrice, è quella che recita la vita della parte che non sa, o non sente, o non vive per ciò che sa e sente. E’ autrice, l’individualità spirituale che vive ciò che è per quanto sa per quello che sente.

La Persona è portatrice di valori spirituali propri, del sociale e dello spirituale cui corrisponde, tanto quanto in ragione di ciò che è per quanto sente di ciò che sa, è in comunione sia con il sé personale con il sociale e lo spirituale.

La comunione di sé permette l’amore di sé. La comunione fra il proprio sé, quello sociale e lo spirituale, permette l’amore per la vita.

Se vi è (o non vi è) corrispondenza di spirito fra gli stati di Natura e Cultura propri e fra i propri e quelli sociali e spirituali, vi è o non vi è vita tanto quanto vi è (o non vi è) comunione di vita. Dove non vi è comunione di vita, vi è separazione di vita.

Secondo lo stato della separazione, ogni separazione è divisione dal bene: vero per quanto è giusto.

Secondo il proprio stato (ciò che si è) e dato ad ognuno il proprio stato (ciò che si sa in ciò che si è per ciò che si sente) allo Spirito il bene è giusto quando fra Natura e Cultura vi è comunione di verità. Dove la separazione dal bene, lede la comunione di verità, vi è dolore tanto quanto vi è separazione.

Poiché, il bene, è il vero da ciò che è giusto, lo stato che è separato dal Bene (o nella sua Natura, o nella sua Cultura, o nella sua vita) non è nel giusto dello spirito proprio e della Vita, tanto quanto non è nel vero.

Lo stato della vita che è separato dal bene (e dunque nel dolore dato da ciò che non è giusto perché non è vero) brama il ritorno allo stato nel quale non vi è alcun male. Lo stato nel quale non vi è alcun male è il Bene: Principio del bene naturale quanto del culturale e dello spirituale in ogni stato di vita.

In ragione della condizione dello stato della mancata comunione di una Natura, o di una Cultura, o di una vita con il Principio del Bene, non vi è comunione col Bene, tanto quanto vi è insoddisfatto desiderio di unione verso l’Origine.

Qualsiasi desiderio di bene che non corrisponde al vero è arbitrio su di sé o su altro sé perché non è corrispondente vita: forza di ciò che allo Spirito è giusto.

L’arbitrario desiderio di una Natura che non corrisponde secondo quanto è bene per ciò che è vero di quanto è giusto sia alla propria che ad altra vita, si pone contro sia la Natura propria che altra.

L’arbitrario desiderio di una Cultura che non corrisponde secondo quanto è vero per ciò che è bene di quanto è giusto sia alla propria che ad altra vita, si pone contro sia la Cultura propria che altra.

L’arbitrario desiderio di una vita (forza del suo Spirito) che dato il bene che è nel vero non corrisponde secondo quanto è giusto sia alla vita propria che ad altra, si pone contro sia la vita propria che altra.

Ogni arbitrio è una violenza: sia sugli stati propri che sugli stati altri.

Violenza (contro sé e/o contro altro da sé) è la forza della vita che non vuole sentire e, dunque intendere, la ragione del suo Spirito. La ragione dello Spirito si intende nello stato di pace, perché, nella pace vi è quiete fra i dissidi e, dunque, verità.

La forza della violenza da arbitrio contro se e/o altro da se è corrispondente alla forza dello stato di ciò che non si vuole sentire, sapere e capire.

Una individualità non vive la sua vita con giusto Spirito (cioè, con la giusta forza) tanto quanto il sapere dato dalla sua Cultura non corrisponde al sentire dato dalla sua Natura (come di converso) tanto quanto il sentire dato dalla sua Natura non corrisponde al sapere dato dalla sua Cultura.

Una individualità che in primo non corrisponde a sé stessa, cioè, con gli stati di Natura, Cultura e Spirito propri, necessariamente, è separata da sé stessa tanto quanto non si corrisponde.

