Nella parte in arte

ritrattoDi impurità nella mia valva ne ho subite a quintali e a quintali des_critte. Tuttavia, delle perle coltivate messe nello scrigno che precede la cassa ho tenuto solo queste: a suo tempo mi sono anche piaciute. Nel tempo che ho raggiunto, invece, ogni volte le vedo mi domando: le tengo, o a parte due o tre le butto? Comunque e dove sia finita,  la mia poesia è fra le assenze che non mi mancano: tanto, l’animo c’é ancora. Naturalmente ci sono perle naturali e perle sintetiche. Di fiume e di mare, ecc, ecc. Sapere sulla qualità e sul genere delle mie non me frega più di tanto. Quello che so, è che in nessuna parte ho scritto che sono divine. Allora, basso o non basso che sia, ogni altro riconoscimento non può che elevarle.

gatto

Questa l’ho scritta anni fa pensando alla Patty Pravo e a Renato Zero. A Zero l’ho mandata. Risposte? Zero.

 

.Lasciami così, ancora.

Non contare il tempo. Non dirmi: è l’ora.
Lasciami così, ancora.

Lasciami lunare, astro solare, cometa passare,
stella brillare, senza tracce, senza facce.

Lasciami cielo, lasciami mare, lasciami decantare,
ma, non contare il tempo, non dirmi è l’ora.
Lasciami così, ancora.

Lascia che sia sulle maree, sulle foglie, sulle azalee,
come neve non banale, come luce boreale, come amore che vale,
come età che non pesa sulle ali, come acqua nei canali,
ma,
non contare il tempo, non dirmi è l’ora.
Lasciami così, ancora.

Lascia che sia le tue sere. Nell’alba non mancare.
Lasciami sussurrare, scivolare, sollevare, anelare,
palpitare, e, forse, invocare,
ma,
non contare il tempo, non dirmi è l’ora.
Lasciami così, ancora.

separaminiL’occasionale incontro con il motociclista è mito nel mondo gayoso. Qui interpreto speranze di “piazza”, e forse anche quello che mi sarebbe piacuto vivere.

 

Dopo un saluto te ne vai con la moto: e me?

Fante, cavallo, re, o soltanto una sveltina con te?

Tutto è in sospeso. Nulla è di peso.
Anche la sera mi resta il caso,
del povero coso che hai lasciato
non più di tanto meravigliato,
se ha già dimenticato il tuo viso.

Tu sei stato il mio cavalletto,
ed io ho sbagliato petto:
questa è la verità!
E, va beh! Che sarà!

Ma tutto vuoi sospeso.
Che nulla ti sia di peso.
Lasciare vuoi alla sera,
giudizio, e caso.

separaminiL’ho scritta pensando a una madre sotto giudizio.

.

Volevo dormire. Volevo sognare. Vedetemi così.  Tutte le sere.

Il lettino era nuovo. Tutto pulito. La milla bevuta. Ogni cosa zittita.

Non voleva dormire. Non voleva sognare.

Non era bagnato, Non raffreddato, Il ruttino già fatto. Il latte già pronto per il dopo.

Non voleva dormire. Non voleva sognare.

Mi sforzo.  Sto dritta. Crollo dal sonno.

Il beato si sporge dal letto.

Non vuole dormire. Non vuole sognare.

Quando vorrei dormire, quando vorrei sognare, lo vedo così.

Tutte le sere.

separaminiNon ho mai spacciato per mio delle robe d’altri, ma questa lo pare anche a me da tanto è  simil Zero.

 

Col dito puntato.
Allo scudo avvinghiato.
Siamo al solito.

Ma cosa vuoi puntare, cosa vuoi coprire?
La paura di mancare?
Di godere? Di sapere?

Cosa vuoi sapere? Se sono principessa, o palafreniere?

I caci vanno con le pere e ancora ti domandi,
quale mercato offro al tuo piacere?

E’ chiaro che ti offro l’amare che non conosci.

