Per trovare la vita prima della “roba”


Filippo, il tempo per leggere non ti manca, pertanto, se vuoi proseguire nel capire e nel capirti ti fai questa po’ – pò di ” pera “, diversamente, vedi un po’ tu.  Non preoccuparti se vi sono punti nei quali la tua Cultura non capisce. Dal momento che si capisce secondo Cultura ma si capisce anche secondo Natura, allora, cerca di farlo anche attraverso ciò che senti, cioè, attraverso le emozioni che ti suscitano gli argomenti che sottopongo alla tua riflessione; è pesante: la divido.

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manoLe emozioni sono la voce del tuo Spirito: la forza della tua vita. Se la tua forza è esaltata da ciò che leggi, allora c’è qualcosa che manda in over la tua Cultura. Se la tua forza è depressa da ciò che leggi, allora c’è qualcosa che manda in sofferenza la tua Natura. Dove ciò che leggi lascia in pace il tuo spirito, allora significa che comprendi anche se non sai come. Lo puoi perché la pace è cessazione di ogni dissidio. Dove vi è la pace perché sono cessati i dissidi non può non esservi verità.  Il fatto d’averti fatto notare che puoi essere ” tossico ” di uno spirito giano, bifronte perché una sua faccia è borghese ( la Cultura sociale ) e l’altra ( Cultura di quelli che contestano la borghese ) anarchico – panelliana ti ha irritato più di quanto volevi ammettere. D’altra parte, può far tacere il malessere che comunichi a chi ti vede rischiare il personale e sociale barbonaggio, solo per il fatto che non ti decidi a diventare o chi mangia il fieno borghese, o chi mangia l’anarchico – panelliana paglia, oppure chi di volta in volta delibera equamente come soddisfare la sua vita? La tua irritazione può essere stata motivata da due fattori: o sono fuori di testa oppure sono dentro la tua. Ammesso che ci sia entrato, se l’ho potuto è perché ho trovato una breccia – un aspetto di te che l’inconscio non aveva sufficientemente chiuso quando si è trincerato dentro la cultura dei dissidi con i quali ferirti della sua confusione, attraverso la quale, inaspettato ospite e, da qui l’irritazione, sono entrato nella tua coscienza. La coscienza è il luogo sia della conoscenza conscia che di quella inconscia perché o non acquisita o perché atavica. A mio sentire, i doppi aspetti della tua personalità ( la borghese e l’anti ) sono in dissidio fra di loro, in quanto, essendo parimenti forti del tuo energico carattere naturale ( deboli se tu lo fossi o quando lo sei ) non riescono, di per se stessi, ad essere o l’uno o l’altro il determinante che guida te. Ma, ciò che ai tuoi narcisistici occhi appare come un segno di forza, in effetti è anche segno di debolezza. Infatti, se fossi anche remissivo nei tuoi confronti, verso la famiglia, e verso il Sociale, le parti in causa, avrebbero trovato di che corrispondere con te e te con loro, invece, diviso fra velleitari tentativi di rientro in famiglia ( sede dello spirito borghese ma anche utero ) e restare anarchico – panelliano ( libero perché ” senza legge ” ma in strada perché ” senza tetto “, cioè, senza alcun tipo di protezione ) rischi di configurarti come un cazzone (grosso veicolo della vitalità naturale) ammosciato su delle inutilizzate palle: sede della vitalità naturale della vita culturale che sessualmente si proietta quando si è potenti non solo a livello genitale. Essere anche ” remissivi ” , significa non essere esclusivamente orientati verso la soddisfazione del proprio piacere. Non essere esclusivamente orientati verso il piacere personale significa poter consentire alla Natura della Cultura della vita ( piacere personale, ma, che non può non corrispondere anche con quello della vita sociale e spirituale ) di fare parte del tuo se.