Una individualità che non è in comunione con sé stessa perché in vario grado separata, è, perché esiste, ma, non vive tanto quanto non attua (o vive tanto quanto attua) in primo ciò che lo accomuna a sé e, corrispondendo, ciò che lo accomuna ad altro da se.

La vitalità è la forza di spirito della Natura. La vita è la forza dello Spirito della Cultura. Lo Spirito è il Principio della forza della Natura della Cultura della vita.

La vitalità dello spirito delle individualità che corrispondono al sé proprio, al sociale e allo spirituale comprende la vita e ne è compresa.

La vitalità dello spirito delle individualità che, pur corrispondendo con il sociale non corrispondono a se, comprendono la vita sociale e ne sono comprese ma non comprendono la propria, che non le comprende tanto quanto non si corrispondono.

La vitalità dello spirito delle individualità che corrispondono a sè ma non con il sociale, comprendono la propria vita (che le comprende) ma non comprendono quella sociale che non le comprende tanto quanto non si corrispondono.

La vitalità dello spirito delle individualità che non corrispondono a sè, né al sociale e né allo spirituale, non comprende la vita propria, sociale e spirituale, che non la comprende tanto quanto non si corrispondono.

La relazione di corrispondenza fra gli stati naturali, culturali e spirituali propri costituisce la personale identità.

La relazione di corrispondenza fra i propri stati e quelli della Natura della Cultura della vita sociale costituisce l’identità personale – sociale.

La relazione di corrispondenza fra i propri stati e quelli della Natura personale e sociale della Cultura della vita secondo lo Spirito, costituisce l’identità personale – sociale – spirituale.

Nella vita (stato di infiniti stati dello spirito che si origina dalla relazione fra Natura e Cultura) la corrispondenza fra gli stati è via della destinazione di sé verso altro sé.

Ciò che la motiva è la simpatia.

Vi è simpatia verso una Natura e/o la Natura;

vi è simpatia verso una Cultura e/o la Cultura;

vi è simpatia verso una vita e/o la Vita.

Nella simpatia, la Natura desidera ciò che dell’altro sente;

la Cultura desidera ciò che l’altro sa;

la vita desidera ciò che dell’altro vivifica il suo spirito.

La simpatia ha tre stati di percezione:

nel primo stato, la si sa perché la si sente ma non si sa perché la si sente.

Il primo stato di conoscenza da simpatia è proprio della Cultura della Natura: il soma.

Di una simpatia, in quanto se ne conoscono i motivi culturali nei naturali, nel secondo stato di percezione si sa perché la si sente.

Il secondo stato di conoscenza da simpatia è proprio della Natura della Cultura: la vita.

Quando la Natura degli stati corrispondenti sentono ciò che sanno e la loro Cultura sa ciò che sentono, la simpatia è propria dello Spirito: forza della vita e terzo stato di conoscenza da simpatia.

La simpatia è proprio ed altro desiderio di vita: essa, nella vitalità che motiva, è la via che sostiene la corrispondenza degli stati in moto di destinazione verso la meta naturale, culturale e spirituale propria ed altra.

La simpatia veicola gli stati della personalità individuale, sociale e spirituale verso sentimenti affini.

La meta di prevalenza della destinazione degli infiniti moti di vita cui si corrisponde per simpatia segna di sé il destino.

Una individualità non vive (naturalmente, culturalmente, spiritualmente) la vita di ciò che è per quanto sente di ciò che sa, tanto quanto non corrisponde con lo stato (naturale, culturale e spirituale) identificante.

Quando una individualità in identificazione (moto della ricerca di sé) non corrisponde con lo stato naturale, culturale, spirituale referente di identificazione (Principio del moto della ricerca di se), vi è separazione fra il soggetto identificante e quello in identificazione tanto quanto fra i due stati non vi è corrispondenza.

Quando fra lo stato identificante e quello in identificazione non vi è corrispondenza di stati, l’individualità in identificazione, è confusa tanto quanto la corrispondenza è mancante.