E’ chiaro che ti offro risposte che non hai.

Io ti offro confusioni. Forse emozioni. Forse nulla di tutto questo. Forse il resto.

Guardami! Potrei essere i tuoi bisogni.

Forse i tuoi sogni.

separaminiAscoltando Albinoni

 

Adagio mi troverai. Adagio mi conoscerai. Adagio mi amerai.

Adagio ti perderai così, spinta da un refolo di divinità.

E non ti sembrerà più anima tua,

la melodia che adagio ascolta la mia.

Adagio, ti culleranno, i miei respiri.

Adagio sarai mossa da risata

appena sussurrata dalla mia emozione.

Nella mia Creazione tu,

mia ventura e creatura

che adagio mi troverà,

adagio mi conoscerà,

adagio mi amerà.

separaminiA suo tempo, più della donna ho sentito la mancanza del figlio. Con il tempo ho capito che, almeno per me, quel desiderio non era altro che “una fuga in avanti”. Così, al posto del figlio ho adottato la vita. Ora, con la mia e altra, di figli ne ho due e un’infinità di parenti. Fra così tanti, non pochi i serpenti.

 

Amo un uomo ma c’è un però.

Sa appena dir: boobo!

Nel sorriso c’è il papà.

Negli occhi la mammà,

ma quando fa: boobo!

pare me, ma, con i suoi però.

Non pretendo di essergli il papà.

Figuratevi la mammà.

Intendo solo camminargli accanto.

Solo intendo dargli il mondo.

Si farà grande. Si farà domande.

A suo tempo gli risponderò,

ma, con dei però.

Si, lo so!

E’ un amore prematuro.

E’ un amore da futuro, però,

fra le mie braccia non c’é alcun ma.

Fra le vostre si vedrà.

separamini

Questa è folle! Chissà da che manicomio è saltata fuori! Dalla Famiglia? Gli esempi non mancherebbero!

 

Embè, embè? Intanto fammi un caffè!

Paura d’amarmi perché, son lesto di mano e di piè?

Embè, embè? Intanto fammi un caffè!

La mamma ti dice: va là! Troverai ben altro perché nessuno è meglio di te.

Embè, embè? Intanto fammi un caffè!

Papà, sordo perché mamma grida per tre, osa dire va bè!

La restante famiglia compita, (un vitello e una piccola cita),

se ne sta con aria smarrita da tanta ragione colpita.

Basiti, i parenti, dalla chiesa se ne vanno scocciati

perché, (di già le tre!), non han visto né te e né me.

Ce lo beviamo, sto caffè?

separamini

Neanche all’epoca ero così cretino da condividere un’emozione del genere con i ragazzacci che seguivo come Associazione. M’avrebbero mandato a fanculo! Se l’ho scritta, però, vuol dire che da quella parte mi spingeva, e ancora mi spinge, riluttante ad accettarla sia allora che ora: cosa fatta capo avrà, penso risolutore! L’opinione di questa vale anche per quella che segue: Non più balene e ne fatine, ecc, ecc.

 

Getta la maschera. Curati, viso.

Rinnova i diritti al tuo sorriso.

La felicità da farmacia fissa l’età alla nullità,

alla fatuità, all’uccisa vitalità.

E’ vero che la vita

è una dose quanto mai tagliata.

Ed è vero che molte volte è bruta ma guardati allo specchio.

Cosa t’è restato della scelta che hai rincorso?

Se mi giungi al fondo offeso di nullità,

di complicità, di sordità, di fatuità,

d’uccisa vitalità,

chiamerai ancora “tossico” quel che resterà?

Getta la maschera. Curati, viso.

Rinnova i diritti al tuo sorriso.

Non è molto ma è una luce.

Non è molto ma ricuce.

separamini

Non più balene e né fatine.

Non più favole bambine.

Il pinocchio non è più legno

Della vita ora è degno.

Non più atto della fantasia.

Non più atto di malia.

Come colomba su ogni via

della vita ora è degno.

