Succede quando il nostro in_finito non ha coscienza di sé.

Sul piazzale davanti la chiesa di s. Zeno ci sono delle panchine a paletti di ferro. Sono orrende e scomode. Mi bastano solo perché mi siedo per fumare una mezza una sigaretta ogni tanto. Lo so che fumare è cretino ma mi è diventato una protesi: suicidaria ma nondimeno protesi. Oltre che guardarmi attorno non ho altro da fare. Da diverso tempo noto un giovane down. Non mi è chiara l’età ma non lo direi il ragazzino che appare. Vuoi anche perché fisicamente è ben strutturato. Gira continuamente in tondo. Gliel’ho visto fare in bici, ma ora lo fa a piedi. A parte il classico volto, non mostra tracce di ebetismo. Mi sono chiesto, allora, chissà perché lo fa. Simbolicamente parlando, si potrebbe dire che lo fa perché sta andando verso sé stesso. Si, ma perché continuamente? Mi sono risposto, forse perché non si trova e/o non si raggiunge, ma perché non si trova e/o non si raggiunge? Mi sono detto: forse perché gli manca un fondamentale punto di partenza e di arrivo, e cioè: la coscienza di sé. Girano così anche non pochi normali.

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