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Nella remissività si delega la volontà della nostra vita ( la nostra determinazione nel gestirla ) a chi in quel dato momento è attivo presso di noi: nucleo famigliare, persone, conoscenze, regole e leggi sociali, ecc. La remissività (acquiescenza naturale, culturale quanto spirituale) è l’indispensabile stato emozionale che permette di accogliere la vita altra. La vita altra che si accoglie è individuale se Persona, sociale se Stato, spirituale se l’accoglienza è verso il Principio della vita: Dio, comunque lo si chiami e/o indipendentemente dalle culture religiose. La remissività naturale, culturale e spirituale non implica nessun tipo di sottomissione, ma, il trasporto di vita fra una realtà crescente e la più cresciuta, necessariamente, non può non implicare che il crescente, secondo gli stati della corrispondenza che via – via emergono fra i relazionanti, per principio, debba accogliere oltreché la sua, anche la Cultura della vita di chi di volta in volta è attivo presso di lui. Una non compresa necessità della remissività in certi momenti e/o stati di età, può rendere imperioso ( e, dunque, sopraffacente ) l’attività dell’attivo. Vero è, che l’attivo può essere rifiutato dal remissivo anche per colpa di un erroneo modo di proporsi sia come persona e/o come metodo. Se il remissivo non accetta la volontà dell’attivo per propria scelta e, tuttavia, è costretto a subirla, va da se che potrebbe intendere quella scelta come forzata sottomissione ad un imperio e non come la necessità di un dato momento educativo. Da questo, ad avere in astio ogni imperio quanto ogni imperiosa autorità, il passo può anche essere solo conseguente. La sottomissione agli imperi non è della Cultura umana, bensì, quella dei Principati (padronati personali, politici o religiosi che siano) e quella dei Babbuini. Presso quelle scimmie, infatti, il capo branco non si cura più di tanto se viene liberamente accolto ma determina la sua volontà attraverso la forza, anche sessuale, oltreché sulle femmine del gruppo, anche sui maschi. L’omosessualità che riscontriamo su molte specie di animali, più che un’altra sessualità, potrebbe anche essere dettata da imperi di questo tipo. Quando si sostiene che l’uomo discende dalle scimmie, speriamo proprio che non sia per ancestrali ricordi di sopraffazione fisica a livello anale e, che non sia per quelle ataviche rimembranze che si rifiuta la pur necessaria remissività culturale. Potrebbe esserlo, sai! Non per niente, quando ammettiamo a noi stessi e/o con altri che la nostra volontà è stata forzata, comunemente diciamo che ” l’abbiamo preso nel ….” Può essere semplice ironia? Parallelo di immagine fra la realtà culturale dei babbuini e quella nostra? O, immagine crassa di una sopraffazione culturale che, emozionalmente, si riflette nel nostro corpo (nella nostra Natura) anche come violenza sessuale? Gli influssi delle emozioni culturali nel nostro ano, non sono una novità. Il timore fa stringere i suoi muscoli ed il piacere li allarga. I muscoli preposti all’ano possono stringersi anche nei confronti del piacere, se è quello che ” spaura “, come stringersi anche per protrarlo, quando anche il dolore è parte del piacere. Seriose ironie a parte e, indipendentemente dalle scimmie, vuoi vedere che la remissività culturale viene vissuta come segno di deviazione dalla virilità in quanto potrebbe non essere solamente intesa come accoglienza culturale e spirituale ma anche come accoglienza naturale ed in ciò comunicare paure da sopraffazione di tipo sodomitico? La remissività (oltreché principio dell’accoglienza culturale e spirituale ) certamente è anche principio dell’accoglienza sessuale, ma, un conto è il piacere della sessualità ( Natura della Cultura della vita finalizzata alla sua perpetuazione ) e un conto è il piacere della genitalità: Cultura della Natura della vita finalizzata al piacere di se. La genitalità è strumento di perpetuazione ma anche della conoscenza che permette di raggiungere, attraverso i toni dati dalla soddisfazione – insoddisfazione ( un bene e un male naturali ) la propria identità sessuale. Se il principio di vita di una data Personalità non si fonda sul piacere della Natura della Cultura personale, sociale e spirituale ma sulla Cultura della Natura della vita propria ( piacere che è indipendentemente da altra ) va da se che non accoglierà nulla di ciò che è contrario a questo principio. Possiamo dire, allora, che, nella Natura della Cultura della vita l’Io proprio corrisponde a quello collettivo umano e sovrumano, mentre, nella Cultura della Natura della vita che corrisponde solo con se stessa, vi è l’Io esclusivamente individualistico e/o egoistico.