Della vita ora è degno

perché la carne non è legno.

Perché la somma dei valori

ha curato i suoi dolori.

Dolori dei bambini prima della muta.

Ora ricordi, e nell’età venuta,

rimembranze, speranze.

risate, ed altre fate.

Non più balene e né fatine.

Non più favole bambine.

Il pinocchio non è più legno

Della vita, ora è degno.

 

Chissà dov’ero con la testa quando l’ho scritta. Non sotto il cielo, penso, e se sopra, non ho idea quanto. Irrefrenabile, una felice commozione e un pianto liberatorio: da che non so. Forse da tutto.

 

Non tentate. Non sapete. Non potete. Io sono quello che sono.

Sono Parola. Sono la Forza. Sono il silenzio e la sua emozione.
Non mi trovate nei perché, nei percome.
Sono l’irraggiungibile stazione delle vostre tesi su di me.

Io sono l’Amore. Non sono il Divisore. Sono colui che vi eleva la croce.
Sono la vostra voce.

Non sono lo scranno della vostra brama di sapere. Non mi tocca la fama: nessun potere.
Sono la chiesa che dura. Non mi serve muratore: nessuna struttura.

Io sono il Verbo.

Sono la vostra mano. Il vostro piede. Sono il principio di ogni luce. Sono dove il dissidio tace. Sono Pazienza. Clemenza. Pietà. Umiltà. Semplicità.
Sono la vostra profondità.

Sono, dove vi è fede. Dove il bene vostro, intercede. Sono l’Universo che tutto contiene; la Promessa che mantiene. Sono acqua per la vostra sete, il vostro mare quand’è in quiete.

Non sono Figlio. Non sono Madre. Sono il Padre. Sono il senso di moglie. Non sono le sue doglie. Sono il senso di marito.

Io sono l’Infinito.

Sono Sovranità, Libertà, Carità, e l’Immagine della vita: mio primo, ed ultimo profeta. Io sono il basso e sono l’alto, larghezza e lunghezza. Sono Geometra e geometria.
Sono, la tua poesia.

 

.Conosco il giorno e la notte.

Il mare ed i monti.

La giovinezza, e gli amanti.

Conosco il dolce e l’amaro.

La bellezza e la vanità.

Conosco l’alba dei miei pensieri.

Il tramonto nel mio oggi, e dei miei ieri.

Conosco la vita quando nasce

e quando finisce.

Coglierà l’ultimo frutto.

separamini

Ho un varco nella mente.

Ho buttato domande irrisolte.

C’era posto.

Ho messo i rifiuti che ho ricevuto, le occasione mancate, e quelle premiate.

C’era posto.

Ho aggiunto chi ho rifiutato. Chi mi ha amato. Chi mi ha mentito.

C’era posto.

Ho tentato di ridurlo mettendoci quello che ho coltivato,

quello che ho amato,

i cuori che ho lodato

e quelli che ho ferito.

C’era posto.

Vi ho buttato quanto d’incompiuto.

C’era posto.

Ho buttato silenzi.

Si è allargato.

separamini

Sono intrigato da aggrovigliate emozioni.
Per trovare il bandolo, impossibilitato.
Ho tagliato il grumo.
In mezzo: assenza.
Un’assenza non è un vuoto: è un buco.
Non nero.
Non grigio.
Vasto.
Un varco.
Un’oasi.
Un cerchio.
Un circo

Una domanda?

Un gorgo?

separamini

Infranti
Amorosi
Sentimenti
Leciti
Mancamenti

Memorie
Maglioni
Stagioni
Postini

Stipi
Cassetti
Segreti
Treni
Stazioni

Momenti
Toccamenti
Calori
Documenti

Abbracci
Passioni
Diluvi
Sospetti

Meraviglie
Paccottiglie
Ciprie
Ciniglie

Lutti
Presenti
Passanti
Futuribili
Istanti

Cime
Venti
Silenzi
Infranti
Amorosi
Mancamenti

Sentimenti
Lontani orli

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