“per Damasco”, chi?

Nell’ideale e nel reale mi considero l’addormentato che ogni tanto si sveglia per qualche parte. Come persona, chi sta facendo la sua parte.

viaorig

Socialmente parlando mi reputo un mattone che regge la piramide per quanto sa, e/può, o e/o deve. Più di qualche volta mi domando se non sia il vespasiano.

 

vespasiano

freccianera“per Damasco” è il mio viaggio secondo Spirito.

Ho cominciato a scrivere nella primavera del 91. Ricordo la risma di carta, la biro, e l’assoluto bisogno di sapere sulla vita per ritrovare la mia. Ricordo, inoltre, che non sapevo da che parte cominciare; solo che, dovevo. A parte la robotizzazione da compiti sociali e di sopravvivenza, non mi era rimasto assolutamente altro. Non vorrei risultare patetico ma non posso tacere nessuna parte di me. L’ho promesso.

I testi dei primi anni sono facilmente distinguibili per la lunghezza, e perché ad un certo punto si ha proprio bisogno di aria! Mi capitava all’epoca, e, sia pure meno, mi capita ancora da tanto sono circolari. Circolari nel senso che avevano principio ma non fine perché dovevo tornare al principio, con il risultato di appesantirli, e di renderli prolissi. Tutto sapevo, però, fuorché gestire la faccenda. Se è vero il proverbio che dice: chi non conosce la propria scrittura è un asino per natura, io lo sono stato per anni, e per anni mi è capitato di domandarmi se l’avevo scritto io un dato testo perché, rileggendolo a raffreddata emozione, non lo capivo più.

Sia pure in tono di molto minore mi capita anche adesso di dover riflettere su di quello che solo un paio di ore o di giorni fa mi era chiarissimo. In effetti, di chiarissimo, all’epoca, e per anni non so quanto conclusi, c’era il patire un’emozione; di chiarissimo, il fatto di sapere che la mente non procedeva con lo stesso passo, e che nel suo cammino fra piano e piano della vita, si perdeva, anche se solo di volta in volta, anche se non stabilmente.

Reso libro, questo blog avrebbe sulle 1600 pagine. Forse, anche sulle 1800 perché vi sono testi (non pochi) con più pagine. La ristrutturazione in corso, quindi, necessiterà di non poco tempo, anche solamente considerando il punto quantitativo. Se con il quantitativo, considero anche il qualitativo, allora, ho sempre presente il timore di non fare in tempo. Nella composizione del sito e del post, quest’ansia ha mosso non pochi errori! Mio malgrado devo ammettere, anche fuori dalla composizione di quest’opera. Va beh! Quello che è stato è stato, e quello che sarà, sarà.

accademiavita

Nell’immagine dell’Accademia mi identifico con l’anziano sulla scalinata. Vuoi perché sta conoscendo, vuoi perché ha posto distanza fra sé e quello che sta conoscendo. Al proposito, per dire la mia conoscenza ho dovuto preservare la mia ignoranza, tuttavia, escludo l’errore dove sostengo i principi della vita. Non l’escludo verso altre storie.

freccianera

Spirito paolino e spirito vitaliano

Tenuto conto delle differenze personali e di conoscenza, una parte dell’esperienza di vita dell’autore di quest’opera, può dirsi parallela a quella di Saulo di Tarso, poi s. Paolo. Mi riferisco all’incontro con uno spirito. Quello che si rivelò a Saulo disse di essere quello di Cristo. Quello che si rivelò allo scrivente si manifestò per quello che era. Secondo Teresa d’Avila, “è maledetto chi crede nell’uomo”. Se ciò vale per la vita naturale, non di meno vale per la vita soprannaturale. Non solo perché è umanità che fu, ma anche perché il male può fingere il bene, molto bene tanto quanto è male. Sia che riguardi una affermazione di identità, sia che riguardi una qualsiasi altra affermazione, questa possibilità, pertanto, pone dubbio, non sulla rivelazione soprannaturale in sé, ma, oltreché sugli effettivi perché si è manifestata, anche sull’identità di qualsiasi spirito.

La potenza dello spirito che si rivela nelle manifestazioni spiritiche, (basse o elevate che sia, o che tali ci appaiano), non necessariamente prova che il suo stato spirituale corrisponde con il Bene. Ben vero che non prova neanche il contrario. L’impossibilità di ogni accertamento, allora, non può non essere ulteriore fonte di riserva verso ogni rivelazione e/o manifestazione di origine spiritica.

Non solo Cristo, ma ognuno di noi, può dirsi Via, (Natura della vita), Verità, (Cultura della vita), e, per forza dello Spirito: Vita. La storia personale, pertanto, non può non essere che propria strada. Una strada di vita è propria, tanto quanto non è condizionata da altra vita: umana o spiritica che sia. In modo proporzionale alla rilevanza della rivelazione spiritica, ne consegue che ogni ingerenza soprannaturale nella vita naturale, non può non far deviare, o quanto meno scombussolare un soggettivo percorso.

Vuoi in virtù dell’affermazione di Teresa D’Avila, vuoi per la conoscenza delle possibilità dell’Errore quando non del Male, lo scrivente crede solamente nel Principio della vita. Il porre la sua fede nella sola vita del Principio, gli ha impedito:
* di essere culturalmente cieco nei confronti degli spiriti;
* di restare suddito dalla vita spiritica che gli si è manifestata;
* di originare e/o motivare qualsiasi forma di sudditanza nei confronti della vita spiritica.

