occorrono patti chiari.

Per dire la mia conoscenza ho dovuto preservare la mia ignoranza: con l’Italiano ci sono generalmente riuscito. Mi considero libero di dire quello che penso perché il Lettore è libero di pensare quello che vuole.

 

Capiamo uno scritto per il concetti che esprime, e non di meno, per le emozioni che ci comunica. Succede, però, che non sempre vi sia corrispondenza di emozioni, fra Lettore e Scrivente. Il che vuol dire, che il Lettore, rischia di capire a metà, cioè, con il suo sapere, ma senza la parte del mio sentire. In molti casi, la reciproca mancanza del sentire il sapere, comporta travisamenti, o nella comprensione di uno scritto, o nei rapporti fra Lettore e Scrivente. Il che, può generare delle multiformi “ombre”. Nulla impedisce il chiarimento.

Nello svolgere i pensieri parto dalla mia vita: è l’unico libro che credo di aver capito.

Percorrere un certo genere di riflessioni è come cacciar farfalle: nel rumore scappano.

Raro che mi sia curato del legame fra scritto e data: avevo altro per la testa.

Non ho modo di capire con chi sto corrispondendo, quindi, neanche di adeguare la comunicazione, così, solo quello che il Lettore comprende gli è indirizzato.

Tutti gli scritti hanno paritaria importanza, pertanto, anche i possibili scaraffoni.

Io sono Tizio! Checché se ne dica non assomiglio a Caio. Lo pensa chi non conosce.

Ai commenti che non aggiungono nulla, non ho nulla da aggiungere.

Non so più cosa inventarmi per rendere maggiormente agibile la lettura di questi scritti: decisamente tanti. Per i testi non citati nei Menu, allora, non mi resta che subire la scelta di invitare il Lettore negli Archivi: mi assolva la sua curiosità.

Più che lieto degli apprezzamenti e delle condivisioni che ricevo. Sento giusto avvertire, però, che questo lavoro è soggetto a ripetuta verifica, e quindi, a continua modifica. 

La pagina iniziale vista con l’Explorer fa schifo ai cani. Le altre forse no. Mi sono rifiutato di verificarlo. Per questo lavoro ho usato il Firefox.

afinedue