Di converso: quando fra lo stato identificante e quello in identificazione vi è corrispondenza di stati, l’individualità in identificazione è certa di sé tanto quanto, è, lo stato di vita dato dalla comparazione fra il sé proprio e quello identificante.

La personalità divisa da se stessa perché non sente quanto sa o non sa quanto sente (e, dunque non vive ciò che sente per quanto sa) subisce (e provoca) i danni originati dalla separazione, tanto quanto è separata da se stessa.

L’io che si conosce è come una casa ( Natura ) che poggia su un terreno ( Cultura ) idoneo a reggerne la costituzione ( la vita ) in tutte le sue parti.

L’io che non si conosce, è come una casa (Natura) che non sa quale è la parte (Cultura) più idonea a reggere la vita della sua costituzione.

L’Io, che non costituisce la sua vita secondo il proprio sé ma secondo altro da sé, è come una casa (Natura) abitata da un inquilino (Cultura) alieno al suo Spirito.

Una individualità che si costituisce incosciente della parte di sé (la naturale, la culturale o la spirituale) più idonea a reggere il peso dell’edificio (la sua vita) è soggetta a crepe: le crisi di identità.

La crisi di identità, o denuncia che un Io si è estraniato da una parte naturale, culturale o spirituale di sé, o che è stato espropriato di una parte naturale, culturale, o spirituale di sé, o che si è estraniato da sé perché espropriato di sé e/o invaso di altro da se.

Una identità è in crisi quando non è ultimata dai suoi principi. Ad una identità non ultimata dai suoi principi necessitano continui sostegni.

Sostiene la personalità in crisi di sé, ciò che di naturale, culturale, o spirituale, di volta in volta occorre allo stato naturale, culturale e spirituale.

Ogni separazione da sé di una parte di sé è una ferita: come tale è un male.

Poiché, per essere vita, ciò che è della Natura non può non essere della Cultura, allora, il male naturale è anche male culturale.

Un male nella Natura che diventa male anche della sua Cultura è male anche nello Spirito, cioè, nella forza della vita.

Il male (naturale tanto quanto culturale e spirituale) deforma la vitalità e, conseguentemente, deforma la vita.

Ogni male richiama la corrispondente cura: naturale se ad esserne colpita è la Natura; culturale se ad esserne colpita è la Cultura, spirituale se ad esserne colpita è la forza della Natura della Cultura della vita.

Una individualità diretta verso la Vita cura il suo male con atti di vita sia verso sé che verso altro da sé. Tanto quanto non è diretta verso la Vita, una individualità si cura con atti di morte o contro sé o contro altro da sé.

Il discernimento è il più corrispondente strumento di cura: esso è il mezzo che pone nella giusta corrispondenza ciò che è sano con ciò che è da sanare. Il discernimento su sé o su altro da sé, è attiva transazione culturale ogni qualvolta permette il proseguo della vita propria, sociale e spirituale. E’ passiva transazione di vita, il discernimento che principalmente attua la mera esistenza.

Il discernimento è il medico che cura se stesso.

Le l’individualità separate da sé stesse, soffrono della mancanza di vita nella parte che il loro sé non vive.

Gli elementi di compensazione cui ricorre una individualità sofferente per carenza di spirito (forza della vita ) possono anche diventare particolarmente complessi, quando:

è inappagata da se stessa e dal sociale;

inappagata di sé per quanto variamente appagata nel sociale;

inappagata nel sociale per quanto variamente appagata di sé.

Per giungere al proprio completamento attraverso l’appagamento, le individualità totalmente o parzialmente inappagate perché personalmente, socialmente e spiritualmente non comprese dallo stato proprio e/o sociale e/o spirituale, possono anche diventare dipendenti (quanto tossicodipendenti) di elementi compensativi ( ” leggeri ” e/o ” pesanti ” ) sia naturali che ideologici e/o chimici.