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Ho introdotto il discorso sulla sessualità (annessi e connessi compresi) perché il dissidio fra le due norme culturali che secondo me ti sono lacerante identità, potrebbe essere venato anche dalla causa sessuale. Certamente, solo tu puoi sapere se questo aspetto fa parte o no dei tuoi dissidi. Per quanto mi riguarda, te la sottopongo come ipotesi al solo scopo di farti riflettere anche su questo possibile fatto. Metti, dunque, che, assieme alle cause morali ed etiche, la tua prevalenza sessuale ( quella etero che indubbiamente ti appartiene ) sia in attrito con degli aspetti diversi da quelli socialmente convenzionali.  Quando si è contesi fra tensioni non sufficientemente conosciute o in caso di conoscenza poco o nulla accettate, va da se che trovarsi in dissidio è assolutamente normale, ma, un conto è essere in dissidio è un conto è restarci.  Attenzione! Prendi nota: quando un dissidio si fissa, o ci fissa, o ci si fissa in un dissidio, allora, vi è anomalia da tossicodipendenza! Sino a che l’istinto sessuale non ha preso coscienza di se, l’identità sessuale non può non dirsi transculturale, cioè, di passaggio fra uno stato e l’altro della conoscenza. Come transculturale non significa che non si manifesta la corrispondente potenza, bensì significa, che pur manifestandola ( al caso, ora a destra ora a manca ) comunque la vita del transculturale non si afferma ( se non naturalmente ) ne a destra ne a manca. Allo scopo di raggiungere la conoscenza della propria sessualità, il transculturale non può non cercare lo stato che più gli corrisponde, ma, quanto può farlo se si sente censurato da una convenzione sessuale che potrebbe non essergli globalmente propria? Ammesso ma concesso con riserva che possa essere vero che la ” deviazione ” sessuale è un errore che può recare dolore ( a mio avviso l’errore che reca il dolore sta, soprattutto, nell’aprioristico giudizio sulla personalità sessuale ) non è forse altrettanto vero che vi è errore perché vi è dolore in ogni regola che normalizza la personalità forzandola in calzari non adatti al proprio viaggio esistenziale? Allora, quanto può dirsi ” normale ” una Norma strutturata sul dolore? A questa domanda non ci può essere che una sola risposta: una Norma è legittima tanto quanto non reca dolore. Potrei anche convenire che nella personale rinuncia di parti dell’io sessuale, lo stato sociale ne avrebbe giovamento ( nel senso che è più ordinabile anche se più opinabile ) se non fosse che le rinunce di se stessi che il Sociale chiede e/o impone, alla fin fine rivelano il cattivo odore che emana il fiato dei Poteri, non sui doveri ( che non metto in discussione ) ma sulla Persona. Considerazioni a parte, può essere anche vero che la tua sessualità sia di quelli valenti a destra o a manca come anche verso controparti più mature e/o più giovani. Comunque sia, non nelle scelte vi è anomalia, tutt’al più, diventano anormali quando le si impone con violenza, o quando, a causa di una qualsiasi censura ( vera o anche solamente temuta che sia ) o incoscientemente le si vive in modo infelice, o, per scelta e/o per obbligo, ci si costruisce una vita che può essere anche infelice pur di poterle vivere o, al caso, non vivere. La sessualità (indipendentemente dal genere purché diretta verso la vita) è una potenza sempre e comunque costruttiva anche quando non è necessariamente finalizzata alla procreazione. Dove non si genera figli, comunque si possono generare sentimenti di vita e/o opere a suo favore. Nella vita, i sentimenti e/o le opere non sono meno figli dei figli e non di meno a suo favore. La sessualità, anche quando è goduta per un piacere sia pure finalizzato allo scopo di se stesso, comunque è al servizio della vita: infatti, essa fruttifica la gioia naturale.

