Sul Bene e sul Male a Geminello A.

L’esaltazione naturale, culturale e spirituale è un errore che non sempre riesco a dominare. In quell’errore, ci cado ogni volta reagisco, con dolore, ad un dolore. L’esaltazione che mi è difetto ( in questa lettera spero di evitarla anche se l’ho detto troppe volte per crederci) quasi mai è conseguente ad una sofferenza verso la mia vita, ma, dolore (male tanto quanto errore ) verso la vita. Leggendo il suo intervento ” Quel volto protervo …” ad un certo punto mi è parso di sentire il calore dello stesso fuoco (la vita in eccitazione) che sento in certi spropositate condizioni naturali, o culturali, o spirituali.

Dell’esaltazione si può dire che è l’immediatezza dello Spirito (della forza della vita) che aspira al Principio: l’umano se è quello che ricerca la persona in esaltazione, oppure, il soprannaturale, se quella è la fonte della ricerca della persona in quello stato. Quando quella prontezza è in overdose (lo è quando non tiene conto che di se stessa) può far andare l’intelletto fuori dai binari imposti dal giudizio.

Nei miei scritti, creda, non sono poche le volte che ci sono andato. In genere, me ne accorgo quando ho la mente più fredda, ma, tanto più essa è presa da una passione come da un dolore e, tanto più tempo ci vuole per raffreddarsi, cioè, abbassarsi al discernimento che attuo nello stato di quiete.

La mente si può abbassare da se o può essere abbassata dallo stesso soggetto. Per quanto mi riguarda agisco in due contemporanei modi: aspetto che si abbassi e/o, discernendo sul dato caso, faccio in modo che lo possa prima. Per certi argomenti (in genere i culturali di tipo spirituale) dopo anni dall’emozione, la mente non mi si è ancora raffreddata, ed io, dopo anni di ripetuto lavoro non ho ancora finito di farlo.

Per quanto conosco, lo stato che ha principiato la vita, essendo il suo Principio, non può non essere che assoluto. Poiché la vita è bene, il suo Principio non può non essere che il Bene. Essendo il Bene lo stato del Principio, ed essendo il Principio assoluto, va da se che quello stato di principio non può contenere nessun stato diverso da se stesso: men che meno il Male.

Il Principio della Vita non può contenere il Male se non diventando principio di Bene e di Male. Allora però, avremmo due principi di vita divina e, dunque, non un solo Dio ma due. La vita divina si origina dal suo Spirito: forza che corrisponde dalla Natura della sua Cultura. La Natura della vita è Bene per quanto è Vero alla sua Cultura e, corrispondentemente, Giusto al Suo spirito.

Se lo Spirito della vita è la forza del Bene per quanto è vero e giusto al Suo stato, va da se che il Male ( ingiustizia da incoscienza o da opposizione sino all’attuazione per quanto non è bene alla Natura, falso alla Cultura e dunque erroneo alla Vita divina quanto umana ) se può permanere presso gli uomini, certamente lo può per la forza della sua e della loro vita ma non certo per quella divina.

Lo Spirito è la forza della Natura del Bene per quanto è vero alla Sua Cultura e giusto alla Sua vita. Siccome ciò che è della Natura è anche della Cultura ( diversamente non vi è vita tanto quanto i due stati sono separati ) allora, lo Spirito, per mezzo della sua forza, oltreché direzione del bene naturale è anche direzione del bene culturale.

Siccome la forza della vita è il prodotto della corrispondenza fra Natura e Cultura, allora, lo Spirito della vita, dando vita secondo la forza che si promana dalla corrispondenza fra i due stati, anima sia i due stati che la loro vita.

Lo Spirito che è il principio della vita del Bene secondo la Natura della sua Cultura (cioè, secondo forza) può dirigere verso una meta che non sia il bene sino dal Principio di ogni bene? Direi proprio di no. Allora, il Male da quale spirito è diretto?

Se il Male è distanza dal Vero tanto quanto è colpa verso il Bene, allora direi che il primo Spirito (la forza della prima vita) che in piena coscienza attuò l’opposizione al suo Principio di vita (il Bene) fu la vita che in principio si originò come Male ed è la vita che origina la Natura della sua Cultura: il male presso di noi.

Se il Male sorse da opposizione verso il Bene, allora, l’opposizione, indipendentemente da cosa sia sorta o come sia avvenuta è il peccato d’origine. Da ciò ne consegue, che ogni stato di opposizione verso ogni stato di vita ha in se degli stati del peccato d’origine, cioè, degli stati di male del Male. Lo stato di Male, all’origine fu primo in assoluto ma non è stato assoluto, perché, stato assoluto, è quello del creatore della vita, appunto, il Bene dal Suo principio: Dio.

Se fosse il Male lo stato assoluto della vita, va da se, che essendo male il suo principio, in nessun stato della sua vita neanche il Male avrebbe vita. E’ per questo che il Male potrà anche vincere tutte le battaglie contro la Cultura della vita ma non vincerà mai quella contro la sua Natura: il bene che è anche nel Male.

Non la vincerà, perché neanche il Male, è male sino alla distruzione della Natura della vita (il bene di se stesso) che non da lui si origina ma dal Bene. Potrebbe farlo solo distruggendo Dio ma se lo potesse ciò significherebbe che potrebbe distruggere il Principio della stessa vita e, dunque, anche della sua. Non lo potrebbe neanche distruggendo il suo spirito personale, in quanto non è da quello che si origina la sua forza di spirito ma, pur essendogli principio della vita della sua Natura e certamente non della vita della sua Cultura, è lo Spirito del Principio che gliela origina.

Va da se che non può distruggere neanche lo Spirito della Vita se non distruggendo ciò che pur principiando la sua forza, certamente non è principio della sua vita. Certamente può distruggere la sua Cultura (quella di sé, male) ma, questo è un bene e, dunque, contraddittorio con il suo stato. Ma se anche il Male giungesse a distruggersi, al discernimento sulla nostra vita mancherebbe un termine di paragone e, questo, sarebbe si, un bene, ma quanto giusto? Se mancandoci alla vita un termine di paragone non può essere giusto, allora, non può neanche essere vero e, dunque, neanche bene.

Questo significa che il Male ha una sua legittimità? Direi: nel far capire si, ma nel fare del male no. Come capire il Male? Il Male è dolore naturale e spirituale da errore culturale. Direi allora, che il Male legittima la sua vita facendo sentire (e, dunque, capire) l’errore culturale attraverso il dolore naturale e spirituale che comunica.

Come non fare il male che si è capito perché sentito ed in ciò delegittimare la pedagogica legittimità della vita del Male? Se il Male attraverso il suo principio naturale (il dolore che da l’errore) legittima la sua vita ed il suo scopo pedagogico presso la nostra, nel non permettergli il suo principio culturale (l’errore che da il dolore) si annulla la sua legittimità magistrale e, dunque, la sua esistenza. Il Male, dunque, di per se è una vita che non ha vita, ameno che, non gli si conceda la forza (lo Spirito) della nostra.

Per quanto sostengo, affermare che il Male abbia forza divina quando in alcun modo può essere parte del Bene divino, alpiù, parte dell’umano, significa confondere sia ciò che è anche sovrumano (il Male) da ciò che è esclusivamente divino (il Bene) sia ciò che è spiritualità di origine religiosa da ciò che può anche essere una fuorviante letteratura religiosa.

luceinfine

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