Storie in poltrona

A motivo di un travolgente sentimento (ne parlo qua e là) resto senza niente. Equitalia, però, non è della stessa idea, così mi porta via parte dei mobili e delle poltrone che ( a rate) avevo comperato a Este. Erano pesanti quelle rate, ma anche all’epoca ero dell’idea che se proprio dobbiamo piangere sulle nostre disgrazie, meglio farlo comodamente seduti. Soldi per comperare un’altra poltrona neanche l’ombra! Un pomeriggio esco di casa. Davanti ai cassonetti trovo questa: in età non poco spelacchiata.

poltrona uno

Messe meglio le cose decido di fargli un vestito nuovo. Quando l’ha visto, l’amico dell’epoca (un irrecuperabile, purtroppo) ebbe a dirmi: prima o poi ti faranno cardinale!

Ho speso 350 euro per quel vestito: vuoi anche per quei 5 luccicanti koinor che ho fatto mettere sullo schienale! Per quanto eccessive, non discuto mai le pretese degli altri: solo le mie possibilità. In quel momento, potevo: punto!

Non per questo non so capire chi è ladro e chi no. Guaio è, però, che i ladri sono sempre stati affascinati dalla mia signorilità. Come non capirli, poveretti. Non è che in giro c’è ne sia molta da rubare!

La porto a casa, mi siedo, sospiro: è scomoda. Sarà anche perché sfondata, ma da poveraccia non lo era: me la tengo così imparo! Da allora, da me ha vissuto la mera parte di raccogli polvere!

Non sopporto d’aver a che fare con tutto quello che non uso! Un po’ alla volta, così, mi è diventata sempre più antipatica. Che fare? Niente: o buttarta o tenermela. Certo, avrei potuto portarla in un magazzino dell’usato, ma quella decisione non è mai stata prevalente. Passa il tempo.

Da una quindicina d’anni ho un Piccolo a casa. Fra alti e bassi, la media è generalmente accettabile. Passate le buriane erotiche, comunque non passa l’affetto: da subito più cosciente il mio, da qualche tempo, maggiormente cosciente il suo.

Voleva molto bene a suo nonno. Vista la mia età, è quello che sta cominciando a provare per me. Lavora. In Maroccho ha moglie, figli, campi e stalla. E’ più facile togliergli le unghie che i soldi: ammessa a chicchessia e non concessa a chiccessia quell’intenzione. Scolasticamente parlando è un povero, pure, è intuitivamente preparato su quello che gli serve: il resto non esiste.

Morale della favola: gli regalo la poltrona. Già m’ha detto che la metterà nel salone di casa, e che l’userà solo suo padre! Un po’ mi secca perché avrei voluto che, tornato in Marocco, l’usasse lui: verrà il suo tempo!

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