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La gioia naturale diventa anche letizia culturale e, la letizia naturale – culturale, permette di attraversare gli anni della vita, conservando nel viaggio ( quando il piacere genitale è temperata e/o più semplicemente accantonata esigenza e la manifestazione sessuale più che altro ricordo ) quanto basta per non inaridire il sorriso allo spirito della vita, cioè, alla nostra forza.  Fra quelli che dicono che si può anche non manifestare la propria sessualità quando è ” diversa ” vi sono i ” normali “. Per sessualmente normali, la Norma morale, etica e sociale, riconosce solamente quelli etero in senso stretto. Fra i ” normali ” , non quelli che dicono che si può manifestare ogni sessualità sono sessualmente diversi, ma, certamente lo sono culturalmente: infatti, tollerano anche la vita che non conoscono o, conoscendola, che comunque non gli corrisponde. In senso stretto (confesso i miei limiti ) ho conosciuto solamente quelli che strettamente contenevano i propri desideri; ci riuscivano tanto più li relegavano nel limbo dei sogni da accarezzare da soli. Probabilmente, ci riuscivano, o anche perché forti loro o anche perché non decise le pulsioni. “Normali” sono anche quelli che, convogliando la propria sessualità verso una qualsiasi un’idea, purché suprema, sono riusciti a sublimarla sufficientemente. Sono persone queste, che possono essere anche in assoluta buona fede e, in assoluta buona fede non rendersi conto delle tragedie che possono provocare quando sono in grado di imporre ( culturalmente, socialmente o spiritualmente ) la loro volontà. Comunque sia, per questi non c’è verifica, pertanto, accetto l’ipotesi di normalità sessuale sulla sola loro parola. Vi sono anche di quelli sessualmente tiepidi: per questi, la castità è semplice virtù tanto quanto è facile applicazione.  Vi sono gli ipocriti, nel senso che recitano la parte sessuale che dicono. Passo oltre su questi perché ogni commento rischia di essere un mio nolente giudizio; su di essi, sia giustizia quello del loro Spirito. Infine ma non per ultimo: vi sono di quelli che ” sanno cosa dicono ma non sanno di cosa parlano “. Questi in particolare, non sanno (o lo sanno solo culturalmente) quanto possa essere implosiva quanto esplosiva una sessualità che non trova la possibilità di avere sia il suo sbocco che la possibilità di regolarlo entro norme che siano corrispondenti sia al se personale che a quello altro. Per quelli che ” sanno cosa dicono ma non sanno di cosa parlano “, o la forza della loro sessualità è mai stata motivo di crisi, o, appunto, non lo sanno perché – come i tiepidi – non hanno mai sentito le travolgenti reazioni che può provocare una sessualità che, se non ha il suo sfogo (culturale la dove non naturale) può anche giungere a travalicare le dighe (le Norme o i Tabù) con le quali, forzosamente, si tenta di fermare la sua vita. Anche questi, con i sublimanti, i tiepidi e gli ipocriti, sono fra quelli che sostengono ( anche in assoluta buona fede ) che una sessualità diversa la si può anche non vivere. Se fosse vero il fatto che a copertura di una comunque ” diversa ” sessualità personale ti sei costituito una vita infelice anche a livello sociale pur di viverla ( o, negandola, pur di non viverla ) allora ciò potrebbe anche significare che hai preferito costituirti una identità sociale diversa ( quella dell’anarchico – panelliano che ha spinto la recita sino a drogarsi ) piuttosto di sentirti ( nell’ambito borghese ) una identità sessualmente estranea? Il vizio di censurare come anomalo ciò che non è compreso dalle sue norme è tipico dello spirito borghese, mentre, è tipico dello spirito libertario, quello di censurare il vizio di giudicare del borghese. Siccome la tua famiglia è borghese e siccome il tuo comportamento è libertario ciò potrebbe significare che una sessualità libertaria ( la tua ) attraverso un comportamento drogato ( da equivoci prima ancora che dalle droghe ) sta censurando quella borghese, cioè, quella della cultura d’origine?Ma come, se il libertario si è ridotto ad essere così poco a livello sociale da non poter essere significativa critica? Il libertario che non è niente a livello sociale, può mettere in crisi il borghese facendolo sentire in colpa. Come? Ad esempio, facendolo sentire fallito,! Come? Mi pare ovvio! Dimostrandogli, che nonostante la sua ” perfezione culturale ” ( e relativa importanza sociale ) può produrre dei ” tossici ” ( degli errori ) e, dunque, essere sbagliata perché intossicante. Quali errori? Mah! Un figlio come te, ad esempio! Direi che il figlio in esempio, c’è riuscito molto bene a metterli in colpa. Tanto è vero che una madre ha ritenuto con me di ” non aver nulla di cui rimproverarsi! “, ancora prima che gli dicessi: buongiorno! Ma, al figlio la situazione, potrebbe essergli sfuggita di mano.