Altresì, gli ha concesso:

* di mantenere in sella la mente, che l’esperienza nello spiritismo aveva fatto vacillare;
* nel recuperato equilibrio, di tornare alla sua realtà;
* di proseguire oltre quella conoscenza.

Come attraverso una conseguenza si giunge alla causa, chi scrive, infatti, è passato dalla conoscenza del particolare, (emozionale incontro con uno spirito), all’universale: emozionale incontro con lo Spirito. Lo stato emozionale dell’incontro con lo Spirito è proporzionale alla percezione dell’universalità della vita. Tanto più si è capaci di questo stato di percezione e, tanto più, nella nostra strada ” per Damasco “, il nostro spirito, (la forza della nostra vita), incontra lo Spirito: la forza della Vita. Questo stato di conoscenza è Spiritualità.

Della causa della vita sino dal principio, (e, dello stesso Principio), lo scrivente, certamente non sostiene di saperne la Persona e, tanto meno, di averLa incontrata di persona, ma, in ragione del principio dell’uguaglianza che è fra una Somiglianza, (uno spirito), e l’Immagine, (lo Spirito), di averne solamente riconosciuto gli stati di principio: la Forza come sua Natura, la Conoscenza sulla propria forza come sua Cultura e, come Sua vita, la relazione di corrispondenza fra forza e conoscenza. Per quanto risulta allo scrivente, questa conoscenza diverge da quella di Saulo e anche da quella di s. Paolo.

Solo con difficoltà, lo scrivente sa cosa sia giusto o sbagliato della propria vita, figuriamoci se può dire sulla vita altrui, però, sa che la pace è segno di verità, in quanto indica la cessazione del dissidio. Nella via ” per Damasco ” di Saulo e di s. Paolo, quindi, si può dire che sono stati nella Verità tanto quanto non hanno originato e/o mantenuto dissidi e, nell’Errore tanto quanto e dove li hanno originati e/o mantenuti. Questo vale anche per lo scrivente.

freccianera

C’è Penna e penna

penna Si, c’è similitudine da sessualità amorosamente e liberamente coatta tra il Penna e me. Questo può aver generato dei moti simili. Principale differenza: io non desidero i suoi “fanciulli”, e neanche li amo se non come la vita che sono all’interno di disegni che mi hanno reso, tendenzialmente pater_maternale.

autore

In amore sono stato e sono più vicino al Pasolini, anche se distante dai suoi “borgatari”. In prevalenza, i miei sono arabi, quindi, paesi, villaggi, tribù, tende, case abbandonate, o stelle. In alternativa un altro amare: il mio. Oltre a questa differenza vi è il soggettivo percorso. Non ho vissuto nulla di simile alla vita del Penna, e solo marginalmente quella del Pasolini e della sua cultura. Come Pasolini si è disinnamorato dei suoi amati (tutti abbiamo l’intrinseco difetto di diventare uomini) così, per certi aspetti anch’io.  Il fatto è, che prima o poi diventano adulti e quindi (sessualmente) non più vaghi e/o vaganti. Di conseguenza si allontanano. E’ nella norma della vita far si che ognuno cresca e prosegua nella sua strada: etero o homo che sia. La vita bada al percorso, non, alle stazioni di sosta.

freccianera

A proposito di vita e di pecorso: a  chi ha smarrito i suoi principi, a chi non li ha trovati in altre vie, a chi non gli corrispondono quelli ereditati ricordo che sono sempre quelli:

il Bene per la Natura

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il Vero per la Cultura                                      e                                     il Giusto per lo Spirito

che corrisponde dalla relazione fra il Bene: principio di ciò che siamo. Il Vero: principio di ciò che sappiamo. Il Giusto: principio della forza che si origina dalla corrispondenza di stati fra ciò che siamo e sappiamo per quanto sentiamo.

I principi sono la basilare fonte del discernimento nella capacità di scelta personale e sociale: elevando gli intenti, spirituale.

I principi sono maestri tanto quanto indirizzano la vita verso i suoi principi.

Tanto quanto i principi confermano e conformano secondo secondo emozioni di giustizia, e tanto quanto sono umanamente magistrali.

Tanto quanto rigidamente applicati (vuoi in sé come in altro da sé) e tanto quanto disumanizzano i vissuti.

Ho confermato quella conoscenza per mezzo di una considerazione molto semplice: un sasso e un monte hanno analogo principio nell’essere ambedue calcare. Ammesso il rapporto fra Immagine e Somiglianza, se così è in Basso, così non può non essere in Alto. Per Basso intendendo il pensiero di questo stato della vita, e per Alto intendendo la capacità di elevare i suoi principi a un Principio. A ragionamento dato, quindi, sui principi, “per Damasco” è l’elevazione raggiunta dal pensiero di un sasso, sui sassi e sul Monte.

Il percorso è odiernamente presente in

http://www.perdamasco.it

La smettano di piangere le prefiche di presunti funerali: i principi non muoiono mai! Stanno invece sulle rive dei fiumi ad aspettare il passaggio di chi non li ascolta, ma, come la vita è stato di infiniti stati di vita, così i fiumi, così i passi, così l’ascolto.

I giudizi di ultimata verità stanno alla foce.

nord

Verona – Edizione Luglio del 2018