Tanto più la forza della vita (lo Spirito) è depressa per la mancanza di risposte alla domanda di equilibrio posta dalla vitalità in sofferenza (o esaltata per eccesso di risposte) e tanto più complessi sono gli elementi di compensazione cui ricorre la data individualità.

La parte dell’individualità depressa o eccitata perché non vive ciò che sa per quello che è, può principalmente essere quella naturale (la vitalità) o quella culturale (la conoscenza) o quella spirituale: elevazione verso il Principio dei significati esistenziali.

Se ciò che principalmente manca riguarda la vita naturale o culturale, una individualità si compensa (semplicemente o complessamente) o con della vita naturale o con della vita culturale.

Se ciò che principalmente manca riguarda la Natura della Cultura della Vita (ricerca delle origini e degli scopi di vita) una individualità si compensa (semplicemente o complessamente) elevando i principi della propria.

Se ciò che manca è rilevante al punto che ne ciò che è (Natura) e ne ciò che sa (Cultura) e ne la forza (lo Spirito) data da ciò che è di quanto sa di ciò che sente sono l’un l’altro sufficientemente compensativi, allora, una data individualità, la dove non sa o non può rivedere il suo vissuto, può avvertire la necessità di compensarsi più fondamentalmente.

Nei casi di più fondamentale compensazione se una individualità giunge sino a compensare la totalità dell’essere, certamente non si può dire che è ciò che sa per quello che sente, ma, che è ciò che sa per quello che gli fa sentire la totale compensazione adottata.

Tanto più quella individualità è ciò che sa per quello che la più fondamentale compensazione adottata gli fa sentire e, tanto più assume la personale identità data dalla compensazione complessivamente adottata a sua integrazione.

Se la compensazione adottata è alcolica, tanto più una individualità sofferente compenserà la sua Natura con quell’elemento e, tanto più la sua Cultura sarà la vita di quello che è per ciò che saprà di ciò che l’alcool gli farà sentire. Nel caso in esempio, l’identità conseguente sarà quella dell’alcolista.

Nel massimo processo di identificazione dato dall’essere l’identità della sostanza naturale, chimica, quanto ideologica, che si raggiunge quando una vita ” si fa ” con la vitalità che genera una sostanza totalizzante, quello che vale per le droghe che diventano la forza della Natura della Cultura nella droga, vale anche per le ideologie e/o gli edonismi se diventano droghe (fissatrici d’arbitrio) per la Cultura della Natura della vita che necessita di forza.

Se nel caso dell’overcompensazione da alcool l’identità globale che ne consegue sarà quella dell’alcolista, nell’overcompensazione culturale e/o spirituale (o in altri casi con cui si compensi la Cultura della Natura) la personalità risultante rischia di essere naturalmente o culturalmente, o spiritualmente fanatica.

E’ fanatica, l’individualità che ha delegato la totalità del proprio arbitrio alla realtà che ha invaso di se o la forza della sua Natura, o di quella della sua Cultura o la forza (lo Spirito) della sua vita.

Tanto più il fanatico è forte d’altro e tanto più è debole di sé.

Quando una identità assume quella dei totalizzanti artifici che usa per essere, non è mai ciò che è per quello che vive per quanto sa di ciò che sente, cioè, se stessa.

Non è mai se stessa, perché quando è totalmente compensata, è sua identità la totale compensazione e, non è mai se stessa quando non è compensata perché la sua identità, in assenza di compensazione, è vita che non si sente perché non si sa (se il suo principio di vita è la vita della sua Cultura) o non si sa perché non si sente se il suo principio di vita è la vita della sua Natura.

Una individualità asservita ad un artificio perché carente nella forza della propria vita (nel suo Spirito) in quanto la sua Natura non vive ciò che sa la sua Cultura (o la sua Cultura non vive ciò che sente la sua Natura) è fuori di sé già prima che compensi quel fuori con altri buttafuori. Una individualità che vive quello che è per quello che sa in ciò che sente, non necessita di artifici, perché, tanto quanto è indipendente, è sovrana.