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Infatti, potrebbe essere vero che per poter continuare a far sentire in colpa lo spirito borghese che potrebbe accusare di deviazione sessuale il suo spirito libertario, è costretto a continuare a fare il ” tossico “, non in quanto con sostanze che può aver superato, ma, in quanto con una vita culturale (quella da ” tossico “) che non può superare se non smettendo di giudicare lo spirito borghese della sua famiglia. Ma, come smettere quel giudizio se ciò potrebbe comportare la cessazione delle difese con le quali hai coperto una tua possibile anomalia sessuale e, dunque, permettere la censura che temevi e per la quale hai costituito le tossico – difese? Come vedi è il classico caso dei più celebri fra i giri viziosi: quello del cane che si morde la coda. Sentivo la mia sessualità in età precocissima. Nonostante siano passati quaranta e passa anni fa, ricordo ancora in modo vivissimo i miei istinti sessuali di bambino. Dovevo fare la prima elementare ma mi rifiutavo di andare a scuola. Solo timidezza, o paura che gli altri capissero la diversa realtà che già agiva dentro di me? Non ricordo se da bambino ero timido, però, ricordo con lucidità, che avevo paura non di cosa sentivo ma che si capisse ( e, vedesse ) cosa sentivo! Se così è stato anche per te, certamente all’età scolare non ti facevi le ” pere ” e, dunque non poteva provenire da quello l’eventuale censura che temevi dalla famiglia, però, all’età scolare già potevi aver iniziato a capire che ti stavi sessualmente diversificando dal gruppo sessuale di origine. Se già in età scolare tu fossi stato in grado di essere naturalmente cosciente della tua diversità e, se per primo l’avessi temuta, allora, l’eventuale censura nei tuoi confronti, non avrebbe potuto provenire che da te, in quanto, certamente la tua famiglia non avrebbe ancora potuto capirlo! Ma se la temuta censura poteva provenire da te, allora può anche sorgere il sospetto che per difenderti da quello che temevi di te ( se si fosse visto ) hai preferito far vedere dell’altra vitalità: cioè, quella del diverso che tutto può fare perché, appunto, fuori? Se fosse, si potrebbe dire allora, che con la tossicodipendenza ti sei costituito un alibi e lo hai usato come scudo? Per anni potrebbe essere stato ” semplice ” e ” (s)comodo ” portarlo ma, ed ora? E, se il vero soggetto del conflitto contro lo spirito borghese non fosse quella Cultura in quanto tale ma i legali rappresentanti dell’autoritaria ” grandezza ” borghese che per autodifesa vuoi svilire, cioè, i tuoi genitori?  Se fosse, allora il conflitto è fra due diverse culture o fra te e loro? E, perché? Perché hai rifiutato la loro determinazione? Perché hai rifiutato la tua remissività, o la Remissività? Perché non sono stati sufficientemente remissivi loro, cioè accoglienti? Perché, nei loro confronti, non sei stato sufficientemente accogliente tu? Filippo, è la Cultura borghese che vuoi far sentire fallita o sono i tuoi che vuoi far sentire falliti?! La droga è una polvere che copre una vita ed è terra ( polvere ) ciò che in ultima la copre. Può essere che la polvere della droga sia la terra con la quale, per amore della morte in mancanza di amore per la vita, copri di suicidario sentimento una vita ( quella di tuo fratello ) che sta tornando alla sua origine, cioè, polvere, sia nel senso del naturale nulla che nel senso di nulla sia nella memoria personale che in quella storica della tua famiglia? Caro, il mio Filippo, da quale spirito è influita la tua vitalità nel dolore: dal tuo, da quello borghese in astio con