Educazione Responsabile è far capire a Edipo chi è Laio.

In Educazione Responsabile ho commentato così un loro evento:
“Tutto cerco fuorché colpevolizzare i genitori del loro modo di comunicare con i figli i loro insegnamenti, anche perché, da altro e/o da altri di accantonato magistero. Dovrebbero porsi, tuttavia, questa domanda: i figli non ascoltano per orecchio, o non ascoltano perchè le emozioni comunicate dal genitore non corrispondono al data base emozionale del figlio/a? Dove c’è il rischio che la parola cada nel vuoto, quindi, trovare le corrispondenti emozioni fra le due Figure è l’indispensabile ponte. Ovviamente, secondo quanto si sa e/o si può.”
Pensavo di aver detto quanto, invece, al proposito, mi girava nella mente un che d’incompiuto. Penso sia questo: il Freud (rifacendosi alla tragedia di Edipo) dice che il figlio supera la figura del genitore se lo “uccide”. C’è del vero in quanto dice, tuttavia, è un vero fortemente superato. La società non è più il compiuto Genitore che fa compiuti genitori che fanno compiuto il Genitore. La Società, oggi, è un’Idra dalle molte steste: tutte referenti all’unica, e tutte delegate ad essere la sua, ma nessuna responsabile del Tutto. Ciò che è diventato lo Stato genitore, è diventato anche lo stato dei genitori. Anche i genitori, infatti, a livello educativo sono diventati la testa formata da tante teste. In vero è sempre stato così, ma i referenti dell’Idra dedita alla pedagogia sociale (sia pure ai tempi di Berta filava) erano numericamente inferiori. Non solo, di più ferma (certa e/o potente) identità personale e sociale. Per quanto penso, il figlio che oggi deve giungere ad uccidere il suo prevalente educatore (commistione fra padre, madre, parenti, società, norme, usi, insegnanti di tutti i generi, ecc, ecc) come fa a identificare il prevalente Laio da superare? Non potendolo fare perché non è più possibile farlo, il crescente di oggi rivolge la difesa contro sé stesso accecando la crescita.

Caro Francesco: scienza e fede possono concordare solo se ragioniamo per assoluti.

Non sono mai stato così impreparato da non rendermi conto che il mio pensiero sul Principio e sui principi della vita, è (ebbene, sì!) un tonnellante mattone. Per anni mi sono chiesto come alleggerirlo. Pensa che ti ripensa, in soccorso m’è venuto un ricordo che da bambino mi preoccupava non poco: quello dell’occhio di Dio all’interno di un triangolo equilatero.
L’immagine m’ha convinto sino a che ho ragionato secondo cultura cristiana, o meglio, cattolica. Non più (nella cattolica) mano a mano ragionavo per la cristiana secondo me. Secondo me, non vedevo corrispondente contenitore dei principi della vita su questo piano dell’esistenza, così, elevando il pensiero al principio (ne avevo assoluto bisogno) ho “reso” contenitori del Principio, il loro stato di principi sino dal al principio: Natura, Cultura, Spirito.
Per Natura intendendo il Corpo della vita comunque formato;
Per Cultura, il pensiero sulla vita comunque concepito;
Per Spirito, l’agita forza della vita.
Del famoso triangolo (lo penso equilatero) immagina la Natura al vertice, la Cultura in basso a sinistra, e lo Spirito a destra. Siccome nell’Uno la collocazione dei tre stati si con_fonde al centro, la posizione di destra e di sinistra degli stati alla base può essere invertita. Di posto non modificabile, però, la Natura: al vertice perché non vi può essere contenuto di alcun genere se prima non vi è il debito contenitore. Comuque stiano le cose, nell’assoluta unità, gli stati, oltre che inscindibili diventano indistinguibili.
Del Principio, (tu lo chiami diversamente mentre io non lo chiamo invano come neanche in modo vano) è possibile immaginarne la trinitario unitaria Figura senza ricorrere a deliranti teologie? Si, mi sono detto, purché ci si limiti ad immaginarne i soli principi che vedo possibili. Questi:
La Natura del Principio come Corpo della vita comunque formato;
Lo Spirito come agita forza della vita;
La Vita come Cultura della Trinità per l’Unità.
Come vedi, in ragione dello stato del nostro stato, anche la vita di questo stato di vita si basa su gli stessi principi del Principio: stessi come principi, non, ovviamente, come stato dei principi. Al principio e nel Principio, inscindibili, assoluti, sovrani, e nei nostri, a quelli somiglianti.
Un Principio assoluto non può generare nulla che sia altro da sé; e siccome il suo assoluto Sé è la vita, può essergli Figlio solo quanto ha direttamente generato: la vita. E’ certamente vero: tanto quanto siamo fratelli di quel Figlio (la vita) perché ne adottiamo i principi, e tanto quanto siamo adottati dalla vita: sino dal principio, Padre.
Tanto quanto siamo coscienti dell’esistenza del Padre (la Vita) perché siamo coscienti dell’esistenza del figlio (la vita) e tanto quanto siamo eletti figli del figlio del Padre: è il caso del massimo eletto che può esser detto del Cristo, come dei minimi che più o meno siamo tutti.  Con buona pace sulle millenarie travegole su Dio, ti saluto e ti chiedo di continuare a non volermene.

Un principio in politica: storia di un grillino per il caso.

Per prima cosa, pur avendolo votato, non sono del P.d.s. Non sono neanche A.N. ex M.S.I. pur avendolo votato ( una volta ) per rinsaldare la traballante posizione ( economica più che ideologica ) di un amico di un mio amico. Non sono neanche di ” Forza Italia “, vuoi perché se è scontato essere parte della forza dell’Italia, politicamente ( si fa per dire ) non mi piace per niente chi la rappresenta, in quanto, diffido dal come e non mi convincono i suoi perché. Non sono neanche Radicale perché, o Pannella non lo capisco più, o rifiuto di capire ciò che mi pare di capire. Quando esisteva, non ho mai votato D.C. perché per aiutarle a non cadere nella seduzione del potere sono contro tutte le maggioranze anche se posso condividerne le idee. Al P.S.I. ho dato la mia fiducia due volte. Se è finito come è finito, mi piacerebbe tanto sapere se sia perché gliel’ho tolta. In genere voto i partiti a margine perché sono curioso di sapere dove vanno effettivamente a parare, ma, anche perché trovo giusto contribuire allo sviluppo della vita.
Dubito molto che voterò il signor B.
Non solo perché mi pare ami molto il potere, non solo perché non sarà maggioranza, ma perché le sue idee politiche mi paiono zebrate, nel senso che non mi è chiaro se sono bianche ma a linee nere o nere ma a linee bianche. Così facendo, so di non favorire le ” par condicio ” culturali e politiche ma ( e non mi dispiace ) non riesco proprio a farmene una colpa.