Vi è potere della Natura sulla Cultura quando una Natura ama ciò che sente più di ciò che sà.

Vi è potere della Cultura sulla Natura, quando una Cultura ama ciò che sa più di ciò che sente.

Sulla Natura di una Cultura vi è il potere della forza quando ama la sua emozione (il suo Spirito) più di quanto sa per ciò che sente.

Poiché, il potere, per sua Natura non può ammettere la mediazione, non l’amore (che essendo comunione per sua Natura l’ammette) è fonte di potere, ma, solamente il desiderio dato dal piacere.

Il desiderio dato dal piacere (ambedue gli stati non ammettono che se stessi) è una volontà di potere e, una volontà di potere che non ammette che se stessa, è sempre un sopruso: verso se stessi non meno che verso altri.

Quando, a causa di norme estranee allo spirito dell’amore (ciò che permette la comunione sia in se che con altro/i da se) la volontà data dal desiderio di un piacere diventa il prevaricante potere naturale, e/o culturale e/o spirituale di uno stato (anche se amoroso) su un altro, nell’anima, sottomessa alla volontà del desiderio (come imposto ad altro anche imposto al proprio sé) si generano delle ” tossine ” naturali, culturali e spirituali, che ammalano ora di depressione e/o ora di esaltazione sia la vita che pratica la volontà del potere che la vita che lo subisce: la ammalano, tanto da mandarla anche anche oltre arbitrio.

La dove non vi è comunione di vita nella persona o fra persone ( e/o una corrispondenza da compassione per il reciproco spirito ) non vi è amore sia nella persona che fra persone tanto quanto la nostra vita è inadempiente verso il suo principio: la Vita.

La dove verso la vita (nostra, altra e del Principio) non vi è amore, o vi è indifferenza da mancata condivisione di spirito, vi è inimicizia tanto quanto non vi è amore e/o non vi è compassione da condivisione verso la nostra ed altra vita.

La dove vi è inimicizia, tanto quanto non vi è amore e/o compassione, vi è ignoranza (sia contro sé che contro altro da se) verso tutto ciò che non si ama perché non lo si conosce a causa della mancata comunione sia di se con se, come di se con altro da se.

L’ignoranza, quando è rifiuto di confronto, o è Natura della paura, o è Cultura dell’arroganza (overdose di difesa da paura) o piacere del sopruso.

Come l’intolleranza, l’ignoranza separa vita da vita.

L’ignoranza verso se separa da se ciò che è proprio prossimo.

L’ignoranza verso l’altro separa ciò che è prossimo a se del se altrui.

L’ignoranza verso se uccide l’amore di se.

L’ignoranza verso l’altro uccide l’amore dell’altro.

L’ignoranza uccide l’amore.

L’ignoranza uccide l’amore perché separa la comunione.

Ogni volta si impedisce la vita data dalle corrispondenze fra Natura, Cultura e Spirito (impedire la corrispondenza è separare la vita sia in se che la propria da altri) si pone inimicizia sia fra gli stati propri che, indipendentemente dagli stati, fra altri stati.

Poiché l’inimicizia non permette la conoscenza e poiché l’ignoranza non permette la comunione e la mancata comunione non permette l’amore, ecco che non potendo conoscere (o per Natura, o per Cultura, o per lo Spirito) non si può amare ciò che ci è stato diviso, tanto quanto siamo separati da ciò che ci è stato diviso.

L’inimicizia principia l’odio.

L’odio è uno spirito che può alimentare contro la vita (e la Vita) delle reazioni sia implosive che esplosive.

E’ reazione implosiva l’odio contro se.

E’ reazione esplosiva l’odio contro altro da se.

L’odio contro la vita ( e la Vita ) ammala di sé il sé che lo contiene.

afinedue

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