l’anti, o da quello di un fratello che violentemente è entrato dentro di te attraverso le immagini di morte che hai vissuto a causa della sua? Credo sia il momento che ti chieda con sufficiente obiettività, di quale guerra ideologica ti stai facendo portabandiera! Delle culture in causa? Direi di no, perché, se fosse, magari avresti fatto il politico! Della tua? Dal momento che dal tuo caso, sembra tu stia facendo una personale politica potrebbe anche essere. Della bandiera di tuo fratello, se, per affetto ed influsso, hai raccolto il guanto della sfida che aveva iniziato (e finito finendo se stesso) contro il sistema borghese che evidentemente non gli corrispondeva o verso il quale non sapeva come corrispondere? Situazione vuole, che la maschera della diversità sociale con la quale hai coperto la facciata della diversità sessuale possa essere diventata così perfetta da esserti diventato il ” vero ” volto culturale. In questa situazione, di maschere da strappare ne avresti due. Capisci adesso quando ti dico che, a questo punto, è più semplice gettare il saio borghese (nel senso di rinunciare dalle tue radici di origine) per poter più liberamente essere (senza censure e ne pere) la persona di te stesso?

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Amenochè tu non abbia l’eroico coraggio di affrontare te stesso, la tua famiglia e quella sociale! Ma, per fare questo, non puoi non accogliere, con remissività, ciò che sinora hai rifiutato con determinazione. Anche più che giustamente, potresti obiettarmi: ma perché devo essere io il remissivo e non loro! La risposta è molto semplice! Ne la Società e ne i tuoi possono essere remissivi nei tuoi confronti perché la bestia che ti occupa ( la tua odierna Cultura ) se li può divorare! Dici di no? Mah! Nonostante le volte che è già successo, ci credi proprio a quel no o ti fa comodo crederlo? Si diventa grandi accogliendo ciò che ci fa crescere e, la vera forza dell’Uomo sta nella capacità di essere anche remissivi per poter apprendere come essere anche attivi. Tutte le restanti concezioni della forza virile non sono che le scimmiesche convenzioni culturali che ti dicevo innanzi. Siccome sei uomo e forte ( anche se compiuto di più come forte ) sono certo che lo puoi fare, ma, sarai creduto? Qui, verrà il difficile. Non, sai, perché di per se i tuoi famigliari ( o il Sociale ) siano dei negativi a priori, ma perché, purtroppo, la forza con la quale hai vissuto la diversità che volente e/o nolente ti avevi scelto, ha lasciato in piedi, dentro loro, ben poche possibilità di credere sulla parola. Se tu non fossi l’intelligente testone cocciuto che sei, avresti già capito che, aldilà della famiglia e dello stesso Sociale, potresti ricomporre i dissidi e, mediando fra le parti, riavvicinarle. Applicando la mediazione, comunque non potresti fare quello che vuoi ma, senza dubbio e diversamente da ora, quello che effettivamente puoi. Dulcis in fundo: ti allego un riflessivo” Memento vita “. L’ho scritto riflettendo su di noi e, sui molti come noi. E’ ben vero che chi si loda si sbroda ma non mi pare niente male. Fammi sapere la tua impressione. Ci tengo. L’idea dell’Associazione ” per Damasco ” – Comunità di Fatto in Internet – è anche un po’ tua; se non altro perché volendomi Operatore di Comunità e, dicendoti che nessuna mi avrebbe accolto in quanto riesco di difficile digestione per qualsiasi sistema, mi hai costretto a pensare ad una via terza, così, l’ho inventata. Vedi, mio caro sciagurato, a che soluzioni può far giungere la mediazione?

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